aveva raccolto la scimitarra, tirò un colpo alla cieca che cadde nel
vuoto. Non ebbe il tempo di rialzare l'arma; l'animale furibondo,
sprofondò le aguzze sue corna nel petto di lui, poi, sollevatolo non
ostante gli spaventevoli contorcimenti, lo sbattè furiosamente contro
la palizzata. La vittima orribilmente schiacciata, precipitò inerte al
suolo insanguinando le sabbie.
--_Kuâie! Kuâies-ktir_! strepitarono i guerrieri.
Il bufalo fu tosto preso al laccio dai baggàra che si tenevano a
cavalcioni della palizzata. Il cadavere dell'egiziano, deformato,
sventrato, fu trascinato via per essere dato a pasto delle belve delle
foreste e vennero precipitati giù gli altri due egiziani, uno dei
quali, spezzatosi una gamba, rimase disteso a terra strillando e
invocando Allàh e il Profeta.
Altri due bufali furono fatti entrare e il sanguinoso spettacolo
ricominciò. Fu breve: il primo egiziano venne sventrato al primo urto,
e il secondo arrampicatosi sulla palizzata, venne ucciso da una lancia
scagliatagli da un Abù-Ròf.
Non restava che Abd-el-Kerim, il quale aveva assistito impassibile
alla sventurata fine dei suoi compagni d'armi. Egli discese nell'arena
colla scimitarra in pugno, lo sguardo sfavillante d'ardire, attendendo
con calma straordinaria la comparsa del leone che doveva attaccarlo.
Uno dei _dervis_, per ordine di Ahmed intimò alla tumultuante folla il
più profondo silenzio, dopo di che venne fatto entrare il _re delle
foreste africane_. Era un vecchio leone, lungo due metri, alto più di
uno dalla maestosa figura, dal portamento ancora fiero, che ruggiva
orribilmente scuotendo la villosa giubba.
Un fremito di spavento corse per le membra dei guerrieri del Mahdi
alla vista di quell'animale che gode un terribile fama appo tutte le
popolazioni africane. Ognuno ammutolì e guardò quasi con terrore
l'arabo che non si era nemmeno mosso dall'apparire di quel formidabile
campione.
Per alcuni istanti il leone si accontentò di far udire la sua voce,
battendosi i fianchi colla coda, un colpo della quale è bastante per
rompere le gambe ad un uomo, poi si mise a ronzare attorno all'arabo
che presentavagli la fronte riparandosi dietro la scimitarra come
dietro ad uno scudo.
D'improvviso si arrestò e si raccolse su sè stesso guardando con occhi
di fuoco l'arabo. Spiccò un salto innanzi, ma le forze per una causa
sconosciuta, gli vennero meno e ricadde tre passi lontano.
Un grido di sorpresa sfuggì da tutti i petti. La cosa era così strana
che tutti credettero che quella improvvisa mancanza di forza dovesse
attribuirsi ad un miracolo di Allàh.
--Miracolo! miracolo! gridarono alcuni _dervis_, alzando le braccia
verso il cielo.
--Si aizzi il leone! tuonò una voce.
--Silenzio! gridò Ahmed Mohamed.
Per la seconda volta il leone si raccolse su sè stesso ruggendo e si
slanciò innanzi, e per la seconda volta ricadde senza forze. Un
sorriso spuntò sulle labbra di Ahmed che guardava fisso Abd-el-Kerim
sempre impassibile.
--Miracolo! Miracolo! ripeterono i _dervis_.
--Fuori un altro leone! tuonò la medesima voce che aveva comandato di
aizzarlo.
Nell'istesso momento Abd-el-Kerim si slanciava contro al leone che era
incapace di muoversi e che ruggiva spaventosamente e con un colpo di
scimitarra gli apriva la testa rovesciandolo agonizzante al suolo.
Da un capo all'altro della pianura rimbombò un solo grido:
--È salvo! Viva l'arabo!
--A morte l'arabo! gridò per la terza volta la voce sconosciuta.
--Bravo! Bravo!
--Fuori un altro leone!
