«Per corta che sia la vita, la è sempre lunga abbastanza purchè buona e
onesta.» Così filosofava Cicerone: ma fra i vecchi saranno sempre il
maggior numero quelli che esclameranno umanamente col vecchio Goethe:
«Amabile vita, dolce e cara abitudine d'esistere e di operare, dovrò
rinunziarti?»
Mentre è di moda affettarsi già logori a 20 anni, sazj dei godimenti,
disingannati dagli affetti, spogli delle illusioni: allorchè si
avvicinano i 50 anni, tutti vorremo ricominciare, o almeno allungare il
tempo tanto più, quanto più si sente che «giunta in sul pendio precipita
l'età.»
Ebbene, consoliamoci al pensare che il nostro corso non è finito; che
restiamo ancora in capitale d'alquanto di vita avvenire. «Quando uno ha
40 in 50 anni, faccia conto d'essere a mezzo del suo cammino.» Lo diceva
il famoso longevo veneziano Luigi Cornaro; lo ripeterono Buffon e
Haller; lo sostenne testè con raziocinj e con argomenti il signor
Fleurens, segretario dell'Accademia delle Scienze di Parigi, in un
curioso, se non profondo libro, _Della longevità umana e della quantità
di vita sul globo_ (Paris 1855), «Son quindici anni (dic'egli) ch'io
continuo ricerche sulla legge filosofica della durata della vita
dell'uomo e in alcuni animali domestici, e la risultanza più precisa è,
che normalmente essa va ad un secolo.»
Così fosse! ma per intenderci bisogna distinguere la vita media, la vita
ordinaria, la naturale, la straordinaria.
La durata media della vita si ottiene (chi nol sa?) sommando gli anni di
molti individui, e dividendo la somma pel numero di questi; sicchè vi
vanno comprese tutte le malattie, tutte le accidentalità.
Benoiston de Chateauneuf per 14 anni calcolò la durata della vita sopra
14 milioni di persone, morte fra le rive del Mediterraneo e il mar
Glaciale; e trascurando l'infanzia, in cui ne perisce il maggior numero,
trovò che, ogni cento persone, più di 44 giungono a 30 anni; dai 30 anni
ai 60 se ne perde un poco meno della metà: a 70 anni trovò ridotti a un
terzo quelli che avevano tocco i 30; un decimo agli 80; ai 90 ne restava
appena uno ogni 63.
Prendendo tutti i nati, anche quelli che respirarono un solo istante, si
riconosce la vita media di 39 anni e 8 mesi: era di 28 anni e 9 mesi
all'uscire del secolo passato: di 26 nel 600; di 17 nel 1400, chi voglia
fidarsi delle statistiche: i legislatori romani, sopra il ruolo di
popolazione tenuto per mille anni da Servio Tullio fin a Giustiniano,
stabilirono la durata media a 30 anni.
Le probabilità del vivere sono dunque di 39 anni e 8 mesi pel bambino;
ma crescono rapidamente: e a quattro anni già arrivano a 49 anni e 4
mesi: poi decrescono: ai venti sono di 40 e 3 mesi: ai trenta di 34 e un
mese; ai quaranta di 27 e mezzo; ai cinquanta di 20 e 5 mesi; ai
sessanta di 14 e 3 mesi; chi ha settant'anni può sperarne ancora 8 e 8
mesi; chi ottanta, 4 anni e 8 mesi; chi novanta, 21 mesi.
A ciò riescono i calcoli del Deparcieux, sopra i quali si stabiliscono i
contratti vitalizj e le tontine. Cosa mortificante il doverci riportare
ai computi dei Belgi e dei Francesi; perocchè non possediamo nessuno
studio siffatto in Italia, benchè non pochi si ostentino cultori della
statistica e, ciò che farebbe più al caso, della statistica medica.
Eppure tale studio sarebbe più desiderabile, perchè varia la durata
secondo i paesi, e mentre la media in Inghilterra supera i 38 anni, in
Francia sta ai 30, a Napoli a 31 anno e 7 mesi, in Sassonia appena a 29.
La varietà sentesi ben maggiore quanto ai longevi, e mentre in Francia,
sopra mille nati, 364 toccano i 60 anni, soli 272 nel Belgio e 91 a
Vienna, ove poi soli 14 giungono agli 80, mentre in Inghilterra vi
giungono 74, in Francia 80. Quei che compiono i 60 anni, per lo più
raggiungono i 65, e in generale vi ha un centenario ogni diecimila nati.
Fu poc'anzi pubblicata, in superba edizione, la statistica della
Francia, e ne raccogliamo, per ciò che concerne il nostro argomento, che
sopra i 35,783,170 abitanti di quello Stato si hanno: