Uomini Donne In tutto

fino ai 25 anni 8,316,651 8,195,052 16,511,703

dai 25 ai 55 anni 7,265,630 7,208,780 14,474,410

dopo i 56 anni 2,194,731 2,572,683 4,767,414

d'età non provata 17,952 11,691 29,643

Dal che risulta che, di 100 persone, 46 appartengono all'età

dell'incremento: 41 all'adulta: 13 al decremento, al quale meno di un

settimo della popolazione arriverebbe.

Fra questi le femmine stanno agli uomini come 14,30 a 12,33; e in

generale la vita media delle donne è alquanto più protratta da per

tutto, ma sono di più i maschi che raggiungono età straordinarie.

Secondo il censo della popolazione della Gran Bretagna nel 1851, dei 21

milioni d'abitanti del regno unito, mezzo milione oltrepassarono i

sessant'anni; più di 129,000 raggiunsero gli ottanta: circa diecimila di

novanta: 319 passarono i cento.

La longevità dei patriarchi appartiene al miracolo: nè qui è il luogo

d'esporre i sistemi con cui vuolsi ragionarla o spiegarla. Certo dopo

Abramo, vissuto 175 anni, entriamo in vite più normali; Giacobbe ha 145

anni, Sara 127; Mosè 120; Giosuè 110 anni, poi Eliseo 100; 90 Elia,

Antioco Epifane compare con 149 anni, ma sull'età di questo straniero

può revocarsi in dubbio la fede del libro dei Macabei.

Molti illustri greci vissero assai: Epimenide di Creta 153 anni, Gorgia

Leontino 107, Democrito 109, Xenofilo musicante 105, Isocrate retore e

Zenone stoico quasi un secolo, come il panteista Xenofane, e Apollonio

Tianeo taumaturgo, e Terenzio Varrone storico a Roma e quivi.

Ctesibio avea 124 anni quando passeggiando morì: 103 la Terenzia di

Cicerone: 115 Claudia moglie di Ofilio; di 100 l'attrice Luceja recitò:

di 104 Galeria Copiola salì la scena per la guarigione d'Augusto, 91

anno dopo la prima comparsa.

Nel censimento fatto sotto Claudio imperatore, un tal Fullonio di

Bologna attestò d'avere 130 anni; e in quello sotto Vespasiano si

trovarono a Parma tre uomini di 120 anni, uno di 130: a Piacenza uno di

150, uno di 131, quattro di 120, sei di 110; e nella Gallia Cisalpina,

cioè fra l'Appennino e il Po, cinquantaquattro di 100, due di 125,

quattro di 130 o 137, tre di 140; a Faenza una donna di 132, a Rimini un

Marco Aponio di 150.

È bizzarro; ma il vediamo tuttodì, come campino a lungo i guerrieri, e

l'antichità abbonda d'esempi; Perpenna giunse ai 98 anni, Valerio

Corvino ai 100, e ne corsero 49 fra il primo e il secondo suo consolato.

Ognuno ricorda la longevità degli eremiti del medioevo, in mezzo alle

astinenze, ma con quella calma che tutto rimette al Signor Iddio.

Chi crollasse il capo sopra i numeri antichi, gli ricorderemo che il

celebre medico e filosofo Haller raccolse copiosi esempj di vite

diuturne, e ne conta più di mille di là dai 110 anni; sessanta dai 110

ai 120: ventinove dai 120 ai 130: quindici dai 130 ai 140: sei dai 140

ai 150: uno di 169. Tommaso Giannotti Rangoni nel 1550 dedicò a Giulio

III un'opera _Dell'allungar la vita oltre i 120 anni_, dove molti

annovera che a quell'età pervennero, fra quali san Romualdo anacoreta

ravegnano; l'autore non ne visse che 84, Lejuncourt fece una _Gallerie

de Centenaires_, poco esatta come sogliono essere tali compilazioni

sistematiche, dando la vita di 120 persone che oltrepassarono i 120

anni.

