--Ah! esclamò Notis, sardonicamente. Si vede che il mio rivale non

manca di buon gusto. Per Allàh! Egli vuol fare una serenata sotto le

finestre della bella con la chitarra. Guardati! Potrebbe darsi che io

irrigidissi le tue dita con una palla del mio remington.

In quell'istante quell'uomo si pose a cantare. Alla prima sillaba

Notis fe' un balzo guardando trucemente il cantore.

--Sogno io forse? si chiese egli.

La canzone continuò, cadenzata, dolce. Notis tremò tutto e sentì i

capelli rizzarglisi sulla fronte.

--Abd-el-Kerim! Abd-el-Kerim!...

La voce gli si soffocò. Una grossa nube gli passò dinanzi agli occhi.

--Ah! traditore!...

Alzò il remington, l'armò e mirò Abd-el-Kerim che continuava a cantare

frammischiando alla sua canzone il nome di Fathma. Dopo qualche

secondo l'abbassò.

--E mia sorella? E la povera Elenka? E la sua fidanzata?... Ah!

miserabile!... Eri tu quel rivale di cui mi parlavi! Ma da quando?...

Come?... Come è possibile che egli abbia obbliata mia sorella?...

Tuoni di Dio!...

Per la seconda volta alzò il remington e per la seconda volta

l'abbassò.

Un freddo sudore scorrevagli abbondantemente per la fronte e un

tremore fortissimo agitava le sue membra. Impeti di ira lo assalivano

e sentivasi spinto da una pazza voglia di fare, con una palla di

fucile, scoppiare la testa all'arabo. Tuttavia non si sentì capace di

puntare per la terza volta il remington e d'assassinare il traditore.

Alzò la testa come se avesse preso una pronta risoluzione, e si mise a

strisciare, a carpone, fino a che ebbe raggiunta una piantagione di

_durah_. Di là camminò sempre senza produrre il menomo rumore, fino

sulla via che menava agli avamposti del campo, imboscandosi dietro a

una macchia d'alte erbe spinose.

--Passerai di qui, Abd-el-Kerim, disse con accento minaccioso. Ti

affronterò.

L'arabo cantava sempre, con maggior dolcezza, con tono più

malinconico, e ogni volta che pronunciava il nome dell'_almea_, il

greco sentivasi il sangue accendere e il cuore battere più

precipitosamente. Tutti i colori dell'arcobaleno passavano uno per uno

sulla sua faccia tetra.

Cominciava all'oriente a biancheggiare, quando Abd-el-Kerim si tacque.

Notis lo vide aggirarsi per qualche tratto attorno alla casupola,

colla testa sempre alzata verso le finestre che si tenevano

ostinatamente chiuse, poi raccogliere la carabina e prendere la via

del campo. Un beffardo sogghigno sfiorò le sue labbra collericamente

strette.

L'arabo s'avvicinava a rapidi passi e pareva pensieroso e scoraggiato.

Quando fu a pochi metri di distanza, Notis balzò fuori e gli si

presentò dinanzi come una spaventevole apparizione.

--Alto là, Abd-el-Kerim!... gl'intimò brutalmente.

L'arabo nel vederselo lì, colla testa alta, in una posa minacciosa,

fece un salto indietro portando involontariamente la mano

sull'impugnatura dell'_jatagan_. Impallidì orribilmente e fece un

gesto di sorpresa e di spavento.

--Notis! esclamò egli, con un fil di voce.

--Sì, proprio Notis, il fratello di Elenka, della tua fidanzata,

rispose il greco con ira mal repressa.

Essi stettero a guardarsi in silenzio, ma cogli sguardi provocanti.

--Che facevi, Abd-el-Kerim, sotto le finestre di quella casupola?

chiese Notis, ironicamente.

--Avevo la febbre indosso e sono andato a passeggiare per le vie

d'Hossanieh.

--Tu menti, Abd-el-Kerim!

L'arabo si turbò e tornò ad impallidire, ma più per la collera che per

la paura.

--Te lo dirò io, giacchè tu nol sai, che facevi, disse Notis, alzando

la voce. Tu suonavi la _rabâda_ e cantavi una canzone d'amore.

