cominciarono a rantolare e a dare segni di stanchezza. Uno di essi
intoppò in una pietra e cadde balzando d'arcione il cavaliere; tre
leoni si gettarono sul disgraziato e lo fecero a brani ancora prima
che si potesse alzarsi per difendersi.
--Avanti! avanti! coraggio! gridò Fathma che non si smarriva d'animo.
Tenetevi riuniti e spronate a sangue. Se teniamo duro i leoni ci
lasceranno. Attenti agli ultimi: sferzate! sferzate!
Un grido terribile, straziante seguì la sua ultima parola. Un altro
cavallo cadde trascinando nella sua caduta colui che lo montava. Altri
quattro s'accasciarono e altri quattro uomini furono sbranati; un
quinto precipitava di sella, un momento dopo fracassandosi la testa
contro un macigno.
Fathma e Omar che possedevano i migliori cavalli, visto che era
impossibile salvarsi, allentarono le briglie e si lasciarono indietro
gli altri che, pazzi di terrore, cominciavano a sbandarsi prendendo
diverse direzioni. L'_almea_ e il negro si diressero verso alcune
colline inseguiti da una dozzina di quei terribili carnivori,
scaricando di quando in quando le pistole sul più vicino di essi.
In lontananza s'udivano le grida disperate degli sbandati che venivano
ad uno ad uno raggiunti e scoppi d'armi da fuoco.
--Sprona, Omar, sprona! gridò ancora una volta l'_almea_ tempestando
il cavallo coll'impugnatura dell'_jatagan_.
Erano giunti allora ad un trecento passi dalle colline e già credevano
ormai di essere salvi, quando il cavallo di Omar rotolò a terra. Il
negro si drizzò coll'_jatagan_ in mano.
--Aiuto! aiuto! gridò egli.
Due leoni gli correvano sopra colle bocche spalancate, Fathma ritornò
indietro alla carriera per accorrere in suo soccorso.
--Aiuto! aiuto! ripetè il negro.
--All'armi! gridò una voce tonante.
Due drappelli di egiziani uscirono di corsa da una gola formata da due
colline e scaricarono i loro fucili sui leoni che batterono
rapidamente in ritirata. Fathma si precipitò di sella correndo accanto
a Omar.
--Gli egiziani? esclamò ella.
--Allàh sia ringraziato, Fathma, disse il negro stringendole
fortemente le mani. Noi siamo salvi.
--E i _giallàba_?...
--Non pensiamo più ad essi. I disgraziati sono caduti dal primo
all'ultimo. Vieni, Fathma, andiamo incontro ai salvatori che non
abbiamo più nulla da temere.
Gli egiziani si avanzavano a passo di corsa. Un ufficiale inglese
camminava alla loro testa. Appena egli giunse dinanzi all'_almea_
portò rispettosamente la mano al berretto.
--Sono felice di essere giunto in tempo di salvarvi, diss'egli
gaiamente.
--Grazie, comandante, disse Fathma. Senza di voi e dei vostri valorosi
compagni a quest'ora sarei morta.
--Lo credo bene. Da dove venite? come mai vi trovate qui?
--Vengo dalle rive del Bahr-el-Abiad e cerco Hicks pascià.
--Il mio generale! esclamò sorpreso l'inglese.
--Sicuro. Accampa lontano? Devo recarmi subito da lui.
Il campo dista una mezza dozzina di chilometri. Mi dispiace di non
potervi accompagnare.
--Vi accompagnerò io, _miss_, disse un uomo vestito di bianco, con un
cappello a cupola ornato di un velo verde.
--Perdio, avete ragione! esclamò l'ufficiale. _Miss_, permettetemi che
vi presenti _sir_ O'Donovan, corrispondente del giornale il _Daily
News_ di Londra.
O'Donovan stese la mano all'_almea_ che gliela strinse amichevolmente,
sorridendo.
--_Miss_, disse il _reporter_ del giornale londinese inchinandosi
dinanzi a lei. Sono a vostra disposizione.
