--Scenderemo fino all'isola di Tura-el-Chadra, giacchè abbiamo preso

questo braccio del fiume, e andremo a Keranek dove mi si disse che si

aveva accampato Hicks pascià. Andiamo, Daùd, di' ai tuoi uomini di

allungare la battuta, prima che gl'insorti abbiano a raggiungerci. In

questi luoghi spira vento poco buono per noi.

--Hai ragione, Omar, rispose il reis.

Emise un grido gutturale e intonò a mezza voce la seguente strofa:

«Quando la donna bianca cammina, la terra toccata da' suoi piedi mette

odor di muschio».

I barcaiuoli subito dopo allungarono la battuta dei remi, raddoppiando

la forza e rispondendo festevolmente:

--_Elissa!_

La _darnas_ sotto quei vigorosi colpi accelerò la corsa, fendendo

rumorosamente l'acqua coll'affilata prua e lacerando le grandi distese

di piante di loto che formavano inestricabili reti fra i banchi

subacquei.

Cominciava allora ad albeggiare all'oriente e permetteva ai naviganti

di osservare le due rive della gran fiumana, magnifiche sì, ma affatto

deserte. Non un villaggio, non un _tugul_, non una _zeribak_, ma

invece grandi e pittoresche foreste che si curvavano sulla corrente e

ai loro piedi, immerse in parte nell'acqua, grandi piantagioni di

papiri, i famosi _papyrus_ degli antichi, piante alte dai due ai tre

metri, grosse come un braccio d'uomo, ristrette superiormente e

terminate da un ombrello amplissimo, elegante, formato da otto larghe

foglie spadiformi ornate di bellissimi fiori bianchi. Gli egiziani,

cui danno il nome di _berb_, se ne servivano anticamente per

fabbricare la carta da scrivere colle lamine della corteccia,

intrecciando il fusto in forma di tessuto, facevano vasi superbi colle

lunghe e striscianti radici, costruivano barche che incatramavano e,

secondo Plinio, ricavavano persino vestimenta e vele colla corteccia

interna tessuta.

Di quando in quando dalle foreste uscivano svolazzando rapidamente

bellissime ibis religiose, uccelli grossi come polli, colle penne

bianchissime ma orlate di nero alle estremità delle ali ed al collo,

muniti di lunghissimi becchi ricurvi di cui se ne servono per pescare

i molluschi o i vermi delle rive del Nilo. Talvolta invece uscivano

bande di pellicani grossissimi, con brevi gambe, forti ali, coda

rotonda becco enorme la cui mandibola inferiore ha la figura di due

branche e che sostiene una specie di sacco formato da una membrana

sottile, nuda, che serve a loro di deposito per collocarvi il pesce

pigliato. Ve n'erano delle centinaia sui banchi, di questi uccelli,

occupati a spennacchiarsi e facendo un baccano del diavolo.

Per tutto il dì la _darnas_ continuò a navigare costeggiando ora le

due grandi isole che dividono il fiume in due bracci distinti, il vero

Bahr-el-Abiad e il Ch-el-Ale, sperando sempre di scorgere qualche

posto di egiziani dell'esercito di Dhafar pascià, ma senza nulla

trovare.

Verso le sei della sera, con buon vento giunse nelle vicinanze della

costa meridionale dell'isola Tura-el-Chadra, all'est della quale sorge

il villaggio di Duêm. Fathma avrebbe voluto scendere a terra per

vedere se potevasi trovare qualche barcaiuolo o qualche contadino e

interrogarlo sulla direzione presa da Dhafar, ma Omar, che temeva e

non a torto, che nelle vicinanze accampasse qualche banda d'insorti,

credette bene di opporsi e di tirare innanzi.

