--Dobbiamo assalire quella villa che tu vedi là, sulla riva sinistra,

e salvare una donna che si trova rinchiusa. Hai capito, state pronti a

tutto e basta. Recati a bordo ora, portami quella scatola d'oppio che

trovasi nella mia cabina, e vieni a raggiungermi al caffè.

--Io corro.

--Va dunque e spicciati.

Il battelliere non se lo fece dire due volte e se ne andò di corsa.

Ibrahim si stropicciò allegramente le mani ed entrò nel caffè che

trovavasi pochi passi lontano. Non vi era che il _wadgi_ (caffettiere)

che faceva fuoco al fornello alzandosi e abbassandosi per soffiarvi

sopra.

--Meglio così, borbottò il _reis_. Si addormenterà senza testimoni.

Chiamò il _wadgi_, si fece portare una tazza di _moka_ fumante e due

_scibouk_. Aveva appena cominciato a sorseggiare la deliziosa bevanda

che entrava Saba.

--L'oppio? chiese brevemente Ibrahim.

--Eccolo, padrone, rispose il battelliere porgendogli una scatoletta.

Il _reis_ l'aprì con precauzione; conteneva una dozzina di

pallottoline d'oppio. Ne prese quattro e le mise in uno dei _scibouk_

coprendolo con un fitto strato di tabacco.

--Le fumi? chiese Saba, sorpreso. Ti ubriacherai terribilmente.

--Zitto, giovanotto, disse Ibrahim con aria misteriosa. Ora ti

recherai alla villa che poco fa ti additai, e chiederai del greco

Notis, tieni bene in mente questo nome. Gli dirai che venga subito qui

che devo parlargli su cose assai interessanti. Va!

Il battelliere uscì di corsa dirigendosi verso il molo, e Ibrahim,

empito l'altro _scibouk_ di tabacco l'accese mettendosi a fumare colla

maggior calma del mondo. Mezz'ora dopo entrava in furia il greco

Notis.

--Ah! Siete qui, padrone! esclamò Ibrahim con mal celata gioia.

Abbiamo delle grandi novità.

--Narra, Ibrahim, disse Notis sedendosi di fronte a lui.

--Accendete il _scibouk_ ed ascoltatemi, disse il _reis_ spingendo

verso di lui la pipa carica d'oppio.

Il greco prese il _scibouk_ e vedendo che era di già carico l'accese

avvolgendosi fra dense nubi di fumo.

--Ditemi, innanzi tutto, come sta quella donna che voi tenete

prigioniera. Essa mi interessa qualche poco.

--Non mi curerò di lei per tre giorni, rispose Notis stizzito. Ma

dopo, oh la vedremo chi di noi due la vincerà. Raccontami ora, queste

novità.

Il _reis_ vuotò il _fingiam_ (vasetto) di caffè e rovesciandosi

indolentemente sull'_angareb_, gli disse a bruciapelo:

--Padrone, lo schiavo di Abd-el-Kerim è arrivato a Quetêna.

Il greco fece un soprassalto sul sedile emettendo un gran oh! di

sorpresa.

--Da quando? chiese con ansia. L'hai veduto tu?

--Sono due giorni che è giunto e sa già che Fathma trovasi nelle

vostre mani.

--È solo?

--Solo e in miseria per soprappiù.

--Non è da temersi adunque! esclamò Notis che respirò.

--Non c'è da darsene pensiero. Il povero diavolo l'ho veduto ieri sera

che rosicchiava una pannocchia di _durah_ sotto una _rekuba_. Mi

pareva assai malandato.

--Come facesti a sapere che era Omar?

--Perchè gli ho parlato assieme.

--Tu!... Scherzi forse?

--Niente affatto.

--E... ti ha conosciuto?

--Non sa nemmeno chi sia.

--Potevi dargli un colpo di coltello e freddarlo.

--Ma parve una fatica inutile. Che ne dite?

Il greco rispose con una risata da ebete. Appoggiò la testa sulle mani

e continuò a fumare con maggior furia cogli occhi vitrei fissi dinanzi

a sè. Egli provava allora una voglia irresistibile di fumare, un senso

di benessere strano, nuovo, una calma inesprimibile, un alleviamento

di testa unico e una leggerezza tale che credeva di galleggiare in

mezzo all'aria.

