La porta assalita colle scuri, coi calci degli archibusi, coi remi, fu

scassinata non ostante le scariche tremende e incessanti degli

assediati.

I barcaiuoli impugnati gl'_jatagan_ irruppero nella abitazione andando

a cozzare contro una barricata dietro alla quale si erano riuniti in

fretta ed in furia i beduini con Fit Debbeud. Malgrado lo slancio

irresistibile furono ributtati e costretti ad uscire dalla stanza per

non cadere sotto il fuoco degli assaliti.

Altre due volte Daùd diede il comando dell'attacco e ben altre due

volte furono respinti, ma al quarto la barricata fu sfondata. Beduini

e barcaiuoli, incontratisi fra i rottami si azzuffarono ferocemente

adoperando i coltelli, le pistole, i fucili e persino i denti,

assordandosi con urla tremende.

I beduini più numerosi non cedevano però d'un passo e già la peggio

volgeva pei barcaiuoli, quando sul pianerottolo della casa apparvero

Omar e Fathma colle pistole in pugno. Fit Debbeud e tre dei suoi

caddero sotto le loro palle. La morte dello sceicco decise la pugna.

Spaventati, presi dinanzi e alle spalle, i beduini perdettero la testa

e si diedero alla fuga per le stanze e precipitandosi dalle finestre

si salvarono nelle foreste del Bahr-el-Abiad.

Dieci minuti dopo Fathma, Omar, Daùd e i suoi barcaiuoli abbandonavano

la villa e s'imbarcavano sui canotti, salendo la corrente del Nilo

Bianco.

CAPITOLO VI.--_La Dahabiad di Notis_.

Era la mezzanotte, quando i superstiti della spedizione e i liberati

mettevano piede sul ponte della _darnas_ ancorata nella piccola baia.

Daùd dopo di aver fatto trasportare i feriti sotto il capannone di

poppa e adagiare sugli _angareb_, e d'aver invano pregato Fathma

perchè si riposasse, comandò di ultimare il più presto possibile i

preparativi di partenza.

Pel momento non vi era pericolo, essendo certi che Notis, ubbriaco

d'oppio, dormiva ancora e che i beduini si erano smarriti nelle

foreste del Bahr-el-Abiad, ma poteva darsi che al mattino venisse

preparata in Quetêna la caccia. Prima che questa si organizzasse,

premeva di essere assai lontani per potersi liberamente difendere

qualora assaliti.

I barcaiuoli al comando del loro _reis_ si misero febbrilmente al

lavoro. I canotti in un lampo furono issati sul ponte, le grandi vele

latine furono sciolte e orizzontate e l'àncora fu strappata dal fondo.

La _darnas_ abbandonò la baia, guadagnò il largo e salì rapidamente e

in silenzio la corrente del Nilo, sotto un vento fresco del nord-est.

Dàud si mise in persona alla ribolla del timone per dirigere la nave

attraverso i numerosi banchi di sabbia e ai bassifondi di cui è

ingombro in quasi tutto il suo corso il Bahr-el-Abiad. Omar e Fathma,

fatte portare in coperta tutte le armi trovate nella stiva, trascinare

a poppa e caricare il piccolo cannone e mandati alcuni uomini sulle

cime degli alberi si affrettarono a raggiungerlo.

--Vedi nulla di sospetto? gli chiese Omar, guardando attentamente le

boscose rive del fiume e il villaggio di Quetêna che cominciava a

sfumare fra le tenebre.

--Assolutamente nulla, rispose Dàud. Mi pare che nessun pericolo ci

minacci, almeno per ora.

--Credi che verremo inseguiti, domandò Fathma, ma senza manifestare

emozione alcuna.

Il sennarese parve indeciso.

--Non ho paura di Notis, gli disse Fathma sorridendo. Puoi parlare

liberamente.

--Temo che ci si dia la caccia, sorellina cara, rispose il _reis_.

--Ma abbiamo ucciso più che mezzi beduini, e anche lo sceicco.

--Che monta? Quando si possiede del danaro nel Sudan si trovano sempre

dei soldati. Ti sembra che Notis ti amasse molto?