--Ahmed Mohammed scattò in piedi colle braccia alzate, gli occhi volti
al cielo, e con voce d'ispirato gridò:
--Popoli del Kordofan! Quell'uomo è stato toccato dalla grazia di
Allàh e io lo nomino mio guerriero. Tutti a terra!
I guerrieri caddero col volto nella polvere. Solo un uomo rimase in
piedi colle pugna tese verso Abd-el-Kerim. Quest'uomo era il beduino.
--A morte l'infedele! tuonò egli con voce furente.
--A terra! ripetè il Mahdi. A terra!
Il beduino fu atterrato dalla mano nervosa dello sceicco El-Mactud.
--Taci se non vuoi perderti, gli sussurrò all'orecchio lo sceicco.
--Popoli del Kordofan, fedeli seguaci della vera religione, ripigliò
Ahmed Mohammed. Io dichiaro quell'uomo libero, non solo, ma gli
conferisco il grado di sceicco. Allàh mo lo comanda. Che i voleri di
Allàh siano esauditi.
CAPITOLO IV.--Il delatore.
Erano le dieci di sera.
Le innumerevoli orde del Mahdi si erano ritirate nel campo e dormivano
profondamente, alcune sdraiate sotto i _tugul_ di foglie, altre, sotto
le tende prese agli egiziani nelle ultime battaglie, o a ciel sereno
ma tutte colle armi accanto, sempre pronte al primo rullar dei
_noggàra_ a rimettersi in marcia.
Qua e là ardevano dei fuochi attorno ai quali vegliavano le sentinelle
appoggiate alle lancie o ai fucili, borbottando sottovoce preghiere.
Silenzio profondo per ogni dove, ma che di tratto in tratto veniva
rotto degli ululi lamentevoli degli sciacalli o dagli scrosci di riso
delle iene, che rese audaci dalla oscurità si arrischiavano a metter
piede nel campo cercando gli avanzi delle cene. Proprio in quell'ora
due uomini accuratamente ammantellati sfilavano come ombre fra le
tende, fra i tugul, fra i fasci di fucili e fra i cannoni,
arrestandosi di quando in quando per girare intorno uno sguardo
indagatore.
--Ci siamo? chiese ad un tratto il più alto di essi, nel cui accento
si riconosceva il beduino che si era mostrato tanto accanito contro
Abd-el-Kerim.
--Non ancora, rispose l'altro, che era lo _scièk_ El-Mactud. Ma
arriveremo presto.
--Per che ora ti diede l'appuntamento?
--Per la mezzanotte.
--Io ho sempre creduto che Ahmed alla notte dormisse.
--Io l'ho messo in curiosità.
--Credi che mi accoglierà bene?
--Ti accoglierà come deve essere accolto uno che ha pugnato come un
leone per la santa causa, rispose lo sceicco.
--E la rivelazione?
--Lo farà andare in bestia. Io lo conosco bene quell'uomo e so che ama
ancora quella donna.
--Che farà di Abd-el-Kerim?
--Lo farà sbranare dai leoni.
--Ma io devo salvarlo a qualsiasi costo.
Sul volto dello sceicco si dipinse una vivissima sorpresa.
--Ma come! esclamò. Questa mane lo volevi morto e ora vuoi salvarlo.
--Ho cambiato idea. A proposito, sai nulla della donna che io cerco?
--Assolutamente nulla. Parlai con tutti i guerrieri che combatterono a
Kasghill e sul Bahr-el-Abiad, ma senza frutto. Dalla descrizione che
feci ed essi alcuni supposero che la donna che tu cerchi fosse la
favorita del Mahdi. Il medesimo sospetto è venuto anche a me.
--V'ingannate tutti, s'affrettò a dire il beduino che impallidì.
Somiglia assai all'ex-favorita ma non è lei. Adunque non se ne sa
nulla?
--Proprio nulla. Sarà caduta a Kasghill.
--No, non è morta a Kasghill, poichè ho esaminato ad uno ad uno tutti
i cadaveri. Può essere caduta nelle mani degli sceicchi che combattono
i baggàra del lago Tscherkela.
--Può essere.
--Aprirò bene gli occhi, quando gli sceicchi torneranno al campo,
disse il beduino.
--Ma che vuoi fare di questa donna?
--Te lo dirò al momento opportuno.
