Abd-el-Kerim gettò un ruggito d'ira; la benda gli cadde dagli occhi,

comprese tutto. Egli si slanciò come una tigre verso la fessura, ma le

forze gli vennero meno e cadde a terra sfinito, coi pugni

minacciosamente chiusi e la schiuma alle labbra.

Proprio in quell'istante la sorella di Notis arrivava alle ruine

d'El-Garch.

CAPITOLO IX.--Elenka.

Elenka, chiamata la bella greca, era la più affascinante e nel

medesimo tempo la più ardente creatura che potesse incontrare in tutta

la regione dell'alto Egitto. Poteva avere diciott'anni a giudicarla

dalle forme assai pronunciate; era di statura alta piuttosto che

bassa, dalla vita flessuosa, dal portamento altero, superbo come era

superba e altera nel gesto e nella parola. Aveva capelli nerissimi a

riflessi metallici, che le cadevano come vellutato mantello sulle

spalle, una fronte piccola come quella delle statue greche, due occhi

scintillanti che parevano talvolta accendersi, ombreggiati da

sopracciglia di un nero assoluto e di una regolarità perfetta, un naso

insensibilmente aquilino le cui nari mobilissime, dilatavansi nelle

collere e due labbra rosse come corallo che spesso aprivansi ad un

sorriso strano, diabolico, ma sempre affascinante.

Appena era giunta a Chartum, due anni addietro, assieme a suo fratello

Notis, reduce allora, dal Cairo, aveva fatto girare la testa a tutti

gli Arabi, Egiziani e Turchi della città. Pascià, _cadi_, ufficiali e

mercanti si erano subito messi a corteggiarla, ma strana e superba

quale era, aveva disprezzato gli uni, deriso gli altri e scoraggiato

in fin dei conti tutti. Uno solo fra tanti era rimasto al suo posto,

irremovibile come una rupe, determinato a qualsiasi costo, ad aprire

una breccia in quel cuore inaccessibile e questo uomo era l'arabo

Abd-el-Kerim.

Una passione gigantesca era nata nel suo animo, passione che egli

credeva non poterla spegnere nemmeno colla morte. La seguì

ostinatamente per mesi, incrollabile fra gli sprezzi e le derisioni

della bella greca e dei propri rivali, aspettando ansiosamente

l'occasione per vibrare la prima freccia. Un giorno la _dahabiad_ [1]

che conduceva Elenka e Qualagla si rovesciò in causa di uno scontro

con un battello a vapore; Abd-el-Kerim si gettò nel fiume e salvò la

greca nel momento che annegavasi.

[1] Barca del Nilo.

Non ebbe nemmeno un ringraziamento, nemmeno un sorriso, anzi neppure

uno sguardo; ognuno avrebbe perduto ogni speranza di conquistare

quella superba creatura, ma l'arabo non si scoraggiò ancora, anzi il

suo amore crebbe sempre fino a toccare la pazzia.

Una sera che Elenka tornava dal villaggio d'Undurmàn assieme al suo

schiavo fu assalita da una banda di predoni Sennarèsi. Abd-el-Kerim,

che come il solito la seguiva, accorse a difenderla, ammazzò mezzi

assalitori e fugò gli altri. Riportò una ferita in mezzo al petto, ma

che montava? La prima freccia aveva ormai colpito l'inaccessibile

cuore della superba greca.

Essa cominciò ad ammirarlo, poi il suo cuore cominciò a battere con

maggior violenza, scaturì una scintilla, la scintilla avvampò e

scatenò un incendio. Amò l'arabo, ma l'amò furiosamente, tremendamente

tanto che per lui si sarebbe gettata anche nel fuoco e l'unione dei

due cuori fu stabilita.

Sopraggiunse la guerra e Abd-el-Kerim partì col suo battaglione sotto

il comando di Dhafar pascià. Elenka voleva seguirlo, le fu proibito e

si rassegnò, dopo aver a lungo pianto, ad aspettare il suo ritorno.