CAPITOLO XI.--O'Donovan
O'Donovan era un uomo sui cinquant'anni, alto di statura, di membra
vigorose, con un volto simpatico, alquanto abbronzato dal sole dei
paesi tropicali, con barba e due occhi intelligenti e penetranti.
La vita di quest'uomo, che è veramente straordinaria e romanzesca,
merita qualche cenno.
Nato in Irlanda, irrequieto di temperamento, coraggioso, fu dapprima
feniano e si compromise nelle congiure a segno che dovette rifugiarsi
in Germania per non cadere nelle mani della polizia inglese.
Scoppiata la guerra franco-prussiana del 1870, corse ad arruolarsi
nell'esercito della Loira e cadde gravemente ferito sul campo di
battaglia. Appena guarito si mise ai servigi del giornale londinese
_Daily News_, il cui direttore gli assegnò il dipartimento dell'Asia.
Il _reporter_ viaggiò tutta l'India, poi trovandola piccina, passò i
monti e visitò l'Afganistan. Ritornò più volte in Inghilterra ma non
vi rimaneva che il tempo necessario per abbracciare i suoi e per
rinnovare i patti col _Daily News_ e cogli editori che si contendevano
le relazioni dei suoi viaggi.
Stanco di visitare gli Afgani e i Ghirghisi, un giorno s'incamminò con
qualche servo verso la Persia, ma i persiani lo presero per una spia
russa e lo imprigionarono, O'Donovan dovette sudare per salvarsi dal
supplizio del palo e quando i persiani si persuasero che era un
giornalista, non solo lo liberarono, ma lo colmarono di favori, di
cortesie, gli conferirono dignità eccezionali e gli diedero delle
guide per ritornare in Europa per la via della Russia.
In Inghilterra pubblicò allora il suo viaggio sotto il titolo di
_Viaggio a Merw_ che gli fruttò una sostanza, poi, vero ebreo errante,
andò in Armenia con Muktar pascià per assistere alla guerra
russo-turca del 1877. Ma a Batum attaccò lite con un Francese per una
bella Armena; Dervisch pascià gli ordinò di andarsene, e visto che il
testardo irlandese faceva il sordo, una bella notte lo fece rapire e
ignudo come si trovava lo fece trasportare a viva forza, ravvolto in
una coperta, su di un battello che salpava per Trebisonda.
O'Donovan che si era fisso di viaggiare in Oriente, vi ritornò, fece
delle esplorazioni importanti, poi, nel suo ultimo viaggio si fermò a
Costantinopoli, dove lo attendeva una nuova disgrazia.
Essendo in un caffè si mise a parlare come fosse a casa sua del
Sultano e del governo criticandoli. La Sublime Porta lo fece arrestare
e lo tenne lungamente in prigione. Non lo lasciò libero che dietro
ingiunzione dell'ambasciatore inglese proibendogli però di non porre
più piede in Turchia. O'Donovan, ricco assai, credette giunta l'ora di
riposarsi alcuni anni, ma non fu così. I direttori del _Daily News_
vollero ampliare il «dipartimento» del loro _reporter_ e all'Asia
aggiunsero l'Africa incaricandolo di attraversare il misterioso
continente dall'Est all'Ovest quando il generale Hicks avesse
sottomesso i ribelli del Sudan. Vi erano cinquantamila franchi
all'anno di stipendio da guadagnare, gli si faceva un credito
illimitato per le spese e un editore gli pagava in anticipazione
centomila lire la relazione sulla campagna.
Il _reporter_, quantunque molto inquieto, quantunque avesse funesti
presentimenti, fatto per ogni precauzione testamento, pigliò la via
dell'Egitto e raggiunse l'armata di Hicks pascià ed ecco come il
_reporter_ del _Daily News_ lo troviamo in fondo al Sudan.
L'ufficiale inglese, compiuta la presentazione, fece subito avanzare
tre cavalli bardati che vennero montati da Fathma, Omar e
dall'Irlandese. Egli credette di far bene aggiungervi degli eccellenti
remington ed abbondanti cartuccie.