--E che ci trovi di strano?

--Ma disgraziato, non sapevi adunque che tu cantavi sotto le finestre

di Fathma?

--Ebbene?... chiese Abd-el-Kerim con calma.

--Ciò vuol dire che quel rivale di cui mi parlavi sei tu, tu,

Abd-el-Kerim!

--Follie.

--Tuoni di Dio, non mentire! Tu cantando pronunciavi il nome

dell'_almea_!

--Ah! tu sai questo?...

--Abd-el-Kerim, rammentati di mia sorella Elenka. Ella è greca.

--Ma il Corano...

--Non parlare di Corano, nè di poligamia. Elenka non avrà che un

marito o tu non avrai che una moglie. Il Profeta udì i tuoi

giuramenti.

--Elenka!... Elenka!... balbettò l'arabo.

--Saresti capace tu di dimenticarla per Fathma?

--Non parlare d'Elenka, Notis, disse l'arabo sordamente.

Il greco fece tre passi indietro e alzò la mano verso di lui.

--Abd-el-Kerim! disse egli gravemente. Sta in guardia!...

--Notis!...

--Sta in guardia! È l'ultima mia parola!

Il fratello d'Elenka lo mirò per un minuto cogli occhi scintillanti,

poi gli volse le spalle e s'internò in mezzo al campo di _durah_.

CAPITOLO IV.--Nel mezzo di un bosco.

Quando Abd-el-Kerim giunse agli avamposti il sole cominciava a far

capolino fra le gigantesche foreste del Nilo e il campo a svegliarsi.

Qua e là, dalle tende, uscivano soldati sbadigliando e stiracchiandosi

le membra intorpidite; alcuni si affacendavano a pulire o a insellare

i loro briosi cavalli che caracollavano nitrendo; altri alzavano i

_mahari_ o i cammelli conducendoli ai pozzi per abbeverarli, e altri

ancora accendevano i fuochi pel rancio del mattino, o portavano legne,

o portavano paglia, o facevano un po' di pulizia, o lucidavano i

fucili, gli _jatagan_ o le daghe, o i cannoni. Dappertutto vedevansi

ufficiali andare e venire, scintillanti per gli ori, affannarsi a

portare o a dare ordini, a cambiare le sentinelle, a radunare le

compagnie per farle manovrare; dappertutto udivasi un cicaleggio

allegro, canzoni monotone e cadenzate, voci che salmodiavano i

versetti del Corano accompagnate dalla voce nasale dei _muezzin_

d'Hossanieh che percorrevano il campo, e ragli d'asini, e nitriti di

cavalli e muggiti di buoi.

Abd-el-Kerim, colla faccia aggrondata, pensieroso, taciturno,

attraversò la triplice fila di tende e andò a sedersi vicino alla sua,

su di un tronco di palmizio atterrato, prendendosi la testa fra le

mani.

Il povero arabo sentivasi tutto scombussolato dagli avvenimenti della

notte e come ammalato. Una terribile lotta fervevagli nel cuore, lotta

gigantesca nella quale si cozzavano furiosamente due passioni

egualmente grandi: l'amore per la bella Elenka alla quale gli aveva

giurato fedeltà e l'amore per Fathma, l'incomparabile creatura dagli

occhi di fuoco che l'aveva suo malgrado affascinato.

Egli trovavasi per così dire equilibrato fra due abissi in uno dei

quali tendeva le braccia la greca e nell'altro l'araba, due abissi che

sì l'uno che l'altro l'attiravano, due abissi che gli mettevano le

vertigini entrambi.

Aveva un bel dire che a Elenka aveva promesso la sua mano, aveva un

bel dire che Elenka aveva gli occhi neri e pieni di fuoco, che Elenka

era bella, che Elenka era incomparabile, divina, ma non riusciva a

scacciare nè a eclissare dalla sua mente le fiera figura dell'_almea_,

nè sapeva cancellare, nè estirpare quegli occhi che in certo qual modo

erano impressi vivamente nel suo cuore o che lo tormentavano come

fossero due carboni accesi collocati sulle sue carni.