Quando Takir le portò la terribile notizia che Abd-el-Kerim s'era

gettato nelle braccia di Fathma credette impazzire dalla gelosia e dal

furore. Poi una sete ardente di vendetta la prese e giurò in cuor suo

di dilaniare coi propri denti il cuore dell'abborrita rivale.

Partì subito anelante, furibonda, fuori di sè, quasi delirante. Non

arrestò un sol minuto, neppure alla notte, fuorchè per cambiare i

_mahari_ che dilombava nelle continue e rapidissime corse e in meno di

due giorni giunse in vista delle capanne di Hossanieh. I beduini

vegliavano nella pianura e la condussero innanzi a El-Garch proprio

nel momento che Notis svegliato di soprassalto dalla voce di Fit

Debbeud, appariva sul piazzale.

Fratello e sorella, appena si scorsero si precipitarono nelle braccia

l'un dell'altra, stringendosi quasi con rabbia e si guardarono

mutamente per alcuni minuti con gli occhi scintillanti di collera e di

gioia. I loro volti si contrassero stranamente e un sorriso feroce

agitò le loro labbra.

--Vieni, Elenka, disse d'un tratto Notis, prendendola per mano.

La condusse lontana dalle tende, vicina ad una gran sfinge e la fece

sedere sopra di un gigantesco _tarbusch_ di pietra che altre volte

doveva essere stato un cippo mortuario.

--Ebbene chiese Elenka con voce che sibilava fra i denti stretti.

--Abd-el-Kerim ti ha tradita, rispose Notis.

--È proprio vero adunque, che dopo di avermi tanto amata ha infranto

l'amore che ci univa?

--Vero, Elenka, ti ha lasciata per correre dietro ad un'_almea_.

La greca s'alzò come una iena furibonda, e le sue mani si chiusero

come se avessero voluto stritolare qualche cosa. Chiuse gli occhi e li

riaprì più scintillanti di prima fissando in istrana guisa Notis:

--Io soffoco dall'ira e muoio di sete, ma ho sete di sangue, diss'ella

con selvaggio trasporto. Dimmi dov'è questa mia rivale, ond'io vada a

strapparle il cuore colle mie unghie; dimmi dovo posso vederla. Mi

sentirei capace di avvelenarla col solo mio sguardo!

--Calma, Elenka, disse Notis. In queste faccende bisogna essere

freddi.

--Nelle mie ire non so dominarmi, tu lo sai, Notis. Sono quattro

giorni che ho il cuore straziato da una terribile gelosia, sono

quattro giorni che mi sento presa da una smania feroce di uccidere o

di essere uccisa. Dammi questa rivale e tu mi vedrai diventare più

crudele della iena, la più sanguinaria che sia vissuta nei deserti

dell'Africa.

--E Abd-el-Kerim, l'hai dimenticato?

--Abd-el-Kerim! esclamò Elenka con aria cupa.

--Che faresti di questo traditore se lo avessi in tua mano?

--Non lo so... Dove si trova egli?

--In un posto sicuro.

Elenka lo guardò con sorpresa.

--È forse vicino? domandò con viva emozione.

--Sta sotto i nostri piedi.

--Morto forse!... esclamò ella, dando indietro, spaventata. Notis!...

--Non ancora.

--Dov'è, dimmi Notis, dov'è?

--Chiuso in un sotterraneo.

--Conducimi da lui, voglio vederlo! disse Elenka, scattando in piedi.

Notis si mise a ridere, lisciandosi tranquillamente la nera barba.

--L'ameresti ancora? domandò egli beffardamente.

--Non so se l'odio o lo ami, so solamente che voglio trovarmi dinanzi

a lui per dirgli che la sua rivale la calpesterò, la farò a brani, la

polverizzerò come fosse di creta.

--Non la toccherai! Io amo la tua rivale e voglio farla mia, dovesse

andar di mezzo la mia e la tua vita.

--Tu! tu ami la mia rivale!

--Sì, io l'amo, io l'adoro e tanto che senza di lei non potrei vivere.

--Tu ami una spregevole _almea_!

--È bella come un urì del paradiso di Maometto e più superba di te.

Elenka si slanciò su di lui e l'afferrò per le braccia con tal forza

da strappargli un grido di dolore.