Harvey il famoso scopritore o divulgatore della circolazione del sangue,

attesta che Carlo II re d'Inghilterra nel 1635 chiamò a sè Tommaso

Parre, povero paesano di Alberbury, ch'era nato nel 1483, e aveva veduto

dieci re. Venuto, mangiò più del solito, e morì: morì dunque di malattia

accidentale a 152 anni, e l'autopsia mostrò sani tutti i suoi visceri, e

non ossificate le cartilagini sternali.

Al 19 gennajo 1710 moriva nella diocesi di Bruges il contadino Giovanni

Mansard di 110 anni: aveva avuto dieci mogli: l'ultima sposò di 99 anni,

e due anni dopo n'ebbe un figliuolo.

Nel 1750 Carlo Czartin ungherese morì di 172 anni e poco prima di sua

moglie di 164: il loro figlio ne visse 158: Pietro Rogwin, 185: Giuseppe

Sarrington in Norvegia del 1795 moriva di 160 anni, avendo il figlio

maggiore di 105 anni, e il minore di 45: cioè potè generare per 60 anni.

Nel secolo scorso in Inghilterra morirono 49 dai 130 ai 175 anni: 4 a

138, 7 a 134, 2 a 146, 4 a 155, 1 a 159, 1 a 160, 1 a 168. 1 a 169, 1 a

175, 1338 passarono i 120.

Draper, nel recente lavoro _Duration of human life_, recava dalle

recenti statistiche inglesi, una Margherita Patten di 130, un Tommaso

Parr di 152, un Giovanni Room di 172, un Pietro Torton di 185.

Al congresso delle scienze morali a Edimburgo nel 1863 fu annunziato

che, nel secolo corrente, in Iscozia da 1800 a 2000 persone erano

campate centenarie. Nel 1862 morirono più che centenari la vedova

Villart e Neofito Metaxas arcivescovo d'Atene; una Maria Viassenga

italiana in Algeria di 103 anni, a Urrugue Manuella Suhasti di 108, un

altro dell'età stessa a Prats, nell'ospizio dove viveva un uomo di 110,

e un Pietro Merville morì di 116: tutti questi presso Bajona; a Biaritz

Maria Biella nata nel 1754, nel Calvados Maria Tesson di 107 anni, a

Pantou nelle Lande Maria Castelnau di 110, in Irlanda un contadino di

112.

Ne' conti del 1861, Madrid appare come la capitale che ha più vecchi,

contando sol fra le donne una di 116, una di 111, una di 108, due di

102, una di 101, una di 100.

Negli Stati Uniti si decretò una pensione a quei avevano combattuto

nella guerra dell'indipendenza, finita nel 1782. Or bene, nel censimento

del 1865 se ne trovarono vivi ancora 24, di cui il più giovane avea 94

anni, tre ne aveano 100, uno 112, e tra tutti sommavano a 2439 anni.

Nel 1867 a Costantinopoli moriva la sultana di 130 anni: e presso

Macerata, Santa Colombini di 109 anni. Oggi in Francia contano più di

500 persone nate prima del 1774. C'è una famiglia nel Cantone della Ferè

ove padre, madre, il suocero e una zia sommano 401 anno: e i due vecchi

presero quest'anno la licenza di caccia.

Nel febbrajo 1868 morì a Napoli un cacciatore dei Borboni di 102 anni,

padre di 20 figliuoli, uno dei quali ha 80 anni.

La Svizzera contava dieci centenarj alla fine del 1860, sur una

popolazione di 2,310,494 anime, dai 100 ai 102 anni, di cui 3 uomini e 7

donne; 547 persone dai 90 ai 100 anni, fra cui 256 uomini e 291 donne;

11,092 dagli 80 ai 90 anni, di cui 30,164 uomini e 30,598 donne, infine

738,989 dai 60 ai 70 anni, di cui 68,046 uomini e 70,943 donne. È dunque

un totale di 211,400 rappresentanti del secolo scorso, in cui predomina

per numero il sesso femminile.