--Alto! esclamò lo _scièk_. Siamo giunti.
Dinanzi a loro stava il _tugul_ di Ahmed Mohammed, sulla cui cima
maestosamente ondeggiava la verde bandiera dell'insurrezione.
Sul dinanzi ardeva un gran fuoco che gettava sinistri bagliori sulle
scabrose pareti, sui cannoni e sulle mitragliatrici che erano sparse
all'intorno.
Venticinque guerrieri di un provato coraggio, vegliavano, immobili
come statue, spiccanti vivamente sulla splendida cortina in fiamme.
El-Mactud si avvicinò al capo di quegli uomini che gli aveva
prontamente puntato contro il remington, e gli disse:
--Va a dire all'inviato di Allàh che sono giunte le persone che egli
attende.
--Chi sei? chiese il guerriero.
--Lo scièk El-Mactud.
--E quello che conduci?
--Un fedele seguace di Ahmed.
Il guerriero entrò nel _tugul_, e pochi istanti dopo usciva
avvisandoli che l'inviato del Signore era pronto a riceverli.
--Coraggio, disse all'orecchio del beduino lo sceicco.
Entrarono nel misero tugurio.
Seduto su di un _angareb_, se ne stava il Mahdi con una corona di
vetro giallo in mano e i piedi nudi vicini ad un focolare formato da
due assi e da una bracciata di legna.
Nello scorgere il beduino e lo _scièk_, si alzò lentamente in piedi.
--Ah, esclamò egli. Sei qui El-Mactud.
--Sì, Ahmed, rispose lo _scièk_, baciandogli rispettosamente le mani.
--E quello che conduci è...?
--L'uomo di cui ti parlai.
Ahmed squadrò da capo a piedi il beduino che sostenne quell'esame
colla testa alta e le braccia incrociate sul bianco _taub_.
--Lasciaci soli, El-Mactud, disse poi.
Lo _scièk_ si affrettò ad ubbidire, dopo di avere scambiato col
beduino un rapido sguardo.
Ahmed fece due o tre giri attorno alla stanzuccia, poi fermandosi
improvvisamente dinanzi al beduino sempre impassibile:
--Chi sei? gli chiese.
--Siamo soli? domandò invece l'interpellato.
--Perchè? chiese Ahmed con sorpresa.
--Perchè quello che ho da dirti nessuno deve udirlo.
--Quando è così puoi parlare. Nessuno ardirà udire quello che
narrerai.
--Sai già che io non sono un beduino.
--El-Mactud mi disse che tu sei un bianco.
--Sai che ho rinnegato la mia religione per seguire la tua?
--Lo so e ringrazio Allàh che ti fece ravvedere.
--Una volta ero cogli egiziani, poi disertai; sul Bar-el-Abiad caddi
prigioniero di El-Mactud e voltai le mie armi contro gli antichi miei
compagni, contro gli stessi soldati che io guidavo.
--Mi dissero che tu eri coraggioso come un leone e che a Kasghill
fosti il primo a entrare nel quadrato di Hicks pascià. Veniamo al
fatto ora: che hai da dirmi?
--Andiamo adagio: Ahmed. Prima di parlare devo proporti un patto.
--Un patto!
--Sicuro.
--E quale sarebbe?
--Sai che io vengo a denunciare un uomo che tu esecri, un uomo che
ucciderai appena ti avrò detto chi sia esso e che cosa fece.
--Ebbene?
--Bisogna che tu giuri di abbandonarmi quell'uomo onde io lo faccia
morire come meglio mi piacerà.
--E se io non acconsentissi?
--Non saprai nulla.
Ahmed lo guardò con maggior sorpresa. Nei suoi occhi balenò un lampo
di collera e le sue labbra si contrassero mostrando i denti.
--Sai che tu sei ben ardito per parlare così, diss'egli sforzandosi di
sembrare calmo.
--Non dico di no.
--E se io t'imponessi di parlare?
--Mi mozzerei la lingua onde non abbia ad emettere suono alcuno.
--E se io ti minacciassi?
--Morrei! disse fermamente il beduino.
Ahmed portò le mani alla cintura cavando l'jatangan, ma lo ricollocò a
posto e battè tre volte le mani.