--Ma io l'odio, l'odio, la esecro questa _almea_! urlò ella.

--E io l'amo, l'adoro! urlò Notis.

--Vuoi adunque che ci facciamo la guerra? Io sarò senza pietà.

Il greco le mostrò i beduini che stavano osservandoli appoggiati

indolentemente ai loro moschettoni.

--Basterebbe un mio cenno per fiaccare Abd-el-Kerim, le disse. Tu sei

pazza, Elenka, e io più pazzo di te per suscitare simili questioni

inutili. Tu vuoi Abd-el-Kerim e io te lo cedo; io voglio Fathma e io

l'avrò.

--Hai ragione, rispose Elenka, sforzandosi a sorridere, noi siamo

pazzi. Che devo fare ora? Io voglio vedere Abd-el-Kerim, conducimi da

lui adunque e lascia a me la cura d'affascinarlo come l'affascinai a

Chartum.

--Adagio, sorella, andiamo adagio, disse Notis con un fare misterioso.

Tu sai già in qual modo Abd-el-Kerim fu rapito e come egli mi creda

morto da un bel pezzo. Lo sceicco Fit Debbeut lo rinchiuse nel

sotterraneo fingendosi un amante di Fathma e dicendogli che l'avrebbe

fatto morire di fame. È giusto quindi che tu sii capitata fra queste

ruine per puro caso o dietro ad un semplice indizio e che assumi

l'aria di una liberatrice anzichè di una affascinatrice. Ti pare?

--Satana stesso non sarebbe stato capace d'architettare un piano

migliore.

--Grazie, sorella, rispose Notis ridendo. Tu adunque scenderai nel

sotterraneo in compagnia di due dongolesi e lo libererai dopo di

avergli parlato dell'antico vostro amore e d'averlo persuaso a

dimenticare Fathma.

--Bene e della mia rivale che accadrà?

--Bisogna che tu estirpi dal tuo cuore ogni idea di vendetta poichè

l'_almea_ diverrà mia moglie.

--Sei pazzo, cento volte più pazzo di Abd-el-Kerim. Non so cosa darei

per tuffare le mie mani nel sangue caldo della mia rivale.

--E io darei dieci anni della mia vita per vedere il mio rivale

agonizzante ai miei piedi. Siamo in pari condizioni, lasciamo adunque

che scampino. Vattene a trovare adunque il traditore e che Allàh ti

assista.

Il greco gettò un fischio prolungato; tutti i beduini gettarono gli

archibusi ad armacollo, piegarono le tende, caricarono i loro utensili

sui _mahari_ e sui cammelli e s'internarono nella foresta. Fit Debbeud

li seguì dopo d'essersi assicurato che ogni traccia dell'accampamento

era scomparsa e di aver comandato a due dongolesi di andare a mettersi

presso la galleria.

--Quando avrai finito, manda un fischio e io apparirò, disse il greco

a sua sorella, dopo di che si allontanò a rapidi passi nella direzione

presa dalla banda.

Elenka se ne rimase lì, ritta, colle braccia abbandonate lungo il

corpo, le ciglia aggrottate e come in preda a un profondo pensiero. Si

guardò lentamente d'attorno quasi sorpresa di vedersi sola, poi si

rizzò fieramente con un gesto risoluto e s'avvicinò ai due dongolesi

che l'aspettavano immobili come due statue all'entrata dell'oscuro

corridoio.

--Conducetemi dal prigioniero, diss'ella con una emozione che invano

cercava di nascondere.

I dongolesi accesero le torcie e s'inoltrarono nel corridoio

camminando con somma precauzione, per la tema di calpestare sulla coda

di qualche aspide che poteva tenersi celata in fra i rottami. Elenka

li seguì in silenzio, guardandosi attorno con crescente curiosità.