--Alla pazzia.

--Allora ci inseguirà, ne son sicurissimo. Il maledetto si recherà dal

_mudir_ (governatore) di Quetêna, gli farà brillare dinanzi agli occhi

un bel gruzzolo di talleri e gli porterà via i dieci o dodici soldati

egiziani che formano la guarnigione del villaggio. Delle _darnas_ o

delle _dahabiad_ ve ne saranno sempre per imbarcarli.

--Corriamo un serio pericolo, adunque?

--Non quanto tu credi, Fathma. La mia _darnas_ è una delle più veloci

che solchino il Bahr-el-Abiad, e prima di domani avremo passato anche

il villaggio di Mahawir.

--E se ci raggiungono? chiese Omar.

--Finchè avremo polvere e palle a bordo ci batteremo, poi sbarcheremo

sull'una o sull'altra riva e ci salveremo nelle boscaglie. Però, sono

persuaso che gli Egiziani non azzarderanno darci l'abbordaggio se noi

ci difendiamo gagliardamente. Quegli uomini del nord non hanno fama di

essere coraggiosi quanto noi sennaresi, disse con un certo orgoglio il

_reis_.

--Credi tu, Daùd, che troveremo ancora Dhafar pascià accampato a

Gez-Hagiba?

--Non lo credo, Omar. Quando noi lasciammo l'isola, mi dissero che fra

qualche giorno sarebbe partito per Om-Qenênak.

--E allora, dove ritroveremo Abd-el-Kerim? chiese Fathma con viva

emozione. Gran Dio! Se noi non lo ritrovassimo più?

--Non metterti in capo simili idee, Fathma, rispose il _reis_. A

Gez-Hagiba io ho alcuni amici pescatori ed essi mi sapranno dire quale

via avrà preso Dhafar pascià. Se si sarà diretto al sud, noi saliremo

il Bahr-el-Abiad fino a Duêm o meglio ancora fino a Hellet-ed-Danàqla

e là noi troveremo i cammelli necessari per dirigerci a El-Obeid. Se

vuoi, io ti fornirò di una scorta di uomini fidati che ti faranno

raggiungere Hicks pascià. Fra dieci o dodici giorni, ti assicuro che

vedrai l'arabo ed Elenka.

L'_almea_, nell'udire il nome della greca, fremette il volto le si

infiammò e strinse convulsamente le pugna.

--Ah! esclamò ella con impeto selvaggio. Potessi alla fine trovarmi di

fronte a quella iena.

--Che le faresti?

--L'annienterei, la farei a brani, in modo da non lasciarle un pezzo

di carne attorno alle ossa.

--La odii immensamente adunque?

--Come un'araba può odiare la sua rivale; come un'araba che fu

sferzata dalla sua rivale; come un'araba che fu resa infelice dalla

sua rivale. Puoi indovinare ora fino a qual punto io odio Elenka.

--Olà! gridò in quel mentre un barcaiuolo. Guarda a prua!

Daùd alzò gli occhi e vide una gran barca che scendeva silenziosamente

la corrente, tenendovi vicina alla riva destra. Gli parve di

conoscerla.

--Se non m'inganno, diss'egli ai suoi compagni, quella _darnas_

appartiene al _reis_ Abu Scioqah mio amico. Sarebbe una bella

occasione per avere qualche notizia sugli avvenimenti che accadono

nell'alto Nilo.

--Che venga da Gez-Hagiba? chiese Omar.

--Potrebbe darsi.

--Interrogalo, disse Fathma. Potremo avere notizie di Dhafar pascià.

--Olà, Abu Scioqah! gridò Daùd facendo portavoce delle mani.

A prua della _darnas_ apparve un'ombra biancastra.

--Chi chiama? domandò raucamente.

--Daùd. Da dove venite?

--Ah! sei tu, amico! esclamò quell'uomo con un tono di voce meno

brusco. Dove ti rechi? Se oltrepassi Woad-Scelai e l'isola di Gez apri

bene gli occhi.

