L'infinito amore ch'io porto a V. S., ed anche il timore che ho,
che questo subito freddo, ordinariamente a lei tanto contrario,
gli causi il risentimento dei suoi soliti dolori e d'altre sue
indisposizioni, non comportano ch'io possa star più senza aver
nuove da lei; mando adunque costì per intender qualcosa, sì
dell'esser suo, come anche quando V. S. pensi partire. Ho
sollecitato assai in lavorar i tovagliolini, e son quasi al fine;
ma nell'appiccare le frange trovo che, di questa sorte che gli
mando la mostra, me ne manca per due tovagliolini, che saranno
quattro braccia. Avrò caro che le mandi quanto prima, acciocchè
possa compirli avanti che si parta, che per questo ho preso
sollecitudine in finirli.
Per non aver io camera dove stare a dormire la notte, suor
Diamante, per sua cortesia mi tiene nella sua, privandosi della
propria sorella per tenervi me; ma a questi freddi è tanto
cattiva la stanza, che io, che ho la testa tanto infetta, non
credo poterci stare se V. S. non mi soccorre prestandomi uno de'
suoi padiglioni, di quelli bianchi che adesso non deve adoperare.
Avrò caro d'intender se può farmi questo servigio; e di più la
prego a farmi grazia di mandarmi il suo libro, che si è stampato
adesso, tanto che io lo legga, avendo io gran desiderio di
vederlo.
Queste poche paste che le mando, l'aveva fatte pochi giorni sono
per dargliele quando veniva a darci addio: veggo che non sarà
presto, come temevo, tanto che gliele mando acciò non
induriscano. Suor Arcangela seguita ancora a purgarsi, e se ne
sta non troppo bene con due cauterj che se le son fatti nelle
coscie. Io ancora non sto molto bene, ma per essere omai tanto
assuefatta alla poca sanità, ne faccio poca stima; vedendo di più
che al Signore piace di visitarmi sempre con qualche poco di
travaglio, lo ringrazio e lo prego che a V. S. conceda il colmo
d'ogni maggior felicità. E per fine, di tutto cuore la saluto in
nome mio e di suor Arcangela.
_PS._ Se V. S. ha collari da imbiancare, potrà mandarceli.