lontananza e da uno scoppio di urla feroci.
--Abd-el-Kerim! esclamò Fathma con ispavento.
Egli la sollevò e se l'appoggiò al petto come una madre fa d'un
fanciullo.
--Vieni, Fathma, diss'egli sordamente. Sono inseguito dai beduini che
mi rapirono. Vieni, vieni!
Egli fuggì a grandi salti e colla medesima facilità come se portasse
un leggero fardello, tanta era la forza che infondevagli l'amore e la
gioia d'aver ritrovata colei che egli credeva per sempre perduta.
Attraversò sempre correndo l'ultimo tratto della foresta e giunse
nella pianura d'Hossanieh proprio nel momento che un plotone di
_basci-bozuk_ sbuccava alla carriera da una gola formata da due ripide
colline.
--Fathma! esclamò Abd-el-Kerim, con emozione. I _basci-bozuk_!
L'uomo che cavalcava alla testa dei soldati, venne a loro incontro a
tutta velocità e gettò un gran grido:
--Abd-el-Kerim! Abd-el-Kerim!
--Hassarn! gridò l'arabo.
Il capitano balzò di sella e li raggiunse colle braccia aperte;
Abd-el-Kerim e Fathma si precipitarono incontro a lui.
--Ah! esclamò il capitano Hassarn stringendoli ambedue in un tenero
amplesso. Vi credeva per sempre perduti!
CAPITOLO XIII.--Il Delatore.
All'indomani il campo egiziano era tutto in confusione. Fanti,
artiglieri e cavalieri andavano e venivano frettolosamente e
lavoravano con febbrile alacrità; gli uni piegavano le tende e le
arrotolavano accuratamente, altri scioglievano fasci di fucili e li
consegnavano ai rispettivi proprietari, altri ancora si aiutavano
reciprocamente a mettersi in ispalla gli zaini, a incinghiare le
gamelle e le giberne. Si tiravano i cannoni e se li aggiogavano ai
muli o agli asini, si insellavano i cavalli, si caricavano i cammelli
e si conducevano in furia ai pozzi a rinnovare le provviste d'acqua e
ad una estremità dell'accampamento si formavano le compagnie che tosto
si muovevano quale avanguardia.
Si capiva subito che gli Egiziani levavano il campo. Alla notte erano
giunti i rinforzi da Chartum, consistenti per lo più in artiglieri, e
Dhafar pascià aveva dato il comando di prepararsi per mettersi in
viaggio onde raggiungere l'esercito comandato dai pascià Hicks e
Aladin.
Nel momento che maggiore era l'animazione, un uomo avvolto
accuratamente in un gran _taub_ alla beduina che gli lasciava scoperti
solamente gli occhi, entrava nel campo, senza essere quasi visto.
Lo sconosciuto si fermò un momento dietro ad un gruppo di cammelli
inginocchiati che aspettavano il carico, guardò con grande attenzione
qua e là come cercasse qualche volto di sua conoscenza, poi tirò
innanzi con passo quasi furtivo, oltrepassò in furia le tende degli
ufficiali e dello stato maggiore coprendosi col _taub_ persino il capo
e s'arrestò dinanzi alla tenda di Dhafar pascià sulla cui cima
ondeggiava la bandiera egiziana.
--Alto là! gli intimò la sentinella che vegliava dinanzi l'entrata.
Lo sconosciuto mostrò il suo volto e fece volare in aria un tallero.
La sentinella si tirò prestamente da un lato presentandogli l'arma non
senza un gesto di sorpresa e di terrore.
--Non aver paura che non sono uno spettro, disse lo sconosciuto,
sorridendo. Quando parte il grosso della truppa?
--Fra due ore, rispose la sentinella.
--Con chi è Dhafar pascià?
--Coi suoi aiutanti di campo.
--Va a dirgli ch'io debbo parlargli immediatamente ma che desidero sia
solo.
La sentinella chiamò un compagno, gli consegnò il fucile ed entrò
precipitosamente nella tenda. Poco dopo uscì seguito da tre aiutanti
di campo.
--Vi aspetta, diss'egli.
