CAPITOLO XVIII.

Compagnia compromettente.

L'ostessa, donna guarnita di ciccia in abbondanza, venne a sedermisi a

lato, appoggiò i gomiti sulla tavola, e domandò se intendevo passar la

notte sotto il suo tetto. Come risposi di no, mi chiese se voleva

continuare il viaggio, sta sera fino alla piccola città di ***.

Risposi di sì, stracontento che la curiosità di questa buona cristiana

contentasse la mia, insegnandomi in qual parte del mondo mi trovassi. Mi

domandò pure se non mi rincrescerebbe toglier meco una giovine che era

giunta a piedi, e che gustava un po' di riposo, resole necessario da

questa camminata.

Io accettai a bocca baciata, sì per la mancia che mi darebbe, e sì pel

piacere di sua compagnia.

L'ostessa aggiunse che farei bene ad aspettar la punta del giorno per

partire, giacchè la notte non era gran fatto sicura in questi tempi di

guerra: molti Francesi ronzavano là intorno e i Prussiani che cercavano

scappare, non erano un incontro meglio augurabile. Nessun giorno passava

che non si sentisse parlar d'assassinio o di furto. Queste notizie mi

fecero scrollar la testa con aria di malcontento e fu stabilito che

sveglierebbe me e la signorina un pajo d'ore avanti giorno: per me era

abbastanza presto, il mio padrone non c'era pericolo che mi rabbufasse;

e quel riposo tornerebbe utile a' miei cavalli, ed anche alla signorina.

Risolsi però di partire di buon mattino, atteso che, da bravo fisiologo,

calcolavo che le strade doveano in quell'ora essere meno pericolose,

perchè quelli che le rendono mal sicure durante la notte si ritirano o

stanchi o paurosi dell'avvicinarsi del chiarore; e quelli che vogliono

batterle di giorno, non si sono ancora messi in campagna.

Il letto, cioè una materassuccia fatta colle fedi di miserabilità, non

mi lusingò molto, e all'orologio scoccavono le quattro, ch'io stava

aggiogando i cavalli. Feci trambusto per la casa finchè lo stalliere si

svegliasse; esaminai colla lanterna il carrozzino, mia nuova proprietà.

Dentro v'era un fodero di sciabola, vuoto; una delle tasche conteneva

una bella pipa di schiuma, guarnita d'argento, una borsa da tabacco in

seta ricamata, con queste tenere parole, _souvenir d'amitié_. Era

senz'altro una galanteria di qualche giovinottina tedesca, conquista

dell'impiegato, mio riveritissimo padrone. Il baule della vettura era

chiuso, e l'impiegato avea tenuto seco la chiave.

L'ostessa venne a portarmi il conterello sì pei cavalli, sì pel mio. —

Madamigella pagherà per me,» le diss'io, e mi ribadii al posto, ove jeri

sedeva il mio padrone. Vi so dire che ci stavo più caldo e più agiato

che non a cassetta; oltre che speravo d'aver una amabile conversazione

colla mia compagna di viaggio.

Essa comparve al fine: salì nella carrozza al mio fianco; e detto addio

all'ostessa, partimmo.

Ma la nostra conversazione non fu sì piacevole quanto me l'ero

immaginata. La giovane si abbiosciò nell'angolo della vettura, il più

possibile discosto da me; e a tutte le mie riflessioni sulla frescura

del mattino, sull'oscurità del crepuscolo, e sulla noja del viaggiare,

ella non rispondeva che con un _sì_ o un _no_ secco secco. Rimasi

adunque immerso nelle mie riflessioni, che diventavano di più in più

curiose, mano mano che l'addormentata mia compagna veniva ravvicinata

dal trabalzare della vettura. Il bujo rendeva ancora più potenti

sull'immaginazione mia le sue invisibili attrattive. Poco a poco la

testa della mia compagna si trovò sulla mia spalla: io passai pian

pianino il mio braccio sinistro attorno allo svelto suo corpicciuolo, e

me la strinsi contro il seno. Ma i battiti accelerati del cuor mio non

la turbavano ne punto nè poco, mentre io tremava come un delinquente.

Per la prima volta un'addormentata giovinetta stavasi appoggiata al mio

seno; per la prima volta io teneva tra le braccia una creatura di quel

sesso incantevole... Ah! perdona, Giulietta, se in quell'istante... Ma

no, il cuor mio non fu infedele; anzi era con te. E mi immaginavo d'aver

te per compagna: a te era dedicato il delizioso bacio che deposi sulla

fronte della bella sconosciuta. Deh qual uomo resisterebbe ad una donna,

il cui cuore batte sul suo cuore, il cui respiro si mesce col suo?

Bisognerebbe esser di ghiaccio, non un celibatario di trentanove anni.

Racconti storici e morali · 第 23 / 94 题