--Non si sa mai quello che può accadere, diss'egli, facendo cenno alla
sua compagnia di fare largo ai cavalli. Quei maledetti insorti si
nascondono persino dietro ad un sasso. O'Donovan, affido questa bella
ragazza a te.
--Non aver timore di nulla, Harry, rispose il _reporter_. Giungeremo
al campo senza malanni.
--Guardati bene attorno, O'Donovan. Questa mane ho veduto dei
cavalieri correre per la pianura.
--Ho buoni occhi e sopratutto buone braccia per difendermi. Addio,
Harry.
--Una parola, disse Fathma, porgendo la mano all'inglese. Noi ci siamo
lasciati indietro dei giallàba. Forse sono stati divorati dai leoni,
ma forse qualcuno si è salvato e potreste giungere in tempo di
raccoglierlo.
--Vi comprendo, _miss_. Manderò i miei uomini a cercarli. Che la
fortuna sia con voi.
I tre cavalli partirono alla carriera dirigendosi verso il sud e
tenendosi tutti uniti. O'Donovan staccò dall'arcione il remington e
l'armò, invitando i suoi compagni a fare altrettanto.
Per dieci minuti galopparono in silenzio, guardandosi attorno per non
cadere in qualche imboscata d'insorti, poi O'Donovan che da qualche
tempo osservava attentamente Fathma, le chiese bruscamente:
--Ditemi la verità, per quale caso vi trovate in questo paese? Sapete
che noi tutti corriamo un grave pericolo e che vi sono molte
probabilità di lasciare le ossa in questi deserti?
--Voi correte un grave pericolo? disse Fathma con qualche sorpresa.
--Sì e vi compiango di essere giunta in questi luoghi. Dovete avere un
forte motivo per arrischiarvi a raggiungere Hicks pascià.
--Molto forte, mormorò l'_almea_ con un profondo sospiro.
--Cercate qualcuno forse?
--Come lo sapete voi?
--Lo suppongo.
--Ditemi, O'Donovan, è giunto al campo Dhafar pascià?
--Quello che conduceva i rinforzi speditici dal governatore di
Chartum?
--Sì, proprio quello.
--Giunse dodici giorni or sono, ma è stato ucciso l'altro ieri.
--È morto! esclamarono Omar e Fathma ad una voce.
--L'ho veduto cadere coi miei propri occhi, assieme ad un centinaio di
egiziani. Erano usciti per fare una ricognizione, i ribelli li
circondarono e li massacrarono tutti. Quando noi giungemmo sul luogo
del combattimento, Dhafar pascià, colpito da una lancia in petto,
spirava.
--Allàh lo punì, disse sordamente Fathma. I colpevoli cadono uno ad
uno.
O'Donovan la guardò con sorpresa.
--Che dite mai? chiese egli. Era forse un vostro nemico Dhafar?
--Mi schiantò l'anima, involontariamente forse, ma me la schiantò.
Uditemi, O'Donovan, avete mai inteso parlare di un ufficiale arabo che
si chiama Abd-el-Kherim?
Il _reporter_ si passò la mano sulla fronte parecchie volte come
cercasse nella sua memoria.
--Non l'ho mai udito nominare rispose dipoi.
--Proprio mai! esclamò l'_almea_ con un accento di dolore sconfinato.
È impossibile!... Cercate, cercate bene nella vostra mente!...
--Ma sì, voi dovete averlo veduto, aggiunse Omar. È giunto con Dhafar
pascià, ve lo assicuro.
--Ma io vi dico che non l'ho mai udito quel nome.
--Gran Dio! Che gli sia toccata una qualche disgrazia!... Che me
l'abbiano ucciso!
--Non correte troppo, disse O'Donovan. Capirete bene che siamo in
undicimila al campo e che degli ufficiali ve ne sono moltissimi. Forse
l'avrò veduto, forse avrò anche parlato assieme, ma non me lo
rammento. Avete torto di disperarvi.
--Avete ragione, O'Donovan, balbettò l'_almea_. Ditemi ora, avete mai
visto nella tenda di Hicks pascià...
--Chi?
