Intendo che in Firenze è voce comune che V. S. sarà qua presto;
ma fino che io non l'intendo da lei medesimo, non credo altro, se
non che gli amici suoi cari dican quel tanto che l'affetto e il
desiderio lor detta. Io intanto godo grandemente sentendo che V.
S. abbia così buona ciera, quanto mi disse maestro Agostino, che
mi affermò non averla mai più veduta colla migliore. Tutto si può
riconoscere, dopo l'ajuto di Dio benedetto, da quella dolcissima
conversazione ch'ella continuamente gode di quell'illustrissimo
monsignor arcivescovo, e dal non si strapazzare nè disordinare,
com'ella fa qualche volta quando è in casa sua. Il Signore Iddio
sia sempre ringraziato, il quale sia quello che la conservi in
sua grazia.