E cento anni appunto sarebbero la vita completa, secondo Fleurens, il

quale si fonda sull'analogia degli altri animali, la cui durata è il

quintuplo dell'età dell'incremento, e questo è proporzionato alla

gestione, e la gestione alla grandezza del corpo. Che se non tutti vi

arrivano, si pensi che i più muojono di malattie, e pochissimi di

vecchiaja. In quel tenore artificiale di vita che l'uomo si è fatto, ove

il morale è più spesso malato che non il fisico, e il fisico malato più

spesso che non sarebbe in abitudini serene, calme, costantemente e

giudiziosamente laboriose, qual meraviglia se la sanità va scompigliata?

se una vita di timori, di rancori, di litigi, mena a morir d'amarezza?

Però la vita normale non procede tutta omogenea e seguente, come il moto

d'un oriuolo; ha le sue accelerazioni e le sue pose; le epoche organiche

e le critiche, come direbbero i Sansimoniani.

Ippocrate stabiliva i periodi della vita di 7 in 7 anni fino ai 70; di

là dei quali un filosofo ne aggiunse due altri fino agli 84, dopo di che

non se ne terrebbe più conto, come al guidatore di cocchi quando

oltrepassa la meta nel circo.

Varrone distinse la vita in cinque periodi, terminati ai 15, 30, 45, 60

e 75 anni, da essi deducendo i nomi de' _pueri_, _adolescentes_,

_juvenes_, _seniores_, _senes_.

Al censimento della Gran Bretagna testè accennato è anteposta una

relazione, dove si fissa la vita a cent'anni, divisa in 5 periodi di 20.

Il primo comprende l'infanzia e l'adolescenza: il corpo cresce, lo

spirito si forma, i costumi si regolano, s'acquistano il linguaggio e le

cognizioni e le tradizioni dell'umanità; verso la fine appajono

sentimenti generosi, la passione, l'entusiasmo; talvolta il delitto.

Il secondo è dell'età matura, avente il colmo ai 30 anni: età della

forza, della poesia, dell'invenzione, del bello; si va soldati, si

diviene operaj, si mette casa, e si ottiene il dolce nome di padre;

mentre i malvagi rompono alla passione, al delitto, alle follie più

terribili, alle malattie più perniciose.

Nel terzo ventennio, dai 40 ai 60, gli uomini diventano eminenti,

ciascuno nella propria professione: le spese sostenute per l'istruzione

recano frutto; il carattere d'uomo fatto ci procaccia confidenza:

l'esperienza come l'ingegno permettono di trattare gli interessi più

vivi della società. I figliuoli nostri son già uomini; ci crescono

attorno gli edifizj da noi fondati, gli alberi da noi piantati, le vigne

e i campi da noi dissodati; l'operajo diviene capo di fabbrica, e dirige

gli stabilimenti ove prima era apprendista: è l'età della maggiore

intelligenza, in cui si fanno le leggi, si pronunziano i giudizj, si

scrivono opere per l'immortalità.

Dai 60 agli 80 può considerarsi come il periodo della vita completa. Il

soldato lasciò per sempre il campo; l'operajo e il contadino lavorano

parcamente; passò il tempo della forza, ma a misura che la civiltà

cresce, questi uomini non vengono più rejetti, anzi espettano onori e

ricompense. Il negoziante arricchì; il manufattore diede il proprio nome

alla fabbrica; il campagnuolo coglie i frutti de' suoi miglioramenti: il

dotto, il medico, il giudice, il prete esercitano alte dignità;

l'esperienza corona l'integrità: il merito viene inchinato senza

invidia; il padrefamiglia è circondato dall'omaggio de' suoi figliuoli,

divenuti padri anch'essi. Come la vita buona allora s'attornia di

qualcosa di divino, così la malvagia merita gli epiteti che la paura e

l'orror popolare crearono per disprezzarla.

Fra gli 80 e i 100 i sensi divengono ottusi; i colori ci si sbiadiscono:

le forme, i contorni non si scorgono più nettamente: la voce umana

prende somiglianza d'un roco mormorare: il sentimento della vita, le

memorie degli anni trascorsi dileguano per sempre. Come una lampada al

mancar dell'alimento, la vita dell'uomo arde incerta e singhiozzante,

finchè si estingue.

