18 ottobre 1630, a Bellosguardo.

Sto con l'animo assai travagliato e sospeso, immaginandomi che V.

S. si ritrovi molto disturbata mediante la repentina morte del

suo povero lavoratore. Suppongo eziandio ch'ella procurerà con

ogni diligenza possibile di guardarsi dal pericolo, del che la

prego caldamente; e anco credo che non gli manchino i rimedj

difensivi, proporzionati alla presente necessità, onde non

predicherò altro intorno a questo. Bensì con ogni debita

riverenza e confidenza figliale l'esorterò a procurar l'ottimo

rimedio, quale è la grazia di Dio benedetto, col mezzo di una

vera contrizione e penitenza. Questa senza dubbio è la più

efficace medicina, non solo per l'anima, ma pel corpo ancora;

poichè, se è tanto necessario, per ovviare al male contagioso, lo

stare allegramente, qual maggiore allegrezza può provarsi in

questa vita, di quello che ci apporta una buona e serena

coscienza? Certo che, quando possederemo questo tesoro, non

temeremo nè pericoli nè morte; e poichè il Signore giustamente ne

castiga con questi flagelli, cerchiamo noi con l'ajuto suo di

star preparati per ricevere il colpo da quella potente mano la

quale avendoci cortesemente donato la presente vita, è padrona di

privarcene come e quando gli piace.

Accetti V. S. queste poche parole proferite con uno

svisceratissimo affetto, e anco resti consapevole della

disposizione nella quale, per grazia del Signore, io mi ritrovo,

cioè desiderosa di passarmene all'altra vita, poichè ogni giorno

veggo più chiaro la vanità e miseria della presente; oltrechè

finirei di offendere Dio benedetto, e spererei di poter con più

efficacia pregare per V. S. Non so se questo mio desiderio sia

troppo interessato; il Signore, che vede il tutto, supplisca per

sua misericordia ove io manco per mia ignoranza, e a V. S. doni

vera consolazione. Noi qua siamo tutte sane del corpo, ma ben

siamo travagliate dalla penuria e povertà; non in maniera però

che ne patiamo detrimento nel corpo, con l'ajuto del Signore.

Scrivo a ore sette; imperò V. S. mi scuserà se farò degli errori,

perchè il giorno non ho un'ora di tempo che sia mia, poichè

all'altre mie occupazioni s'aggiunse l'insegnare il canto fermo a

quattro giovinette, e per ordine di Madonna ordinare l'uffizio

del coro giorno per giorno: il che non mi è di poca fatica, per

non aver cognizione alcuna di lingua latina. È ben vero che

questi esercizj mi sono di molto gusto, s'io non avessi anco

necessità di lavorare; ma da questo ne cavo un bene non piccolo,

cioè il non stare in ozio un quarto d'ora mai mai; eccetto che mi

è necessario il dormire assai per causa della testa. Se V. S.

m'insegnasse il secreto che usa per sè, che dorme così poco, lo

avrei molto caro, perchè finalmente sette ore di sonno, ch'io

mando a male, mi pajon pur troppo. Non dico altro per non

tediarla, se non che la saluto affettuosamente insieme con le

solite amiche.

E conforti la Maria Celeste inviava al padre in altri dispiaceri di

esso.

Racconti storici e morali · 第 29 / 94 题