Il _reis_ lo guardò attentamente e sorrise. La faccia del fumatore era

smorta smorta, attorno agli occhi cominciavano a disegnarsi due cerchi

azzurrognoli e muoveva le mani convulsivamente.

--L'oppio opera, pensò il barcaiuolo. Fra poco cadrà nel mondo dei

sogni.

--Dunque tu dicevi?... ripigliò Notis, dopo qualche minuto di

silenzio.

--Che freddarlo con una coltellata mi pareva fatica inutile.

--Chi?...

--Lo schiavo di Abd-el-Kerim.

--Abd-el-Kerim, balbettò il greco come non avesse ben compreso. Dov'è

quest'uomo?

--A Gez Hagiba.

--Non mi ricordo più nulla... ho come della nebbia dinanzi agli

occhi... mi pare di galleggiare... di sognare....

Ibrahim non aprì bocca. Il greco continuava a fumare rabbiosamente e

tuffavasi, per così dire, fra le ondate del fumo oleoso e pesante.

Passarono cinque minuti. Notis cambiò tre o quattro volte posizione e

cercò di riappiccare il discorso, ma dalle labbra tremanti non gli

uscivano che frasi interrotte e senza senso. Ad un tratto si rovesciò

sull'_angareb_, chiuse a poco a poco gli occhi e lasciò sfuggire il

_scibouk_ che cadde a terra spezzandosi. Cercò ancora di rialzarsi,

agitò le braccia quasicchè cercasse d'abbracciare qualche cosa che

danzavagli dinanzi, poi restò immobile.

Il _reis_ si alzò e mirò per qualche tempo l'addormentato, il quale

era così pallidissimo da scambiarlo per un cadavere. Un sorriso di

viva soddisfazione e anche di commiserazione apparve sulle labbra di

Ibrahim.

--Ecco un uomo terribile ridotto inoffensivo quanto un fanciullo,

mormorò egli. Quando si sveglierà io avrò pagato il sacro debito con

Dàud ed egli si troverà senza amante. Povero Notis!

S'avvicinò al _wadgi_ e gli mise in mano un tallero.

--Quell'uomo là dorme profondamente, gli disse. Dormirà tutto oggi e

probabilmente tutto domani. Portalo in qualche stanza senza fargli

male alcuno e se dei beduini vengono a cercarlo, rispondi a loro che

tu non l'hai nemmeno visto. Se tutto va bene avrai cinque talleri in

regalo.

--Non temere di nulla, vecchio Ibrahim, rispose il _wadgi_.

Il _reis_ uscì dal caffè nel momento che il sole precipitava dietro i

monti di Semin e di Lao Lao. Respirò una boccata d'aria, poi si

diresse verso il molo sul quale passeggiavano impazientemente Dàud e

Omar.

--Eccomi a voi, amici miei, disse avvicinandosi.

--Il greco? chiesero al un tempo il negro e il sennarese.

--Dorme come un serpente, nè si sveglierà prima di quarantott'ore. Gli

ho fatto fumare una forte dose di oppio.

--Bravo Ibrahim, disse Dàud, stringendogli energicamente la mano.

Andiamo ora alla villa a liberare quella cara amante di Abd-el-Kerim.

--E come si entrerà? interrogò Omar.

--Ci arrampicheremo su per una delle finestre, rispose Ibrahim. Le

tenebre calano in furia; noi approderemo senza essere visti ed

entreremo nella stanza della prigioniera. Ho qui una fune e con questa

discenderemo. Avete le vostre pistole?

--Non manchiamo nemmeno degli _jatagan_. E i tuoi uomini sono

avvisati? Potremmo aver bisogno di loro.

--Non aspettano che il comando di partire, Omar. E i tuoi Dàud?

--Sono sotto le armi.

--Quando è così andiamo e che Allàh ci aiuti.