Lo sconosciuto entrò e trovò Dhafar pascià in piedi dinanzi ad un
tavolino ingombro di carte geografiche.
Il pascià retrocesse vivamente, quando lo sconosciuto lasciò cadere a
terra il _taub_.
--Notis! esclamò egli con terrore. Non è possibile!
--Sì, sono Notis, Dhafar pascià, rispose il greco. Quel Notis che
tutti credevano morto nelle foreste del Bahr-el-Abiad.
--Ma come mai siete vivo?... M'avevano narrato che Abd-el-Kerim vi
aveva cacciato la scimitarra attraverso il corpo e che eravate caduto
in uno stagno profondissimo.
--È vero, disse Notis, ma i greci hanno l'anima incavigliata.
--Non capisco come siate risorto.
--È facilissimo, pascià! Quando Abd-el-Kerim mi lasciò nello stagno,
non ero ancora spirato. Un beduino, passando poco dopo per la foresta,
udì i miei gemiti e mi raccolse. Languii più giorni nella sua tenda ma
finalmente guarii ed ora ritorno al campo.
--Per riprendere il comando della vostra compagnia?
--Niente affatto, Ecco qui una lettera firmata dal _mudir_ di Chartum
il quale mi concede il congedo di due anni; mia sorella me la recò tre
giorni or sono.
--Ah! fe' Dhafar sorpreso. È qui vostra sorella Elenka?
--No, è accampata alle ruine di El-Garch.
--E allora che volete da me? chiese il pascià dopo di aver letta la
lettera che Notis gli porgeva.
--Siamo perfettamente soli?
--Assolutamente soli.
--Dhafar pascià, disse Notis gravemente, nelle vostre file avete una
spia di quel cane di _Mahdi_.
--Nelle mie file, esclamò il pascià. Chi può essere mai?
--Una donna che fu la favorita del _Mahdi_ e che ora divenne l'amante
di Abd-el-Kerim.
--Fathma!
--Sì, proprio l'_almea_ Fathma, mandata qui dal suo signore per
tradirvi tutti quanti e farvi uccidere prima che abbiate a raggiungere
l'armata d'Hicks pascià.
--È forse una rivincita che tentate contro Abd-el-Kerim?
--Non mi curo più di quell'arabo. Lo disprezzo e ciò per me basta.
--Ma sapete che se è vero quello che asserite Fathma è perduta?
--Che farete di quella donna? chiese Notis la cui voce tremavagli
leggermente.
--La faccio fucilare subito.
Il greco impallidì ma non fece nessun motto che tradisse la violenta
emozione che agitavalo. Comprese subito che era andato troppo innanzi
e che correva rischio di perdere per sempre Fathma, ma non si
scoraggiò.
--Se la fate fucilare, è una grande disgrazia, disse.
--Perchè mai? I ribelli non meritano compassione, anzi nemmeno
quartiere.
--Io, se fossi in voi, la manderei a Chartum e ve la terrei come
ostaggio. Il _Mahdi_ l'ama, e potrebbe servirsi per scambiarla contro
qualche personaggio importante che avesse la sfortuna di cadere nelle
mani dei ribelli.
--Confesso che voi ne sapete più di me, ma chi mi assicura che essa fu
la favorita del _Mahdi_? L'accusa è gravissima.
--Lo assicurerà un dongolese che la vide più volte a El-Obeid.
--Dove si trova quest'uomo?
Il greco uscì dalla tenda e mandò un fischio stridulo, poi sparò in
aria un colpo di pistola. Tosto si vide accorrere verso il campo un
selvaggio seminudo, armato di una lunga lancia; in poco tempo giunse
alla tenda e fu condotto alla presenza del pascià.
--Tu sei dongolese, non è vero? chiese Dhafar, guardandolo con
curiosità.
--Si, padrone, rispose il negro,
--Da dove vieni?
--Da El-Obeid dove accampava il ribelle Mohamed Ahmed.
--Conosci tu Fathma?
--Sì, era la favorita del _Mahdi_, La vidi più volte a El-Obeid.
