CAPITOLO X.

Fu il vincer sempre mai laudabil cosa.

— In somma delle somme (mi diceva il generale la seconda sera dopo

esserci spiccati dalla via di Berlino, intanto che prendevamo i

quartieri in un povero casale, e postavamo le guardie). In somma delle

somme ho condotta la cosa sì bene, che piglio Napoleone a rovescio.»

E sorrise con un'aria che dava a pensare; poi si mise a riflettere

ancora.

— Potrebbe anche essere (disse Sparapane), purchè egli non ci pigli noi

domani.»

Quest'objezione mi fe' raggricciare, perchè naturalmente io pensava al

figliuol di mio padre. Tutti e tre meditabondi serbammo il silenzio, poi

di scatto ci levammo dalle seggiole come sbigottiti, perchè nel

villaggio s'era intesa una fucilata di allarme, e tutti i soldati

esclamavano: — I Francesi! i nemici! all'armi!» La trombetta sonò il

tutti a cavallo; i tamburri batterono: Sparapane fecesi pallido come un

panno lavato, ed io, per mascherare la mia spaventosa agitazione, mi

gettai come forsennato nella sala dell'albergo, gridando a quanto me

n'usciva dalla gola: — Allò, bravi Prussiani, suvvia: presto all'armi.»

Cercai la porta, ma non la sapevo trovare, sì ero sgomentato; e battendo

il capo di qua, di là, rovesciai l'armadio della nostra vecchia ostessa

continuando: ad urlare — Prussiani, all'armi! Bravi Prussiani non mi

abbandonate.»

L'ostessa si lamentava: i bambini piangevano; cane e gatto saltarono, in

mezzo al trambusto sulla tavola. Il qual tramestìo crebbe viepeggio il

mio delirio, sicchè credendo i Francesi già in camera, supplicavo il

cielo d'avermi pietà, promettendo a me stesso, se la campavo, di non

esser mai più ajutante generale, mai più.

Il mio turbamento e le lagrime mie, che fortunatamente Carlomagno e

Sparapane interpretarono a mio favore, istillarono ad essi nuovo

coraggio; trassero fuori le durindane, e ci recammo al posto ov'erano

adunate le truppe. Deh qual fortuna fu il trovarmi al bujo! Nessuno mi

vedea, onde potevo, se caso occorresse, sgabellarmene, facendo incognito

una ritirata alla Moreau od alla Senofonte. Io non son vile no, pure

quel giorno un terror panico mi aveva preso: e poi in generale io sono

più inquieto di notte che di giorno. — Ajutante! avanti, con venti

uomini verso il cimitero: il nostro posto vi fu attaccato: se avete

bisogno di soccorsi, mandate, e vi condurremo dei rinforzi. Finora non è

che una scaramuccia dei posti avanzati.»

Così perorò Carlomagno: i venti uomini si difilarono dietro a me, ed io

li dovetti condurre. Povero _magister bonarum artium_, che cera facevi

tu nel cavar dal fodero la spada! — Al diavolo il tenente, pensava io.

Guarda mo'! non si ricorda più che a Berlino io abitavo al quinto

piano?»

Ma bastava che si fidavano del mio coraggio, e l'amor proprio me ne

dava. Quando fummo arrivati al cimitero, i miei occhi si copersero di

profonda tenebrìa, perchè ci avanzavamo verso un muro alto assai. Ma io

scambiai il muro per truppe francesi, e facendomi da una banda, gridai,

come se vedessi degli spettri! — Fuoco! fate fuoco!»

Al lampeggiare della polvere ci chiarimmo che s'attaccava battaglia con

un muro. Ma, indovinate un po'? sentimmo a un tratto molte voci gridare:

— Perdono! quartiere! la vita!» e sette uomini di fanteria leggera

francese, uscendo di dietro il muro, ove s'erano rannicchiati, vengono

al mio piede _gettan l'armi e si danno prigioni_. Balordi! se fossero

rimasti zitti e cheti noi non ce ne saremmo accorti per insogno. Così

vennero da sè in bocca al gatto: e come prigionieri furono disarmati e

condotti al quartier generale. Vi lascio pensare quanto mi pavoneggiassi

arrivando dinanzi a Carlomagno, come l'ammazzasette, fra lo splendore di

torchi e di fanali. Esso mi abbracciò al cospetto di tutto l'esercito,

dicendomi: — Ajutante, il coraggio e la prudenza vostra vi fanno un

immortale onore. Dirigerò un rapporto a Sua Maestà il Re, in cui gli

presenterò la vostra condotta in questo affare sotto l'aspetto più

favorevole.»

Dai prigionieri spillammo che una compagnia di fanteria leggera, mandata

a prendere i quartieri nel villaggio, avea avuto paura al sentire che

Prussiani v'erano in grosso numero; il gran batter delle casse, la gran

quantità delle sentinelle, i grandi strombettamenti nostri gli aveano

convinti, a non dubitarne che fossimo chi sa quanti. I sette prigionieri

s'erano avanzati un po' troppo nell'andar a scoprir paese. Io non

toccava terra dal piacere: erano i primi uomini in mia vita che facessi

prigionieri; i primi soldati di Napoleone che vedessi in muso. Li feci

refiziare di quel poco che si potè avere, e coloro non vi

s'addormentarono sopra. Alle mie domande sul numero dei Francesi che si

trovavano nei contorni, risposero che un intiero corpo, sotto gli ordini

di Davoust, era in cammino per Berlino.

Io tradussi questa risposta al mio degno generale, ed esso, inorgoglito

del primo esito delle sue armi, alzò le mani e gridò; — Corpo e sangue!

è dunque vero che piglio l'esercito francese alle spalle.» Sparapane al

contrario divenne smorto, cogli occhi invetriati.

Racconti storici e morali · 第 15 / 94 题