Invano cercava di frapporre fra sè e l'_almea_ delle tenebre, invano

ritorceva i suoi sguardi portandoli su Elenka, invano mormorava il

caro nome della greca, invano sforzavasi di frenare i tumultuosi

battiti del suo cuore, invano richiamava alla mente le sinistre e

minacciose parole di Notis. Egli vedevasi sempre dinanzi la superba

immagine dell'_almea_ col fucile in mano, come l'aveva veduta in mezzo

alla pianura puntare calma e terribile il leone che volteggiavale

d'intorno; parevagli di sentirsela ancora fra le braccia col capo

appoggiato dolcemente al suo petto, trasportato sul dorso del veloce

_mahari_ coi capelli neri e profumati attorcigliati al collo;

parevagli di ascoltare il debole suo respiro, il battere del suo

cuoricino, il fremito delle sue membra, e provava emozioni violente,

sconosciute, ignote, voluttuose, e sentivasi il sangue turbinare più

rapido nelle vene, un fuoco strano accendersegli nel petto, fuoco che

mettevagli la febbre indosso, fuoco che prendeva proporzioni

gigantesche, che divorava e la memoria di Elenka e quella di Notis.

--Fathma! Fathma! mormorò egli sospirando. Tu hai fatto nascere nel

mio cuore una passione che cancellerà quella della povera Elenka! Una

passione che mi mette paura, una passione che mi fa tremare!...

Si levò dal tronco d'albero girando uno sguardo indagatore sul campo

come se cercasse di scoprire colei che avevagli acceso in petto una

scintilla d'un amore sconfinato. I suoi occhi si fissarono su d'un

uomo, un capitano dei basci-bozuk, che lo guardava sorridendo quasi

beffardamente.

--Olà, che diamine te fai qui, solo soletto e pensieroso, gli chiese

il capitano, incrociando le braccia sul petto con aria comica. È un

bel pezzo che sono qui a guardarti, curioso di sapere come l'avresti

finita.

--Ah! Sei tu, Hassarn? disse Abd-el-Kerim, ricomponendo la faccia

tetra.

--In carne e in ossa, amico mio, rispose il capitano.

--Che vuoi da me?

--Che m'accompagni alle foreste del Bahr-el-Abiad per far ritornare

quella compagnia di basci-bozuk, che abbiamo lasciato in un _zeribak_.

Sono stati segnalati dei ribelli, e non vorrei che quei poveri diavoli

venissero qualche notte massacrati.

--Ah!... Sono con te, Hassarn.

--Prendi la tua carabina e affrettiamoci a metterci in cammino.

Viaggiare di notte in simili tempi non è prudente.

Abd-el-Kerim esitò, poi raccolse la carabina che aveva posata sulla

palma e seguì senza dir sillaba Hassarn, che si era già messo in

cammino. Si fermò venti volte prima di uscire dal campo, ora guardando

il villaggio d'Hossanieh e precisamente la casupola di Fathma e ora la

tenda del greco ermeticamente chiusa.

Il capitano dei basci-bozuk prese un sentiero aperto in mezzo a un

campo di _dùrah_ che conduceva alle grandi foreste del Bahr-el Abiad;

Abd-el-Kerim gli si mise dietro, ma senza quasi sapere ove andasse e

col pensiero fisso a tutt'altra cosa che alla compagnia dei

basci-bozuk.

--Ehi! Abd-el-Kerim, gli chiese Hassarn, dopo qualche tratto di

cammino. Che diavolo hai che sei muto più d'un pesce?

--Nulla, rispose l'interpellato seccamente.

--Penseresti per caso, a quella bella ragazza che hai condotta questa

notte nel campo?

Abd-el-Kerim trasalì e lo guardò sorpreso.

--Come sai tu questo?

--Bah! fe' Hassarn, alzando un braccio come uomo che la sa lunga.

Credi tu che escano ed entrino nel campo persone senza che io lo

sappia? Ti dirò che tu sei arrivato in compagnia di Notis e che la

bella _almea_ riposava fra le tue braccia. Dove sei andato a pescare

quella _urì_?