--Basta, così, puoi andartene
Il negro se ne andò dopo d'aver scambiato un rapido sguardo col greco.
--Che fate ora? chiese Notis dopo qualche istante di silenzio.
--Faccio arrestare Fathma e condurre sotto buona scorta a Chartum.
--Ma Abd-el-Kerim la seguirà, innamorato come è, e potrebbe corrompere
la scorta e liberare la prigioniera.
--Lo so, ma Abd-el-Kerim lo terrò al campo.
--Ho anzi qui una lettera del governatore di Chartum, il quale vi
impone di condurre con voi Abd-el-Kerim ricorrendo, qualora vi fosse
bisogno, alla forza.
--Come mai al governatore saltò in capo di obbligarmi a fare questo?
chiese Dhafar, leggendo la seconda lettera che il greco aveva levata
dalla saccoccia.
--L'ignoro, ma probabilmente deve esserci il suo perchè.
Dhafar guardò fissamente Notis e scosse il capo.
--A chi affiderete il comando della scorta? incalzò il tenente.
--Ad uno dei miei aiutanti di campo.
--E perchè no a me?
Un risolino malizioso apparve sulle labbra del pascià.
--Perchè potreste fare quello che farebbe Abd-el-Kerim. Mi dissero che
la causa del duello fu una donna e questa donna è precisamente la
stessa che voi accusate. Basta così, ubbidisco e voi ubbidite.
Il greco a mala pena frenò un motto di dispetto Dhafar pascià battè
tre volte le mani nel momento istesso che al di fuori echeggiavano le
trombe e rullavano i tamburi.
Un aiutante di campo accorse.
--Prendete con voi dieci uomini, gli disse il pascià, e andate ad
arrestare Fathma. Viva o morta la condurrete qui.
L'aiutante di campo s'inchinò, uscì e chiamò dieci soldati, ai quali
fece caricare le armi e inastare le daghe. Stava per dare il comando
di marciare quando fu raggiunto dal greco Notis.
--Kebir, diss'egli, facendogli scivolare in una saccoccia una borsa
ricolma di talleri. Guai a te se torci un capello all'_almea_.
--Non temere di nulla, Notis, rispose l'aiutante. Ti comprendo di
volo.
--Va ora, e sta attento ad Abd-el-Kerim.
L'aiutante si pose in cammino seguito dai dieci soldati e ad una certa
distanza dal greco che s'era tutto coperto col _taub_. Attraversarono
il campo nel quale si ordinavano le compagnie e giunsero alla casupola
di Fathma nel momento che l'_almea_ appariva alla porta accompagnata
da Abd-el-Kerim e dal capitano Hassarn.
--Alto là! intimò Kebir, sguainando la scimitarra.
Alla vista dell'aiutante di campo di Dhafar pascià colla scimitarra in
mano e dei dieci soldati colle baionette in canna, un brivido di
terrore era passato per le ossa di Fathma e di Abd-el-Kerim. Essi
s'arrestarono, guardandosi in viso con ansietà e con meraviglia, non
sapendo spiegare il perchè di quella presenza di soldati armati.
--Che significa ciò? chiese l'arabo con stupore.
--Ho l'ordine d'arrestare uno di voi, rispose Kebir.
--Uno di noi? esclamarono tutti e tre ad un tempo.
--Fathma, disse l'aiutante ponendole una mano sulla spalla, in nome di
Dhafar pascià io ti arresto!...
Un grido d'orrore e d'angoscia sfuggì dalle labbra dell'_almea_.
--Io arrestata! balbettò la poveretta... Io... io!...
--È impossibile! gridò Abd-el-Kerim, dando indietro.
--Qui c'è uno sbaglio, disse Hassarn. Tu vuoi scherzare, Kebir.
--Ti dico io, Hassarn, che ebbi l'ordine d'arrestare l'_almea_ Fathma,
replicò l'aiutante di campo.
--Ma di che sono accusata?... Non ho fatto male a nessuno, io.
--Ignoro perfettamente il motivo.
--Kebir, disse Abd-el-Kerim con voce rauca. Non ischerzare, o per
Allàh io ti spacco il cranio.