La notte non tardò a scendere con quella rapidità che è propria nelle

regioni equatoriali, avvolgendo in un nero manto le boscose rive dalla

fiumana. Daùd, che non si sentiva del tutto tranquillo, fece spiegare

tutta la tela che era a bordo per non essere raggiunto da qualche

canotto di insorti che poteva tenersi celato fra i papiri o le canne e

si mise in persona alla ribolla del timone dopo di aver fatto caricare

il cannone e portare armi e munizioni in coperta.

Erano le dieci di sera. La luna si alzava scialba scialba dietro le

montagne di Arax-Kol, i cui picchi aguzzi apparivano al disopra delle

foreste e un venticello fresco fresco corrugava la placida superficie

delle acque e piegava con lieve mormorìo le canne e le grandi foglie

dei papiri.

Sulle rive del fiume ruggivano, ridevano o urlavano leoni, jene e

sciacalli che si dissetavano e in mezzo alla corrente scherzavano

giganteschi coccodrilli spruzzando la _darnas_ colle possenti loro

code. D'improvviso in distanza echeggiò un gran grido rauco,

selvaggio, ma umano. Si avrebbe detto un segnale, un richiamo, un

grido d'allarme.

Daùd e i barcaiuoli appena uditolo si erano tutti alzati scrutando

attentamente le rive del fiume. Presentivano istintivamente che

qualche pericolo li minacciava.

Passarono sei o sette minuti, poi quel grido tornò a ripetersi, più

vicino, più forte, più vibrante facendo cessare d'un subito il

concerto orribile delle belve attruppate sulla riva. Il _reis_ si

affrettò a portarsi a prua dove s'incontrò con Omar che stava armando

la sua carabina.

--Hai udito? chiese il sennarese a bassa voce.

--Perfettamente. Daùd, rispose il negro.

--Che ne dici?

--Che quel grido fu un segnale.

--Degli insorti?

--Ho tutte le ragioni per crederlo mandato da qualche sentinella degli

insorti. Stiamo attenti, Daùd che possiamo venire attaccati.

--Se ritornassimo?

--Gl'insorti ci attaccheranno egualmente, ne sono sicuro. Tiriamo

invece innanzi più rapidamente che ci è possibile, Se possiamo

giungere all'estremità sud dell'isola potremo salvarci a Keranek che

non dista che poche miglia dalla riva sinistra del fiume e una

volta...

--Taci! disse improvvisamente il _reis_. Odi?

Omar tese l'orecchio. Sulla riva sinistra si udiva il cigolìo monotono

ed insieme lamentevole che fanno le ruote dei mulini girando sui

consunti perni ed un muggito di buoi. Quasi subito, ad una svolta del

fiume, apparvero tre o quattro ruote gigantesche in movimento.

--Vi sono delle _zacchie_, disse Omar. Allora vi sono dei guardiani.

Infatti erano quattro _zacchie_ che inaffiavano dei campi di _durah_.

Queste _zacchie_, che sono numerosissime sulle rive del Nilo,

consistono in una ruota perpendicolare alla quale sono attaccati con

corde moltissimi vasi di terra. Ogni ruota comunica con un'altra

orizzontale fornita di un grosso perno mosso dalla forza di due tori

che girano scambievolmente dì e notte su di un impalcato di legno

cosparso di terra. Gli Egiziani e i Sennaresi amano molto il cigolìo

di queste ruote, prodotto artificiosamente con un miscuglio di grasso

e di carbone pesto e apprezzano le _zacchie_ che cigolano forte poichè

tengono sveglio il ragazzo che vigila sui tori, quindi queste non si

fermano, e allontanano gl'ippopotami che potrebbero ucciderli. Hanno

anche premura che il cigolìo continui sempre poichè credono che se

cessasse, cesserebbe pure la vita del proprietario.

La presenza di quelle _zacchie_ che continuavano a girare cominciava a

rianimare i barcaiuoli, i quali supponevano che il grido udito fosse

stato mandato da uno dei guardiani. Omar già stava per chiamare uno di

quegli uomini per chiedere che significasse quel segnale, quando un

urlo prolungato, straziante, ruppe il silenzio che regnava sul fiume.