--La trovai venendo da Machmudiech, nel momento che un leone stava per

assalirla. Perdette lo schiavo e il cammello, perciò la feci salire

sul mio.

--Sulle tue braccia, corresse maliziosamente Hassarn.

--Come vuoi.

--E tu uccidesti il leone?

--Puoi immaginartelo.

--Sfido io! Si trattava di far vedere la propria valentìa dinanzi a

Fathma.

--Fathma? La conosci forse tu?

--E da molto tempo, Abd-el-Kerim.

--Chi è? da dove viene? Dove va?

--Corri come i miracoli di Mohammed. Ti dirò innanzi a tutto che è

un'_almea_ dagli occhi che paiono diamanti neri, dai piedi lunghi come

un petalo di rosa e che ha le mani più piccole di una _urì_ del

Profeta.

--Lo so, e poi?

--E poi non ne so di più. Ti interessa molto quell'adorabile creatura?

--Molto, rispose Abd-el-Kerim con slancio appassionato.

--Oh! esclamò Hassarn. Avresti per caso dimenticata la bella Elenka?

--Non parlarmi di lei, Hassarn.

--Bada, che Elenka è una iena.

--Ed io un leone! rispose fieramente l'arabo.

Il capitano gli si avvicinò e ponendogli amichevolmente una mano su di

una spalla:

--Abd-el-Kerim, disse. Tu questa notte hai avuto di che dire con

Notis.

--Mi spiasti, Hassarn?

--Il campo ha orecchi e occhi. Se non vuoi dirmelo tu, ti dirò che

ronzavate tutti e due attorno a una casupola e che questa casupola era

l'abitazione di Fathma, poichè fu vista entrare. Sareste rivali?

Abd-el-Kerim non rispose. Egli era diventato improvvisamente cupo.

--Non rispondi, ma leggo nel tuo cuore come legge il Profeta e forse

più, Abd-el-Kerim.

--E che leggi?

--Amore, amore e amore per...

--Per chi?

--Per Allah! Amore per Fathma!

--Zitto imprudente, mormorò l'arabo guardandosi sospettosamente

attorno.

--Confessi adunque che io lessi giusto.

--Non posso negarlo. Amo Fathma.

--Ed Elenka? E Notis?...

--Cancello l'una e aborro il secondo che minaccia diventare mio

rivale!

L'arabo fece un gesto di spavento. Avrebbe voluto riafferrare e

ricacciare in gola quelle parole uscitegli imprudentemente dalle

labbra. Sentì una fitta al cuore; chinò il capo sul petto e sospirò.

--Povero Abd-el-Kerim! esclamò Hassarn.

--Non compiangermi!... Ah!.... Se tu sapessi qual lotta ferve nel mio

cuore! disse ferocemente l'arabo. Quale mai delle due?

--Tu pensi ancora ad Elenka, adunque?

--Forse. Non so, per quanto mi sforzi, non riesco a cancellarla

totalmente. L'ho sempre dinanzi agli occhi, bella, divina.... Eppur

non l'amo!

D'un tratto si arrestò, afferrando bruscamente la carabina. Erano

allora arrivati sul limitare della grande foresta che si estendeva a

perdita d'occhio dal sud al nord, seguendo il tortuoso corso del

Bahr-el-Abiad.

--Che hai? gli chiese Hassarn, armando per ogni precauzione una

pistola.

--Abd-el-Kerim si guardò d'attorno con circospezione, figgendo l'acuto

suo sguardo sotto gli alberi che strettamente uniti toglievano quasi

la vista.

--Mi sembrò d'aver udito un fruscio fra i cespugli, disse poi.

--Sarà stato qualche scimiotto. Tu sai che in queste foreste

abbondano.

--Che ci sia qualche spia?

--Potrebbe darsi. Il _Mahdi_ ha della gente coraggiosa, che non ha

paura di avvicinarsi agli accampamenti egiziani.

L'arabo fece cenno al capitano di tirar innanzi, continuando a

guardarsi d'attorno e aprendo con precauzione i cespugli. Dopo dieci

minuti essi giunsero ad una specie di _zeribak_, nell'interno della

quale stava accampata una compagnia di _basci-bozuk_ a piedi.