Saltarono nel canotto, lo allontanarono e si misero a vogar verso la

riva opposta dandosi l'aria di pescatori. Salirono per un buon tratto

il fiume, poi, quando fu notte oscura, ridiscesero cautamente e

approdarono dinanzi alla villa di Notis.

--Vedi nessuno Ibrahim? chiese Dàud.

--Assolutamente nessuno.

--Zitto, mormorò improvvisamente Omar. Abbassatevi tutti.

Alcuni uomini che furono riconosciuti per dei beduini, uscivano allora

dalla porta che metteva sul Nilo. Essi presero posto in una barchetta

che era lì ormeggiata.

--Cercatelo dappertutto, disse una voce che si capì essere quella

dello sceicco Debbeud. Vi sono dei pericoli nell'aria e non è prudente

rimaner fuori di notte.

--Sta bene, risposero i beduini.

La barca si allontanò scomparendo fra le tenebre e la porta della

villa tornò a chiudersi.

--Hai compreso? domandò Omar a Daùd.

--Perfettamente; vanno a cercare il greco.

--Spicciamoci, amici cari. Ecco là quel tamarindo che mi aiutò ieri a

salire fino alla finestra di Fathma. Io mi arrampico, entro nella

stanza e getto la corda. Voi rimarrete qui a difendermi nel caso che

venga scoperto.

--Siamo intesi, non ti perderemo di vista.

Il negro armò le pistole, onde essere pronto a servirsene qualora ve

ne fosse stato bisogno e si avanzò fino ai piedi del tamarindo. Tese

l'orecchio per udire se vi fosse qualcuno che girasse nei dintorni,

lanciò uno sguardo a dritta e a manca, poi abbracciò il tronco e si

mise a salire coll'agilità di una scimmia, fino ai rami. Sostò ancora

un momento per ripigliare fiato, indi si mise a strisciare sul ramo,

che protendevasi fino ad una delle finestre, con mille precauzioni

onde il fogliame non susurrasse o il legno gemesse.

--Ci sei? chiese sottovoce Daùd, dopo qualche istante.

--Ci sono, rispose egli. Attenti.

Guadagnò il davanzale della finestra e guardò entro. Una lampada

illuminava fiocamente la stanza e seduta su di un divano vide Fathma:

respirò.

Allungò una mano e aprì le imposte. Al cigolìo che mandarono girando

sui cardini, l'_almea_ si levò in piedi non dissimulando un gesto di

terrore. Omar si slanciò entro cadendo ai suoi piedi.

--Zitto, Fathma, mormorò egli, vedendo che apriva le labbra per

mandare un grido. Zitto, che sono io, Omar, il fedele schiavo di

Abd-el-Kerim.

L'_almea_ fu ancora in tempo di arrestare il grido che stava per

uscirle. Ella prese la testa del negro fra le mani e l'alzò

guardandola con occhi umidi.

--Tu, Omar, tu, balbettò con un filo di voce che la gioia e l'emozione

rendevano tremula. Gran Dio! Che vieni a far qui, in questa stanza,

dove sono prigioniera?

--Vengo a salvarti, Fathma, vengo a strapparti dalle mani di Notis.

--Ma, disgraziato, non sai dunque che vi sono quindici beduini che

vegliano e che potrebbero da un momento all'altro entrare ed

ucciderti?

--Che importa a me? Del resto sono armato e ho abbasso degli amici che

vegliano.

--Degli amici?

--Sì, Fathma, dei cuori generosi che s'interessarono della tua

disgrazia. Non temere di nulla; io ti libererò per ridarti al prode

Abd-el-Kerim.

L'_almea_ emise un gemito e portò ambe le mani al cuore.

--Narrami, Omar, dove trovasi colui che tanto amo. Non so più nulla di

lui e non lo rividi più da quel funesto dì in cui fummo separati. È

vivo ancora?... Pensa egli alla sventurata Fathma? Parla!... Parla!...

--Sì, è vivo, e trovasi a Gez-Hagida ed è sempre innamorato di te. Fu

lui che mi comandò di venire qui e che mi procacciò i mezzi necessari

per disertare; mi capisci, fu lui. Ah! se tu sapessi quanto ti ama il

mio povero padrone e quanto egli è infelice!

