--E tenebre fitte, disse Fathma, sospirando. Sono araba, se tu nol

sai, e un dì fui la favorita di un uomo che oggi è più possente del re

che ci governa, di un uomo che ha seco migliaia d'armati, forti e

coraggiosi, che nessuno sarà capace di vincerli; nè gli infedeli che

bombardarono Alessandria e che vinsero Araby pascià, nè l'esercito che

conducono Hicks e Aladin.

--Favorita!... Favorita!... urlò Abd-el-Kerim, dando indietro con

ispavento.

Le labbra di Fathma s'incresparono ad un amaro sorriso.

--E chi credi tu che sia un'_almea_? chiese ella.

--Hai ragione, perdonami, balbettò l'arabo. E quest'uomo chi è?

--Contro chi, Dhafar pascià conduce i suoi uomini?

--Contro il ribelle Mohammed Ahmed.

Fathma tese il braccio verso occidente con gesto altero.

--Chi impera laggiù nel Kordofan?

--Il _Mahdi_. E che vuoi concludere?

Guardami in faccia! Io fui la _favorita del Mahdi_!....

Abd-el-Kerim si nascose la faccia fra le mani e cacciò fuori un urlo

strozzato.

--Non è vero, non è vero! ripetè egli. Non è possibile!

--Perchè? Il _Mahdi_ non può dunque amare come gli altri mortali?

--Io l'odio quest'uomo, lo esecro!

--Hai torto Abd-el-Kerim. Quest'uomo che tu esecri è il vendicatore

degli Arabi che languono sotto il giogo e la sferza dei Turchi ed

infedeli.

--Ma come tu l'hai abbandonato? Come tu sei qui? Qual capriccio ti

spinse a lasciare El-Obeid per venire in queste terre?

--L'amore, rispose Fathma con aria tetra.

--Ah! tu hai amato un altra uomo adunque? chiese l'arabo.

--Sì, un uomo bello e prode come te, che mi giurò eterno amore e che

mi trasse sulle rive del Bahr-el-Abiad per poi abbandonarmi.

--Ma io lo odio questo tuo secondo amante e più ancora del _Mahdi_. Io

ho sete del mio sangue nè tornerò tranquillo fino a che non l'avrò

ucciso. Voglio vendicarti!

--È inutile, mio eroico amico. Egli cadde morto l'anno scorso nella

battaglia di Kadir, pugnando contro Yussif pascià. Il Profeta mi

vendicò.

--Ed ora?... chiese Abd-el-Kerim con angoscia.

--Sono libera come l'aquila che vola negli spazi del cielo.

--Tu puoi adunque accogliere nel tuo cuore un nuovo amore, una

passione grande, gigantesca, che non si spegnerà che colla morte. Ah!

se tu lo volessi Fathma!

--Non tentarmi, vattene Abd-el-Kerim, non mi scorderò mai di te...

basta!

Ella volse altrove la faccia e fece qualche passo. L'arabo l'afferrò

per le mani e la rattenne violentemente.

--No, Fathma, no. Ti amo, sono tuo schiavo, fa di me quello che tu

vuoi, ma non respingermi, non parlare così.

L'arabo cadde per la seconda alle sue ginocchia.

Una fiamma umida passò sugli occhi dell'_almea_,

--È proprio vero adunque che tu mi ami? chiese ella, quasi con

ferocia.

--Sì, ti amo, ti adoro.

--Giuralo su Allàh!

--Lo giuro su Allàh, sul Profeta e sul Corano.

--Vattene ora, ma guardati bene da me, Abd-el-Kerim! Se venissi a

sapere che tu ami un'altra donna, se avessi una rivale guai a te e

guai a lei! Vi infrangerei entrambi come due lastre di vetro!

Raccolse i lembi della farda, s'avvolse il corpo e si allontanò

lentamente con calma maestosa. L'arabo le si slanciò dietro per

seguirla.

--Sola venni e sola ritorno, diss'ella arrestandolo con un gesto,

Vattene: io te lo comando, io lo voglio!

Abd-el-Kerim chinò il capo e si cacciò sotto gli alberi. Fathma rimase

lì a guardare il luogo ove era scomparso, poi si ripose in cammino

colle labbre strette ma la fronte spianata e gli occhi che brillavano

d'un raggio di gioia.