Il sergente che la comandava si fece loro incontro.

--Che nuove? chiese Hassarn.

--Nessuna, rispose il sergente. I ribelli fino ad ora non si sono

spinti fin qui ma.... non avete incontrato nessuno? Ho veduto....

--Chi? domandò Abd-el-Kerim.

--Una apparizione.

--Spiegati per Allàh! esclamò Hassarn, mosso in curiosità.

--Che so io? Ho veduto passare un fantasma, vestito stranamente, e che

potrebbe darsi che fosse un ribelle. È passato or ora a cento passi da

qui.

--Oh! oh! fe' Hassarn. Chi può essere mai? Abd-el-Kerim, sei in vena

di accompagnarmi, intanto che i _basci-bozuk_ fanno i bagagli?

--Ho la mia carabina e ciò basta. Ti seguirò fino al deserto di

Korosko, se tu lo vuoi.

--Basta così. Tu sergente fa levare il campo e se non ci vedi tornare,

incamminati per Hossanieh. Potrebbe darsi che noi tardassimo assai e

che prendessimo un'altra via.

Arabo e turco volsero le spalle alla _zeribak_, internandosi nella

foresta, seguendo un sentieruzzo appena visibile pel quale era passato

il fantasma. Avevano tutte e due le ali ai piedi come se si trattasse

di inseguire qualche persona più che importante.

--Chi può essere mai questo fantasma, si chiedeva Hassarn. Che sia

qualche capo di ribelli?

In quell'istante Abd-el-Kerim, che camminava innanzi, tornò ad

arrestarsi, urtando bruscamente il turco che gli veniva dietro.

--Fermati, per mille demoni! esclamò egli con voce alterata.

--Che hai veduto? chiese Hassarn sorpreso.

--Zitto!...

In lontananza si udiva il suono del tamburello che l'eco delle foreste

ripeteva distintamente. Abd-el-Kerim impallidì come un cadavere.

--Odi Hassarn? domandò egli con un filo di voce.

--Sì, che odo. Deve essere qualche arabo che suona il tamburello.

--No, non è un arabo! esclamò vivamente Abd-el-Kerim.

--Come lo sai tu?

--È una donna, io l'ho udito ancora questo tamburello, disse l'arabo

con maggior animazione.

--Per Allàh! Andiamo a vedere, Abd-el-Kerim.

L'arabo lo afferrò vigorosamente per le braccia e lo tenne fermo.

--Tu non sai di quale donna io intenda parlare, gli disse.

--Parla di quella che vuoi, io vado innanzi.

--Quella che suona è Fathma!....

Il turco lasciò sfuggire una esclamazione di sorpresa.

--Hassarn, continuò Abd-el-Kerim, lasciami solo. Tu non puoi essere

testimone a quello che io dirò all'_almea_.

--Tu sei pazzo. Io voglio vedere Fathma.

--Hassarn, tu non lo farai, disse recisamente l'arabo.

--Ma disgraziato, e non pensi che sei promesso a Elenka.

--Io spezzo il nodo e mi getto corpo e anima fra le braccia di Fathma.

Ho il sangue che mi brucia le vene e il cuore che batte per l'_almea_.

Lasciami solo.

Il turco lo guardò con compassione.

--Tu ti perdi, Abd-el-Kerim, gli disse con dolce rimprovero. Fa come

vuoi; io ti aspetterò ai piedi delle colline sabbiose.

L'arabo chinò il capo sul petto; poi rialzandolo con gesto risoluto:

--Vo' gettar la mia vita ai piedi di Fathma, disse e si allontanò a

rapidi passi, dirigendosi verso il luogo ove risuonava il tamburello.

Aveva la testa in fiamme e il cuore battevagli precipitosamente;

parevagli di essere ubbriaco e camminava quasi senza volerlo,

meccanicamente, attirato da quel suono come il serpente viene attirato

dal flauto dell'incantatore.

In breve tempo giunse in una vasta radura contornata da maestosi

tamarindi sulle cui cime strillavano numerosi scimmiotti. Egli si

fermò frenando a grande stento un grido di gioia.