--E perchè non disertò?... Perchè, Omar.

--Ha una donna, una furia che veglia su di lui, che lo segue dì e

notte in ogni suo passo e che gli impedisce di fuggire.

--Una donna! mormorò Fathma che si sentì mordere il cuore dalla

gelosia. Chi è questa donna? Io voglio saperlo. Omar, lo voglio!

--È sempre Elenka.

--Ah! maledetta!

--Ma non aver paura che abbia a vincerlo. Abd-el-Kerim l'odia talmente

che se potesse ucciderla la ucciderebbe.

--Ah! quanto bene mi fanno queste parole, Omar. Sono venti giorni che

ho il cuore straziato dalla più terribile gelosia, venti giorni che

soffro atrocemente!.. Povero Abd-el-Kerim, potessi farti felice.

--Ma che ti ha fatto quel miserabile Notis?... Ho udito parlare di

pugnalate, di...

--Zitto disse Fathma. Quello che fu fu, eppoi sono ormai guarita. Dove

sono questi tuoi amici?

Omar la prese per una mano e la condusse alla finestra.

--Guarda, le disse.

--Vedo due uomini.

--Sono i miei amici. Hai paura di discendere da questa finestra

attaccata ad una corda?

--Discenderei appesa a un filo di seta.

--Quando è così non perdiamo un sol secondo.

Il negro svolse una lunga corda a nodi che teneva arrotolata attorno

al corpo, fissò un capo a una sbarra di ferro della finestra e gettò

l'altra nel vuoto. Tosto si videro Daùd e Ibrahim accorrere a

prenderlo.

--Andiamo, Fathma, coraggio. Fra cinque minuti saremo lontani da qui.

L'_almea_ salì arditamente sul davanzale e si appese alla corda: Omar

vi si mise allato sostenendola con una mano e la pericolosa discesa

cominciò nel più profondo silenzio.

Erano giunti già a mezza fune, quando si udì Daùd intimare:

--Ferma!...

Omar e Fathma si arrestarono tendendo l'orecchio. Non si udiva rumore

alcuno, eccettuato il gorgoglìo del Nilo che rompevasi sulle sabbie

degli isolotti e il lieve susurrìo delle frondi agitate dal venticello

notturno.

--Possiamo discendere? chiese Omar che sentiva Fathma tremare.

Risposero un colpo di carabina e un grido straziante. Ibrahim che si

teneva ritto sulla riva barcollò e precipitò nel fiume. I coccodrilli

che dormivano lì presso furono pronti a saltargli addosso e a farlo a

pezzi.

--All'erta!---gridò una vociaccia.

--Sali, sali, Omar! urlo Daùd. I beduini!

Sei o sette beduini si slanciarono fuori della villa. Daùd scaricò le

sue pistole poi saltò nel canotto e s'allontanò arrancando

disperatamente.

--Sali, sali, gridò egli un'ultima volta.

Omar e Fathma, quantunque si trovassero in una posizione terribile non

si perdettero d'animo. Aiutandosi vicendevolmente, adoperando le mani,

ed i piedi e persino i denti, in meno che lo si dica raggiunsero il

davanzale e si slanciarono nella stanza ritirando in furia la corda.

Erano appena entrati che si udì picchiare furiosamente alla porta.

--Aprite! comandò una voce imperiosa. Aprite per tutti i fulmini del

cielo!

Omar si scagliò contro di essa colle pistole in pugno, ma non ebbe il

tempo necessario per giungervi, poichè violentemente s'aprì e due

beduini irruppero nella stanza colle scimitarre alzate.

Fathma gettò un grido.

--Non aver paura Fathma, gridò Omar. Uno, due...

S'udirono due detonazioni. I due beduini colpiti dalle palle delle sue

pistole caddero l'un sull'altro colle cervella bruciate.

CAPITOLO V.--La Fuga.

Respinti i primi assalitori, Omar e Fathma comprendendo il gran

pericolo che correvano se si lasciavano prendere, si gettarono contro

la porta della stanza rimasta semi-aperta. Chiuderla, sbarrarla e

ammonticchiarvi dietro tutte le mobilie della stanza, fu per loro due

l'affare di cinque minuti.