--Io obbedisco e nulla di più. Dhafar pascià ti dirà il perchè fece
arrestare la tua amante. Orsù, spicciamoci che si sta per partire.
--Ma io non sono colpevole! esclamò Fathma che tremava come fosse
assalita da violentissima febbre. Abd-el-Kerim, oh! io ho paura, non
voglio venire, non ho fatto nulla per venire arrestata, salvami.
--Coraggio, Fathma, disse l'arabo, cingendola con ambe le braccia. Non
temere di nulla che siamo qui noi a difenderti, Dhafar pascià non può
essersi che ingannato, vieni con noi senza tremare. Io e Hassarn siamo
abbastanza potenti per disperdere un'accusa, se questa vi sarà.
I soldati li avevano circondati tutti e tre. Abd-el-Kerim passò il suo
braccio sotto quello di Fathma e il drappello si mosse verso il campo.
--Fathma, disse l'arabo. Fatti coraggio.
L'_almea_ era pallidissima e camminava a gran pena appoggiandosi o
meglio abbandonandosi al braccio del fidanzato.
--Ho paura, mio povero Abd-el-Kerim, diss'ella con voce fioca.
«Ho dei sinistri presentimenti che invano cerco di scacciare, dei
presentimenti che mi straziano il cuore e che me lo fanno sanguinare.
Se io venissi realmente arrestata? O Dio, qual terribile pensiero!»
--Ci siamo noi e non ti abbandoneremo mai, disse Hassarn.
--Non so, continuò l'_almea_, ma ho paura che qualcuno ci attraversi
ancora la via, che qualcuno cerchi ancora di separarci.
--Ma chi mai? chiese Abd-el-Kerim che nondimeno sentivasi agitato da
vaghi timori. Nè Notis, nè Elenka ardivano mostrarsi al campo, e poi,
per che fare? Di che accusarti?
--Che ne so io? Sono sì mostruosi quel fratello e quella sorella!
--Guai a loro se avessero ad accusarti dinanzi a Dhafar pascià.
Quando giunsero al campo il piccolo esercito ne usciva, fra uno
squillar acuto di trombe, un rullare fragoroso di tamburi e gli evviva
della popolazione d'Hossanieh, accorsa in massa a vederlo partire. I
fanti marciavano in testa coi fucili in ispalla e le bandiere
spiegate, i _basci-bozuk_ caracollavano superbamente ai fianchi, colle
scimitarre in pugno, che brillavano ai raggi del sole equatoriale e
l'artiglieria veniva dietro spalleggiata da una moltitudine di
_mahari_, di cammelli, d'asini e di cavalli carichi di viveri, di
munizioni e persino d'armi.
Dhafar pascià appoggiato alla sua scimitarra, con una sigaretta fra le
labbra, circondato dal suo stato maggiore che teneva un piede nelle
staffe degli ardenti corsieri, assisteva impassibile allo sfilamento.
Abd-el-Kerim fu il primo a presentarsi dinanzi a lui.
--Dhafar pascià, gli disse, piantandoglisi dinanzi con aria tutt'altro
che rispettosa. Che scherzo avete voluto farmi?
Il pascià a quella domanda direttagli bruscamente e con tono quasi di
minaccia, si volse colla fronte alquanto aggrottata.
--Ah! sei tu, Abd-el-Kerim! esclamò. Credeva che tu arrivassi tardi.
--No, arrivo in tempo, ma par chiedervi che scherzo m'avete fatto. Chi
vi suggerì l'idea di far arrestare Fathma? Di che la si accusa?
--Sei innamorato di quella donna!
--Tutti lo sanno.
--Credi a me, dimenticala. Essa è una spia.
--Spia! spia! esclamò Fathma, facendosi innanzi coll'ira negli occhi.
Mi accusi di essere una spia!
--Voi siete stato ingannato, Dhafar pascià, disse Abd-el-Kerim con
violenza. Come accusare questa donna di essere una spia?
--Chi ve lo disse? chiese Hassarn. Io rispondo di Fathma come di me
stesso, Dhafar.
