mi amerà. Se ve la conducessi prima sarebbe capace di tradirmi.
--Uhm! sarà difficile estirpare dal suo cuore l'amore che aveva pel
tuo rivale. Questo arabe, quando amano, rimangono fedeli fino
all'ultimo respiro.
--Ti ricordi quello che ho detto poco fa a mia sorella?
--A proposito di che?
--Le dissi che il tempo cicatrizza le ferite e che cicatrizzerà anche
quella di Abd-el-Kerim. Così il tempo guarirà quella di Fathma. Non ho
fretta, sono paziente e aspetterò che nel cuore di quell'_almea_ si
apra un'altra breccia.
--E se non s'aprisse?
--L'aprirò colla forza rispose Notis risolutamente. Ogni resistenza
sarà vana dinanzi al mio amore che ormai è diventato gigantesco,
impossibile a domarsi e più impossibile ad estinguersi.
--Sta bene; e tua sorella Elenka riescirà ad affascinare quell'arabo
dell'inferno?
Il greco sospirò più volte, crollando il capo, e sul suo volto passò
un'ombra malinconica.
--Ho paura che mia sorella non ritorni mai più dal Sudan, mormorò
egli. Ho un brutto presentimento radicato fortemente nel cuore. Povera
Elenka! Povera mia sorella!
--Nessuno può vedere tua sorella senza fremere, senza sentirsi toccare
il cuore, disse lo sceicco. Se Abd-al-Kerim non l'ha dimenticata del
tutto, ho la certezza che tornerà ad amarla.
--E credi tu che per questo sia salva? Il Sudan è tutto insorto e non
dò un tallero di tutti gli Egiziani che hanno i pascià Hicks e Aladin.
Il _Mahdi_ è troppo possente per venire schiacciato.
Tua sorella è forte, Notis, più forte di una delle nostre donne, anzi
più forte di un beduino. Eppoi, non si uccide una donna bella come lo
è lei. Sono sicuro che se i ribelli vincono gli Egiziani, la
risparmieranno, forse per darla al _Mahdi_.
--Allora sarà perduta.
--Chi sa, potrebbe diventare una favorita e tu sai quanto sono
possenti le favorite.
Notis curvò il capo sul petto e si immerse in dolorose meditazioni,
dimenticando persino l'_almea_. Lo _sceicco_ si spinse innanzi collo
sguardo fisso ora all'orizzonte e ora a terra dove vedevansi le
traccie fresche della scorta, mettendosi a recitare i versetti del
Corano.
Tutto il giorno la piccola carovana camminò ora al passo e ora al
trotto, sempre dietro alle traccie che mantenevano una linea
rigorosamente dritta in direzione di Quetêna, villaggio situato sulla
riva destra del Bahr-el-Abiad.
Era quasi sera, quando lo _sceicco_ che si alzava di frequente sulla
gobba del _mahari_, scorse in distanza un gruppo di cammelli montati
da uomini armati. Riconobbe subito la scorta che conduceva Fathma.
--Alto là! diss'egli, alzando una mano verso i suoi uomini. Gli
abbiamo raggiunti, Notis.
Il greco trasalì e si alzò in piedi sul collo del _mahari_. Egli potè
distinguere i dieci egiziani e il loro caporale, che facevano corona a
due cammelli portanti una specie di _angareb_ sul quale scorgevasi
qualche cosa di bianco che il venticello della sera alzava e abbassava
a capriccio.
--La vedi l'_almea_ gli chiese lo _sceicco_.
--Sì, rispose Notis che tremava per l'emozione. Essa è stesa su
quell'angareb, forse malata.
--Probabilmente prostrata di forze, disse Fit Debbeud. Tanto meglio
per noi; la faremo prigioniera senza che opponga resistenza.
--Dobbiamo seguirli o arrestarci qui?