--Perchè? Vi sono degli egiziani?

--Altro che egiziani! La riva sinistra è occupata da una banda di

maledetti Abù-Rof. Ti bombarderanno per tre o quattro miglia.

--Hai veduto Dhafar pascià e la sua armata a Gez-Hagiba?

--Sono partiti da una settimana pei monti d'Arax-Kol, Buona fortuna,

Daùd, e guardati dagli Abù Rof.

--Grazie, Abu Scioqah, sarò prudente.

La _darnas_ di Abu scomparve poco dopo nelle tenebre.

Daùd per ogni precauzione, spinse la sua sotto la riva destra.

--Avete capito, amici miei? chiese egli, dopo qualche istante di

silenzio.

--Ho udito, rispose Omar, ma noi passeremo anche sotto il naso degli

Abù-Rof. Per raggiungere Dhafar pascià bisogna che noi approdiamo a

Hellet-ed-Danàqla. È là che noi sapremo qualche cosa di giusto.

--È quello che penso pur io. Orsù, silenzio adesso e teniamo gli occhi

bene aperti e gli orecchi ben tesi. Non dimentichiamo che abbiamo

Notis a Quetêna. Tu, Fathma, puoi andare a dormire che ne hai bisogno.

--Ho sempre paura che accada qualche disgrazia.

--Non succederà nulla, sorellina, eppoi, se veniamo inseguiti, ti

chiameremo. Va a coricarti nel casotto.

L'_almea_ ubbidì e si sdrajò su di un _angareb_ sotto la tettoia; Daùd

e Omar si arrampicarono invece sugli alberi cogli occhi volti verso il

nord per vedere se le barche di Quetêna li inseguivano.

La _darnas_, grazie al vento che si manteneva assai fresco, continuò a

salire la corrente del Nilo cosparsa d'una moltitudine d'isole,

isolotti e bassifondi formanti una rete inestricabile di canali e

canaletti, fugando i coccodrilli e gli ippopotami che guazzavano

rumorosamente fra le acque.

Le rive del fiume erano sempre deserte. Da una parte e dall'altra non

si scorgevano che gigantesche e fitte foreste che venivano a curvarsi

nelle acque, qualche pezzo di terreno coltivato a _durah_ in mezzo al

quale andavano e venivano allegramente bande d'ippopotami affaccendati

a saccheggiarlo, e assai di rado qualche capanna, e quasi sempre

crollata o sfondata.

Alle due di notte sulla riva destra apparve il villaggio di Mahawir,

attruppamento di capanne coniche e sede di una popolazione di

barcaiuoli e pescatori la maggior parte dei quali si alleano agli

arabi Abù-Ròf per esercitare la tratta degli schiavi a rubare ragazzi

in questa o quella borgata. Daùd avrebbe voluto arrestarsi e

confondere la sua _darnas_ in mezzo a molte altre ancorate dinanzi al

molo, ma la paura di venire scoperto e forse preso fra due fuochi lo

decise a continuare il cammino.

Alle quattro, nel momento che l'alba cominciava a spuntare

all'orizzonte, giunsero all'estremità settentrionale di Gez-Hagiba,

isola assai allungata che divide il Bahr-el-Abiad in due grandi canali

navigabili.

Possiamo arrestarci, disse Daùd a Omar. Abbiamo percorso già un bel

tratto di via e sono persuaso che nessuno ci annoierà pel rimanente

della notte. Domani, se sarà possibile, chiederò informazioni più

precise sulla via presa da Dhafar pascià.

--Non temi adunque che il greco c'insegua?

--No, per ora. Del resto abbiamo su di lui un vantaggio di oltre

quarantacinque miglia.

In quel momento si udì in lontananza una scarica di fucili seguita da

un grand'urlìo. Omar prese le mani di Daùd stringendogliele

fortemente.

--Hai udito? gli chiese con vivacità.

--Sì, rispose il _reis_.

--Chi credi che siano?

--Non lo so.

--Che sia il greco?

--Non lo credo. Siamo distanti non troppe miglia da Mahawir e potrebbe

darsi che questa scarica sia stata sparata nel villaggio.