--Calma, calma amici, disse il pascià. Rispondi, Fathma. Non fosti tu
a El Obeid la favorita del ribelle Mohamed Ahmed?
L'_almea_ presa alla sprovveduta tremò tutta. Comprese subito l'abisso
in cui stava per cadere e fece appello a tutto il suo coraggio per non
perdersi.
--No, diss'ella risolutamente. Non conobbi mai il falso profeta.
--Oh! esclamò il pascià. Tu menti, te l'assicuro, tu menti!
--No, te lo ripeto pascià, non conobbi mai il _Mahdi_.
--Giuralo.
L'_almea_ impallidì e si tacque, ma vide gli sguardi penetranti di
Abd-el-Kerim fissi nei suoi come per incoraggiarla e non esitò più.
--Lo giuro sul Corano, diss'ella, alzando la destra.
Abd-el-Kerim e Hassarn respirarono. Credettero che fosse salva, ma
questa speranza durò un lampo. S'udì il lamentevole urlo dello
sciacallo e subito dopo un selvaggio fendè il cerchio formato dallo
stato maggiore. Era il dongolese che Notis aveva presentato a Dhafar
pascià. Egli camminò dritto verso l'_almea_ e toccandole con un dito
il seno le gridò:
--Spergiura!
S'udì un mormorio di sorpresa. Gli ufficiali si strinsero vieppiù
attorno a quel gruppo ansiosi di vedere come la sarebbe finita.
--Spergiura! ripetè il dongolese.
Abd-el-Kerim fece un salto innanzi colla faccia alterata e le mani
sulla guardia della scimitarra.
--Chi sei? gli chiese con voce arrangolata.
--Un dongolese che militò sotto le bandiere del _Mahdi_ e che poi
disertò per passare sotto quelle di Yossif pascià. Sono un superstite
della strage di Kadir.
--E tu dici?...
--Che quella donna mente.
--Io! esclamò la povera _almea_, che perdeva il suo sangue freddo.
--Sì! tu menti, ripetè il dongolese con maggior forza. Io ti vidi a
El-Obeid quando tu eri la favorita del _Mahdi_!
Fathma mandò un grido terribile e tentò gettarsi sul dongolese, ma i
soldati l'afferrarono pei polsi. Abd-el-Kerim mise mano alla
scimitarra.
--Miserabile! urlò egli.
Gli ufficiali però lo disarmarono, trascinandolo via come pure
disarmarono il capitano Hassarn che aveva puntata una pistola sul
delatore.
--Arrestate quella donna, disse Dhafar pascià, e conducetela a
Chartum.
--Non fatelo! Non fatelo!... urlò Abd-el-Kerim che fuori di sè
dibattevasi disperatamente fra gli ufficiali.
--Arrestate quella donna, e trascinatela via, replicò Dhafar
imperiosamente.
I soldati afferrarono l'_almea_ e la portarono via malgrado le
strazianti sue grida e i suoi sforzi sovrumani.
--Aiuto, Abd-el-Kerim, aiuto, Hassarn, ripeteva la poveretta.
L'arabo cercò di correre in suo aiuto seco trascinando gli ufficiali
ma si fermò dinanzi al pascià che, tratto dalla cintura un revolver,
lo toglieva di mira.
--Se tu la segui io ti ammazzo, gli disse Dhafar.
--Lasciami andare che io diserto la mia bandiera, lascia che io segua
colei che amo più della mia vita, urlò Abd-el-Kerim, che pareva un
pazzo. Degradami se vuoi ma lascia che io vada con lei a Chartum, che
io la protegga, che io la discolpi.
--Abd-el-Kerim, ho ordini formali del governatore di Chartum di
condurti meco e io ti condurrò al sud.
Ad un suo cenno dodici o quindici neri s'impadronirono dello
sventurato arabo, lo rovesciarono, lo legarono saldamente e lo
trascinarono a viva forza. Hassarn che aveva sguainata la scimitarra,
circondato da ogni lato, fu costretto ad abbandonare ogni difesa e a
lasciarsi arrestare.
--A cavallo, comandò il pascià.