--Se li seguiamo così possono scoprirci e allarmarsi: ci conviene
lasciare qui i _mahari_ e seguirli a piedi. Non faremo tanta strada,
lo vedrai, poichè le tenebre stanno per calare e tu sai che di notte,
ora che il Sudan è sollevato a rivolta, nessuno si arrischia a
viaggiare. Guarda che essi si dirigono verso quelle colline,
probabilmente per accampare là presso.
Ad un suo comando i beduini smontarono e i cammelli vennero radunati
in cerchio e legati gli uni cogli altri. Un uomo fu lasciato a guardia
di loro e gli altri si misero in cammino rassentando i gruppi di
bauinie, ora raddoppiando il passo e ora rallentandolo e nascondendosi
quando qualcuno della scorta volgeva il capo indietro.
Dopo un'ora gli egiziani fecero alto su di una piccola elevazione del
terreno, nelle vicinanze di un fiumicello che scaricasi nel
Bahr-el-Abiad poche miglia, sotto Quetêna.
Alzarono le tende, accesero i fuochi della notte per allontanare le
zanzare e le bestie feroci, condussero i cammelli a dissetarsi, poi si
sedettero all'aperto aspettando il pasto. I beduini si arrestarono
sdraiandosi fra le erbe.
--Che nessuno si muova finchè non lo comando, disse Notis.
Egli, in compagnia dello sceicco, strisciò fino ad una collina isolata
e guardò attentamente all'ingiro.
Il paese era deserto e il luogo era propizio per tentare l'assalto
dell'accampamento egiziano. Non si vedevano che gruppi di alberi e
cespugli folti; non un _tugul_ che indicasse la presenza di qualche
_baggàra_[1] o di qualche _maazi_[2]; nemmeno un _zeribak_ nel cui
interno potesse celarsi qualche essere umano. Erano proprio soli,
senza testimoni di sorta.
[1] Mandriano. [2] Caprajo.
--Possiamo marciare innanzi, disse Notis. Il primo colpo di fucile è
destinato a quella sentinella che veglia ai piedi del rialzo e il
secondo al caporale. Ucciso il comandante, gli egiziani si lascieranno
scannare come montoni.
--Lascia fare a me, disse lo _sceicco_. Abbiamo dei _mahari_ e delle
armi da guadagnare. Spicciamoci, padrone.
Scesero di corsa il pendìo, fecero levare i beduini e diedero il
segnale di avanzare colla massima prudenza. Il loro progetto era di
irrompere improvvisamente sull'accampamento, di circondare gli
egiziani e di sgozzarli prima che potessero riaversi dalla sorpresa e
dallo spavento.
I cinquecento passi che li separavano dall'accampamento li percorsero
senza venire scoperti. Essi sostarono dietro ad una macchia colle armi
in mano e gli occhi sanguinosamente fissi sui fuochi del campo.
--Dov'è Fathma? chiese lo _sceicco_ con un filo di voce.
--Sotto quella tenda là, rispose Notis. Attenzione!
Alzò il remington e mirò la sentinella che fumava col _scibouh_
appoggiata al tronco di un ambag. Una fragorosa detonazione ruppe il
silenzio della notte accompagnata da un grido disperato.
--_Allàh-el-gader!_ (Dio possente!) esclamò la sentinella e cadde a
terra con una palla in fronte.
--Avanti! tuonò lo _sceicco_ coll'_jatagan_ in mano.
I beduini si slanciarono innanzi come una banda di lupi affamati
gettando urla selvagge e irruppero nell'accampamento colle lancie in
resta.
Gli egiziani sorpresi dalla rapidità dell'assalto, non avevano avuto
nemmeno il tempo di accorrere ai fucili legati in fascio. Sguainarono
le daghe e cercarono di tener testa, ma sin dal primo urto quattro di
essi caddero a terra passati da parte a parte.
Beduini ed egiziani si mescolarono azzuffandosi ferocemente, urlando
ed urtandosi, menando disperatamente le mani, afferrandosi ed
atterrandosi. Notis, incontratosi col caporale gli fece saltare le
cervella, poi si gettò addosso alla tenda dove sapeva trovarsi Fathma.