La tenda di pelle che separava in due stanze il tugul si alzò e
comparve un negro di statura colossale, con una testa orribile ed
enorme piantata su di un collo grosso come quello di un toro. Aveva su
di una spalla una pelle di leone e teneva in mano una scimitarra dalla
larga lama.
--Vedi quest'uomo? disse Ahmed al beduino.
--Lo vedo.
--È il carnefice. Basta un mio cenno perchè ti faccia saltare la
testa; basta un mio cenno perchè ti tagli in mille pezzetti, perchè ti
strappa la pelle a brano a brano, perchè ti abbruci le carni coi ferri
roventi. Parlerai ora?
--No, Ahmed no. Mi occorre l'uomo che io tradisco.
--Vòkara, impadronisciti di quell'uomo. Se si ostina a rimanere muto
gli farai cadere la testa.
Il beduino indietreggiò di qualche passo e un tremito agitò le sue
membra, ma ricuperò subito la sua impassibilità, anzi un sorriso
sdegnoso, quasi di sfida, sfiorò le sue labbra.
Il carnefice gli si avvicinò e lo fece inginocchiare. Provò il taglio
della sua scimitarra e attese.
--Persisti ancora a tacere? chiese Ahmed che sentivasi preso da una
viva ammirazione per quell'uomo che sfidava così imperterrito la
morte.
--Persisto, rispose il beduino.
Ahmed battè le mani. Il carnefice alzò la scimitarra che balenò alla
luce del fuoco.
--La morte ti sfiora, disse Ahmed.
--La sfido.
Ad un tratto la scimitarra si abbassò non già sul collo del beduino,
ma per terra.
--Tu sei irremovibile come una rupe e io ti ammiro! esclamò il Mahdi.
Alzati, parla e io ti giuro che ti darò vivo l'uomo che mi chiedi.
--Grazie, Ahmed.
Il carnefice sparve dietro la tenda. Ahmed si sedette sull'_angareb_
invitando il beduino a fare altrettanto.
--Parla che ti ascolto, disse.
--Ahmed Mohammed, disse il beduino dopo aver meditato alcuni istanti.
Ti ricordi di Fathma, la tua favorita.
Il Mahdi fece un soprassalto sull'_angareb_ e la sua fronte si
aggrottò.
--Perchè richiamarmi alla memoria quella donna? chiese egli con ira.
--Lo saprai dopo. Sai tu, con chi fuggì?
--Se l'avessi saputo quell'uomo non vivrebbe più.
--Te lo dirò io. Fuggì con uno sceicco che era ai tuoi servigi.
--Eh!... dov'è questo sceicco?
--Morì nella battaglia di Kadir.
--Maledizione.
--Fathma, rimasta sola, discese al Sud, giunse a Hossanieh dove
accampava l'armata di Dhafar pascià e qui si innamorò di un altro uomo
che non ebbe paura di amare l'ex favorita dell'inviato di Dio.
Ahmed cacciò fuori un urlo strozzato; gli occhi gli schizzarono dalle
orbite e portò ambo le mani al petto cacciandosi le unghie nelle
carni.
--Dov'è questo secondo amante che io lo fulmini! ruggì egli.
--In questo campo.
--In questo campo!...
--Sì, Ahmed e tu lo hai salvato, capisci, tu lo hai salvato dalla
morte.
--Io!...
--Sì, l'hai salvato questa mane facendogli combattere un leone a cui
avevi dato da bere un filtro.
--Perdio! tuonò Ahmed, balzando in piedi. È lui quest'uomo? È lui
questo amante della mia favorita?
--Sì, è proprio lui, l'arabo Abd-el-Kerim.
Ahmed si morse le dita rabbiosamente, poi si avvicinò al beduino che
sogghignava e lo scrollò furiosamente.
--Non ingannarmi.
--Perchè ingannarti?
--Ma sai che non ti credo? Tu odi quell'uomo e vuoi perderlo.
--Sicuro che l'odio, ma ti giuro che dico la verità.
--Lo giureresti sull'_Alcorano_!
--Lo giurerei.
Ahmed si slanciò verso la tenda e tornò subito con un libro dalle
pagine d'oro sulle quali vi erano incisi dei versetti. Era il libro
sacro dei maomettani, il _Corano_.
