E di nuovo il professore era solo nel suo studio. Ma i suoi occhi non
correvano più sulle pagine del suo manoscritto; erano fissi, immobili,
come assorti in una dolorosa visione interiore.
Perchè aveva sposato Lucilla? Come mai nell'età in cui l'uomo deve
credersi al sicuro dalle tempeste, s'era innamorato pazzamente d'una
fanciulla che poteva esser sua figlia?
Certo ch'egli le sue scuse le aveva. E non soltanto le scuse banali
dell'amore ch'è cieco, della ragione ch'è disarmata dinanzi alla
bellezza e alla grazia; ma scuse d'un ordine più elevato, di quelle
che permettono di prendere in iscambio i nostri capricci e le nostre
passioni per sentimenti generosi e magnanimi.
Lucilla, egli l'aveva conosciuta da bambina in su; se l'era vista
crescere sotto gli occhi, buona, avvenente, giudiziosa, e quando la
morte prematura dei genitori l'aveva lasciata povera e sola, egli aveva
creduto di poter offrirle, in cambio del tesoro de' suoi vent'anni
ch'ella gli portava in dono, una posizione quasi signorile, un nome
già illustre, un affetto profondo e tenace. E con che riconoscenza
ell'aveva accettato l'offerta! E che moglie adorabile ell'era stata
nel primo periodo del suo matrimonio! E che madre sollecita del piccolo
Gino! E come aveva saputo conciliare questi suoi uffici di madre e di
moglie coi doveri della società ov'ell'era festeggiata, acclamata, e
ove l'attraeva il desiderio legittimo di brillare fra mille!... Tempi
felici!
La corteggiavano, sì; (poteva forse essere altrimenti?) ma ella,
ingenuamente lieta degli omaggi che le si rendevano, aveva un'arte
sopraffina per tener nei giusti limiti i suoi adoratori; frenava gli
arditi col suo contegno decoroso e un po' altero, sconcertava i timidi
con la sua tranquilla ironia.
Bertalia aveva per lei la compiacenza che i mariti vecchi devono avere
per le spose giovani se vogliono conservarsene l'affetto; mostrava
un'assoluta fiducia nella sua saviezza e nella sua rettitudine, si
asteneva da ogni sindacato importuno sulle visite che faceva e che
riceveva, l'accompagnava senza mormorare alle veglie e ai teatri,
benchè queste lunghe serate fuori di casa contraddicessero alle sue
vecchie abitudini di studioso. L'affidar sua moglie alla cura di
amici comuni, come facevano altri mariti anche meno maturi, anche meno
occupati di lui, non gli pareva conveniente, e non pareva conveniente
nemmeno a Lucilla.
Fu appunto ad un ballo, fu dai conti Filiberti che i Bertalia ebbero
la presentazione di Riccardo Bagnasco. Aveva trent'anni, era stato
appena promosso capitano, ed era un ufficiale colto, intelligente,
modesto, laborioso, onde il professore, maravigliato di trovarlo tanto
dissimile dai soliti damerini, con o senza uniforme, lo prese subito in
simpatia. Entrato così in grazia di tutti e due i conjugi, il capitano
fu ammesso nell'intimità della famiglia e non tardò a conquistarsi il
cuore di Gino, ch'egli regalava di chicche e di giocattoli, e a cui
raccontava cento storielle piacevoli. Fatto si è che l'assiduità di
Bagnasco intorno alla Bertalia diede presto nell'occhio e alimentò le
chiacchiere degli sfaccendati. Per un pezzo il senatore o non se ne
accorse, o non vi badò; poi, messo sull'avviso, suggerì amichevolmente
a sua moglie di stare in guardia. Non ch'egli dubitasse, ma non voleva
che dubitassero gli altri e che si malignasse sul loro conto.
Ella rispose, un po' seccamente, che i modi del capitano erano
correttissimi, che non vedeva una ragione al mondo per trattarlo
con minor dimestichezza dell'usato, ch'ell'era sicura di sè, ch'era
impossibile chiuder la bocca ai cattivi e ai balordi, e che si
meravigliava come un uomo del valore di suo marito raccogliesse sì
perfide insinuazioni.
Pel momento la cosa non ebbe seguito, ma di lì ad alcuni mesi il
professore ricevette una lettera anonima che aggravava le accuse.
Egli portò a Lucilla la lettera vile e la bruciò al suo cospetto,
dicendo che sdegnava servirsi delle indicazioni contenute in essa;
ma che non si sarebbe più addormentato in una cieca fiducia, e che se
avesse scoperto di esser ingannato si sarebbe presa una sola vendetta;
quella di dar lo sfratto alla moglie colpevole e di separarla dal
figliuolo che non poteva avere per educatrice una donna dimentica de'
suoi doveri.