Proprio nell'istesso istante che vi giungeva vide dalla parte opposta
uscire una bianca figura e fuggire a rompicollo giù per l'erta. La
riconobbe subito.
--Aiuto! esclamò egli. Fathtma mi fugge!
Lo _sceicco_ e sei o sette beduini accorsero a lui, mentre gli altri
finivano a colpi di _jatagan_ gli egiziani.
--Fermati, Fathma, intimò il greco rabbiosamente.
L'_almea_ non volse nemmeno il capo indietro e raddoppiò la corsa
andando or qua e or là come fosse smarrita o cieca. Il greco in pochi
salti le fu vicino.
--Ira di Dio, fermati Fathma! rantolò egli.
L'_almea_ si volse, fece un rapido movimento con una mano, traballò
come percossa da una folgore, gettò uno straziante singulto e cadde di
peso fra le erbe.
Il greco le si precipitò sopra, ma indietreggiò vivamente cogli occhi
fuor dall'orbite, la faccia sconvolta, le mani nei capelli.
--Dio!... Dio!... urlò egli. È morta!...
L'_almea_ s'era trafitta il cuore con un colpo di pugnale!
FINE DELLA PARTE PRIMA
PARTE SECONDA
L'Insurrezione del Sudan
CAPITOLO I.--Omar
La mattina del 2 Ottobre 1883, vale a dire venti giorni dopo gli
avvenimenti precedentemente narrati, una _darnas_ scendeva a vele
spiegate la maestosa corrente del Bahr-el-Abiad in quel tratto che è
compreso fra Mahawir al sud e Quetêna al nord.
Questa _darnas_ era una delle più grandi e delle più magnifiche barche
che solcassero il Nilo, lungo oltre venti metri e larga otto, piatta,
con due alberi, l'uno a prua e l'altro al centro, fatti di più pezzi e
riuniti con rilegature di pelle di bue cucita fresca, sostenenti due
vele latine altissime che si manovravano con un congegno primitivo di
corde. Costrutta tutta in durissimo _sund_ dell'alto Nilo, tagliato in
grossissime tavole, ricongiunte, anziché come tutte le barche in linea
perpendicolare, in linea orizzontale, aveva la prua scolpita
rozzamente a guisa di coccodrillo, un timone di dimensioni veramente
gigantesche colla ribolla pure foggiata a coccodrillo e a poppa una
grande e solida tettoia, una specie di _rekuba_, sulla quale salivasi
con scale laterali.
Sul ponte gironzava una quindicina di barcaiuoli sennaresi, unti di
fresco con burro o con grasso, quasi interamente nudi, alcuni
affaccendati a tirar le corde, altri a far bollire il caffè sul
cassone di legno che serve di fornello e altri ancora a disporre in
buon ordine gli attrezzi di bordo.
A prua, seduti sulle murate, colle gambe penzolanti lungo il bordo,
fumavano due uomini accuratamente ammantellati in candidi _taub_
infioccati.
Il primo di essi era un bel negro di mezzana statura, con muscoli
sviluppatissimi che indicavano in lui una forza non comune, e una
faccia maschia energica, con fronte alta, occhi nerissimi e grandi,
naso dritto e profilato come i nubiani, una capigliatura nera e ondata
anzichè crespa e la tinta della pelle cupa ma con riflessi rossigni.
Il secondo invece era alto, scarno, di colorito bruno occhi grandi ma
stupidi, lineamenti insignificanti colle labbra, le palpebre e le
sopracciglie tinte d'azzurro, le unghie delle mani tinte di zafferano
e la pelle unta di grasso di cammello mescolato a zibetto che
tramandava un profumo fortissimo.
Fumavano da un bel pezzo in silenzio, cogli occhi fissi sulle acque in
mezzo alle quali nuotavano furiosamente enormi coccodrilli sollevando
colle possenti loro code delle vere ondate, quando il bel negro chiese
al compagno:
--Quanto ci manca ad arrivare a Quetèna?
--Una dozzina di miglia, Omar, rispose l'interrogato, nella cui
pronuncia si capiva il sennarese. Ci arresteremo in quella cittadella?