Questo Corano chiamato più comunemente _Alcorano_, oppure _Al Torkan,
Al Dhikr_ o anche _Al Kitab_ è il codice fondamentale delle leggi sì
civili come criminali dei maomettani. Esso è una collezione di tutti i
frammenti che Maometto, durante il tempo della sua supposta missione,
promulgò successivamente come tante rivelazioni del cielo, ciascuna
parte delle quali, secondo i Mussulmani, fu scritta dinanzi al trono
di Dio con una penna di luce, sulla tavola dei suoi eterni decreti e
di cui una copia fu recata in terra e rivelata a Maometto dall'angelo
Gabriele.
È diviso in 114 capitoli che portano la data della Mecca e di Medina,
e sono chiamati questi capitoli sura. Furono raccolti da
Said-ben-Thabet schiavo di Maometto e uniti in libro da Abù Bekr due
anni dopo la morte del profeta avvenuta il XIII secolo dell'egira (652
anni avanti Cristo).
Sette sono i principali testi del Corano: due di Medina, uno della
Mecca, uno di Cufa, uno di Bassora, uno di Siria e l'Alcorano volgare.
Uno contiene 6000 versetti, gli altri 6200 e anche 6236, ma tutti
contano 77,639 parole e 323,015 lettere.
Ahmed lo aprì dinanzi al beduino e gli disse:
--Giura su l'Alcorano che hai detto la verità.
--Giuro! gridò il beduino senza esitare.
--Sta bene; ora so cosa devo fare dell'uomo che osò amare la favorita
dell'inviato di Dio.
--Ahmed! Quell'uomo è mio! me l'hai promesso.
--Non temere che io manchi alla parola data. Ho promesso che te lo
darò vivo, ma prima gli strazierò le carni e farò scorrere ai suoi
piedi rivi di sangue. Va, e che Allàh ti guardi!...
CAPITOLO V.--La tortura.
I _noggàra_ battevano la sveglia, quando venticinque guerrieri della
guardia di Ahmed Mohamed, armati sino ai denti, circondavano il
_tugul_ occupato da Abd-el-Kerim. Una folla considerevole di Abù-Rof,
di baggàra, di beduini e di foriani, si era radunata all'intorno
chiedendosi cosa volessero fare quei venticinque guerrieri al nuovo
sceicco, salvato il giorno innanzi dall'inviato del Signore.
Il capo dei guerrieri, dopo di avere appostati i suoi uomini
all'ingiro, in modo da impedire ogni scampo, entrò nel _tugul_ colla
scimitarra in pugno e con una cert'aria che pareva tutt'altro che
rispettosa e pacifica.
Abd-el-Kerim stava appunto alzandosi allora dal l'_angareb_ sul quale
aveva dormito. Vedendo quell'uomo piantarglisi minacciosamente
dinanzi, squadrandolo con occhio torvo, non potè dissimulare un gesto
di sorpresa.
--Che vuoi? gli chiese, sforzandosi di mostrarsi tranquillo.
Seguimi, rispose il capo bruscamente.
--Chi mi vuole?
--L'inviato del Signore.
Abd-el-Kerim trasalì. Nel suo cervello balenò un terribile sospetto,
il sospetto che qualcuno lo avesse tradito, che lo avesse denunciato
per l'amante di Fathma. Sentì il sangue gelarsi nelle vene e mancare
lo forze.
--Che vuole da me Ahmed? chiese egli con ispavento.
--L'ignoro. Mi disse di condurti da lui vivo o morto e io ti condurrò.
--Ma cosa è accaduto per trattarmi peggio di un nemico?
--Non ne so nulla. Ahmed deve avere le sue buone ragioni.
--Si è ingannato.
--È impossibile! esclamò il guerriero con profonda convinzione. Ahmed
è infallibile.
--Una parola ancora. Hai veduto qualche straniero entrare nel _tugul_
del profeta?
--Sì, questa notte sono entrati due uomini e uno di essi non l'aveva
mai visto al campo.
--Ah!...
--Seguimi. Ahmed non è uomo da aspettare molto.