Avevano appena finito che udirono i beduini salire le scale e

arrestarsi sul pianerottolo facendo un fracasso orribile. Un colpo

violento fu dato alla porta che tenne duro.

--Aprite, razza di cani idrofobi! gridò Fit Debbeud. Ibrahim, è così

che tu tradisci il padrone? Se riesco a pigliarti ti tenaglio le carni

in modo da non lasciartene un pezzo attorno le ossa. Apri, per Allàh,

apri, animale schifoso.

Omar e Fathma invece di aprire si addossarono tutti e due contro la

barricata. Il primo passò una pistola alla seconda.

--Sta attenta, padrona, le disse rapidamente. Nel primo foro che si

apre introduci l'arma e spara.

--Apri, animalaccio ripigliò Fit Debbeud con voce arrangolata. Sei

morto forse con quella donna da trivio? Ah! se fosse qui Notis!

S'udì un secondo colpo ancor più terribile del primo; l'uscio

scricchiolò sinistramente.

--Gettatemi giù la porta, comandò lo sceicco. Voglio ben vedere dove

si sono nascosti questi due birbanti. Vivi o morti noi li avremo in

mano.

--Omar, mormorò Fathma.

--Non tremare padrona, rispose il negro. Prepara la tua pistola e

lascia a me la cura di fugare questo branco di beduini.

--Ma se gettano giù la porta?... Dove fuggiremo noi?

--Prima di entrare dovranno chiedere il permesso alle mie pistole e al

mio _jatagan_. Sta attenta, Fathma!

I beduini si misero a battere furiosamente coi calci dei moschetti e

colle lancie, ma la porta grossa come era, non si scosse nemmeno. Omar

e Fathma già si rallegravano di questo primo successo e stavano per

accorrere alle finestre onde chiudere le imposte, quando s'udì Fit

Debbeud vociare:

--Andate a prendere una scure! La faremo in mille pezzi!

--Siamo perduti, mormorò involontariamente Omar che provò una stretta

al cuore. Fra cinque minuti i birbanti entreranno nella stanza.

--E allora?... chiese Fathma con ispavento. Cadrò ancora nelle loro

mani? Omar!

--Armiamoci di coraggio, padrona, e difendiamoci strenuamente. Chissà,

forse potremo tener testa fino all'arrivo di Daùd e dei suoi

battellieri.

--Credi che verrà?

--Sì, Fathma, egli verrà a liberarci. Orsù, eccoli che ricominciamo

l'assalto. Sta attenta a scaricare la tua pistola e cerca, se è

possibile, di farmi andare a gambe levate qualcuno di questi beduini.

Forse riusciremo a fugarli.

La porta scricchiolò sotto il primo colpo di scure e s'aprì una lunga

fessura. Altri quattro colpi la ingrandirono e un fucile fu

introdotto.

--Indietro, Fathma! urlò Omar, spingendola bruscamente da un lato.

--Arrendetevi! intimò una voce furiosa.

Il negro invece di rispondere afferrò il fucile per la canna, lo

rialzò, puntò una delle sue pistole e fece fuoco. Un urlò accompagnò

la detonazione, poi seguì il rumor sordo di un corpo che cadeva a

terra.

--Ah! cani! vociò Fit Debbeud. Mi assassinano la gente!

Omar scaricò l'altra pistola; s'udì un secondo urlo e un secondo corpo

che cadeva, poi un allontanarsi precipitato di passi e alcune

fucilate, le cui palle si incastonarono nella porta. I beduini

scappavano giù per le scale gettando urla di rabbia.

--Evviva! esclamò Omar, turando la fessura con alcuni guanciali. Sta

attenta Fathma!

In quell'istante s'udirono i rami del gran tamarindo che ombreggiava

l'abitazione, scuotersi furiosamente.

--La finestra, Fathma, la finestra! gridò Omar.