--Puoi immaginartelo, Dàud. Visiteremo tutti i villaggi delle rive del
Bahr-el-Abiad fino a Chartum.
--Speri di trovarla?
--Sempre, anzi più oggi che ieri. L'una e l'altro, te lo giuro, li
scoprirò.
--È adunque molto bella questa donna che ha tanti amanti?
--Tanto bella da mettere il fuoco nelle vene del Profeta se potesse
vederla per cinque soli minuti.
--E si chiama?
--Fathma.
--Bel nome! esclamò Dàud, E chi fu a portarla via?
--Dhafar pascià l'aveva fatta arrestare malgrado le proteste del mio
padrone Abd-el-Kerim e del capitano Hassarn, ordinando che fosse
condotta a Chartum sotto buona scorta, ma io dubito che vi sia giunta.
Temo che Notis siasi slanciato sulle sue traccie e che l'abbia presa
dopo di aver macellato gli egiziani che l'accompagnavano.
--Chi è questo Notis?
--Un greco che amava alla follìa Fathma e la sorella che amava invece
alla follìa il mio padrone.
--Sicchè questo Notis e il tuo padrone erano rivali.
--Sicuro, e rivali accaniti.
--E la sorella del greco dove trovasi?
--Segue l'armata di Dhafar pascià, rispose Omar colla speranza che
Abd-el-Kerim dimentichi Fathma e finisca coll'amare lei.
--E il tuo padrone invece?...
--La esecra, la odia, la disprezza. Non respira che per la sua Fathma.
--E tu adunque, Omar, vuoi trovare questa donna?
--Sì, bisogna che la trovi. Quando disertai giurai ad Abd-el-Kerim di
ricondurla a Chartum sana e salva, corrompendo la scorta.
--Io sono sorpreso come non abbia disertato anche il tuo padrone.
--È custodito più rigorosamente di un prigioniero di guerra. Sei volte
cercò di darsi alla fuga non fosse altro per non vedersi più innanzi
la sorella del greco, ma fu sempre ripreso. La maledetta donna veglia
dì e notte attentamente.
--Se questa donna è così terribile doveva torcerle il collo.
--Se fosse stato libero forse l'avrebbe uccisa, tanto egli la odia.
Omar si tacque e si mise a guardare le ubertose rive del Bahr-el-Abiad
coperte di magnifiche camerope a ventaglio (_camerope umilis_)
coronate alla sommità da magnifici ciuffi di trenta o quaranta foglie
nel mezzo delle quali apparivano bellissimi fiori disposti a
pennacchio e da foreste di _sannut_ e di bauinie, popolate da
moltitudini di scimmie-leoni e di scimmie rubra che facevano un
baccano del diavolo.
Dàud stette alcuni minuti al suo fianco, guardando invece i banchi di
sabbia sui quali sonnecchiavano bande di mostruosi coccodrilli, finì
di fumare il suo _scibouk_ e poi si diresse a poppa, prendendo la
ribolla del timone.
Era già un'ora che la gran barca navigava lentamente, quando apparvero
a un miglio di distanza sulla riva destra, un gruppo di _tugul_ e di
casuccie di mattoni cotti al sole, dominato da un minareto che
slanciavasi sottile e ardito verso il cielo.
--Ecco Quetêna, disse Dàud avvicinandosi a Omar.
--Governa dritto a quel piccolo seno che vedi laggiù, rispose il
negro.
--E perchè non approdiamo dinanzi al villaggio?
--Non voglio che mi vedano sbarcare. Se il greco si trova a Quetêna
potrebbe venire informato del mio arrivo e prendere il largo.
--Hai ragione, Omar, Olà! drizzate la prua a quel seno, gridò Dàud.
La barca s'accostò alla riva destra passando fra numerosi bassifondi
semi nascosti da piante di loto galleggianti, e andò a gettar l'ancora
nel luogo designato, in una insenatura contornata da grandi tamarindi
che si curvavano graziosamente sulle acque.
