Sabato scrissi a V. S.; e domenica, per parte del signor
Gherardini, mi fu resa la sua, per la quale sentendo la speranza
che ha del suo ritorno, tutta mi consolo, parendomi un'ora
mill'anni che arrivi quel giorno tanto desiderato di rivederla; e
in sentire ch'ella si ritrovi in buona salute accresce e non
diminuisce questo desiderio di avere duplicato contento e
soddisfazione di vederla tornare in casa sua, e di più con
sanità. Non vorrei già che dubitasse di me, che per tempo nessuno
io sia per lasciare di raccomandarla con tutto il mio spirito a
Dio benedetto, perchè questo mi è troppo a cuore, e troppo mi
preme la sua salute spirituale e corporale. E per dargliene
qualche contrassegno, gli dico, che ho procurato e ottenuto
grazia di veder la sua sentenza, la lettura della quale, sebbene
da una parte mi dette qualche travaglio, per l'altra ebbi caro di
averla veduta, per aver trovato in essa materia di poter giovare
a V. S. un qualche pocolino. Il che è con l'addossarmi l'obbligo
che ella ha di recitare una volta per settimana li sette salmi,
ed è già un pezzo che comincia a soddisfarlo, e lo fo con mio
gusto, prima perchè mi persuado che l'orazione, accompagnata da
quel titolo di obbedire a Santa Chiesa, sia assai efficace; e poi
per levare a V. S. questo pensiero. Così avessi io potuto
supplire nel resto, che molto volontieri mi sarei eletta una
carcere più stretta di questa in che mi trovo per liberarne lei.
Adesso siamo qui e le tante grazie già ricevute ci danno speranza
di riceverne delle altre, purchè la nostra fede sia accompagnata
dalle buone opere, che, come V. S. sa meglio di me, _fides sine
operibus mortua est_.[2]