Man mano che procedeva sentiva il cuore battere con maggior violenza e

vaghi timori l'agitavano. Si avrebbe detto che aveva paura di trovarsi

di fronte al fidanzato, al traditore, là, sotto quelle cupe ed umide

vôlte e in presenza di due selvaggi, e guardava con orrore il fondo

del corridoio e le umide pareti sulle quali strisciavano con un ronzìo

lugubre migliaia di scorpioni grigi, di vermi, di lucertole e di

spaventevoli tarantole. Le pareva di essere in preda ad uno

spaventevole sogno.

--Gran Dio! andava mormorando. Così terribilmente l'odiava Notis per

seppellirlo in quest'orrida tomba?

D'un tratto uno dei dongolesi s'arrestò e si volse verso di lei con un

crudele sorriso sulle labbra.

--Udite? chiese con una voce che l'eco rendeva sepolcrale.

Elenka rabbrividì e tese l'orecchio. Dal fondo del corridoio venivano

dei gemiti interrotti, del mormorii vaghi che andavano man mano

crescendo per poi morire improvvisamente come se colui che li avesse

emessi fosse d'un sol colpo morto.

--Chi è? chiese ella spaventata.

--Il prigioniero che muore di fame, rispose il dongolese.

--Miserabili!...

--Il greco così ha voluto.

--Tira innanzi, disse Elenka con aria minacciosa.

I dongolesi ubbidirono e poco dopo si arrestavano dinanzi alla

porticina ferrata sulla quale scorgevansi delle sculture

rappresentanti degli ibis, uccelli tenuti per sacri dagli antichi

Egizi e Nubi cui dedicavano spesso dei templi. Elenka tremò tutta

nell'udire i lamenti e le sorde imprecazioni dello sventurato

Abd-el-Kerim, che contorcevasi fra gli spasimi della fame.

La porta venne con gran fatica aperta. Ella strappò una torcia dalle

mani dei dongolesi, fe' a loro cenno di aspettarla all'uscita del

corridoio ed entrò risolutamente nel sotterraneo umido e freddo.

In sulle prime non fu capace di vedere che dei pipistrelli che

svolazzavano mandando strida di spavento all'apparire di quella

improvvisa luce, poi scorse in un angolo, sdraiato a terra, colla

testa fra le mani, l'Arabo Abd-el-Kerim. Tutta la sua collera che

ancora rimanevagli in fondo al cuore svanì come la nebbia al sole: una

profonda compassione generata dall'immenso amore che nutriva ancora

pel traditore, la prese e rimase ritta sulla porta senz'essere capace

di dir verbo.

--Chi è l'assassino che viene ad assistere alla mia agonia? chiese con

voce rauca l'arabo fissando due occhi stravolti su Elenka.

Quella voce ferì il cuore di Elenka.

--Abd-el-Kerim, diss'ella.

--Chi mi chiama? Chi mi cerca quaggiù in questa tomba? continuò

l'arabo con trasporto feroce che la eco rendeva doppiamente cupo.

--Non mi riconosci più adunque?

Vi rispose un brontolio lungo simile a quello di una belva irritata.

--Guardami in volto, Abd-el-Kerim, guardami bene.

--Chi sei? domandò l'arabo facendo uno sforzo per alzarsi.

--Elenka, la tua fidanzata, che viene a salvarti.

--Tu!... Tu!... ruggì l'arabo con indefinibile accento d'odio.

S'aggrappò ai muri come un pazzo, si alzò, si spinse innanzi

barcollando, poi retrocesse come se avesse visto una spaventevole

apparizione.

--Ah! esclamò egli ironicamente. Sei tu, Elenka, la bella e buona

Elenka che diceva di amarmi tanto e che mi fece cacciare in

quest'orrida tomba perchè morissi di fame e di gelosia. Vattene

orribile creatura, vattene!....

Elenka s'appoggiò al muro e lo guardò con occhio smarrito per qualche

istante.

--Sei pazzo, Abd-el-Kerim, disse di poi con voce che tremava.

--Che vuoi da me, esecrabile donna, che vuoi? Ogni legame fu infranto,

un abisso fu scavato fra noi, non sono più tuo, vattene e lasciami

morire in pace giacchè fosti senza pietà nella tua abbominevole

vendetta!