--È bello, prode, ardente, mormorò ella. Il _Mahdi_ non mi rivedrà più

mai!

Costeggiò lo stagno e si inoltrò sotto le grandi vôlte verdi formate

dalle palme deleb, dai tamarindi e dalle acacie gommifere, guardando a

destra e a manca e con una mano sull'impugnatura del pugnale. Dieci

minuti dopo, nel mentre che il sole si nascondeva dietro le foreste e

che gli uccelli e le scimmie cominciavano a tacersi guadagnando i loro

nidi o i loro covi, giunse su di un sentiero. Ella si fermò incerta

nello scorgere un uomo appoggiato ad una carabina in attitudine

sospetta. Impallidì leggermente nel riconoscere in quell'individuo il

greco Notis.

Volle tornare indietro ma il greco che pareva si fosse appostato lì

appositamente per aspettarla, non gliene lasciò il tempo. Egli si fece

lentamente innanzi con un sorriso ironico sulle labbra e senza

preamboli disse:

--A noi due Fathma!

--Che vuoi dire? chiese ella seccamente.

--Mi riconosci?

--Se non m'inganno tu sei quello che seguiva Abd-el-Kerim da

Machmudiech a Hossanieh.

--Sono il greco Notis.

--Tanto peggio per te, io odio gl'infedeli e più di tutto i Greci.

--Non monta, disse Notis freddamente. Che avete detto all'arabo poco

fa, che scorsi inginocchiato dinanzi a voi?

--Ah! fe' Fathma con mal celata collera. Sei stato tu a gettare quel

grido?

--Potrebbe darsi. E che, ti sorprende?

--Io disprezzo gli uomini che si nascondono per spiare.

--Ira di Dio!.... gridò il greco.

Si scambiarono uno sguardo provocante. Il greco cedette dinanzi agli

occhi scintillanti dell'_almea_ che schizzavano fuoco.

--Sai chi era quell'uomo che ti giurava eterno amore? chiese egli,

affettando la massima calma.

--So che si chiama Abd-el-Kerim il prode, e ciò mi basta.

--Ti dirò allora che quell'uomo è promesso a una donna, che questa

donna, che trovasi presentemente a Chartum, si chiama Elenka, e che

Elenka è mia sorella!

--Tu menti! esclamò l'_almea_, saltando innanzi come una leonessa

ferita.

--Te lo giuro, Fathma. Abd-el-Kerim, quando era di guarnigione a

Chartum s'innamorò di mia sorella e chiese la sua mano. Appena finita

la campagna contro il _Mahdi_ egli la sposerà ed io diverrò suo

cognato.

--Tu menti! Tu menti! ripetè l'_almea_ con maggior forza. Quale scopo

hai per inventare simili calunnie?

--Quello d'aprirti gli occhi, di conservare lo sposo a mia sorella e

di offrirti la mia mano poichè ti amo Fathma, e immensamente.

L'_almea_ fece un gesto di disprezzo, gli volse le spalle per

allontanarsi, ma il greco non era un uomo da scoraggiarsi, nè da

lasciarsi sfuggire così facilmente la preda che con tanta impazienza

aveva atteso. Gli si mise dinanzi risoluto a impedirglielo, all'uopo

di usare la forza.

--Odimi, Fathma, diss'egli. Ho giurato di farti mia, dovessi perdere

ambe le braccia e anche le gambe, dovessi venire ucciso. Tu sei bella

e mi hai affascinato; tu sei povera e io son ricco; tu sei maomettana

e io sono greco ma mi farò, se vuoi, maomettano. Perchè non vuoi esser

mia?

--Perchè amo di già un altro uomo.

--Ma tu non puoi prestar fede ad Abd-el-Kerim; ti tradirà, ti

schianterà il cuore e più presto di quello che tu abbi a crederlo.

Bada a me, che lo conosco a fondo quell'arabo; è un miserabile, è di

più un vile!

Una fiamma di sdegno e di collera salì in volto all'_almea_; tese le

mani chiuse verso il greco con gesto minaccioso.