--Odimi bene, Dàud, disse Omar, passandosi fra le pieghe della fascia
un paio di pistole e un _jatagan_. Tu rimarrai qui colla tua barca, nè
ti muoverai senza mio ordine. Passeranno due, tre, quattro o forse più
giorni senza che io mi faccia vedere, ma non dartene pensiero, Servimi
bene e io pagherò da principe te e i tuoi battellieri.
--Sono due anni che noi ci conosciamo e ciò basta. Mi offrissero mille
talleri per noleggiare il mio naviglio, rifiuterò sempre. Se tu, poi
avrai bisogno d'aiuti, vieni da me e metterò a tua disposizione i miei
uomini e la mia scimitarra.
--Grazie, Dàud, disse il negro, commosso. Abd-el-Kerim ti sarà
riconoscente.
Fece gettare una tavola fra la barca e la riva e discese a terra,
tirandosi sugli occhi il cappuccio Dato uno sguardo al paese
circostante che appariva deserto prese un sentiero che costeggiava il
fiume, ombreggiato da una parte d'alti alberi e dall'altra d'alte
canne e si diresse a rapidi passi verso Quetêna.
Man mano che si avanzava, il paese cangiava aspetto e si popolava come
per incanto. Alle foreste si succedevano rigogliosi campi di _durah_,
d'orzo e di miglio, in mezzo ai quali andavano e venivano bande di
schiavi occupati alla raccolta o alla mietitura e che rompevano il
silenzio con bizzarre e selvagge canzoni che si ripercuotevano sulle
rive opposte del fiume, sempre coperte da boscaglie. Qua e là
apparivano dei _tugul_ di paglia dalla cui sommità o dai fori laterali
sfuggivano getti di fumo, e più lontano delle _zeribak_ occupate da
mandrie di vacche. Di tratto in tratto piccole carovane si mostravano
fra le piantagioni, alcune in riposo coi cammelli inginocchiati che
sbadigliavan sotto i torbidi raggi solari e altre in movimento,
accompagnate dal dolce tintinnìo dei campanelli appesi al collo o alla
fronte degli animali.
Omar si diresse verso un _tugul_ sotto la cui _rekùba_ (tettoia) stava
indolentemente sdraiato su di un _angareb_ un giovane sennarese che
dall'aspetto pareva un barcaiuolo. Egli si sedette vicino a lui e dopo
di avergli inviato, come è l'abitudine, il saluto, gli chiese:
--Sei di Quetêna?
--Sì, rispose il sennarese, senza muoversi. Omar estrasse un pugno di
_parà_ e glieli gettò nella farda. Il sennarese lo guardò sorpreso, ma
senza aprir bocca e li raccolse meccanicamente.
--Parla, disse semplicemente Omar. Hai veduto arrivare in Quetêna dei
soldati egiziani, che conducevano una bella donna?
--No.
--Nemmeno dei beduini guidati da un greco?
--Dei beduini sì, portavano una donna che dalle vesti mi parve
un'_almea_.
Omar fece un soprassalto sull'_angareb_, sbarrando tanto d'occhi.
--Non m'inganni tu? chiese egli con veemenza.
--A che pro? rispose il sennarese alzando le spalle.
--L'hai veduta coi tuoi occhi quest'_almea_?
--Sì, e mi parve assai bella, una specie d'urì del paradiso del
Profeta.
--E tu dici che la portavano?
--Sì, la portavano su di un _angareb_ sostenuto da due _mahari_.
--Era ammalata forse? chiese Omar, che si sentì un brivido correre per
le ossa.
--Mi si disse che era pericolosamente ferita.
--Come?.... Ferita mortalmente?.... Da chi?.... Quando?....
--Che ne so io! Non conosco gli uomini che la conducevano, nè so da
dove venissero.
--I beduini erano guidati da un greco d'alta statura con barba nera e
ispida?
--Sì, il greco era alto e barbuto, anzi lo scorsi mezz'ora fa seduto
sulla riva del Bahr-el-Abiad a quattrocento passi da qui.