--Una donna?
--Una donna!... Ah! sì, mi ricordo di averla veduta parecchie volte.
Era una...
--Greca! esclamò l'_almea_ coi denti stretti.
--Sì, proprio una greca che si chiamava Elenka.
Fathma fremette e fece uno sforzo violento per frenare l'ira che
bolliva nel petto.
--Ditemi, è ancora al campo?
--Quando lasciai la tenda Hicks pascià, tre giorni or sono, essa vi
entrava.
--Ah!
O'Donovan si volse verso Fathma e vedendola col volto sconvolto, gli
occhi accesi, fece un gesto di sorpresa.
--Ma sapete, diss'egli, che voi mi mettete in curiosità.
--Lo credo, rispose Fathma sforzandosi, ma invano, di sorridere.
Avvicinò il suo cavallo a quello del _reporter_ e disse a bruciapelo:
--Guardatemi bene il volto, O'Donovan.
--Vi guardo e vi trovo sublimemente bella. Chi siete?
--Fui la favorita di Mohammed Ahmed, il Profeta del Sudan.
--Che!...
--Statemi ad udire. Un dì abbandonai il mio signore e capitai a
Hossanieh. Un prode mi salvò da un leone che stava per divorarmi e
questo prode l'amai come sanno amare la arabe, cioè alla follìa.
--Comprendo.
--Egli era ufficiale del corpo di Dhafar pascià. Un tenente greco
s'innamorò di me e giurò che io sarei stata sua. Lo disprezzai ed
egli, furente, mi denunziò a Dhafar pascià per la favorita del Mahdi,
per una spia.
--Ah! il vigliacco!
--Mi separarono a forza dal mio amante e mi trascinarono a Quetêna
dove caddi nelle mani del greco. Alcuni giorni dopo però riuscii a
fuggire e mi misi subito in viaggio per cercare Abd-el-Kerim, il prode
che amavo, l'eroe che mi salvò la vita.
--È per questo adunque che venite al campo?
--Sì, per questo.
--Ma se venite scoperta?
--Come?
--Potrebbe darsi che qualcuno riconoscesse in voi l'ex favorita di
Mohammed Ahmed che Dhafar pascià fece arrestare. Badate a me, andate
cauta e non mostratevi nella tenda di Hicks pascià.
--È impossibile. Bisogna che io sappia a qualsiasi costo che è
accaduto di Abd-el-Kerim. Per quell'uomo arrischierei mille volte la
vita.
O'Donovan le prese una mano e stringendola teneramente:
--Voi siete forte e coraggiosa ed io amo i forti e i coraggiosi, le
disse. Volete che io vi aiuti nell'impresa, che io pure cerchi di
Abd-el-Kerim?
La faccia dell'_almea_, poco prima trucemente sconvolta, si rasserenò.
Nei suoi grandi occhi fiammeggianti, balenò un fugace lampo di
tenerezza; parve anzi commossa.
--Voi avete un nobil cuore, mormorò ella. Mi affido interamente a voi,
amico mio. Che devo fare?
--Rinunciare di recarvi da Hicks pascià. Verrete nella mia tenda, vi
alloggierete e vi darò un vestito da soldato onde non abbiano a
riconoscere in voi la _Favorita del Mahdi_. Al resto penserò io.
--Troverete voi Abd-el-Kerim, adunque?
--Lo troverò, vi dò la mia parola.
Erano allora giunti in una gola formata da due colline tagliate a
picco, tutta cosparsa di fitti cespugli. O'Donovan arrestò il suo
cavallo.
--Stiamo in guardia, diss'egli. In questo luogo si nascondono dei
ribelli. Guardate bene i cespugli.
--Siamo lontani molto dal campo? chiese Omar.
--Un miglio e mezzo e forse meno. Udite?
In distanza echeggiarono alcuni squilli di tromba e s'udirono a
rullare dei tamburi. Qualche detonazione fu pure notata.
--Avanti, comandò O'Donovan.
