Il Cappellano.
— Presto, avanti: io seguo la bandiera di Carlomagno,» dissi ridendo al
tenente; — e vada come la sa andare, sotto la generosa sua protezione
fuggo sino a Berlino.
— Potenzainterra! non la è poi così disperata. Ho meco ancor mezza
compagnia... tutti fior di Prussiani che fumano, e che non avrebbero
paura davanti a una legione dell'inferno. Uh, avessi solo un cannone!
non darei un passo indietro al cospetto di due reggimenti francesi. Se
fossi stato io al posto del duca di Brunswich a Jena, o che sì o che no
la battaglia sarebbe andata come è andata. Venite, dottore: io vi nomino
gran cappellano della mia mezza compagnia.»
Ogni volta che si traversasse un villaggio, il tenente faceva sfilare i
soldati, reliquie di tutti i reggimenti li disponeva per colonna, ed
orgoglioso del suo grado, stava diritto impalato come un i, finchè a
suon di trombe il suo esercito sfilava innanzi ai paesani. Quei che non
avevano armi seguitavano umilmente dietro a' bagagli; e me, come
cappellano quest'era il mio posto naturale.
Ben tosto legai un'amicizia da spartir colle pertiche con la vivandiera,
padrona d'un baroccio. Questa brava creatura camminava a piedi, traendo
per la cavezza una rôzza sfinita; e perchè non le moriva la lingua in
bocca, essa mi contò per filo e per segno la storia dei fatti di
Saalfeld e d'Auerstedt, censurando le posizioni e i movimenti dei
Prussiani su questi due campi: alle quali critiche di strategia io non
aveva a ridir nulla, io che mi sentivo capacissimo di perdere una
battaglia, fossi ben a capo di dugentomila soldati.
Questa commilitona si chiamava Elisabetta, e quel ch'è curioso,
acconciava il capo al modo che si vuol dipingere la regina d'Inghilterra
di questo nome: avea il viso e tutto contro tutte le tentazioni, ma umor
allegro, spiritosa, pizzicava di letteratura, e cantava canzoni
berlinesi con una voce da passare le orecchie. Il suo spirito e la sua
acquavite le davano non poca influenza sulla truppa nostra, e le
schiudevano l'accesso al consiglio di guerra, dove mettea fuori il suo
partito ogni qual volta si trattasse di determinar la marcia del nostro
convoglio.
Il lento passo della sua rôzza, le lusinghe dell'acquavite e il suo
ascendente sovra i soldati, la rendevano il vero capo nostro, tuttochè
marciasse alla coda: e per non isfaticar il suo ronzino, non facevamo
più di dieci o dodici miglia al giorno. La notte ci fermavamo nei
villaggi, dove i soldati godevano tutta la libertà: ogni due giorni si
teneva consiglio.
Per dire il vero, di questo passo non s'andava innanzi gran che: ma di
giorno in giorno l'esercito aumentava di alcuni soldati che
s'intruppavano con noi, in modo che arrivammo a contare dugento uomini,
fra i quali due dragoni e quattro trombetti.