Omar saltò in piedi colla dritta sull'impugnatura dell'_jatagan_. Sul
suo nero volto brillava una gioia selvaggia, feroce.
--Egli è a quattrocento passi di qui! esclamò egli afferrando per le
spalle il sennarese e ficcando i suoi occhi in quelli di lui.
--Ti assicuro che lo vidi e scommetterei che vi è ancora.
--E l'_almea_ dove fu alloggiata?
--In una palazzina della riva sinistra ed è circondata da un palmeto.
--Grazie, giovanotto, grazie, ripetè Omar, gettandogli nella farda un
nuovo pugno di _para_.
Uscì dalla _rekùba_ come un lampo, si calò il cappuccio fino al mento,
e si slanciò sul sentiero avanzandosi a rapidi passi.
--Il greco è un uomo morto, mormorò egli. Lo getto nel Nilo a pasto
dei coccodrilli e poi salvo Fathma. Non temere mio povero padrone, che
Omar ritornerà a farti felice. Era da prevedersi che avrebbero
assalita e distrutta la scorta per avere in loro mani l'_almea_, ma
Omar vi punirà tutti, tutti!
Si gettò in mezzo ai canneti, procedendo a salti, sollevando bande di
pernici, di pavoncelle, di cornacchie e di superbi fenicotteri che
fuggivano gridando maledettamente, e giunse a trecento passi dai primi
_tugul_ di Quetêna. Qui si arrestò di botto come fosse stato d'un
colpo pietrificato.
A dieci metri di distanza, seduto su di una piccola rupe tagliata a
picco sul Bahr-el-Abiad, aveva scorto un uomo avvolto in una ricca
farda, colla faccia semi-coperta da una barba nera e ispida. Lo
riconobbe subito; un tremito di collera agitò le sue membra e i suoi
lineamenti.
--Notis! esclamò.
Lo fissò attentamente, trucemente, rattenendo il respiro. Il greco
aveva gli occhi rivolti su di una bella abitazione, piantata sulla
riva opposta del fiume e che specchiavasi nelle tranquille acque.
Sulla cima di quella villetta ondeggiava la bandiera greca, e tutto
all'intorno crescevano superbe palme e grandissimi tamarindi che
deliziosamente ombreggiavano. Omar sussultò e spinse i suoi occhi
verso le finestre riparate da leggiere persiane.
--Fathma è là! mormorò egli. Il cuore me lo dice e lo sguardo del
greco fisso su quelle finestre mi assicura che il cuore non si
inganna. Sta bene: ora a noi due, Notis.
Levò dalla cintura una pistola, l'armò silenziosamente, versò alcuni
grani di polvere nello scodellino per essere più sicuro del colpo e
l'alzò, mirando la testa del greco.
Gli faccio scoppiar il cranio, pensò il negro. Capitombolerà nel Nilo
e i coccodrilli s'incaricheranno di far sparire il cadavere.
La canna dell'arma si era arrestata all'altezza della fronte di Notis;
già stava per far partire la carica, quando udì sulla riva opposta un:
--Olà!
Abbassò la pistola, nel mentre che il greco saltava in piedi. Guardò e
vide staccarsi dalla villetta una piccola barca montata da un beduino,
il quale arrancando vigorosamente, fendè la corrente del
Bahr-el-Abiad.
--Sei tu, Fit Debbeud? chiese Notis.
--E chi vuoi che sia? rispose lo sceicco.
--Fit Debbeud! mormorò Omar, Questo è il nome dei sceicco che rapì il
mio padrone e che lo chiuse nei sotterranei di El-Gark. Che succede
mai?
Si nascose meglio che potè fra le canne colla pistola sempre
impugnata. Il beduino toccò la riva, si arrampicò sulla piccola rupe e
baciò la mano che il greco gli porgeva.
--Finalmente! esclamò Notis, mandando un sospirone. Come vanno adunque
le cose laggiù? Posso o non posso vederla e parlarle senza pericolo?