--Ma queste grida?...

--Hai ragione, mi parvero vicine. Forse saranno state emesse da

qualche banda di Abù-Ròf. Adesso che ci penso, potrebbe trattarsi

dell'attacco di qualche carovana che costeggia il fiume. Tu sai già

che siamo in un paese di ladroni.

Omar crollò la testa. Una seconda scarica di fucili s'udì accompagnata

da grida selvagge. Fathma uscì dalla tettoia correndo verso i due

negri.

--Che succede? chiese ella con voce visibilmente alterata. Siamo

inseguiti?...

--Non ispaventarti, sorellina, disse Daùd colla maggior calma del

mondo. Tirano delle fucilate e nulla di più.

--Non ho mai avuto paura, Daùd, disse con fierezza l'_almea_. Se

corriamo un pericolo puoi parlare liberamente; non farò altro che

prendere il fucile e battermi a fianco dei tuoi uomini.

--Lo so che le arabe sono intrepide.

--E dunque?

--Per ora non sappiamo nulla.

--Non ti pare prudente riprendere la navigazione?

--Se ci inseguono ci raggiungeranno lo stesso. È meglio rimanere qui

anzichè correre: il rischio di venire assaliti nelle vicinanze di

Woad-Scelai. Gli abitanti del villaggio potrebbero moschettarci.

--Ohe! gridò un sennarese dall'alto dell'albero di maestra.

--Guarda una _dahabiad_ che corre su noi!

--Per la barba di mio padre! esclamò Daùd, saltando verso poppa. Che

sia proprio il greco?

Si slanciò sul cassero, seguito da Fathma, da Omar e da mezzo

equipaggio. A seicento passi da poppa essi scorsero una _dahabiad_

grandissima che saliva il fiume a vele e a remi. Sul ponte vi erano

parecchi uomini vestiti di bianco e armati di fucili colla baionetta

inastata.

Daùd impallidì leggermente e la sua destra corse all'impugnatura

dell'_jatagan_.

--Per Allàh! mormorò egli con ispavento. Chi sono essi?....

--Il greco! esclamò Fathma.

--Lo vedi? chiese Omar.

--Sì, eccolo là a prua... È lui, Omar, è lui.

--Tuoni di Dio! Come si è svegliato?...

--Chi va là? gridò una voce partita dalla _dahabiad_.

--Che nessuno risponda, comandò Daùd. Prendete i fucili e stendetevi

sul cassero. Tre uomini al cannone!

I barcaiuoli in men che si dica s'impadronirono dei fucili e si

sparpagliarono pel ponte e pel cassero nascondendosi dietro a tuttociò

che poteva offrire un riparo contro le palle del nemico. Tre di loro,

i più abili e i più coraggiosi si gettarono sul cannoncino che fu

puntato sulla _dahabiad_; la miccia venne accesa.

--Calma e coraggio, disse Daùd. Tu, Omar, rimarrai al mio fianco

pronto a comandare l'abbordaggio se il nemico arriva fino a noi, e tu,

Fathma, ritirati sotto la tettoia. Per prenderti bisogna che passino

sui nostri corpi.

L'_almea_ si rizzò fieramente con gli occhi accesi.

--Io qui rimango, diss'ella. Voi vi battete per me e io mi batterò per

voi.

--Ma la pugna sarà forse tremenda. Vi saranno dei cadaveri e del

sangue.

--E credi tu che la _Favorita del Mahdi_ abbia paura del sangue? Ho

assistito senza tremare al massacro degli 8000 egiziani di Yussif a

Kadir e meno tremerò oggi che abbiamo a massacrare un pugno d'uomini.

Strappò un fucile dalle mani di un barcaiuolo e andò ad appostarsi

dietro a una cassa, gridando:

--Tutti a posto di combattimento. Attenti al comando!

--Brava, Fathma! gridò Daùd entusiasmato. Noi ci batteremo al tuo

fianco.

--Chi va là! chiese la voce di poco prima.

--Fathma! rispose l'_almea_ senza esitare. Chi mi vuole si faccia

avanti!