--Taci! Taci, insensato! esclamò ella con violenza. Abd-el-Kerim è un

eroe.

--Sì, eroe, perchè ebbe la fortuna di abbattere un povero leone, disse

Notis con ironia. Bella prodezza in fede mia!.... Fathma, è ora di

finirla. Abbiamo parlato anche troppo, senza nulla concludere.

--Ma che vuoi infine?

--Voglio portarti con me, lontano da questo campo e farti mia, lo

capisci Fathma, farti mia a dispetto di Abd-el-Kerim. Verrai tu?

--Giammai! esclamo l'_almea_ con forza.

--Ira di Dio! Dimmi il perchè? disse Notis furibondo.

--Perchè ti odio e ti disprezzo. Vattene!....

Il greco lanciò una bestemmia ed alzò le mani come per abbracciarla.

L'_almea_ fece un salto indietro, ponendo la dritta sul pugnale.

--Non toccarmi, maledetto! gli disse con voce sibilante per l'ira.

--Guarda, Fathma, noi siamo soli, la foresta non ha abitante alcuno, e

io sono risoluto a farti mia. Non opporre resistenza veruna, se vuoi

che non diventi feroce come una iena.

Egli si slanciò addosso all'_almea_ che tornò ad indietreggiare

traendo il pugnale. I suoi occhi si ingrandirono stranamente e il

volto prese una espressione di indomita fierezza.

--Non toccarmi! gli disse cupamente. Se tu muovi un passo verso di me,

ti assassino!

Il greco si mise a sogghignare, ma non s'avanzò nè toccò le sue armi.

Egli girò lo sguardo attorno, tese per alcuni istanti l'orecchio, poi

accostò le mani alle labbra e mandò un acuto fischio. Un fischio

eguale vi rispose quasi subito.

--A noi due, ora, Fathma, disse poi. Per quanto tu sii forte e per

quanta resistenza opporrai, Takir ti porterà via.

--Vigliacco!

--Io ti amo e voglio farti mia,

--Miserabile, io ti abborro!

--E io ti amo. Avanti Takir!

L'_almea_ faceva un salto da invidiare un leone e tentò fuggire, ma un

negro di statura colossale, l'ordinanza di Notis, sbucando

improvvisamente dai cespugli vicini, le sbarrò la via. Ella gettò un

urlo di rabbia e indietreggiò fino al tronco di un palmizio col

pugnale alzato.

--Addosso Takir, gridò il greco, facendosi innanzi colla scimitarra in

mano.

Il nubiano s'aggrappò all'estremità d'un ramo di tamarindo, si sollevò

in aria con una spinta e venne a cadere addosso a Fathma prima che

questa avesse tempo di evitarlo. Egli l'afferrò fra le vigorose

braccia alzandola da terra.

--Sta cheta, mugghiò egli stringendola così fortemente da farle

crocchiar le ossa.

--Aiuto! a me Abd-el-Kerim! urlò la povera _almea_, dibattendosi

disperatamente.

Ella cacciò il pugnale in un braccio del negro che si coprì tosto di

sangue, ma Notis le afferrò i polsi e glieli torse tanto da farle

abbandonar l'arma. I due uomini si misero a trascinarla verso il folto

della foresta.

L'_almea_ gettò un secondo grido, un grido di furore e di dolore.

--Lasciatemi maledetti! Aiuto! Aiuto!

Si udì un calpestio precipitato, un fragor di sciabole e uno

scricchiolio di rami furiosamente schiantati. Abd-el-Kerim rosso

d'ira, con una frusta nella dritta e una pistola nella sinistra,

apparve, e dietro a lui Hassarn e l'intera compagnia dei

_basci-bozuk_. Egli si scagliò in un lampo sui due assalitori.

--Miserabile! ruggì egli, sferrando Notis in faccia.

Il nubiano fu lesto a sparire sotto gli alberi, ma il greco si volse,

caricando l'arabo colla scimitarra in pugno. Hassarn ebbe appena il

tempo di arrestargli il braccio.

--Ah! esclamò Notis, con indefinibile accento d'odio. Sei qui

traditore!

Cercò una seconda volta di gettarsi sul rivale, ma il turco lo disarmò

e lo respinse violentemente, puntandogli una pistola sul petto.