Lo stato maggiore salì in sella e si affrettò a raggiungere il piccolo
esercito che si dirigeva verso i monti Kaid. Nel medesimo istante
echeggiò un gran scroscio di risa beffarde e il greco Notis apparve.
Egli tese le mani l'una verso il sud dove veniva trascinato
Abd-el-Kerim e l'altra verso il nord dove veniva trascinata Fathma.
--Io al nord ed Elenka al sud, diss'egli. I greci hanno vinto gli
arabi.
CAPITOLO XIV.--La caccia all'almea.
L'esercito egiziano era ormai scomparso dietro le colline quando il
greco lasciò il campo.
Egli raggiunse il villaggio d'Hossanieh, ben avvolto nel _taub_,
attraversò rapidamente quel laberinto di viuzze ingombre di cammelli
carichi per lo più di gomma o di _durah_ e guadagnò un'altura sulla
quale il dongolese che aveva accusata l'_almea_, canterellava dei
versetti dell'Alcorano.
--Ah! sei qui, disse il greco. Ti ringrazio innanzi a tutto del
servigio che hai reso alla favorita del _Mahdi_.
--Ringraziate vostra sorella che mi diede l'imbeccata, rispose il
dongolese. Bisogna proprio dire che è una gran furba.
--È greca e ciò basta. Hai veduto alcuno?
--Fit Debbeud e i suoi sono nascosti a cinquecento passi da qui e non
attendono che il segnale per venire.
--Non perdiamo tempo allora.
Trasse una pistola e la sparò in aria; una detonazione analoga
facevasi udire pochi secondi dopo.
Quasi subito una banda di _mahari_ uscì da un macchione di palme
_deleb_ e si diresse a tutta corsa verso l'altura. In testa cavalcava
Fit Debbeud, riconoscibile pel suo _fez_ rosso e le bardature lucenti
del suo cammello, e al suo fianco cavalcava, Elenka colla carabina in
mano e la lunga capigliatura, cosparsa di monete d'oro, sciolta al
vento.
Giunti ai piedi del colle lo sceicco e la greca discesero di sella e
raggiunsero Notis che aveva acceso pacificamente il suo _scibouk_.
--Ebbene, fratello, chiese Elenka con voce un po' alterata e
pigliandogli una mano.
--Tutto è andato bene, rispose Notis.
--Ah!.. esclamò la greca con gioia feroce. I Greci hanno battuto gli
Arabi.
--Si, sorella, i Greci hanno vinto gli Arabi.
--Fathma adunque?...
--È condotta prigioniera a Chartum.
--E lui?...
--E lui segue l'esercito.
--L'ha abbandonata forse?...
--Oibò! Abd-el-Kerim è più innamorato di prima.
Sulla nivea fronte della greca si disegnò una profonda ruga.
--Ancora, diss'ella con dispetto. Come è avvenuta la separazione?
--Furono separati colla forza e poco mancò che Dhafar pascià non
uccidesse l'arabo con un colpo di revolver. Il maledetto aveva tratta
la scimitarra per accorrere in aiuto di Fathma.
--E che facciamo ora?
--Io vado dietro l'_almea_ e tu ad Abd-el-Kerim; questo è quello che
ci rimane a fare.
--Ma se Abd-el-Kerim è così fortemente innamorato di Fathma, alla
prima occasione diserterà per raggiungerla.
--Ecco quello che tu dovrai impedire. Dhafar pascià ti darà man forte
per trattenerlo al campo.
--Ho paura di non riuscire nel mio intento, Notis. Se ama tanto
l'_almea_ giammai acconsentirà a diventare mio fidanzato dopo quel che
feci.
--Bah? fe' il greco, alzando le spalle. Il tempo cicatrizza le ferite
e cicatrizzerà anche quella di Abd-el-Kerim. Seguilo, mostrati
premurosa e sottomessa a lui, salvalo quando puoi salvarlo e
affascinalo appena che lo potrai fare senza pericolo. Hai il tuo
_mahari_, armi e argento, unisco a tutto ciò il mio schiavo Takir onde
ti protegga: va con Dio!
--E tu!