S'udì un urlo di gioia feroce alzarsi sulla _dahabiad_. Daùd e Omar si

inginocchiarono ai fianchi dell'_almea_ armando rapidamente i

moschetti.

--Attenzione! gridò il _reis_.

La _dahabiad_ di Notis era giunta allora a cinquecento passi di

distanza e continuava ad avanzare a vela e a remi con gran furia. Una

ventina di soldati egiziani invasero il ponte affollandosi sulla

murata di prua e puntando i loro _remington_.

--Vedete quell'uomo che è ritto a prua? chiese Fathma alzando il

moschetto verso di lui.

--Sì, dissero Omar e Daùd. È Notis.

--Ebbene, il primo colpo è destinato a lui. Che il Profeta mi punisca

se io non l'abbatto.

--Fuoco! gridò in quell'istante una voce.

Si videro i soldati egiziani abbassare un dopo l'altro i _remington_

in direzione della _darnas_. Un gran lampo ruppe le tenebre seguito da

numerose detonazioni e dal crepitìo di legno che fendevasi sotto la

tempesta di palle. Un barcaiuolo che trovavasi a cavalcioni della

murata di poppa occupato a caricar il suo moschetto, precipitò nel

fiume.

--Fermi tutti! urlò Daùd, vedendo che alcuni uomini correvano alle

murate per cercar di pescare il compagno. È uomo morto. A te, Fathma!

L'_almea_ balzò in piedi come una tigre, colla carabina in mano,

slanciandosi a poppa.

S'udì una bestemmia alzarsi sulla _dahabiad_ egiziana e fu visto un

uomo aggrapparsi a una corda e sollevarsi sulla prua.

--Ira di Dio, è lei! esclamò quell'uomo.

--Sono io, Notis! gli gridò Fathma con inesprimibile accento d'odio.

Guardati che ti ammazzo!

Ella puntò verso di lui la carabina. Il greco cercò di scendere, ma

s'avvide che non era più in tempo.

--Uccidetela! Uccidetela! urlò egli con voce spaventata.

Alcuni egiziani tirarono su Fathma, ma senza colpirla.

Ella premette il grilletto e Notis capitombolò sul ponte del suo

legno, bestemmiando Dio e gli uomini e dibattendosi disperatamente in

un lago di sangue.

--Sono vendicata! gridò Fathma. Fuoco sulla _dahabiad_. Daùd! Fuoco!

La _darnas_ s'empì di fumo. I sennaresi s'alzavano dietro ai ripari

scaricando le loro carabine. Gli egiziani che si erano radunati

attorno al caduto, andarono sotto sopra, salvandosi dietro alle casse

e ai barili, sparando a casaccio le loro pistole. Il cannone cominciò

a tuonare schiantando l'albero di maestra che cadde con un gran

fracasso sul ponte coprendolo per intero coll'immensa sua vela.

--Bravi, così, fuoco sull'altro albero! urlò Daùd. Ammazzatemi quelle

canaglie spaventate, fracassatemi il timone, che vadano a sfasciarsi

su qualche isolotto. Fuoco, perdio, fuoco nutrito! Evviva Fathma!

L'albero di trinchetto precipitò come l'albero maestro, rompendosi in

due pezzi. Una confusione indescrivibile non tardò a succedere sul

ponte della _dahabiad_ che incominciava a indietreggiare, minacciando

di arenarsi sulle isole sabbiose. Si comandava, si gridava, si

bestemmiava, si sparava e gli uomini cadevano a due a tre alla volta.

Parecchi feriti urlavano di già sul ponte, contorcendosi fra i rivi di

sangue, sepolti fra i rottami dell'attrezzatura e sotto le vele.

I sennaresi, visto che i nemici non erano più in grado di rispondere,

erano saltati fuori dai nascondigli e bersagliavano con una precisione

terribile tutti quelli che commettevano l'imprudenza di mostrarsi. Tre

o quattro di loro si erano messi al cannone e avventavano tremende

scariche di mitraglia che spazzavano da un capo all'altro la barca

nemica aprendo larghe fessure nei madieri e schiantando le murate.

