Quanto mi è arrivato improvviso e inaspettato il nuovo travaglio
di V. S. tanto maggiormente mi ha trafitto l'animo di estremo
dolore il sentir la risoluzione, che finalmente si è presa tanto
sopra il libro quanto nella persona di V. S.; il che dal signor
Gerri mi è significato per la mia importunità, perchè, non
tenendo sue lettere in questa settimana, non potevo quietarmi,
quasi presaga di quanto era accaduto. Carissimo signor padre,
adesso è il tempo di prevalersi più che mai di quella prudenza
che gli ha concessa il Signore Iddio, sostenendo questi colpi con
quella fortezza d'animo, che la religione, professione ed età sua
ricercano. E giacchè ella per molta esperienza può aver piena
cognizione della fallacia ed instabilità di tutte le cose di
questo mondaccio, non dovrà far molto caso di queste burrasche,
anzi sperar che presto sieno per quietarsi e cangiarsi in
altrettanta sua soddisfazione. Dico quel tanto che mi somministra
il desiderio, e che mi pare ne prometta la clemenza che Sua
Santità ha dimostrato inverso di V. S. in aver destinato per la
sua carcere luogo così delizioso, onde mi par ch'io possa sperar
anco commutazione più conforme al suo e nostro desiderio; il che
piaccia a Dio che sortisca, se è per il meglio. Intanto la prego
a non lasciar di consolarmi con sue lettere, dandomi ragguaglio
dell'esser suo quanto al corpo, e molto più quanto all'animo; e
io finisco di scrivere, ma non giammai d'accompagnarla con il
pensiero e con le orazioni, pregando S. D. M. che le conceda vera
quiete e consolazione.
Cotesto luogo delizioso era la villa Medici sul monte Pincio: dove pure
rimase pochissimo, e giacchè non potevasi restituirlo a Firenze ove
durava la peste, fu lasciato andar a Siena presso l'arcivescovo
Piccolomini suo amico. Colà gli scriveva la figlia; e per intender
quanto segue, è a saper che la penitenza inflitta a Galileo dalla feroce
Inquisizione fu di recitare una volta per settimana i salmi
penitenziali. La buona Maria Celeste si consola di poter alleviare il
grand'uomo di questo peso col recitarli ella stessa in sua vece.