2 luglio 1633, Roma.

Quanto mi è arrivato improvviso e inaspettato il nuovo travaglio

di V. S. tanto maggiormente mi ha trafitto l'animo di estremo

dolore il sentir la risoluzione, che finalmente si è presa tanto

sopra il libro quanto nella persona di V. S.; il che dal signor

Gerri mi è significato per la mia importunità, perchè, non

tenendo sue lettere in questa settimana, non potevo quietarmi,

quasi presaga di quanto era accaduto. Carissimo signor padre,

adesso è il tempo di prevalersi più che mai di quella prudenza

che gli ha concessa il Signore Iddio, sostenendo questi colpi con

quella fortezza d'animo, che la religione, professione ed età sua

ricercano. E giacchè ella per molta esperienza può aver piena

cognizione della fallacia ed instabilità di tutte le cose di

questo mondaccio, non dovrà far molto caso di queste burrasche,

anzi sperar che presto sieno per quietarsi e cangiarsi in

altrettanta sua soddisfazione. Dico quel tanto che mi somministra

il desiderio, e che mi pare ne prometta la clemenza che Sua

Santità ha dimostrato inverso di V. S. in aver destinato per la

sua carcere luogo così delizioso, onde mi par ch'io possa sperar

anco commutazione più conforme al suo e nostro desiderio; il che

piaccia a Dio che sortisca, se è per il meglio. Intanto la prego

a non lasciar di consolarmi con sue lettere, dandomi ragguaglio

dell'esser suo quanto al corpo, e molto più quanto all'animo; e

io finisco di scrivere, ma non giammai d'accompagnarla con il

pensiero e con le orazioni, pregando S. D. M. che le conceda vera

quiete e consolazione.

Cotesto luogo delizioso era la villa Medici sul monte Pincio: dove pure

rimase pochissimo, e giacchè non potevasi restituirlo a Firenze ove

durava la peste, fu lasciato andar a Siena presso l'arcivescovo

Piccolomini suo amico. Colà gli scriveva la figlia; e per intender

quanto segue, è a saper che la penitenza inflitta a Galileo dalla feroce

Inquisizione fu di recitare una volta per settimana i salmi

penitenziali. La buona Maria Celeste si consola di poter alleviare il

grand'uomo di questo peso col recitarli ella stessa in sua vece.

Racconti storici e morali · 第 35 / 94 题