Là, sulle rive di un ampio stagno cosparso di grandi foglie di loto

sacro, se ne stava ritta l'_almea_ col tamburello in mano, i capelli

neri sciolti sulle spalle e una bianca farda gettata pittorescamente

su di un braccio. Vista così, sotto una pioggia di raggi solari che si

riflettevano sui monili e sui braccialetti d'oro che le cingevano il

collo e le nude braccia, la si sarebbe presa per una apparizione

celeste, per una urì del paradiso di Mohammed il profeta.

Abd-el-Kerim sentì mancarsi le forze. Esitò, volle fuggire, ma gli fu

impossibile e si spinse macchinalmente innanzi, senza fare il menomo

rumore. S'arrestò a pochi passi dall'_almea_ che continuava a sbattere

il tamburello con un ritmo cadenzato e malinconico. Egli tese le

braccia avanti.

--Fathma!... Fathma! mormorò con voce tremante.

L'_almea_ si volse verso di lui.

CAPITOLO V.--Il Rapitore.

Nel vedersi dinanzi Abd-el-Kerim, immobile come una statua, coi

lineamenti sconvolti e le mani tese con gesto supplichevole, Fathma

non potè trattenere un movimento di sorpresa. Ella lo guardò fisso coi

suoi grandi e neri occhioni, che magnetizzavano e che penetravano fino

al fondo dei cuori, senza dir sillaba.

--Fathma, ripetè l'arabo, scuotendosi e dando alla sua voce un tono

commosso.

L'_almea_ gli si avvicinò, guardandolo come con curiosità.

--Che fai tu qui? diss'ella di poi,

--Mi riconosci bella fanciulla?

--Non dimentico mai chi mi salvò con pericolo della propria vita. Non

sei tu quell'arabo che mi raccolse nella pianura dopo aver ucciso il

leone che mi assaliva?

--Quello stesso, Fathma.

Fra loro due successe un breve silenzio, durante il quale si

guardarono ancor più fissamente.

--Che vuoi da me? chiese alfin l'_almea_, rompendo quel silenzio che

diventava imbarazzante.

--Sai dove ti trovi?

--Nelle foreste del Bahr-el-Abiad. E che vuol dir ciò?

--Sai che vi sono dei ribelli nascosti in questi dintorni?

Fathma sorrise sdegnosamente e mostrandogli un pugnaletto che teneva

infisso nella sua _râhad_ (cintura) dorata:

--Non ho paura, gli disse con fierezza.

--Ti potrebbero rapire.

--E che male ci sarebbe? Rapirebbero una povera _almea_.

--Ma io piangerei la tua perdita, disse l'arabo con iscoppio

appassionato.

--I grandi occhi di Fathma si dilatarono e le sue labbra s'apersero ad

un sorriso indefinibile. Ella si avvicinò vieppiù all'arabo, tanto che

l'ardente suo alito gli sfiorò il volto. Abd-el-Kerim tese le braccia

innanzi come per afferrarla, ma si frenò e senza volerlo fece un passo

indietro.

--Ah! diss'ella, quasi ironicamente, ti dorrebbe il non vedermi più?

--Sì, Fathma, te lo giuro!.... Proverei del dolore e più di quello che

tu credi!...

--E perchè? chiese l'_almea_ freddamente.

--L'arabo ammutolì e la sua fronte s'abbuiò. Non seppe cosa

rispondere.

--Che t'importa se io avessi a scomparire? continuò Fathma. E poi,

credi tu che io rimanga sempre in Hossanieh? Mi libro come l'aquila e

mi poso or qua or là a seconda che mi spinge o il capriccio o la

follìa.

--Ma tu non puoi lasciare così Hossanieh, dopo esserti fatta vedere.

--E chi me lo impedirebbe?...

--Fathma!... Fathma! esclamò Abd-el-Kerim. Tu sei bella, più bella di

El....

L'imprudente rattenne a tempo il nome di Elenka che stava per uscirgli

dalle labbra. L'_almea_ aggrottò la fronte e le sue mani si

contrassero, chiudendosi: un lampo cupo balenò nei suoi occhi, un vero

lampo d'ira.