L'_almea_ lo comprese. Si precipitò verso la finestra e vi giunse nel

momento istesso che un beduino si aggrappava al davanzale cercando di

issarsi su. Egli allungò una mano, l'afferrò per un lembo del suo

_habbaras_, con una violenta strappata le fece perdere l'equilibrio e

s'avventò nella stanza come una tigre cercando di strapparsi dalla

cintura l'_jatagan_, ma era troppo tardi.

Fathma s'era gettata a testa bassa su di lui col pugnale d'Omar in

mano. Lo afferrò per la gola e gli sprofondò l'arma fino

all'impugnatura nel cuore, gettandolo esanime al suolo.

Era tempo. I beduini, aiutandosi gli uni cogli altri, stavano per

giungere alla finestra saltando come scimmie fra i rami dell'enorme

tamarindo.

Omar abbandonò per un momento la porta ed accorse in aiuto di Fathma

che, strappato l'_jatagan_ al morto, cercava di respingere gli

assalitori. Con due colpi di scimitarra gettò abbasso due beduini col

cranio spaccato, poi, malgrado le fucilate che gli sparavano contro

quelli che trovavansi sulla riva del fiume, chiuse e sprangò le

imposte.

--Presto, Fathma, diss'egli. Va a chiudere l'altra finestra.

L'_almea_ ubbidì, poi ritornarono tutti e due presso alla porta,

dinanzi alla quale si erano radunali Fit Debbeud e mezza dozzina dei

suoi, cercando di schiantarla a colpi di scure. Bastò un colpo di

pistola per tornarli a fugare.

--Là, così va bene, padrona, disse Omar, ricaricando le pistole. Se a

quei birboni non salta in capo di giuocarci qualche tradimento, non

riusciranno a spuntarla. È già una buona mezz'ora che Daùd è fuggito,

quindi fra non molto sarà qui.

--E credi tu, Omar, che riesciranno a sbaragliare gli assedianti?

--Lo spero, padrona. Daùd ha quindici barcaiuoli, quindici sennaresi

di buona razza che non hanno paura di nulla. Essi prenderanno i

beduini alle spalle e li costringeranno a battere la ritirata se non

vorranno essere presi fra due fuochi.

--E se i beduini si barricano in casa?

--Se quel Fit Debbeud è tanto furbo, corriamo un gran pericolo. Ma ad

ogni modo noi fuggiremo, te l'assicuro, e prima che si svegli Notis. È

ubbriaco d'oppio e dormirà un pezzo.

--E se lo trovano?...

--Il _wadgi_ ha promesso a Ibrahim di tenerlo nascosto e quell'uomo è

incapace di tradirci. Eppoi, quand'anche si svegliasse e venisse qui a

dirigere l'assedio lo dirigerebbe per pochi minuti. Il mio primo colpo

di pistola è destinato a lui.

--Zitto! esclamò Fathma.

--Olà! gridò Fit Debbeud al di fuori. Guardate il fiume! Guardate il

fiume per mille barbe del Profeta!

--Il fiume! mormorò Omar. È Daùd che arriva.

Il negro e l'_almea_ s'accostarono ad una delle finestre e pian piano

l'apersero guardando sulle rive del Bahr-el-Abiad.

La notte era oscura per le nubi che si accavallavano in cielo, ma si

vedeva a qualche distanza. Essi scorsero due lunghi canotti navigar

lentamente sul fiume, cercando di dirigersi verso la riva.

--È Daùd coi suoi uomini, disse Omar all'orecchio di Fathma. Se

potesse approdare senz'essere scorto.

--È impossibile, mormorò l'_almea_. Non vedi i beduini imboscati fra

le canne?

Omar si curvò sul davanzale della finestra e guardò fra i canneti.

Vide muoversi delle ombre, alzare e abbassare delle lunghe aste che

riconobbe essere dei fucili, poi sparire fra il fitto fogliame. Non

potè trattenere una bestemmia.

--Ah! cane di Debbeud! esclamò. Impedirà a loro di sbarcare.

--Noi che dobbiamo fare?

--Nulla per ora, stiamo a vedere come vanno le cose. Armiamoci le

pistole e teniamoci pronti a tutto, anche a tentare una sortita.