I tre cavalieri s'inoltrarono nella gola tenendosi lontani dai
cespugli. Avevano percorso un centinaio di metri, quando dalle macchie
si videro uscire sei o sette uomini semi-nudi, armati di lancie e di
scudi di pelle di elefante. Essi si misero a urlare come bestie
feroci, agitando minacciosamente le armi.
O'Donovan scaricò il suo _remington_ sul più vicino che cadde a terra,
dimenando disperatamente le braccia. Gli altri si diedero a
precipitosa fuga attraverso la gola, urlando con quanto fiato avevano
in corpo e saltando a destra e a sinistra per non offrire facile
bersaglio alle palle.
--Alla carriera! gridò il _reporter_, spronando vivamente il cavallo.
Se non usciamo in fretta, corriamo rischio di venire rinchiusi qui da
un migliaio di quei furfanti. Attenti alle imboscate!
I tre cavalli si slanciarono nella gola che andava restringendosi a
mo' d'imbuto, seminata qua e là da cadaveri di soldati egiziani o
d'insorti, imputriditi, spesso mezzo divorati dalle fiere e che
mandavano un odore nauseante. In meno di cinque minuti giunsero a
duecento passi dall'uscita. Qui i tre cavalieri arrestarono di colpo i
loro cavalli.
--_By-good_! bestemmiò O'Donovan. Hanno chiusa la via!
Infatti gli insorti si erano aggruppati dinanzi all'uscita riparandosi
dietro i macigni e le macchie. Essi accolsero la comparsa dei
cavalieri con indescrivibili urla, alzando le lancie e le scimitarre
di ferro.
--Torniamo indietro, disse Fathma. Forse non ci hanno ancora tagliata
la ritirata.
--È impossibile, rispose il _reporter_. Dietro a quei ladroni vi è il
campo e se ritorniamo verremmo facilmente uccisi.
--Che facciamo adunque? chiese Fathma.
--Non trovo altro mezzo che quello di forzare il passo. Sono sei o
sette ladroni e non mi sembrano molto coraggiosi. Tirate l'_jatagan_ e
prendete le pistole; piomberemo loro addosso come una valanga.
I cavalli spronati a sangue ripartirono alla carriera. I ribelli,
vedendoli venire addosso, saltarono in piedi colle lancie in aria.
O'Donovan, che aveva tratto la scimitarra, ruinò in mezzo a loro
spaccando nettamente la testa al primo che gli si parò dinanzi. Fathma
e Omar scaricarono le loro pistole sugli altri, i quali, vista la mala
parata, si affrettarono a lasciare il posto.
I cavalieri uscirono in furia dalla gola dirigendosi verso una
boscaglia di palme e di mimose che nascondeva il campo egiziano.
--Avanti! avanti! gridò O'Donovan.
Un urlo tremendo e alcune moschettate tennero dietro al suo comando.
Dai burroni e dalle gole uscirono varii drappelli di arabi Abù-Rof e
di Baggàra slanciandosi dietro ai fuggiaschi, agitando freneticamente
le lancie, le scimitarre e gli scudi.
--A briglia sciolta, Fathma, urlò il _reporter_. Sprona, perdio!
Sprona che siamo vicini al campo!
Dietro a loro s'udì lo scalpitìo precipitato di un cavallo. Omar
volgendosi vide uno sceicco che si avvicinava rapidamente colla
scimitarra alzata nella dritta e la bandiera del Mahdi nella sinistra.
--Guardati, Omar! disse rapidamente Fathma, scaricando la sua pistola.
Il negro si voltò e sparò il _remington_ sullo sceicco, il quale
lasciossi sfuggire di mano la bandiera. Cercò di rizzarsi sulle staffe
e di brandire la scimitarra, ma le forze gli vennero meno e cadde
pesantemente a terra colla testa inondata di sangue.
I ribelli visto il loro capo a cadere, si arrestarono titubanti.
Alcuni di essi s'avanzarono però, cercando di tagliare fuori Omar che
era rimasto indietro, ma una scarica di _remington_ che abbattè il più
vicino e i sei colpi di revolver del _reporter_, li decisero a volgere
le spalle e a rifugiatisi nella gola.