Qualche cosa di grande e di nero cadde nell'acqua sollevandola a

grande altezza. Quasi subito si videro i coccodrilli nuotare in furia

verso la riva sinistra e li udirono chiudere le grandi mascelle con un

rumore analogo a quello che fa un cassone chiudendosi.

--Oh! fe' Omar che cadeva di sorpresa in sorpresa. Che diavolo

succede?

Un altro grido scoppiò poco dopo seguito da un altro tonfo. Altri

coccodrilli che sonnecchiavano sui banchi di sabbia, si slanciarono in

acqua nuotando verso le _zacchie_. Tutti i barcaiuoli, ansiosi e un

po' sgomentati, si precipitarono a tribordo coi fucili in mano,

cercando di indovinare ciò che succedeva sulla riva sinistra.

--Che succede? chiese una voce calma dietro a Omar.

--Ah! sei tu padrona? disse lo schiavo riconoscendo Fathma.

--Sì, che significano queste grida e questi tonfi?

Omar in poche parole la mise al corrente dell'accaduto, esponendo i

suoi timori sulla probabile vicinanza degli insorti.

--Credi tu che queste grida provengano dai guardiani delle _zacchie_?

domandò l'_almea_ quando egli ebbe finito.

--Sì e temo che quei corpi gettati nel fiume e che i coccodrilli

stanno disputandosi, non siano altro che quelli dei poveri diavoli

assassinati.

--Allora corriamo un serio pericolo.

--Sicuro, padrona, ed è per questo che non sappiamo se avanzare o dare

indietro, disse Daùd. Che faresti tu?

--Andrei innanzi, rispose Fathma senza esitare. Non ho paura dei

ribelli.

--E così sia; sforzeremo il passo.

Non aveva ancora finito l'ultima parola che un baccano spaventevole

scoppiò sulla riva sinistra. Era un misto di urla, di fischi, di

abbaiamenti, la più spaventevole cacofonia insomma, che mai abbia

ferito l'orecchio umano. Sei o sette fuochi s'accesero comunicandosi

alle _zacchie_ che in un batter d'occhio furono in preda alle fiamme e

al chiarore rossastro di quegli incendi furono visti grossi

attruppamenti di negri imboscati fra le piante di _durah_ e fra i

papiri.

--Attenzione! gridò Daùd, balzando indietro.

Una scarica formidabile partì dalla riva seguita da urla ancora più

formidabili; una grandine di palle cadde sibilando sulla _darnas_

forando le vele, recidendo le corde, colpendo coloro che non avevano

avuto il tempo di ripararsi dietro la bordatura.

--Fuoco! tuonò la voce di Fathma.

La _darnas_ s'infiammò come un cratere. Al crepitar della fucilata si

unisce il rimbombo del cannone che tira a mitraglia contro le ardenti

_zacchie_ e contro gl'insorti che le circondano. S'odono urla di

dolore, bestemmie, comandi precipitati, tonfi di uomini che colpiti a

morte cadono nel fiume. I coccodrilli si gettano confusamente verso la

riva presso la quale galleggiano numerosi torsi d'ebano già resi

immobili od ancora in preda a spaventevoli convulsioni.

--Ai remi, ai remi, grida Daùd.

Alcuni barcaiuoli, sfidando il fuoco degli insorti che cresceva

terribilmente, si slanciarono ai remi, ma caddero a mezzo ponte. La

_darnas_, abbandonata a sè stessa per la morte del timoniere, girò di

bordo e andò ad arenarsi colla prua contro un isolotto. L'urto che

accadde fu così violento che gli alberi si spezzarono cadendo colle

immense loro vele. Due barcaiuoli rotolarono sul ponte colle teste

sfracellate.

