18 febbraio 1631.

Il disgusto che ha sentito V. S. della mia indisposizione dovrà

restare annullato, mentre di presente gli dico che io sto

ragionevolmente bene circa al male sopraggiuntomi in questi

giorni passati, che, quanto alla mia antica oppilazione credo che

farà bisogno di una efficace cura a migliore stagione; intanto mi

andrò trattenendo con buon governo, siccome ella mi esorta. È ben

vero ch'io desidererei, che del consiglio che porge a me, si

valesse anche per sè stesso, non immergendosi tanto ne' suoi

studj che pregiudicano troppo notabilmente alla sua sanità. Che

se il povero corpo serve come strumento proporzionato allo

spirito nell'intender e investigare le novità con sua gran

fatica, è ben dovere che se gli conceda la necessaria quiete;

altrimenti egli si sconcerterà di maniera, che renderà anco

l'intelletto inabile il gustar quel cibo che prese con troppa

avidità.

Non ringrazierò V. S. dei due scudi e altre amorevolezze

mandatemi, ma sibbene della prontezza e liberalità con la quale

ella si dimostra tanto e più desiderosa di sovvenirmi, quanto io

bisognosa di esser sovvenuta.

Resto confusa sentendo ch'ella conservi le mie lettere, e dubito

che il grande affetto che mi porta gliele dimostri più compite di

quello che sono; ma sia pure come si voglia, a me basta ch'ella

se ne soddisfaccia: con che gli dico a Dio, il quale sta sempre

con lei, e gli fo le solite raccomandazioni.

E questa vada in contraddizione al dottor Faust, poichè vediamo che

quest'austero Galileo, occupato de' pianeti e in lotta con tanti

avversarj e invidiosi, siccome è la sorte degli uomini grandi, non è

vero che abbia sagrificato alla testa il cuore; e siane prova il

conservar che fa le lettere della sua monacella.

Frugando nelle quali, procediamo, e vediam come ella si condolga della

morte dello zio Michelangelo.

Racconti storici e morali · 第 31 / 94 题