--Avanti, Omar, che siamo vicini al campo! urlò O'Donovan caricando il
revolver.
I tre cavalli con un ultimo slancio guadagnarono il palmeto prendendo
un largo sentiero sul quale scorgevansi, profondamente impresse, le
traccie lasciate dalle ruote dei cannoni, e si arrestarono poco dopo
dinanzi ad un gruppo di capanne attorno alle quali bivaccavano alcune
compagnie di negri d'Etiopia.
--Alto! comandò O'Donovan. Siamo giunti a Kassegh.
I tre viaggiatori balzarono a terra.
CAPITOLO XII.--L'esercito egiziano.
Kassegh è un piccolo villaggio distante una sola giornata di cammino
da El-Obeid, la capitale del Kordofan.
Questo villaggio si compone di un gruppetto di miserabili _tugul_
conici, circondati da pochi pozzi e abitati un tempo da un pugno di
arabi. Hicks pascià, appena giuntovi, l'aveva fatto occupare da alcune
compagnie di negri per tenere in rispetto i ribelli che scorazzavano i
dintorni e farne, all'uopo, la base delle sue operazioni contro
El-Obeid.
O'Donovan, affidati i cavalli ad alcuni soldati si affrettò a condurre
Fathma e Omar in una capanna, che fu subito sgombrata da coloro che
l'occupavano e fece portare della birra _merissak_ e una terrina di
_durah_ bollite.
--Voi rimarrete qui, diss'egli, e mentre vuoterete questo fiasco di
birra andrò a dire due parole al comandante della guarnigione, che è
mio amico.
--E al campo, quando ci andremo? chiese Fathma, che non dissimulava la
sua impazienza.
--Fra mezz'ora noi vi entreremo, e forse potrete vedere Hicks pascià
senza correre rischio di essere riconosciuta.
Il _reporter_ se ne andò lestamente cacciandosi in mezzo alle tende
degli Egiziani. Omar e Fathma, rimasti soli, si scambiarono uno
sguardo.
--Che ne dici di quell'uomo, Omar? chiese l'_almea_.
--Dico che possiamo fidarci di lui, rispose il negro.
--Credi tu che troveremo Abd-el-Kerim?
--Lo spero.
--Eppure O'Donovan non l'ha mai veduto e non ha mai udito pronunciare
il suo nome. Non so, ma ho un funesto presentimento.
--Io trovo naturalissimo che O'Donovan non lo abbia mai veduto.
Undicimila uomini non sono già un centinaio.
--Ma la greca l'ha pure veduta, disse Fathma con collera.
--Una donna si fa presto a notarla, tanto più che Elenka si mostrava
spesso nella tenda di Hicks pascià.
--Ma non si mostrerà più, te lo giuro Omar. Appena sarò entrata nel
campo mi metterò in cerca di lei e la pugnalerò in qualsiasi luogo la
trovi.
--Non lo farai, Fathma, disse il negro fermamente.
--Perchè?... Chi me lo impedirà? chiese con impeto selvaggio
l'_almea_.
--Perchè correrai il rischio di farti prendere.
--E che importa a me quando l'avrò uccisa?
--Ma verrai scoperta, riconosciuta per la _favorita del Mahdi_ e forse
fucilata lì per lì. Questi inglesi non ischerzano, Fathma.
--Sarò prudente, Omar.
--Me lo prometti?
--Te lo prometto.
--Lascia fare a me. La prenderò, la trascinerò lungi dal campo e te la
darò in mano legata.
--Ah! esclamò l'_almea_ con feroce accento. Quando penso che la vedrò
ai miei piedi gelata dalla morte, sento il cuore balzarmi in petto e
provo una gioia sino ad oggi mai provata. Ah! quanto è bella la
vendetta.
--Zitto, Fathma; ecco O'Donovan, disse Omar. O'Donovan entrò seguito
da un negro che portava in ispalla un gran rotolo di vesti.
--Che ci portate? chiese Fathma affettando una certa noncuranza.