--Io vado dietro a Fathma, la raggiungo, sbaraglio la sua scorta e me
la porto a Quetêna oppure in qualche altra città, forse a Chartum.
--Sicchè forse non ci rivedremo più.
--Chi sa? Se Dio lo vuole! Del resto non c'è altra scappatoia: o
andare o restare, che equivale a vincere o perdere. Scegli!
--Parto pel sud.
--Ed io parto pel nord.
Il greco prese Elenka per mano e scesero la collina seguiti dallo
sceicco che non apriva bocca.
--Va, sorella, che il tempo stringe e sii forte e prudente, disse
Notis, quando giunsero al piano.
--È per me doloroso separarci per sempre, fratello.
--Dio lo vuole.
Elenka salì sul suo _mahari_, dopo aver abbracciato il fratello; gli
strinse un'ultima volta la mano e partì rapidamente accompagnata dal
nubiano. Tre volte volse la testa indietro salutando col
fazzoletto.... poi sparve in mezzo ai campi di _durah_ e alle foreste
di tamarindi.
--Povera sorella, mormorò Notis sospirando. Ho il presentimento di non
rivederla più mai!
Egli rimase lì colle braccia incrociate sul petto e lo sguardo fisso
verso il luogo ove era scomparsa Elenka. Lo sceicco lo trasse da quei
tetri pensieri battendogli sulle spalle.
--Non bisogna stare qui troppo, gli disse.
--Hai ragione, Fit Debbeud, rispose il greco.
--Che via prendiamo?
--Quella di Chartum. Prima che il sole tramonti bisogna che Fathma sia
in mia mano.
--E colla scorta, come si farà?
--Adopereremo le nostre armi e li uccideremo dal primo all'ultimo.
--Quando è così, siamo tutti pronti. In sella compagni!
Il drappello si mise in marcia senza troppo affrettarsi, volendo
raggiungere la scorta in sulla sera, nel momento che accampava, onde
impedirle che potesse salvarsi colla fuga. Notis aveva sommo interesse
che nessuno sopravvivesse, onde evitare che si recassero a Chartum a
denunciarlo e quindi a perderlo.
Passato Hossanieh essi s'inoltrarono nelle vaste pianure del nord
adorne di cespugli, di gruppi di palme e di grandi zone di papaveri
alti più di un metro e carichi di capsule grosse come uova di gallina
nel cui interno, non di rado, contengono più di trentaduemila semi, e
abbelliti da grandi fiori bianchi, rossi, rosei, violetti e più spesso
screziati.
Notis e lo sceicco si misero alla testa, ritti in sulla gobba degli
animali onde abbracciare maggior orizzonte e gli altri si misero a
loro dietro in lunga fila, colle lancie gettate a bandoliera e i
moschettoni e gli _jatagan_ in mano.
--Credi che abbiamo fatto molta strada? chiese Notis dopo qualche
tempo.
--Dalle traccie lasciate sul suolo arguisco che i loro _mahari_
andavano di corsa, rispose Fit Debbeud. Credo non ingannarmi se dico
che siamo lontani da loro un cinque o sei miglia.
--Dove ti sembra che si dirigano queste traccie?
--Per ora si mantengono diritte ai monti Arab Mussa, ma sono sicuro
che non tarderanno a piegare verso il Bahr-el-Abiad.
--Credi tu che si rechino a Chartum pel fiume?
--Sì, vi andranno pel fiume. Tu sai che vi sono delle bande d'insorti
disperse per le Gemaije che vivono di saccheggio e che trafficano in
carne umana. Gli Egiziani s'imbarcheranno, se non a Mahawir, almeno a
Quetêna.
--Non bisogna lasciare loro il tempo di giungere al fiume, disse
Notis.
--Non avere paura, padrone; questa notte accamperemo nella pianura.
--Bisogna che noi li circondiamo per bene se vogliamo ammazzarli tutti
quanti. Fathma cadrà in mia mano e allora sfido Allàh a portarmela
via.
Non bestemmiare, disse lo _sceicco_ sorridendo. E quando l'avrai,
ritornerai tu a Chartum? Non mi pare che sia cosa prudente.