--Di chi?... chiese ella vivamente. Di chi?...

--Di tutte le donne che io vidi in vita mia, si affrettò a soggiungere

l'arabo. Sì, tu sei bella Fathma, e tanto bella che mi riesce

impossibile cancellarti dal mio cuore, tanto bella che ne sono

affascinato.

--Follie, amico mio, follie.

--Fathma, ti giuro su Allàh che tu mi hai toccato il cuore, continuò

Abd-el-Kerim con crescente passione. Io ti ho veduta e mi sono sentito

scuotere tutte le fibre dell'anima; ti ho sostenuta fra le mie

braccia, e ho sentito il sangue accendersi nelle mie vene. Ovunque

volga lo sguardo non vedo che i tuoi occhi più fulgidi delle stelle e

il tuo volto più bello delle urì del paradiso del Profeta; ovunque

tenda l'orecchio non odo che la tua voce incantevole, quella che udii

laggiù, a Machmudiech, la prima volta che ebbi la fortuna

d'incontrarti! Fathma, tu sei bella, tu sei sublime e io ti amo!... ti

amo!... sono tuo schiavo!...

Abd-el-Kerim era caduto in ginocchio e la guardava con due occhi che

mandavano fiamme. Un urlo strozzato, furioso, partito fra gli alberi,

lo fece saltar in piedi. Un freddo sudore gli bagnò la fronte.

--Chi è la? domandò egli con voce rotta. Fathma che aveva ascoltata la

confessione dell'arabo senza battere ciglio, nell'udire quell'urlo

erasi voltata come una iena, col pugnale in mano.

--Chi ci spia? chiese ella rivolgendosi all'arabo.

--L'ignoro, rispose Abd-el-Kerim, armando la carabina.

Fra i cespugli si operò un movimento brusco, un corpo nerastro si

slanciò dai rami di un gran tamarindo e cadde in mezzo alle erbe

allontanandosi con rapidità fulminea. Abd-el-Kerim fece fuoco.

Nessun grido tenne dietro alla rumorosa detonazione della carabina;

l'arabo fece atto di slanciarsi dietro a colui che fuggiva, ma Fathma

lo arrestò.

--Era una scimmia, diss'ella. Non ne vale la pena.

--Mi parve un uomo; una scimmia non avrebbe gettato quel grido.

--Tanto peggio per lui. Io l'ho veduto cadere e a quest'ora sarà morto

o sul punto di morire, disse l'_almea_ con voce calma.

--Posso andare ad assicurarmi.

--Farai meglio a continuare la tua via.

--Fathma!....

--Ti comprendo tu vorresti ripetermi quella parola che cento altri

prima di te mi ripeterono. Quella parola per me è morta; non ci credo

più.

--Oh! non dire questo, Fathma! Ti amo, ti amo, ti amo e per te darei

tutto il mio sangue. Mettimi alla prova: vuoi tu che ti porti la pelle

di cento leoni? Non avrai che a comandarmelo e io, Abd-el-Kerim, te le

porterò!

L'_almea_ lo guardò con più dolcezza; un sospiro sollevò il suo seno.

--Ah! diss'ella con voce cupa. Sarebbe vero che tu avessi proprio ad

amarmi? Sarebbe vero che tu parlassi col cuore? Anche un altro uomo un

giorno mi ripetè le tue parole e poi le disperse e infranse i

centomila giuramenti pronunciati ai miei piedi! Non credo più.

--Chi? Chi?... domandò Abd-el-Kerim, che si sentì mordere il cuore

della gelosia, Chi è quest'uomo? Parla, Fathma, parla!

L'_almea_ chinò il capo sul petto, poi rialzandolo bruscamente e

prendendo una mano dell'arabo:

--Sai tu, innanzi a tutto, chi io sia?

--Chi ha sollevato fino ad ora il velo che ti copre? Molti ti

conobbero, ma nessuno sa chi tu sei, qual fu il tuo passato nè in qual

paese tu sei nata. Vi sono delle tenebre attorno a te.

La favorita del Mahdi · 第 2 / 29 段