La ditta portava il nome del padre «Giovanni Monghisoni», ma chi
comandava, la vera padrona del negozio, era sempre stata l'unica
figlia del Monghisoni: la signora Maddalena, maritata Trebeschi.
Colla sagacia, col fiuto degli affari, uniti a una gran passione per i
quattrini, e di più col vento sempre in poppa, la signora Maddalena
aveva mandato avanti la nave a gonfie vele, aveva raddoppiata e
triplicata la sostanza paterna. Ma quanta attività, quanta tenacia,
quanto lavoro ci aveva messo, e quanto sforzo di polmoni! La voce
della signora Maddalena squillava, in ogni ora e in ogni stanza, come
una campana; giovane, sana, esuberante, il gridare era il suo unico
sfogo.
Il fondaco era in via Lentasio a porta Romana. Nei lunghi cameroni,
fra le botti d'aringhe, i barili d'olio, le forme di parmigiano, era
un continuo andirivieni, un vociare continuo, di commessi e di
avventori: il lampadino che ardeva in fondo in fondo, nel buio,
dinanzi ad una immagine della Santa Casa di Loreto, dondolava come un
pendolo, per il tremoto dei facchini che caricavano o scaricavan la
roba: ma la voce della signora Maddalena, sempre alta e forte,
dominava tutto quel gran fracasso, dando ordini e strapazzate.
Il babbo Monghisoni quand'era vivo, stava ben attento, e scantonava
nel fondaco, per non urtare la figliuola; se no, fioccavano le
strapazzate scroscianti come pioggia e grandine anche sul suo capo.
--Se non ci fossi io--strillava la signora Maddalena--se io fossi
come le altre donne, tutte matte da legare, che pensano soltanto a
spendere e a fare all'amore, colla tua poca testa a quest'ora
saresti al Ricovero o all'ospedale.
Morto il padre, essa aveva cominciato a lodarlo e a levarlo ai sette
cieli; ma lo faceva aggrottando le ciglia, e finiva sempre per
umiliare gli altri ed esaltare, sè stessa.
--Mio padre!... Era l'unico al mondo che poteva vantarsi, come me, di
essere un fiore di galantuomo!--Oppure:--Mio padre!... era insieme
con me la sola testa di casa in mezzo a un branco di bestie,
La Signora Maddalena, ancora prosperosa e piacente adesso che toccava
la cinquantina, era stata a' suoi tempi un bel pezzo di donnone: a
porta Romana la chiamavano _il bel granatiere_. Maestosa, forte, con un
profluvio di capelli nerissimi, lucenti, ondulati, spartiti a ciuffo
in mezzo alla fronte, colla peluria dei baffettini che le ombreggiava
le labbra rosse e dava risalto ai denti sani, con un'aria smargiassa
di me n'impipo, pareva la padrona del mondo. Pure, se le piaceva di
mettere in mostra la sue qualità virili per dar soggezione, ed
all'occorrenza anche per incutere un certo timore, non aveva mai fatto
caso della propria bellezza: e nemmeno, a dir vero, di quella degli
altri. Aveva scelto per marito il signor Daniele Trebeschi: un
perticone giallo, mal piantato, col naso storto e fatto a, spatola e
col mento pecorino; certo, il più brutto dei suoi commessi: ma che ne
importava alla signora Maddalena? In dieci anni che lo aveva, in
negozio, o non lo aveva mai guardato, o ci si era avvezzata. Aveva
notato invece quello che a lei premeva: cioè che fra i suoi commessi
era il più attivo, il più diligente, il più pratico: onde il giorno
nel quale essa si trovò di fronte a un dilemma inevitabile, o
crescergli lo stipendio o lasciarselo scappare, s'appigliò a un terzo
partito, che fu di sposarlo. E poi il signor Monghisoni diventava
vecchio, rimbambiva un giorno più dell'altro, e per il negozio, un
uomo sicuro, fidato, interessato, le era ormai necessario.
Essa non viveva se non per gli affari; pel buon andamento degli affari
aveva preso marito; e per l'incremento degli affari, per l'avvenire
della ditta aveva messo al mondo anche i figliuoli. Ma questa, per la
signora Maddalena, era sempre stata una faccenda affatto
secondaria. Se ne sbrigava il più presto possibile, rimanendo fino
all'ultimo momento al suo posto a gridare, a strapazzare, a far
conti. Il suo posto era lo scrittoio, un bugigattolo, in un angolo del
primo camerone del fondaco; e, dopo ogni parto, appena poteva reggersi
in gambe, colà scendeva, ancora pallida e debole, facendo un gradino
alla, volta, indifferente alle tanfate di mucido e di rancido che la
prendevano alla gola: appoggiata alte pareti fredde e viscide,
ricominciava a brontolare e a strapazzare colla voce fievole e rotta,
scrollando il capo faticosamente.
--No! no! no!... Quando non c'era lei, non sapevano far niente,
niente!... Erano tanti babbei, tanti mangiapane, che colla loro
indolenza e incuria volevano mandarla in rovina.
L'orgoglio, le gioie, le ansie della maternità essa le aveva provate e
le provava; ma per quella sua azienda, per la ditta, per i suoi
quattrini, accumulati col suo sudore e col sangue del suo
sangue. Stava in palpiti solo quando si spargeva la voce del possibile
fallimento di un suo banchiere o corrispondente. S'inebriava di gioia
solo quando le riusciva un bel colpo.
Menava vita regolare. All'alba entrava nel fondaco, dietro al signor
Daniele che le apriva la porta e non risaliva altro che la sera
tardissimo, qualche volta a notte inoltrata, facendo lume al marito,
che sotto i suoi occhi doveva richiudere diligentemente la cassa, i
cassetti, gli usci, la porta. Anche, la domenica, quando i commessi se
n'erano andati, la signora Maddalena teneva tuttavia nello scrittoio
il signor Daniele a rifare tutti i conti, a stendere il bilancio della
settimana. Era quella la sua vita, era quello il suo ambiente; per lei
la giornata più lunga dell'anno era il Natale, perché doveva, tener
chiuso e lasciar andar il signor Daniele a Melegnano, a portare il
panettone e gli augurî a' suoi parenti.
Quella mattina strapazzava anche per il resto della giornata:
--Non pensavano altro che a divertirsi, a far festa, a buttar via
quattrini a cappellate! Lei sola aveva nel sangue, come quel
pover'uomo di suo padre, l'amore al lavoro e alla casa!...
E non usciva: anche tutto quel giorno sola soletta, intirizzita,
rimaneva nel suo bugigattolo, scartabellando lo scartafaccio, e
passando e ripassando il portafoglio delle cambiali. In quell'androne
chiuso, durante il pomeriggio di Natale, il silenzio era profondo e
cupo: e soltanto in fondo, nel buio, crepitava il lampadino acceso
dinanzi alla Santa Casa di Loreto.