Abd-el-Kerim, pallidissimo, voleva cingere la scimitarra regalatagli
la sera innanzi dal Mahdi, ma il guerriero gliela strappò di mano
spezzandola.
--Sei prigioniero, e i prigionieri non devono essere armati, gli
disse.
Lo afferrò bruscamente per un braccio e lo trasse a forza fuori dal
_tugul_. I suoi uomini lo circondarono colle pistole e gli _jatagan_
in mano; facendogli capire che al primo tentativo di fuga gli
avrebbero fatto saltare le cervella.
--Sono perduto! pensò lo sventurato arabo. Qualcuno mi ha tradito.
Chi?... Che farò mai io se mi si gettasse in faccia la tremenda accusa
che io fui l'amante di Fathma?
«Che farà di me Ahmed che si mostrò così feroce così implacabile
parlando di quella donna!... Allàh! Allàh! quando la finirai tu di
perseguitarmi? Non ti basta adunque di avermi privato di colei che
tanto amavo, di avermi infranto il cuore?... Vuoi adunque anche la mia
morte?
Un sordo gemito gli uscì dalle labbra; gettò uno sguardo disperato
all'intorno, forse meditando una fuga che era assolutamente
impossibile. Non vide che una turba di guerrieri che lo serrava
strettamente, guardandolo con occhi torvi e minacciosi. Sulle labbra
di alcuni errava un atroce sogghigno, un sogghigno di soddisfazione.
Tutti, lo si vedeva, comprendevano che il nuovo sceicco era caduto in
disgrazia e si compiacevano di tale avvenimento.
Maledetti! mormorò l'arabo.
Chinò il capo sul petto e si rinchiuse in cupi pensieri. Non lo rialzò
che quando si trovò dinanzi al _tugul_ di Ahmed, attorno al quale si
era radunata una intera tribù di baggàra. In mezzo ad essa egli scorse
un beduino ammantellato che si coprì il volto con un lembo del _taub_.
Abd-el-Kerim, senza sapere proprio il perchè, tremò tutto e fissò
involontariamente gli occhi su quell'uomo che affrettossi a
confondersi fra i negri.
Fu fatto entrare nel _tugul_ e lasciato solo. Le prime cose che
colpirono il suo sguardo furono un palo che era rizzato in mezzo alla
stanzuccia, un rotolo di strisce di pelle e un braciere ardente sul
quale arrossavano alcuni _jatagan_ d'una forma speciale.
--Oh! esclamò l'infelice che sentì corrersi per le ossa un brivido.
Volle dare indietro ed uscire, ma non ne ebbe il tempo. Ahmed entrò
colla fronte abbuiata, gli occhi accesi da una cupa fiamma, le braccia
incrociate convulsivamente sul petto.
Abd-el-Kerim fece involontariamente un passo indietro. Si sa che era
coraggioso, ma nel vedersi dinanzi quel possente uomo, che con un
cenno poteva far rotolare ai suoi piedi mille teste, così cupo, così
minaccioso, ebbe paura.
Per alcuni istanti nella capanna regnò un profondo silenzio, rotto
solamente dagli scoppiettii del braciere che arrossava gli istrumenti
di tortura.
Pareva che Ahmed provasse una feroce compiacenza delle tremende
angoscie della vittima.
--Siedi! disse ad un tratto, accennandogli l'_angareb_.
L'uomo ubbidì macchinalmente senza aprire bocca.
--Abd-el-Kerim, continuò Ahmed, con un tono di voce che tradiva la
collera che ruggivagli in petto, frenata solamente da uno sforzo
straordinario. Sai perchè ti feci arrestare e tradurre qui come un
prigioniero?
--Come vuoi che io lo sappia, disse l'arabo che comprese subito
l'immenso pericolo che correva e che la sua vita era appesa ad un
semplice filo.
Un sogghigno beffardo, simile a quello di una iena che si dispone a
divorare la preda, contorse le labbra del terribile Profeta.
--Sei certo di non saperlo? chiese.
--Ma perchè tale domanda? Spiegati, Ahmed.
--Perchè sei così agitato? La tua coscienza non è tranquilla,
Abd-el-Kerim.
--Non è vero! T'inganni!