Per dieci minuti gli egiziani si lasciarono moschettare perdendo

parecchi di loro, ma a poco a poco la calma si ristabilì a bordo della

_dahabiad_. Improvvisata a prua una barricata coi rottami degli alberi

e colle casse e le botti, cominciarono ad avanzare a forza di remi

rispondendo gagliardamente al fuoco dei sennaresi, mostrando l'idea di

venire ad un abbordaggio e quindi ad un combattimento a corpo a corpo.

--Ah! razza di cani! esclamò Daùd, afferrando una scure. Avete del

sangue nelle vene! Olà, attenti ad ammazzare il primo che dà

l'abbordaggio. Se arrivano sul ponte noi siamo perduti.

--Tutti a poppa! gridò Fathma che caricava e scaricava la sua carabina

tenendosi ritta in mezzo al cassero. Attenti all'urto! Al cannone, al

cannone!

Fra i due legni s'impegnò una terribile pugna. I sennaresi, che

avevano tutto da temere dall'abbordaggio degli egiziani, superiori

assai di numero, si precipitarono come un sol uomo a poppa aprendo un

foco infernale coi fucili e colle pistole. Il cannone manovrato da

Omar ricominciò a tuonare a mitraglia, sconquassando la barricata

degli egiziani.

Con tutto ciò la _dahabiad_ procedeva sempre a balzelloni, urtando

spesso contro le isole sabbiose. Spinta innanzi con tutta velocità,

andò finalmente a cozzare furiosamente colla prua contro la poppa

della _darnas_.

S'udì uno scriscio formidabile che fu subito coperto dalle detonazioni

delle armi da fuoco e dalle grida dei combattenti. Gli egiziani

incoraggiati dalla voce del loro _reis_, cercarono di salire sul ponte

della _darnas_, ma si trovarono dinanzi i sennaresi con a capo Omar,

Daùd e Fathma. I primi che salirono caddero sotto le loro scuri e i

loro _jatagan_; gli altri dopo di aver tentato di resistere a colpi di

baionetta, si ripiegarono in massa a poppa, dove più di un terzo

caddero sotto una scarica di mitraglia sparata a bruciapelo.

Il ponte si coprì di cadaveri e di feriti. La _dahabiad_ abbandonata a

sè stessa, senza alberi, senza remi, col timone fracassato e la prua

tutta sconquassata e sdruscita, si sbandò sul tribordo crepitando e si

allontanò rasentando gl'isolotti e solcando i bassi fondi ingombri di

piante acquatiche.

Per qualche tratto fu visto arrestarsi or qua e or là vibrando di

bordo, poi sparve da una svolta del fiume. S'udirono ancora in

lontananza grida, comandi, bestemmie, gemiti, detonazioni, poi il

silenzio tornò, rotto appena appena dal gorgoglìo della corrente che

si rompeva sulle sabbie dei banchi.

CAPITOLO VII.--Gl'insorti.

Respinti gli egiziani, medicati in furia i feriti che fortunatamente

non oltrepassavano la mezza decina e riparati alla meglio i danni

sofferti dalla _darnas_, Daùd radunò attorno a sè i suoi uomini per

consigliarsi su quello che dovevasi fare. Quantunque avessero la

sicurezza che Notis era morto o almeno gravemente ferito e che la

_dahabiad_ fosse stata ridotta in uno stato deplorevole, avevano paura

che i superstiti riuscissero a guadagnare il villaggio di Mahawir e

che lì organizzassero una seconda e assai più forte spedizione. Questa

supposizione decise i sennaresi a sciogliere le vele e rimmettersi

prestamente in viaggio prima che capitassero altri malanni anzi alcuni

proposero di cacciarsi nel braccio sinistro del fiume onde evitare di

passare dinanzi al villaggio di Woad-Scelai che trovasi sulla riva del

braccio destro, proposta che fu dal _reis_ accettata.