--Se tu ti muovi, gli disse minacciosamente Hassarn, sei morto.

--Tutti contro di me, codardi! gridò Notis fuori di se.

--Basto io solo per punire un vigliacco tuo pari, disse l'arabo con

disprezzo. Notis, qui uno dei due vi lascierà le ossa.

Fathma, che si era subito rizzata in piedi s'avvicinò ad Abd-el-Kerim.

--Grazie mio prode amico, le disse con voce commossa.

--Fathma, mormoro l'arabo non meno commosso, ringrazia Allàh che mi

fece giungere in tempo per salvarti. Ma quell'uomo là, non ti

oltraggierà più mai, poichè fra pochi minuti io l'ucciderò.

--Uccidi tuo cognato, disse Notis sogghignando.

--Taci!...

--Ed Elenka mi vendicherà, quando sarà diventata tua moglie.

--Non bestemmiare per Allàh! Se v'era un filo io l'ho spezzato e per

sempre.

--Fathma, guardati da quest'uomo che tradì mia sorella.

L'arabo strinse i pugni. L'_almea_ lo prese per le mani e volgendosi

verso Hassarn e l'intera compagnia dei _basci-bozuk_.

--Io dò a quest'uomo la mia mano, il mio sangue e la mia vita!

diss'ella.

Abd-el-Kerim la strinse fra le braccia e stettero così abbracciati per

qualche minuto durante il quale Notis continuò a sogghignare, poi si

separarono.

--Fathma, disse l'arabo. Va con questi soldati che ti accompagneranno

alla tua dimora. Io e Hassarn qui restiamo a giuocare la nostra vita

contro quella di quel vigliacco. Prega Allàh e il Profeta per noi.

L'_almea_ non tremò nè diede alcun indizio che dimostrasse timore.

S'avvolse nella sua _farda_ con gesto maestoso e s'allontanò seguita

dai _basci-bozuk_.

L'arabo la seguì cogli occhi, poi quando sparve in mezzo agli alberi

si volse contro Notis, che digrignava i denti sotto la pistola

d'Hassarn.

--E ora, diss'egli con calma forzata, sono con te Notis. L'uno o

l'altro vi lascierà la vita. Tu più che mio nemico sei mio rivale e

ciò basta.

Hai dimenticata Elenka adunque?

--L'ho dimenticata.

--E per Fathma, per una spregevole _almea_!

--Sì, per un'_almea_.

--A noi due, adunque. Bada, Abd-el-Kerim, che non ti risparmierò!

Hassarn a un cenno dell'arabo abbassò la pistola ed andò ad appostarsi

a sei passi di distanza: i due rivali impugnarono la scimitarra.

CAPITOLO VI.--Il duello.

La notte era oscura, essendo la luna e le stelle nascoste da una nera

fascia di densi nuvoloni, tuttavia vi si vedeva abbastanza per

cacciarsi dieci pollici di lama attraverso il corpo. Notis, cui un'ira

feroce animava in unione alla gelosia e ad una smania terribile di

vendicarsi dell'affronto subito dinanzi agli occhi di Fathma, fu il

primo a mettersi in guardia, dopo di aver provato l'elasticità della

sua scimitarra. Abd-el-Kerim, quantunque gli ripugnasse il battersi

col fratello di colei che aveva tanto amato prima di aver veduto

l'_almea_, non tardò a mettersi di fronte a lui, colla calma propria

degli orientali.

--Abd-el-Kerim, disse Notis, sforzandosi di parer tranquillo.

Raccomanda la tua anima ad Allàh, poichè non uscirai vivo da questa

foresta e manda un ultimo addio alla tua nuova amante, che non

rivedrai mai più.

--Non annoiarmi inutilmente, disse l'arabo freddo freddo. Se ti

ricordi qualche preghiera, spicciati a dirla, poichè io non ti

risparmierò.

--Ho raccomandato l'anima al diavolo mio patrono e ciò basta. Orsù,

guardati, che il fratello della tua Elenka incomincia.

L'arabo lo guardò cupamente.

--In guardia, Notis, diss'egli. Una donna non sta più fra noi!