Sulla _darnas_ regnò in breve la confusione. I barcaiuoli, perduto il

loro sangue freddo, si slanciarono a poppa coll'intenzione forse di

abbandonare la barca e salvarsi sulla riva opposta, ma il fiume era

pieno di coccodrilli venuti da tutte le parti per prendere parte a

quell'orgia di carne umana, di più la fucilata dei ribelli continuava

terribile, lacerando l'aria per ogni dove.

--Mille saette, tutti a prua! urlò Daùd. Tutti a prua, cani di

barcaiuoli!

--A prua! a prua! ripetè Fathma, che rispondeva bravamente al fuoco

del nemico.

I barcaiuoli compresero il pericolo e ritornarono dietro la bordatura

di prua, riparandosi meglio che era possibile. Era tempo.

Gl'insorti, vista la _darnas_ arenata, si erano gettati tutti in acqua

fugando i coccodrilli a colpi di lancia e si arrampicavano a dozzine

sui banchi sabbiosi portando seco enormi travi colle quali speravano

di sfondarla. La fucilata, interrotta, ricominciò ancora più

furiosamente, serrata, implacabile, mortale.

La mitraglia fischiava sollevando le acque, scarnando orrendamente

coloro che venivano tocchi dai proiettili; il sangue correva a

torrenti e arrossava le onde del Nilo. Le canne dei fucili scottavano:

erano ardenti.

I ribelli arrivano a decine, a dozzine, a ventine, a trentine,

agitando freneticamente le scimitarre, le lance, le mazze, i fucili,

sfidando imperterriti il fuoco infernale della _darnas_ e cercando di

arrampicarsi sul bordo urlando a chi più può. I barcaiuoli, ai quali

l'imminenza del pericolo infondeva un disperato coraggio, si

difendevano strenuamente coi fucili, colle pistole, cogl'_jatagan_,

colle scimitarre, colle scuri e persino coi remi, martellando,

puntando, forando, schiacciando, tagliando in piena carne. Daùd, Omar

e l'intrepida Fathma colle scimitarre in pugno troncavano tutte le

mani che cercavano di aggrapparsi al bordo della _darnas_ e spaccavano

orribilmente le teste che s'alzavano verso di essi.

Era una carneficina, uno spaventevole massacro che la luce rossastra

delle _zacchie_ in fiamme rendeva ancor più orribile. I barcaiuoli,

anneriti dalla polvere, madidi di sudore e di sangue che colava dalle

ferite, non potevano più far fronte a quell'onda di ribelli che

ingrossava ad ogni istante e che si precipitava ciecamente all'assalto

mugolando come una banda di tigri. Già più che mezzi sfiniti, esangui,

avevano abbandonato il posto ed erano caduti sul ponte rantolando,

quando un cozzo formidabile avvenne a prua.

La _darnas_, spinta all'indietro da una forza irresistibile, lasciò il

banco e tornò a galleggiare, indietreggiando. Una trave avventata da

quindici o venti uomini uniti, l'aveva percossa sotto la ruota di prua

schiantando due o tre madieri; tutti i barcaiuoli, perduto

l'equilibrio, caddero sul ponte fra le urla indescrivibili dei negri

che non ardivano gettarsi in acqua ove nuotavano sempre numerosissimi

coccodrilli occupati a rimpinzarsi della carne dei cadaveri.

Quando si rialzarono per accorrere ai remi un gridò d'angoscia sfuggì

da tutti i petti. La _darnas_, spezzata a prua dalla spaventevole

botta, imbarcava enormi getti d'acqua, affondando rapidamente!

CAPITOLO VIII.--La zattera.

La situazione era disperata, spaventevole: s'avvicinava una tremenda

catastrofe. La _darnas_, colla prua sfondata, il timone schiantato,

senz'alberi, senza vele, andava disordinatamente alla deriva virando

da babordo a tribordo sotto il fuoco infernale degli insorti, che

vista la preda sfuggire, urlavano furiosamente. L'acqua entrava a gran

flotti dalla falla, fischiando fortemente e invadeva a poco a poco il

ponte sul quale cercavano di issarsi a colpi di coda mostruosi

coccodrilli colle mascelle spalancate.