Alle quattro del mattino la _darnas_ lasciava l'ancoraggio,

inoltrandosi nel canale formato dall'isola di Gez-Hagiba, qua e là

cosparso di banchi sabbiosi e di isolette boscose sulle quali

russavano fragorosamente bande d'enormi ippopotami e sonnecchiavano

mostruosi coccodrilli. I barcaiuoli per meglio dirigere la navicella,

diedero mano ai remi, misurando la battuta con un canto monotono che

il _reis_ di quando in quando intonava.

Erano pochi minuti che navigavano, quando in lontananza si udirono

fragorose scariche di fucili e urla indescrivibili che andavano man

mano crescendo d'intensità. Daùd, Omar e Fathma che si trovavano a

prua segnalando i bassi fondi, furono presti ad accorrer a poppa per

vedere di che si trattava. In sulle prime non distinsero nulla, ma

poco dopo, ad un miglio di distanza, videro alzarsi al disopra degli

alberi una grossa nube di fumo biancastro.

--Oh! fe' Daùd, crollando la testa. Quello là è fumo di fucilate. Cosa

mai succede laggiù? Che accada un combattimento?

--Pare di sì, disse Fathma. Odi queste grida? Se non m'inganno sono

grida di guerra.

--Forse sono due tribù che si scannano, osservò Omar. La guerra dura

eterna in questi luoghi.

--Per Allàh! esclamò Daùd battendosi la fronte. Attaccano la

_dahabiad_ degli egiziani. Deve essersi arenata su qualche isolotto a

un miglia di qui, ne sono sicurissimo, poichè non potevano più

dirigerla.

Amici miei, la fortuna c'è ancora una volta propizia.

--Ma chi vuoi che attacchi dei soldati egiziani?

--Gl'insorti, Omar, i guerrieri di Mohamed Ahmed. Non hai udito un'ora

fa, prima che venissero assaliti, una scarica di fucili? Erano i

ribelli che pigliavano a moschettate la _dahabiad_.

--Vuoi che gl'insorti si sieno spinti di già fino al Bahr-el-Abiad?

--E perchè no? Da El-Obeid al Nilo non vi corre una grande distanza.

Eppoi, tutto il paese è insorto e le popolazioni si mettono in

campagna da un'ora all'altra.

--Non vi sono inglesi adunque da queste parti? chiese Fathma.

--Sì, ho udito dire che il colonnello Coetlegan, con un corpo

ragguardevole di egiziani, si aggira sulle rive del Nilo, passando or

qua e or là per tenere lontani i ribelli, ma non può essere

dappertutto. Vi dico io che i guerrieri del Mahdi attaccano la

_dahabiad_.

--Allora corriamo pericolo anche noi di essere assaliti.

--Sì, se non ci spicciamo a salire il fiume. Per fortuna la darnas è

abbastanza solida per affrontare delle fucilate e siamo ancora in buon

numero per rispondere all'attacco.

--Zitto, state a udire, disse Fathma.

Ognuno zittì e tese gli orecchi. Le scariche di fucili cessarono tutto

d'un tratto e così pure le grida di guerra degli insorti, ma un

momento dopo nuove urla echeggiarono per l'aria, ed erano disperate,

strazianti, come di persone che vengono assassinate. Daùd

involontariamente rabbrividì.

--Gli hanno scannati! mormorò egli con ispavento.

Un sorriso sinistro increspò le labbra di Fathma.

--La vendetta è completa, diss'ella freddamente. Se Notis non era

morto, ora lo è. Il Profeta ha esaudito i miei voti.

--L'odiavi ben terribilmente, Fathma.

--L'odiavo a morte, Daùd. Or che lui è morto non mi resta che Elenka

da combattere, e per quanto sia feroce e forte, io la infrangerò. Si

tratta di sapere ora dove Dhafar pascià l'avrà condotta.

--Noi lo capiremo, padrona, disse Omar, e fra non molto. Il campo

egiziano, quando io disertai, era situato a sei o sette miglia da qui.

È probabile che noi abbiamo a trovare qualche arabo che ne sappia

qualche cosa.

--E se non lo trovassimo?

La favorita del Mahdi · 第 13 / 29 段