Quasi nel medesimo istante le due scimitarre s'incrociarono con uno

stridore rapido e duro. I due avversari, tasteggiatisi un po', dopo di

avere tentato di far passare reciprocamente i loro ferri per arrivare

alle carni, si ritrassero di qualche passo, riponendosi in guardia.

Hassarn incrociò le braccia sul petto e il duello cominciò

furiosamente.

Notis, più impetuoso e meno padrone di sè, fu il primo ad attaccare,

moltiplicando gli assalti, portandosi ora a dritta e ora a sinistra,

turbinando come un lupo attorno alla preda, e avventando tremendi

colpi sul capo dell'arabo che li parava senza muoversi di una linea.

Per cinque minuti continuò ad assalire, tentando, ma invano, di far

saltare di mano la scimitarra ad Abd-el-Kerim, poi, visto che non

c'era mezzo di riuscirvi nè di far abbassare quell'arma che copriva

l'avversario come uno scudo, tornò a sostare.

--Ah! esclamò egli sogghignando. Tu sei una rupe adunque, incrollabile

anche fra i più impetuosi attacchi.

--Può darsi, rispose l'arabo che si teneva in guardia.

--Aspetta un po' che provi una botta che mi fu insegnata ad Atene. Se

il fratello d'Elenka non ti spacca il cuore, proverò un colpo maestro

che mi fu insegnato dal tuo compatriota Dhafar.

--Non nominarmi Elenka, disse Abd-el-Kerim con ira.

--Ah! fè' Notis, ridendo diabolicamente. T'inquieta tanto questo nome?

--A che nominarmela? Credi tu di turbarmi l'anima e d'approfittarne

per cacciarmi il tuo ferro in mezzo al petto? Se è così, sei più vile

e più miserabile di quello che ti credeva. Ti disprezzo.

Il greco impallidì e il suo volto si sconvolse ferocemente.

--Ira di Dio! esclamò egli, facendo un passo indietro e alzando la

scimitarra. Vuoi proprio che ti strappi il cuore colle mani? Sta

attento, Abd-el-Kerim!

S'abbassò bruscamente rimpicciolendosi, quasi aggomitolandosi su sè

stesso e allungò il braccio presentando la scimitarra che lo

minacciava una superficie stretta e corta riparata ancora dalla

distanza. L'arabo, dinanzi a quella manovra per lui nuova, s'arrestò

esitando.

Di repente il greco si raddrizzò assaltando furiosamente e spingendo

violentemente la scimitarra di punta. Abd-el-Kerim cercò di parare la

botta, ma non fu in tempo e riportò una scalfittura al braccio

sinistro; la bianca manica che lo copriva si tinse di rosso. Notis

emise un grande scroscio di risa.

--E una diss'egli. Fra dieci minuti l'amante di Fathma sarà senza

braccia. Sta attento mio caro arabo, che ricomincio.

Abd-el-Kerim non diede segno alcuno di dolore nè di spavento. Egli

s'avventò addosso al greco colla rapidità d'un lampo, incalzandolo

vigorosamente, stringendolo tanto che l'avversario fu forzato a

rompere e a fare un passo indietro.

Tre volte Notis cercò di abbassarsi per ricominciare il giuoco, ma

l'arabo gli era sempre addosso, impedendoglielo. Al quarto tentativo

fu ferito alla faccia.

--Ah! esclamò il greco tergendosi colla mano sinistra il sangue che

colavagli abbondantemente. La è così? Aspetta un po' canaglia.

Spiccò un salto di dieci piedi o si riaggomitolò cercando di

strisciare fra le gambe di Abd-el-Kerim che gli correva addosso, ma il

colpo di punta fu deviato dalla scimitarra che l'avversario stringeva

con polso di ferro. Tornò a indietreggiare dinanzi a quei crescenti

attacchi, dirigendosi verso lo stagno.

--Indietro! indietro! gridava l'arabo, che s'infiammava. Giù nello

stagno.

In capo a cinque minuti Notis erasi ridotto proprio sulla riva

dell'acqua; non gli restavano che due risorse. O lasciarsi ammazzare o

gettarsi a testa bassa contro l'arabo.

--Arrenditi, gli disse Abd-el-Kerim.