Così lo statista inglese. Al contrario il suddetto Fleurens divide la

vita in due stadj eguali: di aumento l'una, di decremento l'altra; e

ciascuna in due altri; donde le quattro età dell'infanzia, della

gioventù, della virilità, della vecchiaja: ognuna delle quali ancora

partesi in due, essendovi una prima e una seconda infanzia, e così via.

La prima infanzia va dalla nascita ai 10 anni, la seconda o adolescenza,

dai 10 ai 20; la prima gioventù fino ai 30, la seconda ai 40: dai 40 ai

55 la prima virilità, la seconda da 55 ai 65: allora comincia la prima

vecchiaja che stendesi fino agli 85, cui segue la seconda ed estrema.

La prima infanzia è il periodo della dentizione. L'incremento delle ossa

dura fino ai 20 anni, quando si congiungono alle loro epifesi, onde si

finisce di ingrandire. Tiriamo la gioventù fino ai 40, quando il corpo

cessa di crescere in grossezza; grossezza organica io dico, non già

l'accumulamento di adipe, ch'è indipendente dall'età. Pure prosegue

ancora un lavoro interno profondo, sopra il tessuto intimo delle parti,

che le rende più sode, più compiute; e questo si fa dai 40 ai 50, e più

o meno si protrae fino ai 65 o 70.

Qui comincia la vecchiaja; ma qual è il carattere che la rivela

fisiologicamente?

Gli antichi fisiologi non aveano torto di distinguere nei nostri organi,

per dir così, due provisioni di forza: l'una in potenza, l'altra in

atto; questa adoperata, quella tenuta in riserva.

Nella gioventù abbondano le forze in riserva, e appunto la diminuzione

di queste caratterizza la vecchiaja. Fin tanto che i vecchi adoperano

soltanto le forze attive, poco si accorgono d'aver nulla perduto;

oltrepassano quel limite? eccoli stracchi, esausti; si avvedono di non

aver più la riserva soprabbondante.

L'uomo vuole anzi tutto la sanità; giacchè _Non vivere est vita, sed

valere_: dappoi una lunga vita: e giacchè desidera questi beni, giova

persuadergli che in parte dipendono da lui.

Gli antichi cercarono la longevità coll'esercizio ginnastico; nel

medioevo, cogli elisir di lunga vita, e il più insigne alchimista,

Paracelso, proponeva che lunga fosse quella soltanto che va dai 900 ai

1000 anni.

A canto ad un vecchio collocar qualche persona robusta, dalla cui

vitalità si rifornisca, fu una cura praticata da David re, e suggerita

non solo da Galeno e da Paolo d'Egina, ma fin da Boerhaave. Altri, con

crudeltà meno mascherata, proposero di trasfondere nelle vene dei vecchi

un sangue men depauperato: Bacone, il legislatore dell'esperienza,

prescriveva un composto di oro, perle, gemme, ambra, bezoar, Hufeland,

un regime abituale, secondo cui istituiva come scienza particolare la

macrobiotica. Nell'età filosofistica, ove non si credeva più a Dio,

trovarono dei creduli e Mesmer col suo tinozzo magnetico, e Cagliostro

col suo elisir di lunga vita, e il conte di Saint-Germain che si

ricordava d'aver assistito alle nozze di Cana, traversato Roncisvalle

con Carlo Magno, anzi conosciuti di vista il peloso Esaù e la rejetta

Agar.

Oggi ai farmachi non si pensa più; nulla si ripromette da specifici;

molto si crede ai metodi, e massime se questi non si ostentino con

ciarlanteria. Nè ciarlanteria sarà il dire che la prima cosa per

arrivare ben innanzi nella vecchiaja è il non averne paura.

Invecchiare senza che il fisico ne scapiti è impossibile; ma ne

vantaggia il morale, e questo è il lato bello della vecchiezza. Dicesi

che i vecchi perdono il gusto dell'occuparsi; non sarà duopo andar

lontano per trovare esempi del contrario, per rimontare a quel vecchio

imperator romano che, la notte che morì, alle sentinelle diede per

parola d'ordine, _Lavoriamo_.