I due canotti erano giunti allora a un duecento metri dalla riva e

continuavano ad avanzare senza produrre il menomo rumore. Appena si

vedeva l'acqua spumeggiare sotto i remi che si tuffavano con estrema

prudenza.

--Ehi! gridò in quel momento Fit Debbeud. Arranca a largo!...

I due canotti si arrestarono come indecisi, poi ripigliarono le mosse

con maggior rapidità. In mezzo ai canneti s'udì uno scricchiolio come

d'armi che vengono montate e uno scambiarsi di parole. Le cime delle

canne qua e là si mossero, poi un lampo rossastro ruppe l'oscurità

seguito da una fragorosa detonazione.

--Arranca! arranca! urlò una voce partita da uno dei canotti.

--Fuoco sui canotti! vociò Fit Debbeud.

Sei o sette fucilate tuonarono fra le canne. Al chiaror della polvere

accesa furono visti i beduini tuffati fino alle anche nell'acqua e i

due canotti pieni di negri armati di fucili, ritti in piedi sui

banchi. In mezzo a quelli della prima barca Omar vide Daùd colla

scimitarra nella dritta e un revolver nella sinistra.

--Daùd!... Daùd! gridò egli con voce tonante.

--Chi mi chiama? domandò il sennarese.

--Io, Omar!... Attento ai beduini che sono fra le canne!

--Per Allàh!... Grazie Omar, tieni saldo che arrivo. Olà, ragazzi,

fuoco fra i canneti, tirate!

I due canotti s'infiammarono empiendosi di fumo e una tremenda scarica

tempestò il luogo ove tenevasi nascosto il nemico. S'udirono grida,

bestemmie, lamenti, poi si videro delle ombre salire in furia la riva

e appiattarsi dietro ai tamarindi e alle palme.

Omar impugnò le sue pistole.

--Fathma, disse rapidamente. Pigliamoli alle spalle. Li vedi?

--Li vedo tutti, rispose l'_almea_ tendendo la dritta armata di

pistola e mirando il beduino più vicino, Fuoco. Omar!

Quattro colpi di pistola tennero dietro al comando; due degli

imboscati batterono l'aria colle mani e caddero pesantemente a terra.

I beduini, fuggirono a rompicollo verso l'abitazione e vi entrarono

nel momento istesso che i canotti approdavano.

--Avanti, Daùd, avanti! urlò Omar.

I barcaiuoli posto piede a terra si slanciarono di corsa sulla riva

coi fucili in mano, ma vennero arrestati da un fuoco infernale che

usciva dalle finestre del primo piano. I beduini, barricatisi e

nascostisi dietro le imposte, sparavano a colpo sicuro coi moschetti e

colle pistole, urlando come anime dannate.

Due barcaiuoli caddero senza aver avuto nemmeno il tempo di scaricare

i loro fucili, ma gli altri si dispersero dietro ai tronchi degli

alberi e dietro i rialzi del terreno tirando contro le finestre,

crivellando le imposte e le pareti.

Daùd alla testa di tre coraggiosi, sfidando il fuoco degli assediati

che andava acquistando una terribile precisione, si spinse fino sotto

alla finestra di Omar riparandosi dietro al gran tamarindo. I suoi

uomini si gettarono a terra scaricando le loro pistole sulle finestre

più vicine.

--Getta una fune! gridò il sennarese.

Lo schiavo di Abd-el-Kerim gettò quella che aveva portato con sè, ma

fu troncata da una palla di moschetto.

--Tuoni di Dio! esclamò Daùd. Tutto è contro di noi adunque? Puoi

scendere afferrandoti ai rami del tamarindo?

--E Fathma? gridò Omar.

--Sei barricato?

--Sì e posso resistere coll'aiuto di Allàh e del Profeta.

--Sii pronto a tutto. Ora mi vedrai all'opera.

Egli ritornò di corsa verso la riva coi tre uomini che l'avevano

accompagnato. I barcaiuoli ad un suo fischio si radunarono dietro a

una macchia di bauinie, poi uscirono di corsa avventandosi

furiosamente contro la porta.

--Avanti! avanti! aveva comandato Daùd.

La favorita del Mahdi · 第 12 / 29 段