La greca lo guardò con ispavento e sentì mancarsi le forze dinanzi

all'accusa che era mille miglia lontana dall'aspettarsi. Come mai

l'arabo sapeva che era stato cacciato in quell'orrido sotterraneo per

vendetta che egli attribuiva a lei? Era un semplice sospetto oppure

qualche spia gli aveva comunicato qualche cosa? Elenka si chiese per

la seconda volta se sognasse.

--Abd-el-Kerim, diss'ella facendo uno sforzo straordinario per

dominare il suo sgomento. Tu mi accusi a torto te lo giuro. Io veniva

a questa volta per recarmi al campo d'Hossanieh colla speranza di

trovarti e di riannodare l'amore che in un momento di follia

spezzasti. Un beduino mi narrò come passando di qui avesse udito dei

gemiti e m'affrettai a discendere. Vengo a liberarti non per

vendicarmi.

--Taci, Elenka, taci, disse l'arabo con impeto selvaggio.

--Abd-el-Kerim, ti prego, ritorna in te, allontana questi sospetti che

per me sono altrettanti pugnali che mi straziano il cuore.

L'arabo la guardò torvamente, poi le si avvicinò e afferrandola

bruscamente per le braccia la scosse con furore.

--Ero là, diss'egli, che attendeva la morte, quando udii il bandito

che mi cacciò quaggiù gridare: Olà, ecco Elenka!.... Aveva una benda

agli occhi, ma in quel momento mi cadde: compresi tutto, tutto!...

Elenka gettò un grido d'angoscia. L'arabo con una violenta spinta la

mandò a cadere sulle ginocchia, presso la porta.

--Sciagurata! esclamò egli con profondo disprezzo.

Nel sotterraneo regnò un lungo silenzio rotto solo dall'affannoso

respirar della greca e dal monotono rumore delle goccie d'acqua che

battevano sulla viva roccia.

--Abd-el-Kerim, mormorò Elenka con voce rotta. Abd-el-Kerim!

L'arabo le volse le spalle e si rinchiuse in un feroce silenzio.

--Ebbene sì, continuò la greca, fui io a rinchiuderti in questa

prigione, ma non ti torturai; fu il bandito Fit Debbeud. Avevo paura

che tu mi fuggissi, la gelosia, mi acciecò e ti volli in mia mano

prima che nel tuo cuore si spegnesse l'ultima scintilla di amore che

ardeva per me. Fui colpevole, lo so, fui miserabile, fui terribile

nella mia vendetta, ma tu mi avevi fatta diventare una iena assetata

di sangue Abd-el-Kerim, perdonami in memoria di quell'amore che....

--Quell'amore s'è spento nel mio cuore, l'interruppe l'arabo

sordamente.

--Oh! non è possibile, non lo voglio credere, tu mi ami ancora.

--No!... No!...

--Ma che ti feci mai io, perchè tu avessi a dimenticarti di me? Non ti

ricordi adunque, di quelle notti serene e beate, quando io stava

seduta sulle sponde del Bahr-el-Abied sotto la misteriosa ombra dei

palmizi e che tu sdraiato ai miei piedi mi giuravi eterno amore, mi

promettevi felicità sconfinate? Non ti rammenti più adunque di quei

felici momenti, quando tu suonavi la _rabâda_ e mi cantavi le canzoni

del tuo paese frammischiandovi dolci parole d'amore? Tu allora mi

ammiravi, tu allora adoravi la superba Elenka che avevi vinta e domata

colla potenza dei tuoi profondi sguardi, del tuo immenso bene, del tuo

coraggio. Sono adunque diventata sì orribile al tuo sguardo?

--Non parlarmi di giuramenti che io li ho infranti.

--Non ti parlo di giuramenti, ma solo di memorie.

--Le ho estirpate dal mio cuore.

--Sei proprio inesorabile con me, colla donna che tu un tempo

idolatravi? Tu, che m'hai assassinato il fratello, l'unico uomo che mi

proteggesse, l'unico che mi rimaneva al mondo della mia famiglia, vuoi

per di più far impazzir me, vuoi far morire anche me! Ah! Abd-el-Kerim

sei un miserabile!