Consola il leggere in Cicerone celebrati i vantaggi della vecchiaja con

sentimento vero, con abbondanza, con splendore. Luigi Cornaro, che

diceva, «La miglior medicina è la vita ordinata,» a 95 anni scriveva: —

Io son così sano, allegro e contento, che mangio con appettito, dormo

quietamente; i miei sensi son tutti nella loro bontà e perfezione:» e

godeva ancora di potere giovar alla sua Venezia, insegnandole a frenar

il mare cogli argini, e ridurre a coltivazione campagne paludose, e

fortificarsi contro i nemici.

Quant'altre belle cose potrebbero trarsi dal Lessio e da altri che

filosofarono intorno alla vecchiaja!

Al dotto Fontenelle, di 95 anni, taluno domandava quali fossero i venti

anni di sua vita che più ribramava: rispose che poche cose ribramava,

però l'età dov'era stato più felice era dai 55 ai 75 anni; a 55 anni la

fortuna è stabilita, fatta la reputazione, ottenuta la considerazione,

fisso lo stato della vita, svanite o contentate le pretensioni,

incarnati o dissipati i progetti, soddisfatte o raffreddite le passioni;

quasi compiuto l'ordito dei lavori che ciascuno deve alla società; meno

nemici, o piuttosto meno individui nocevoli, perchè il contrappeso del

merito è imposto dalla voce pubblica.

Buffon, che qualche volta irrorava l'aridità di filosofista con

assecondare il cuore, a 70 anni scriveva: — La vecchiezza è un

pregiudizio, dovuto all'aritmetica; gli animali che non san computare,

non s'accorgono d'invecchiare.» E prosegue: — Ogni giorno che io mi alzo

in buona salute, non ho il godimento di questa giornata pieno e presente

quanto il vostro? Se conformo i moti, gli appettiti, i desiderj miei ai

soli impulsi della sapiente natura, non son io savio al pari, e meglio

contento di voi? La vista del passato, che cagiona rammarico ai vecchi

insensati, non mi offre ella godimenti di reminiscenze, quadri giocondi,

immagini graziose, da valer ben più che gli oggetti di piacere? Perocchè

dolci sono tali immaginazioni; son pure; nè recano all'anima che un

soave ricordo; le irrequietudini, le amarezze, tutta la funesta coorte

che accompagna i vostri godimenti di gioventù spariscono dal quadro che

me li riproduce; sparir deve anche il repetìo, ch'è l'ultimo lancio di

quella pazza vanità che mai non invecchia.»

Dicesi che i vecchi pensano solo al presente e a sè stessi: ma quanti

invece s'affaticano a «inserir piante, di cui i nipoti corranno i

frutti!» Dicesi che mancano d'immaginativa. Se fosse anche vero, ne li

redime la ragione. — Il vecchio (dice il medico filosofo Reveillé-Paris

in un libro sulla vecchiaja che, insieme con quello di Cicerone, merita

di divenir il manuale di noi vecchi) sorride talora, ride ben di rado.

La bontà, che è la grazia della vecchiaja, trovasi spesso sotto

apparenze gravi e severe: giacchè la prima vien dal cuore, e le seconde

dall'essere fisico, ch'è indebolito. La pazienza è il privilegio della

vecchiaja. Un gran vantaggio dell'uomo che visse è il saper aspettare.

Nel vecchio ogni cosa è sottomessa alla riflessione.»

Ben detto! e in fatto lo spirito ha due moventi: l'attenzione e la

riflessione. Ne' giovani l'attenzione viva, mobile, sempre affrettata,

diffondesi su tutto; ma la riflessione difetta. Negli uomini maturi

l'attenzione e la riflessione si dan mano, donde la forza loro. Nei

vecchi l'attenzione sfugge, cresce la riflessione; il cuore umano si

ritorce sopra sè stesso, e si conosce meglio; alla freschezza, alla

grazia, allo slancio si surrogano la solidità, l'elevazione, la

ponderatezza: perdonsi le illusioni ottiche, s'acquista la verità;

s'impara a conoscere il pregio del tempo e a meno esigere dalla vita.

Ma la vecchiaja ha bisogno anch'essa di regole: e un dottore filosofo mi

detta le seguenti, ancor più filosofiche che mediche:

Racconti storici e morali · 第 45 / 94 题