Altre pugne, altre stragi.
Più io toccavo su, e più il degno mio padrone ripeteva; — Buono! bravo!»
Pareami arcifrettolosissimo, e a giudicar dalle parole che d'ora in ora
gli scappavano di bocca, la sua coscienza non era più netta della mia.
Al chiaro di luna credetti scorgere ch'ei fosse uno di quegli importanti
personaggi che in francese si chiamano _impiegati_; avendo abiti troppo
borghesi per un militare, e troppo militari per un borghese.
La nostra conversazione riducevasi a monosillabi, perchè egli non
parlava quasi punto il tedesco; io per restare in carattere, doveva
ignorare totalmente il francese. Mi domandò; — Quanto star da qui a
Posen?» ed io: — Molto ancora.» Egli aggiunse: — Essere molti Prussiani
là? — Oh molto,» rispos'io: al che egli come forsennato gridò: — Andare,
camminnare, sempre:» ed io faceva galloppar i cavalli colla pancia a
terra.
M'indussi poi a fargli intendere che avevo bisogno di mangiare col
domandargli se aveva de' viveri seco; intese che gli domandassi di viver
seco. Gli parlai di avermi compassione; credette che parlassi di
commissione. Dissi che avevo _hunger_, cioè fame, e pensò che parlassi
degli Ungheresi. Infine ripetei _brod_, e questa parola e il gesto onde
l'accompagnai fece l'effetto, sì che mi diede un bel quarto di pagnotta,
che fu meglio d'una sassata.
Contento come un giubileo, sbocconcellai pane e pane in sulla cassetta,
lodandomi del posto mio che mi forniva di tutto quanto potevo
desiderare. Capellano o palafarniere, ajutante generale o maestro,
dottore o vetturale, cos'importa? l'uomo sta sempre bene sotto qualunque
abito: peggio per lui se l'abito è il solo bene che possiede.
Io prendevo la strada di Polonia, dicendomi: Chi sa ch'io non vada in
riva alla Vistola a trovar il comando d'un corpo d'armata? E non ci
mettevo nè pepe nè sale, e per quanto oscura fosse la mia sorte, io la
vedevo chiara come un'ambra.
Mi sentiva nella migliore disposizione di spirito per comporre un
sermone, quando a chiaro di luna distinsi alcune sentinelle sulla
strada. Il mio commissario le vide al punto stesso, sfoderò la sciabola,
impugnò una pistola che inarcò. Lo scatto d'uno scodellino mi coprì d'un
sudor freddo da capo ai piedi.
— Corpo e sangue, lesto, presto, avvia, tocca su,» gridava lui.
— Fermo là. Chi viva! Alto là: chi viva?» gridarono alcuni soldati,
presentandomi al petto la punta delle bajonette.
A qual dei due obbedire? Io speravo che una bugia officiosa mi trarrebbe
d'imbarazzo: onde credendo che i soldati fossero Francesi, avviati a
raggiungere il loro reggimento, dissi loro: — Signori, il mio padrone è
un generale francese.»
— Alto là; rendetevi,» gridarono più voci ad un tratto.
— Un canchero che ti roda,» urlò il mio preteso generale, e balzando di
netto dal calesso, stramazzò due di costoro: sparò; gli risposero; di
qua, di là, _da destra da manca sentivo le palle fischiando volar_. I
miei cavalli furono spaventati anche più di me; onde, senza dire addio
nè a diavolo morsero, il freno, e presero un galoppo disperato. Ed io
certo non li teneva. Sentii ancora l'urtarsi delle sciabole e qualche
scoppio; poi non intesi più nulla. Io mi trovavo salvato, grazie alla
prudenza e alla velocità de' miei cavalli.
— Maledetto accidente,» pensava io tastandomi dal capo alle piante,
perchè dapprima mi credeva tutto crivellato dalle palle, e di perdere il
sangue a catinelle, ma in fatto non avea tocca neppure una scalfitura.
Tanto meglio. Ma del mio padrone che n'era? Doveva io tornar indietro a
cercarlo? Sì! a rischio di farmi sciabolare. Ah, la fedeltà e la
generosità mia non arrivavano a tanto. Quel che avvenne del commissario
di guerra, Dio vel dica; per me non n'ebbi nè nuova nè ambasciata.
Continuai pacificamente la mia strada, ma i cavalli erano spossati. Un
villaggio mi si scoperse dinanzi; cosa dovevo fare? passarvi la notte, o
tirar di lungo? Una voce mi diceva sommesso: — Va innanzi, va innanzi:
perchè, sai tu di chi erano la carrozza ed i cavalli?» È ben vero che
non gli avevo nè rubati, nè requisiti io, ma per questo dovevo tenermi
l'altrui?
In tale perplessità arrivai all'osteria, che già era un pezzo di là di
notte. Lo stalliere affacciossi; io smontai, chiesi avena pei cavalli,
birra per me, e mi accomodai nel salotto.
Non avevo neppure un bezzo: ma ad un bisogno io pensava dar in pagamento
il cappello e il palandrano: l'uno m'era troppo piccolo, l'altro troppo
grande.