18 giugno 1633, a Roma.

Quando io scrissi a V. S. dandogli conto del male che era stato

in questi contorni, già era cessato quasi del tutto ogni

sospetto, essendo scorsi molti giorni, anzi settimane, senza

sentirvisi niente; e come allora gli aggiunsi, me ne dava intera

sicurtà il vedere che tutti questi gentiluomini se ne stavano qua

in villa, come seguitano ancora di starci tutti: e quel che è

più, nella medesima città di Firenze si sentiva che il male

andava tanto diminuendo, che si sperava che presto dovesse restar

libera del tutto; onde con questa sicurtà, mi mossi ad esortarla

e sollecitarla per il suo ritorno, sebbene nell'ultima che gli

scrissi, sentendo che le cose erano peggiorate, mutai linguaggio,

come si suol dire. Perchè sebbene è verissimo che desidero

grandemente di rivederla, desidero nondimeno molto più la sua

conservazione e salute; e riconosco per grazia speciale del

Signore Iddio l'occasione che V. S. ha avuta di trattenersi costà

più lungamente di quello che lei e noi avremmo voluto. Perchè,

sebbene credo che gli dia travaglio il trattenersi così

irresoluta, maggiore gliene darebbe forse il ritrovarsi in questi

pericoli, i quali tuttavia vanno continuando, e forse aumentando,

e ne fo conseguenza da una ordinazione venuta al nostro

monastero, come ad altri ancora, da parte dei Signori della

sanità, ed è che, per lo spazio di quaranta giorni, dobbiamo, due

monache per volta, star continuamente giorno e notte in orazione,

e pregare S. D. M. per la liberazione di questo flagello. Avemmo

dai suddetti Signori scudi 25 in elemosina; e oggi è il quarto

giorno che demmo principio.

Ora per darle avviso di tutte le cose di casa, mi farò dalla

colombaja, ove fino da quaresima cominciarono a covare i colombi,

ma il primo pajo che nacque fu mangiato una notte da qualche

animale, e il colombo che li covava fu trovato dalla Piera sopra

una trave, mezzo mangiato e cavatone tutte l'interiora, che per

questo si giudicò che fosse stato qualche uccello di rapina; gli

altri colombi spauriti non vi tornavano, ma seguitando la Piera a

dargli da mangiare si sono ravviati, e adesso ne covano due.

Gli aranci hanno avuto pochi fiori, i quali la Piera ha stillati,

e mi dice averne cavato una metadella di acqua. I capperi quando

sarà tempo si accomoderanno. La lattuga, che si seminò secondo

che V. S. aveva ordinato, non è mai nata e in quel luogo la Piera

vi ha messo dei fagiuoli, che dice essere assai belli, e

similmente dei ceci, dei quali la lepre ne vorrà la maggior

parte, avendo già cominciato a levarli via.

Delle fave ve ne sono da seccare, e i gambi si danno per

colazione alla muletta, la quale è diventata così altiera, che

non vuol portar nessuno, e alcune volte ha fatto fare dei salti

mortali al povero Geppo, ma con gentilezza, poichè non si è fatto

male. Ascanio fratello della cognata, la domandò una volta per

andar di fuora, ma dopo poco gli convenne tornarsi indietro, non

avendo mai avuto forza di scaponire l'ostinata mula acciò andasse

innanzi, la quale forse sdegna di essere cavalcata da altri

trovandosi senza il suo vero padrone.

Ma ritornando all'orto, gli dico che le viti mostrano assai bene,

non so poi se proseguiranno così mediante il torto che ricevono

di esser custodite dalle mani della Piera in cambio di quelle di

V. S. Dei carciofi non ve ne sono stati molti, con tutto ciò se

ne seccherà qualcuno.

In cantina le cose passano bene, andandosi il vino conservando

buono. In cucina non manco somministrare quel poco che fa bisogno

per la servitù, eccetto che nel tempo che ci viene il signor

Rondinelli, che allora ci vuol pensare lui; anzi che in questa

settimana volle che una mattina noi stessimo in parlatorio a

desinar da lui. Questi sono tutti gli avvisi che mi pare di

potergli dare...

Chi deriderà queste minuzie d'intimità, tal sia di lui; nol farà certo

l'uomo che conobbe mai la vita del cuore, ma solo chi ha testa ancor

meno che cuore dirà che queste frivolezze potessero combinarsi cogli

spasimi della prigionia e della tortura, a cui cianciano sottoposto il

Galilei. Però nel placido convento d'Arcetri dovette far gran colpo la

nuova sparsasi che il Galileo, quel sapiente insigne, quel vecchio

venerato, il padre di due consorelle era stato condannato, non già

d'eresia, ma per aver trasgredito il precetto datogli nel 1616 di non

trattare della mobilità della terra se non come ipotesi, nè appoggiarla

a testi sacri. E questa fu novella prova all'affetto di suor Maria

Celeste, che se ne traeva felicemente mediante l'irremovibile fidanza in

Dio.

Racconti storici e morali · 第 34 / 94 题