Per alcuni momenti a bordo della _darnas_ regnò una confusione

indescrivibile. I barcaiuoli, ridotti a soli sette, più o meno feriti,

pazzi dal terrore, si erano rifugiati a poppa invocando disperatamente

Allàh e Mohamed, aggrappandosi ai rottami delle antenne e degli

alberi, sordi alle minacce e alle preghiere di Fathma, di Omar e di

Daùd che avevano conservato il loro sangue freddo anche in terribile

frangente. La paura però di cadere nelle mani degli insorti che

seguivano la _darnas_ saltando d'isolotto in isolotto; la paura di

trovarsi nell'acqua fra la banda dei coccodrilli che non avrebbe

mancato di gettarsi su di loro e le percosse e le minaccie dei loro

capi, li decisero di ritornare a prua per cercare di arrestar l'acqua

che non ristavasi dall'entrare.

Ognuno si munì del primo mastello che trovò sotto mano e si mise a

vuotare il liquido elemento che erasi alzato di già d'un mezzo piede.

Daùd, a rischio di ricevere una dozzina di palle, salì sul tetto della

_rekuba_ che formava il cassero della _darnas_ vi prese un barile e lo

incastrò fortemente nella spaccatura della prua. L'affondamento si

arrestò.

--Bene! esclamò il bravo _reis_. Ai remi, Omar ai remi colla tua

padrona! Bisogna guadagnare a qualsiasi costo la riva opposta. Su, voi

altri, vuotate per la barba di mio padre! Vuotate tutti, vuotate!

Omar e Fathma si slanciarono ai remi, l'uno a babordo e l'altra a

tribordo e si misero ad arrancare con tutte le loro forze

allontanandosi lentamente dalle isole e isolette sulle quali

vociferavano e sparavano gl'insorti, ingrossati di numero.

Mezzo fiume era stato di già attraversato quando avvenne un urto. La

poppa si drizzò su di un banco subaqueo incagliandosi profondamente

nelle sabbie o nel fango, e la prua, abbassatasi per l'inclinazione

affondò. S'udì un urlo terribile emesso da sei o sette voci. I

barcaiuoli, perduto l'equilibrio, capitombolavano con Daùd nella

corrente, andando a ridosso della banda dei coccodrilli.

Fathma e Omar, abbandonati i remi, si slanciarono verso prua in

soccorso dei loro disgraziati compagni, ma era troppo tardi. I

coccodrilli, spalancate le enormi mascelle, si erano di già gettati

sulla preda insperata e cominciavano il banchetto. Per tre o quattro

minuti si videro i sennaresi lottare disperatamente gettando urla

strazianti, poi scomparvero fra le onde insanguinate. Alla superficie

dell'acqua non risalirono che pochi brandelli di carne ancora

palpitante, qualche membro smozzato e qualche testa frantumata che la

corrente portava attraverso le scogliere e le galleggianti foglio del

loto sacro.

Fathma e Omar, inorriditi dallo spaventevole dramma svoltosi lì per lì

sotto i loro occhi, si erano arrestati a mezzo ponte, tenendosi

fortemente per la mano, girando gli sguardi smarriti sul fiume rosso

di sangue in mezzo al quale nuotavano ancora i coccodrilli

disputandosi furiosamente gli ultimi avanzi degli sventurati.

Un rauco singhiozzo lacerò la gola del povero negro.

--Daùd!... Daùd!... esclamò egli con voce rotta.

Vi risposero le urla dei ribelli e le detonazioni delle loro armi da

fuoco. Alcune palle fischiarono ai suoi orecchi conficcandosi

profondamente sul ponte inclinato della _darnas_ che continuava

affondare.

--Daùd!... Daùd!... ripetè il negro.