--Taci... taci Elenka, balbettò l'arabo con voce arrangolata.

--Dimmi che tu mi ami ancora, dimmi che tu tornerai ad essere mio e io

ti perdonerò l'assassinio di mio fratello. Sono sola Abd-el-Kerim,

sola al mondo... m'affido a te e ti giuro che ti amerò fino alla

morte.

--Non lo posso... non lo posso... ho tutto infranto... ho scavato un

abisso impossibile a varcarsi. Lasciami così, fammi morire se vuoi,

vendicati della morte di tuo fratello che pur uccisi in leale

combattimento, ma vattene, vattene...

L'arabo si nascose il volto fra le mani, barcollò, si sedette su di

una pietra poi si alzò e si mise a passeggiare pel sotterraneo.

Frequenti sospiri uscivano dalle sue labbra contratte, straziate e

insanguinate dai denti.

--Abd-el-Kerim, continuò Elenka con voce affascinante. Non

respingermi, non lasciarmi sola al mondo, non tradirmi. Che ti feci

mai io per essere trattata così crudelmente? Forse che sono colpevole

di averti troppo amata? Non è vero che tu mi ami ancora? Non è vero

che il tuo cuore palpita ancora per me? Dimmi di sì, dimmelo

Abd-el-Kerim, oh! dimmelo, fammi ancora una volta felice.

--No, impossibile, impossibile ti dico. Ti odio, lo capisci, che ti

odio ora!...

--Sei proprio inesorabile?

--Inesorabile.

--Guarda, io, un dì tanto superba, sono ai tuoi piedi supplicante. Fa

di me quello che vuoi, sarò tua schiava, e subirò i tuoi più strani

capricci senza un lamento, senza un sospiro.

La faccia dell'arabo s'alterò visibilmente e girò il capo verso Elenka

che tendevagli le mani supplicanti. Scosse il capo come un forsennato

e s'allontanò vieppiù con un gesto d'orrore.

--Vattene, le disse. Ho spezzato e dimenticato tutto.

La greca si raddrizzò come una verga di ferro fino allora piegata. I

suoi occhi s'infiammarono d'ira e di vergogna.

--Per chi è che tu m'hai dimenticata? chiese ella con voce stridente.

--Per Fathma!

--Ah! traditore!

Si scagliò innanzi come una belva; aveva in mano un pugnale che alzò.

--Abd-el-Kerim; noi siamo soli e tu sei in mia mano!...

--Uccidimi se ti piace; io morrò più presto.

--No, sarebbe una morte troppo dolce. A me occorre una vendetta

raffinata, una vendetta lenta, una vendetta terribile. Ah!.. continuò

la greca con ira, tu credevi di tradire così la superba Elenka?

Ebbene, t'inganni. Ho una rivale, questa rivale si trova al campo

d'Hossanieh, io la raggiungerò e le farò uscire il sangue goccia a

goccia!...

Vi era un tale accento d'odio, un tale accento selvaggio e guizzava un

baleno così feroce negli occhi della greca, che l'arabo indietreggiò

sino al muro inorridito, spaventato.

Comprese subito che era finita tanto per lui quanto per Fathma e che

non vi era da sperare nessuna pietà da quella superba creatura

divorata dalla gelosia a assetata di vendetta. I capelli gli si

rizzarono sulla fronte.

--Elenka, diss'egli con voce angosciata, nella quale sentivasi la

preghiera e la minaccia. Straziami il cuore se vuoi, ma non toccare

l'_almea_. Guai se tu le torci un sol capello, guai a te!

Un riso stridulo e beffardo uscì dalle labbra contratte della greca.

--Vi schiaccerò tutti e due sotto i miei piedi!

--Taci, miserabile, taci!

La greca camminò fino alla porta, poi volgendosi verso di lui colle

mani tese:

--Abd-el-Kerim, diss'ella, cupamente. Trema!... Trema!

CAPITOLO X.--Le due rivali.