Ahmed scattò in piedi colla vivacità di una tigre. Gli si avvicinò,
gli posò le mani sulle spalle e gli disse con aria tetra:
--Tu tremi!.... perchè tremi? Perchè la tua coscienza non è
tranquilla? Perchè il tuo cuore non batte quasi più?... Perchè il tuo
sguardo è smarrito?... Non negarlo a me che leggo nel più profondo dei
cuori, non negarlo a me che leggo i tuoi pensieri, Tu sai la terribile
accusa che gravita sul tuo capo e tremi, tremi.
Abd-el-Kerim, cinereo, tremante, alterato, spaventato, non rispose.
Non si sentiva capace di allontanare la terribile accusa che doveva
perderlo. Egli si chiedeva solamente chi era il miserabile che lo
aveva tradito.
--Ebbene? chiese l'implacabile Ahmed, scrollando lo sventurato.
--Che cosa vuoi che ti dica? balbettò Abd-el-Kerim, smarrito. Non
so.... non capisco.... ignoro ciò che tu vuoi dire....
--Ah! fe' Ahmed con sottile ironia. Non comprendi adunque dove io
miri?
--No...
--Te lo dirò io.
Tornò a sedersi ancor più cupo e più minaccioso di prima, saettando
d'uno sguardo terribile l'infelice arabo terrorizzato. Stette alcuni
istanti raccolto in sè stesso, come se meditasse, poi, con voce calma,
marcando ogni parola, disse:
--Ti ricordi di Dhafar pascià?
--Perchè tale domanda?
--Ti ricordi di Hossanieh?
--Hossanieh! esclamò l'arabo diventando ancor più cinereo.
--Mi si disse che un giorno arrivò in quel campo...
--Chi?...
--Una donna!
--Non è vero! urlò Abd-el-Kerim.
Ahmed lo guardò in maniera strana.
--Sai di che donna intendo parlare? chiese egli divorando l'arabo con
gli occhi.
--Io!... no!...
--Perchè allora ti sei affrettato a negare che una donna comparve a
Hossanieh?
Abd-el-Kerim non rispose. Lo sventurato conobbe di essere perduto.
--Te lo dirò io, allora. Fu per allontanare l'accusa che gravita sul
tuo capo.
--Ma quale, quale accusa? gridò il prigioniero.
--Di aver amato una donna che si chiama Fathma!
Abd-el-Kerim cacciò fuori un urlo d'angoscia e indietreggiò fino alla
parete della capanna, coi capelli irti, gli occhi stravolti.
--Perchè quel grido? chiese Ahmed, il cui volto assunse una terribile
espressione di ferocia e d'odio.
--Grazia, Ahmed, balbettò lo sventurato.
--Ah! Tu mi chiedi grazia? Tu sei colpevole adunque? Tu hai amato
quella donna adunque! Rispondi, sciagurato, rispondi!
--Ebbene.... sì, ho amato quella donna!
--E non tremi a dirlo?
--Grazia... Ahmed! Grazia...
--Ma non sapevi tu che quella donna era stata mia?....
--Sì, ma lo seppi quando l'amore era diventato così gigantesco da non
essere io più capace di soffocarlo, di spegnerlo, di distruggerlo. Che
colpa ho io se l'amai ed essa mi amò? Quella donna d'altronde non era
più tua.
--Ma non sai adunque, miserabile, che io l'amo ancora?
--Tu l'ami!..., Tu l'ami!....
--Sì, l'amo quella donna bella e fatale, e l'amo a segno che per essa
marcerei sull'Egitto, a segno che per essa rinnegherei la mia
religione. Comprendi ora quanto Ahmed-Mohammed ama Fathma? Lo
comprendi ora?
--Sì.... lo comprendo! esclamò l'arabo con ira.
--Abd-el-Kerim, disse Ahmed con furore, se tu fossi Ahmed-Mohammed ed
io Abd-el-Kerim, cosa faresti?
--Perchè tale domanda?
--Fra poco lo saprai. Dimmi, cosa faresti tu?
--Io mi mostrerei generoso.
--Ed io mi mostrerei implacabile. Preparati a soffrire i più atroci
tormenti.
--Grazia, Ahmed!... supplicò lo sventurato, cadendo in ginocchio
dinanzi a lui.