Egli cercò di liberarsi dalla mano di Fathma per spingersi sulla prua.

L'_almea_ invece lo trasse violentemente a sè.

--A poppa! a poppa! gridò ella. Affondiamo!

Infatti la prua si tuffava. La _darnas_ s'inclinò con uno scricchiolìo

sinistro, fremette, ondeggiò, poi spezzossi a metà con gran fracasso.

La poppa si rialzò piegandosi su di un fianco e disarticolando la

_rekuba_ il cui tetto in gran parte si sfondò.

I due superstiti non pensarono più che alla propria salvezza,

Aggrappandosi ai tronchi delle antenne e alle gomene che ancora

pendevano dalle murate, aiutandosi l'un l'altro, sotto il fuoco dei

ribelli che non cessava un sol minuto, guadagnarono il rottame

fortemente incagliato, cacciandosi lentamente sotto la _rekuba_

semi-sventrata.

I ribelli, che non lasciavano le isole, salutarono la loro scomparsa

con una grandinata di lance affatto innocua.

--Coraggio Omar, disse Fathma che tremava malgrado il suo

straordinario sangue freddo. Abbiamo assoluto bisogno di essere forti

per lottare contro l'avversità che ci perseguita. Si direbbe che il

Profeta congiura contro di noi e che protegge la rivale. Dimmi, che

faremo ora, che non abbiamo più i mezzi per tirare innanzi e che i

ribelli ci assediano?

--L'ignoro, padrona, balbettò il negro. Temo che per noi la sia

finita.

--No, finita! esclamò Fathma con veemenza. Sono ancora troppo forte

per arrendermi.

--Ma che volete fare? Non sappiamo più su di chi contare ora che tutti

sono stati divorati. Ho dei terribili presentimenti che mi fanno

perdere quel po' di coraggio che ancora mi resta.

--Se tu hai dei presentimenti devi scacciarli, Omar. Qui abbiamo

bisogno di risolutezza, forza e coraggio per uscire da questa

pericolosa situazione. Orsù, fatti animo, tutto ancora non è perduto.

--Che si deve fare? Se colla mia vita potessi salvarvi, potessi

conservarvi viva al mio padrone, sarei pronto a perderla, ma pur

troppo non gioverà a nulla. Maledetto Mahdi!

--Taci, non imprecare contro quell'uomo, disse Fathma, con voce

alterata.

--Perdono, padrona, non mi ricordava più che...

--Basta così, parliamo invece di qualche cosa di meglio. Credi tu che

tutti i Sennaresi siano stati divorati?

--Non ho veduto alcuno ritornare a galla, nè ho udito alcun grido

d'aiuto dopo il primo assalto dei coccodrilli. Non bisogna contare più

su di loro.

--Sta bene, disse freddamente l'_almea_. Non conteremo che sulle

nostre forze. Dimmi, ora, credi che gl'insorti tenteranno di abbordare

il rottame?

--Non lo credo. Il fiume è ingombro di coccodrilli e mi pare che anche

gl'insorti abbiano paura. Potrebbe darsi però che costruissero delle

zattere o che facessero venire dei canotti.

L'_almea_ provò un brivido e impallidì leggermente.

--Che non si possa lasciare questa carcassa? si chiese ella con

rabbia.

--In qual modo? Siamo proprio in mezzo al fiume. Il primo che ardisce

tuffarsi cadrà inevitabilmente sotto le palle del nemico o sotto i

denti degli anfibi.

--E se si costruisse una zattera?... E perchè no?

--Una zattera!... ah! la bella idea! esclamò Omar, picchiandosi

fortemente la fronte. Abbiamo tanto legname quanto ci abbisogna e di

più armi da tagliarlo e corde a nostro piacimento. Per Allàh! Se si

potesse farla bella a quei cani d'insorti!

--Credi tu che affidandoci alla corrente verremo scoperti?