La faccia del greco s'alterò e il sorriso beffardo che incoronava le

sue labbra disparve. Tentò con un colpo disperato di disarmare

l'avversario avventandogli una gran botta a mezza scimitarra. Ebbe per

risposta una nuova puntata che gli lacerò la manica sfiorandogli la

pelle.

Non vi era più nulla da tentare. La sua mano era stanca, si difendeva

più lentamente e per quanto studio vi mettesse per non lasciarsi

sopraffare e disarmare, sentiva la scimitarra che talvolta minacciava

sfuggirgli di mano. Emise un ruggito furioso.

--Ira di Dio! tuonò egli. Che non riesca ad attraversare il cuore di

questo vigliacco?

Cercò di portarsi a dritta e poi a manca, ma si trovava dinanzi sempre

alla scimitarra dell'arabo che miravalo al petto. Fece un ultimo passo

indietro e sentì i capelli rizzarglisi sul capo nel trovarsi proprio

sul margine dello stagno. Una nube di fuoco gli passò dinanzi agli

occhi. Si vide perduto, ma non chiese grazia.

Si difese per altri cinque minuti, poi gettò un urlo terribile e portò

le mani sul petto, abbandonando la scimitarra. Abd-el-Kerim avevalo

colpito sul fianco sinistro, nella direzione del cuore.

Stralunò gli occhi, spiccò un salto gigantesco e piombò in mezzo alle

larghe foglie di loto che galleggiavano sulle acque dello stagno. Fu

visto dibattersi per alcuni istanti, poi scomparire.

Abd-el-Kerim si chinò sulla riva, ma l'oscurità era così profonda,

accresciuta anche dagli alberi che stendevano i loro rami al disopra

delle acque, che non vide più nulla. Hassarn fu lesto ad

avvicinarglisi.

--Si vede? chiese questi.

--No, rispose con voce sorda l'arabo.

--L'hai ucciso sul colpo?

--L'ignoro. Mi parve che la scimitarra incontrasse qualche costola.

--Che il diavolo lo accolga nel suo inferno.

--Taci, Hassarn, disse Abd-el-Kerim con emozione. Mi pare di aver

commesso un assassinio.

--Bah! fe' il turco alzando le spalle. Un rivale di meno.

--Era il fratello di Elenka.

--Che importa, dal momento che tu hai spezzato il nodo che ti univa ad

Elenka? Ora sei libero di far tua Fathma senza che Notis abbia a

disputartela e che abbia ad invocare l'amore che tu avevi per sua

sorella. Buona notte ai morti e buona fortuna ai vivi.

--Scendiamo nello stagno, Hassarn. Forse non l'ho ucciso sul colpo e

respira ancora.

--Se tu non gli hai attraversato il cuore, a questa ora si è annegato.

Lasciamolo lì e ritorniamo all'accampamento dove Fathma li aspetta con

viva impazienza. Allàh penserà al morto.

L'arabo approvò con un cenno del capo, ma non si mosse. Cercò di

scendere nello stagno ma l'acqua pareva profonda e l'oscurità non

permetteva di vedere dove si appoggiavano i piedi. Egli dovette in

breve convincersi che era impossibile pescare il corpo di Notis,

nascosto fra il loto e fra i canneti.

--Infine l'ha voluto, mormorò egli sospirando. Povera Elenka, che dirà

mai quando gli si narrerà che suo fratello è stato ucciso e che

l'uccisore fui io, il suo amante. Ah! sento come un rimorso!

--E Fathma? Hai dimenticato così presto quella adorabile creatura?

--Hai ragione, Hassarn. Ho giurato di dare la mia vita a Fathma e

Fathma l'avrà! Vieni, Hassarn questo bosco mi fa paura.

Il turco raccolse la carabina, passò un braccio sotto quello del

compagno e tutti e due, a lenti passi s'allontanarono.

Erano appena scomparsi dietro gli alberi, che le grandi foglie di loto

dello stagno si sollevarono silenziosamente e la faccia di Notis

apparve. I suoi occhi, animati da una tremenda collera, si fissarono,

sul luogo appena lasciato dall'arabo e dal turco, nè si staccarono per

un bel pezzo.