--L'occorrente per entrare nel campo senza destare sospetti, rispose
O'Donovan congedando il negro.
--Forse con quelle vesti sulle spalle?
--Sedete e ascoltatemi.
O'Donovan empì una tazza di birra e la tracannò in un sol fiato, poi
sedendosi dinanzi a loro due:
--Amici miei, diss'egli, in tempo di guerra, fare entrare in un campo
degli sconosciuti, è sempre pericoloso.
--È giusto, disse Fathma.
--Ho fatto portare qui delle vesti di basci-bozuk, e mi pare che
camuffati da soldati sia facile entrare ed uscire dal campo.
--Ah! fe' Omar ridendo. Voi volete vestirci da basci-bozuk?
--Sicuramente.
--Anch'io? chiese Fathma.
--Voi più del vostro compagno.
--È ridicola.
--Niente affatto, io la trovo una precauzione saggia.
--Mi si conoscerà facilmente per una donna.
--Non così facilmente come credete. Avete un bel portamento e una
faccia ardita. Orsù, spicciamoci.
O'Donovan sciolse il rotolo e levò sei o sette vestiti di ufficiali
basci-bozuk coi turbanti e le scimitarre. Fathma non esitò a scegliere
quello che meglio adattavasi al suo taglio.
Si ritirò in una stanza attigua e cominciò a vestirsi, calzò le uose
di pelle di capra, infilò i larghi calzoni rossi e la casacca ricamata
d'argento, cinse la larga fascia nella quale passò un _jatagan_ e le
pistole e raccolse i capelli a _chignon_, nascondendoli interamente
sotto un gran turbante verde. Appesasi la scimitarra, ritornò dai
compagni, colla dritta posata fieramente sulla guardia dell'arma e la
testa alta.
--Ah! il bell'ufficiale! esclamò O'Donovan _By-good_! Non mi ricordo
d'aver visto in Oriente un basci-bozuk così ammirabile.
--Siete certo? disse l'_almea_ sorridendo.
--Ve lo giuro. Se io fossi Hicks pascià vi darei subito da comandare
uno squadrone di cavalleria.
--Burlone.
--E sono sicuro che lo comanderebbe meglio di qualche ufficiale,
aggiunse Omar, che terminava di abbigliarsi.
--Siete certo che non riconosceranno in me una donna? chiese
l'_almea_.
--Certissimo.
--Allora affrettiamoci a recarsi al campo. Mi preme d'interrogare
Hicks pascià.
--Volete proprio venire dal generale?
--Certamente e voi mi presenterete per un vostro aiutante di campo o
per qualche cosa di simile.
--Mi mettete in un bell'impiccio.
--Che c'è di nuovo? Avete paura che vi tradisca?
--Non è questo, ma...
--Che cosa allora? Dite su, voglio saperlo.
--Se Hicks pascià... se vi dasse qualche notizia su Abd-el-Kerim...
Chissà, potrebbe darsi che questa notizia non fosse troppo buona...
--Sapete forse qualche cosa voi?...
--No, non so niente, ve lo giuro.
La faccia dell'_almea_ si alterò orribilmente; stette per alcuni
istanti muta colle mani strette sul cuore.
--Sono forte, disse poi rizzandosi fieramente, e sono preparata a
tutto. Conducetemi da Hicks pascià.
--Quando mi dite di essere preparata a tutto possiamo andare.
Si gettarono ad armacollo i _remington_ e uscirono dal _tugul_
inoltrandosi fra le tende delle compagnie accampate. Gli egiziani,
vedendo uscire due ufficiali basci-bozuk invece di un uomo e di una
donna si guardavan l'un l'altro sorpresi, non potendo credere ai loro
occhi, ma O'Donovan non lasciò a loro tempo di osservare troppo.
--Prendiamo questo sentiero, diss'egli. Questi soldati si sono accorti
del travestimento.
--Forse non ho il portamento d'un soldato, mormorò Fathma.
--Non è questo. Si sono accorti perchè vi avevano visto entrare e
sapevano che il _tugul_ non alloggiava basci-bozuk. Del resto poco
importa.