--Questo lo sapremo dopo. Il fatto è che bisogna allontanarsi prima

che spunti l'alba e senza destare l'attenzione dei ribelli. Se ci

vedono faranno cadere su di noi una tale pioggia di palle da fare dei

nostri corpi un crivello.

--E i coccodrilli ci attaccheranno?

--Forse, ma ci difenderemo senza far troppo rumore. Dispenseremo colpi

di scimitarra sui loro occhi o nelle loro gole. Andiamo a vedere come

stanno le cose al di fuori, Fathma, e se l'oscurità è tanto fitta da

impedire che quelli della riva ci scorgano.

Presi i fucili, Fathma e Omar tenendosi per mano guadagnarono la

parete sfondata che guardava verso la riva sinistra, nascondendosi

dietro un mucchio di rottami. Le _zacchie_ ardevano ancora spandendo

all'intorno una luce rossastra che illuminava sempre però più

debolmente la corrente e i campi di _durah_. Dense nubi di fumo, miste

a scintille, s'alzavano vorticosamente al di sopra dei crepitanti

legni, ondeggiando capricciosamente qua e là a seconda che il vento

soffiava.

Sulle isolette del fiume vociferavano più di due centinaia di ribelli

cogli occhi fissi sul rottame. Alcuni erano immersi nell'acqua fino

alle gambe e scagliavano di quando in quando qualche lancia che si

fissava fortemente sul ponte inclinato del legno, altri invece si

studiavano di guadagnare degli isolotti per avvicinarsi vieppiù, ed

altri ancora si affaccendavano a costruire dei piccoli _tugul_ di rami

e foglie.

--Mi pare che quei birbanti abbiano intenzione di fissare la loro

dimora su questi isolotti, bisbigliò Omar all'orecchio della compagna.

--Lo credi?

--Non vedi che stanno costruendo persino dei _tugul_. Essi calcolano

di pigliarci colla fame, ne sono sicuro.

--E allora?

--Allora bisogna abbandonare il rottame più presto che sia possibile.

La luna sta per nascondersi dietro a quella fascia di nubi, l'incendio

sta per scemare e le stelle sono offuscate dalla nebbia della notte.

Fra una mezz'ora vi sarà oscurità perfetta e potremo prendere il largo

senza essere scorti.

--Quando è così fabbrichiamo la zattera. Allàh e il Profeta ci

aiuteranno.

Essi ritornarono a poppa. Omar, salito sul capo di banda si lasciò

discendere adagio adagio nel fiume tenendosi aggrappato ad una fune.

Ben presto si trovò sul banco subacqueo coll'acqua fino alle

ginocchia.

--Ci sei? chiese Fathma con un filo di voce.

--Sì, rispose il negro che tastava coi piedi la sabbia. Non vi è che

mezzo metro d'acqua e il terreno mi pare sodo. Calami abbasso quanto

legname puoi e quante fune trovi. Non fare rumore, sopratutto e non

perdere di vista i ribelli.

--E i coccodrilli?

--Non ne vedo attorno al banco, eppoi ho la scimitarra. Il primo che

vedo uscire dall'acqua e avvicinarsi a me gli rompo la testa. Orsù,

affrettiamoci prima che l'oscurità sia perfetta.

I rottami non mancavano. Il tetto della _rekùba_ costruito in legno,

come già dicemmo, al momento dell'urto era in gran parte caduto e

questo era sufficiente per costruire una zattera capace di sostenere

due persone. Di più il ponte era ingombro di pezzi d'albero e di

antenne fornite ancora di numerose corde.

Fathma data un'occhiata ai ribelli che bivaccavano parte sulla riva e

parte sulle isole senza più darsi pensiero della _darnas_, si mise

alacremente all'opera. Afferrò un pezzo di tetto e radunando tutte le

sue forze lo trascinò a poppa e lo gettò sul basso fondo. Omar fu

lesto ad afferrarlo e a montarvi sopra.

La favorita del Mahdi · 第 14 / 29 段