Ah! tu mi credi morto, diss'egli, cacciando fuori le pugna con gesto

minaccioso.

«Tu credevi che fosse così facile ammazzare un greco della mia tempra

che s'era giurato d'infrangerti come una canna e che s'era giurato di

conquistare il cuore d'una bella donna, qual'è Fathma. Ti mostrerò io

ora, quanto sei imprudente a non cacciarmi due dita di ferro di più in

petto. Uscirò vivo di qui e guarirò presto e allora a me la vendetta.

Ho da vendicare Elenka e la frustata che tu mi hai dato in volto e di

più ho da far mia quell'_almea_ che tanto mi abborre. Ti schianterò il

cuore in modo tale che non abbia a guarire mai più!...

Tese l'orecchio: non si udiva che il riso smodato delle iene che

vagavano sulle rive del Nilo cercando cadaveri e il sibilo del vento

che scuoteva i rami dei tamarindi e le foglie delle palme. Egli

sorrise stranamente.

Si sbarazzò delle foglie di loto che lo circondavano lacerando i gambi

che si appiccicavano al suo corpo e s'avanzò verso la riva

tasteggiando prudentemente il fondo limaccioso dello stagno. In pochi

minuti guadagnò il pendìo, e si issò, senza rumore, fino a che si

trovò completamente fuori dell'acqua.

Un acuto dolore che provò al fianco sinistro l'arrestò. Si stracciò la

casacca a mise allo scoperto la ferita infertagli da Abd-el-Kerim,

esaminandola attentamente.

La scimitarra eragli penetrata sotto la quinta costola, dopo di aver

urtata la quarta ed aveva lacerato le carni per una lunghezza di sette

od otto centimetri, ma senza che avesse toccato alcuna parte delicata.

Capì subito che la ferita era dolorosa ma niente affatto mortale e

respirò.

--Credeva che m'avesse ferito più pericolosamente, mormorò egli. Tanto

meglio per me e tanto peggio pel mio rivale. Sta cheto, Abd-el-Kerim,

che questo duello ti costerà caro, oh sì, assai caro! E ora, fingiamo

di essere morto per tutti eccettuati Elenka e il mio fedele Takir. A

proposito dove si è cacciato il nubiano? Non è possibile supporre che

egli si sia allontanato nel mentre che io mi battevo.

Accostò le mani alle labbra e imitò il riso sgangherato della iena,

che ripetè per tre volte. Pochi minuti dopo udì l'urlo lamentevole del

sciacallo che si ripetè pure tre volte.

--Bene, il nubiano è qui, disse Notis, sforzandosi a sorridere.

Aspettiamo.

I cespugli si mossero di lì a poco e la atletica figura di Takir si

mostrò. Egli accorse subito accanto a Notis, gettando un vero grido di

gioia.

--Ah! padrone, vi credeva morto con una scimitarra attraverso il

petto, diss'egli. Per qual fortuna quel dannato d'Abd-el-Kerim vi

risparmiò?

--Mi risparmiò! esclamò Notis con furore. Il maledetto non è così

generoso da risparmiare un rivale par mio che è per di più il fratello

di Elenka. Guarda qui che mi fece.

Egli s'apri la camicia e gli mostrò la ferita che sanguinava

abbondantemente.

--Vi ha ferito mortalmente?

--No, per buona ventura, disse Notis. Ho qui poi in faccia il segno

lasciatomi dalla sua frusta e una scalfittura al disotto dell'occhio

che mi rammenteranno sempre del traditore Abd-el-Kerim.

--Ma come siete stato risparmiato adunque?

--Gettandomi nello stagno e fingendomi morto.

--Sicchè vi credono...

--All'inferno, interruppe, Notis ironicamente. Tanto meglio, se mi

credono bello e morto. Avrò agio di vendicarmi più facilmente.

--Voi nutrite, adunque, la speranza di restituire quel colpo di

scimitarra?

--Non solo, ma di far mia Fathma, disse con aria feroce il greco. Ora

che lei mi aborre, sento d'amarla ancor più, e tanto che senza Fathma

mi sarebbe impossibile il vivere. Mi comprendi tu, Takir?

La favorita del Mahdi · 第 3 / 29 段