--Fathma è in piedi ed è completamente ristabilita, rispose lo sceicco
sorridendo. La ferita si è cicatrizzata mercè le mie erbe miracolose e
tu puoi parlarle d'amore senza che abbiamo a temere una ricaduta.
Quella donna bisogna che sia di ferro per guarire da un colpo di
pugnale così terribile.
Omar sentì le carni raggrinzarsi e sul volto correre grosse gocce di
sudore. Guardò lo sceicco e il greco stupefatto.
--Guarita!... un colpo di pugnale!... balbettò egli. Cosa è successo
mai? Che l'abbiano pugnalata per impadronirsi di lei? Ah!
miserabili!...
--Sa che io sono qui? chiese Notis dopo qualche istante di silenzio.
--Non ti ha mai nominato ma deve saperlo. Non ha parlato altro che di
Abd-el-Kerim.
Il greco fece un gesto d'impazienza e digrignò i denti come una jena.
Sempre quell'uomo esclamò con rabbia. Che non l'abbia a dimenticare
mai adunque?
--Chissà, forse col tempo la ferita si rimarginerà.
--Non col tempo, io ho fretta di farla mia, capisci, Fit Debbeud.
L'amo e sempre più furiosamente e voglio che lei mi ami.
--Tenta, forse vi riuscirai. E di Elenka sai nulla?
--Assolutamente nulla, Eppoi, in quale modo? Ho paura di non udir
parlare più mai di lei, ora che trovasi giù nel Kordofan.
--E nemmeno del tuo rivale?
--Nemmeno.
--Vuoi recarti dall'_almea_?
--Sì, ma come mi accoglierà? chiese Notis incrociando le braccia.
--Probabilmente assai male, ma dinanzi alle minaccie cederà, rispose
lo sceicco. Le dirai, per ispaventarla, che gl'insorti hanno ucciso
Dhafar pascià e tutti gli uomini che lo seguivano.
--Ma non vorrà credermi.
--Oggi, ma domani o posdomani ti crederà, ne ho la certezza.
Il greco fissò i suoi occhi sull'abitazione, esaminando le finestre e
sorrise con compiacenza.
--Vieni Fit Debbeud, disse.
Tutti e due scesero dalla rupe e guadagnarono la barca arenata fra i
canneti. Omar saltò fuori e li vide prendere i remi, attraversare il
fiume e sbarcare dinanzi all'abitazione. Una bestemmia gli uscì dalle
labbra; le sue mani tormentarono il grilletto delle pistole.
--Che accadrà mai? si chiese egli coi denti stretti. Ho una smania
furiosa di sparare loro addosso, ma quand'anche gli uccidessi poco
guadagnerei. Orsù, siamo pazienti.
Guardò attentamente la riva opposta e gli alberi che circondavano
l'abitazione. Un'improvvisa idea gli balenò in mente.
--La riva è deserta, mormorò egli, e nessuna barca solca il fiume. Io
vado là, salgo su quel tamarindo che allunga i suoi rami fino alle
finestre e udrò tutto e vedrò tutto. Se il greco alza un dito verso
Fathma, accada qualunque cosa io lo ammazzo.
In un batter d'occhio si spogliò, nascose le vesti in una fitta
macchia di bauinie, si legò sul capo l'_jatagan_ e le pistole e
raggiunta la riva scese risolutamente nell'acqua, nuotando
vigorosamente.
CAPITOLO II.--_Fathma_.
Nel momento che lo schiavo di Abd-el-Kerim affrontava arditamente la
corrente senza darsi pensiero alcuno dei coccodrilli, che forse erano
lì vicini, Notis entrava nell'abitazione. Egli si arrestò alla vista
di un vecchio reis che imbacuccato in una stracciata _farda_ stava
appoggiato al muro fumando in un orribile _scibouk_ annerito.
--Allàh sia benedetto? esclamò il capo battelliere, movendogli
incontro. Cominciava a perdere la pazienza.
--Sei tu, mio vecchio Ibrahim, disse Notis non dissimulando la sua
sorpresa, Qual vento ti ha portato qui?