Quando uscì dal sotterraneo, dopo di aver chiusa la porta, non era più

la stessa donna che abbiamo veduta entrare. La sua faccia bella, fiera

sì, ma niente affatto truce, era stravolta in modo da far paura; la

tinta pallida era scomparsa per dar luogo a una tinta bronzina che una

collera illimitata rendeva sempre più cupa fino a diventare mattone;

gli occhi profondi, scintillanti, che magnetizzavano, eransi

ingranditi in modo strano e vi si vedevano dentro certi guizzi feroci

da credere talvolta che gettassero fiamme; le labbra di solito

sorridenti, erano increspate che lasciavan vedere i candidi denti

convulsivamente serrati e sulla fronte spiccava una vena azzurra che

ingrossavasi a tratti.

Una sete inestinguibile di vendetta ardeva quella donna veramente

terribile nelle sue sfrenate passioni, una smania feroce l'agitava,

una smania di schiacciare l'arabo prima e la sua rivale dopo, che

l'avevano offesa nel suo orgoglio e che le avevano straziato il cuore.

Ella percorse l'oscuro corridoio come un lampo e s'arrestò dinanzi ai

due dongolesi.

--Il prigioniero? chiesero.

--Silenzio, disse Elenka, raucamente. Chiamatemi Notis.

Uno di essi si mise a urlare per tre volte imitando il lamentevole

urlìo dello sciacallo; il canto melodioso dello _sberegrig_ (_merops_)

vi rispose subito.

Tosto i cespugli gommiferi s'aprirono e Notis apparve seguito a corta

distanza dallo sceicco Fit Debbeud e da tutta la banda. Egli

s'affrettò a raggiungere Elenka che spezzava nervosamente i robusti

steli di alcuni _ingiorò_ dai fiori caliciformi, di un bel colore

roseo.

--Ebbene, sorella? chiese Notis ansiosamente.

--Nulla, rispose Elenka con un amaro sorriso.

--Come? Non ti capisco.

--Il traditore è irremovibile come una roccia.

--Tuoni e fulmini!...

Sì, m'ha disprezzata e rifiutata. Tutto ho tentato per affascinarlo,

ho pregato, ho supplicato, ho minacciato, ma tutto fu inutile. Non so

poi il come, seppe che fu cacciato nel sotterraneo per vendetta che

egli attribuì a me invece che a Fit Debbeud.

--È impossibile! esclamò il greco. Da chi lo seppe?

--L'ignoro, il fatto è che m'ha udito arrivare.

--E tu che gli hai detto?

--Era impossibile negarlo e gli confessai tutto, attribuendo la colpa

a me.

Il greco respirò come gli si fosse levato un gran peso che

gravitavagli sul petto. L'idea di essere scoperto lo sgomentava.

--Ignora adunque che io sia vivo? chiese egli con ansietà.

--Perfettamente.

--E adunque, che fai ora?

--Che faccio? E tu me lo chiedi? Vado al campo e pugnalo la mia

rivale.

--Alto là, sorella. Fathma io l'amo, è impossibile quindi che io ti

dia il permesso di ammazzarmela.

--Ma io la esecro questa miserabile che mi rubò Abd-el-Kerim.

--Ed io esecro Abd-el-Kerim che mi cacciò un pollice di lama nel petto

e che mi rubò Fathma, disse il greco con ira mal frenata.

--E allora?... Notis, fratello mio, io ti darò tutto ciò che vorrai

purchè mi lasci spegnere questa sete di vendetta che mi brucia

l'anima.

--Odimi, sorella. Perdere Fathma per me è come perdere la vita, tanto

io amo quella donna. Io ti abbandono Abd-el-Kerim che conquistai colla

mia astuzia, ti lascio ampia libertà di tormentarlo, se vuoi anche di

farlo morire fra le più atroci torture, ma bisogna che tu m'abbandoni

completamente l'_almea_, che mi aiuti per di più a rapirla dal campo.

È un contratto quello che ti propongo e nulla più.

--Io rapirla! esclamò la greca.

--E perchè no? Tu sei forte, astuta, conosci Hassarn e Dhafar pascià,

e tutto puoi. Se rifiuti io spezzo il cuore al mio rivale.

La favorita del Mahdi · 第 6 / 29 段