Fu il vincer sempre mai laudabil cosa.
— In somma delle somme (mi diceva il generale la seconda sera dopo
esserci spiccati dalla via di Berlino, intanto che prendevamo i
quartieri in un povero casale, e postavamo le guardie). In somma delle
somme ho condotta la cosa sì bene, che piglio Napoleone a rovescio.»
E sorrise con un'aria che dava a pensare; poi si mise a riflettere
ancora.
— Potrebbe anche essere (disse Sparapane), purchè egli non ci pigli noi
domani.»
Quest'objezione mi fe' raggricciare, perchè naturalmente io pensava al
figliuol di mio padre. Tutti e tre meditabondi serbammo il silenzio, poi
di scatto ci levammo dalle seggiole come sbigottiti, perchè nel
villaggio s'era intesa una fucilata di allarme, e tutti i soldati
esclamavano: — I Francesi! i nemici! all'armi!» La trombetta sonò il
tutti a cavallo; i tamburri batterono: Sparapane fecesi pallido come un
panno lavato, ed io, per mascherare la mia spaventosa agitazione, mi
gettai come forsennato nella sala dell'albergo, gridando a quanto me
n'usciva dalla gola: — Allò, bravi Prussiani, suvvia: presto all'armi.»
Cercai la porta, ma non la sapevo trovare, sì ero sgomentato; e battendo
il capo di qua, di là, rovesciai l'armadio della nostra vecchia ostessa
continuando: ad urlare — Prussiani, all'armi! Bravi Prussiani non mi
abbandonate.»
L'ostessa si lamentava: i bambini piangevano; cane e gatto saltarono, in
mezzo al trambusto sulla tavola. Il qual tramestìo crebbe viepeggio il
mio delirio, sicchè credendo i Francesi già in camera, supplicavo il
cielo d'avermi pietà, promettendo a me stesso, se la campavo, di non
esser mai più ajutante generale, mai più.
Il mio turbamento e le lagrime mie, che fortunatamente Carlomagno e
Sparapane interpretarono a mio favore, istillarono ad essi nuovo
coraggio; trassero fuori le durindane, e ci recammo al posto ov'erano
adunate le truppe. Deh qual fortuna fu il trovarmi al bujo! Nessuno mi
vedea, onde potevo, se caso occorresse, sgabellarmene, facendo incognito
una ritirata alla Moreau od alla Senofonte. Io non son vile no, pure
quel giorno un terror panico mi aveva preso: e poi in generale io sono
più inquieto di notte che di giorno. — Ajutante! avanti, con venti
uomini verso il cimitero: il nostro posto vi fu attaccato: se avete
bisogno di soccorsi, mandate, e vi condurremo dei rinforzi. Finora non è
che una scaramuccia dei posti avanzati.»
Così perorò Carlomagno: i venti uomini si difilarono dietro a me, ed io
li dovetti condurre. Povero _magister bonarum artium_, che cera facevi
tu nel cavar dal fodero la spada! — Al diavolo il tenente, pensava io.
Guarda mo'! non si ricorda più che a Berlino io abitavo al quinto
piano?»
Ma bastava che si fidavano del mio coraggio, e l'amor proprio me ne
dava. Quando fummo arrivati al cimitero, i miei occhi si copersero di
profonda tenebrìa, perchè ci avanzavamo verso un muro alto assai. Ma io
scambiai il muro per truppe francesi, e facendomi da una banda, gridai,
come se vedessi degli spettri! — Fuoco! fate fuoco!»
Al lampeggiare della polvere ci chiarimmo che s'attaccava battaglia con
un muro. Ma, indovinate un po'? sentimmo a un tratto molte voci gridare:
— Perdono! quartiere! la vita!» e sette uomini di fanteria leggera
francese, uscendo di dietro il muro, ove s'erano rannicchiati, vengono
al mio piede _gettan l'armi e si danno prigioni_. Balordi! se fossero
rimasti zitti e cheti noi non ce ne saremmo accorti per insogno. Così
vennero da sè in bocca al gatto: e come prigionieri furono disarmati e
condotti al quartier generale. Vi lascio pensare quanto mi pavoneggiassi
arrivando dinanzi a Carlomagno, come l'ammazzasette, fra lo splendore di
torchi e di fanali. Esso mi abbracciò al cospetto di tutto l'esercito,
dicendomi: — Ajutante, il coraggio e la prudenza vostra vi fanno un
immortale onore. Dirigerò un rapporto a Sua Maestà il Re, in cui gli
presenterò la vostra condotta in questo affare sotto l'aspetto più
favorevole.»
Dai prigionieri spillammo che una compagnia di fanteria leggera, mandata
a prendere i quartieri nel villaggio, avea avuto paura al sentire che
Prussiani v'erano in grosso numero; il gran batter delle casse, la gran
quantità delle sentinelle, i grandi strombettamenti nostri gli aveano
convinti, a non dubitarne che fossimo chi sa quanti. I sette prigionieri
s'erano avanzati un po' troppo nell'andar a scoprir paese. Io non
toccava terra dal piacere: erano i primi uomini in mia vita che facessi
prigionieri; i primi soldati di Napoleone che vedessi in muso. Li feci
refiziare di quel poco che si potè avere, e coloro non vi
s'addormentarono sopra. Alle mie domande sul numero dei Francesi che si
trovavano nei contorni, risposero che un intiero corpo, sotto gli ordini
di Davoust, era in cammino per Berlino.
Io tradussi questa risposta al mio degno generale, ed esso, inorgoglito
del primo esito delle sue armi, alzò le mani e gridò; — Corpo e sangue!
è dunque vero che piglio l'esercito francese alle spalle.» Sparapane al
contrario divenne smorto, cogli occhi invetriati.