La minaccia che colpiva Lucilla nel suo punto più vulnerabile, la
tenerezza materna, fiaccò la sua nativa alterigia e rattenne in tempo
le parole acerbe che le salivano al labbro e di cui non era agevole
misurare le conseguenze. Mordendo il freno, ella si limitò a protestare
contro i sospetti ingiuriosi di suo marito e contro il sistema
inquisitorio che si voleva introdurre in casa.
Comunque sia, le visite del capitano Bagnasco si diradarono e non andò
molto ch'egli fu destinato a una nuova residenza. Bertalia applicò in
quell'occasione il noto adagio: _a nemico che fugge ponti d'oro_, e
accolse urbanamente l'ufficiale venuto a prender congedo.
Ed ora eran trascorsi cinqu'anni e il tempo aveva ristabilito
l'accordo, almeno apparente, fra i conjugi. Ma nel cuore di Bertalia
l'antica ferita non era così ben rimarginata da non farsi sentire di
tratto in tratto, e lo riassaliva a intervalli un bisogno tormentoso di
rivangare il passato, di mutar in certezza, dolce o amara che fosse,
la sorda inquietudine che lo logorava. E più volte aveva pensato al
modo di approfondire le sue ricerche, sia provocando Lucilla, sia
sorprendendola in un istante di debolezza, sia invigilando sulle
lettere ch'ella scriveva e che riceveva, perchè talora gli sorgeva
anche il dubbio che vi fosse una corrispondenza epistolare tra lei e
Riccardo Bagnasco.
Per fortuna, molte ragioni, le une più, le altre meno onorevoli,
lo avevano arrestato sulla china pericolosa. Erano le occupazioni
scientifiche, era l'orgoglio d'una natura leale ripugnante dai
sotterfugi, era il timore di saper troppo e lo sgomento del poi, era in
fine la coscienza dell'errore grave, irrimediabile da lui commesso il
giorno in cui s'era lasciato vincere da una passione senile.
Oggi quell'annunzio di morte, che pur doveva essere ed era una grande
liberazione, svegliava in Corrado Bertalia la malsana curiosità. E il
contegno di Lucilla rinfocolava gli antichi sospetti. No, il turbamento
di lei non era quello, così naturale, che commove qualunque animo ben
fatto alla notizia inattesa della perdita d'un amico. Troppo evidente
era in lei la cura di pesare ogni parola, di reprimere ogni moto
che potesse tradirla. _Povero giovine! Povera madre!_ Ella non aveva
trovato altro da dire per l'uomo che durante quindici mesi era stato
frequentatore assiduo della sua casa, per l'uomo ch'ella vedeva ai
balli, ai teatri, ai concerti, al passeggio, ovunque ell'andasse. Non
aveva trovato altro da dire, ma tutta la sua energia non era bastata
a far sì che le sue guancie non si scolorassero d'improvviso e le sue
mani non cercassero istintivamente un appoggio.
Una cosa pareva indubitata. Lucilla era stata côlta di sorpresa
dall'annunzio di quella morte, ciò che dava motivo di credere che
non vi fosse scambio di lettere tra lei e Bagnasco. Se no, possibile
ch'ella ignorasse la sua malattia? Sciocchezze!... Forse egli era morto
in seguito a un male di pochi giorni, in seguito a un accidente.... La
partecipazione lasciava adito a qualunque ipotesi. E in fine, fosse
pur troncata ora la relazione, era ciò sufficiente a distruggere il
passato?
E il senatore ripeteva in cuor suo il ragionamento di prima. Dato che
Bagnasco fosse stato soltanto un amico, Lucilla non avrebbe cercato
di nascondere la sua commozione, avrebbe insistito per chiedere
informazioni più particolareggiate, per mandare qualche segno di
simpatia alla madre derelitta.... Ma sopra tutto ell'avrebbe dichiarato
di non voler intervenire quella sera alla festa dei Filiberti.
Se non che, nel suo sforzo d'essere equo, Bertalia diceva a sè stesso
che, anche in caso di piena e assoluta innocenza, sua moglie sapeva
d'esser nelle condizioni d'una donna sospettata e che chi è sospettato
non è mai sicuro della via da tenere. Egli pure quella mattina aveva
sbagliato tattica; i suoi sguardi corrucciati, le sue domande insidiose
non erano atte certamente a inspirar confidenza.... Del resto, dinanzi
a Gino, ogni spiegazione era impossibile; più tardi forse, quando
Lucilla fosse tornata, quando Gino non ci fosse....
Un sorriso triste e sfiduciato passò sul volto di Corrado Bertalia; mai
più, mai più egli avrebbe strappato la verità dalla bocca di Lucilla.
Se invece?...
Come se lo spingesse una molla egli scattò dalla seggiola e uscì dallo
studio. La cameriera che finiva di spolverare i mobili nella stanza
vicina gli disse:
— È ancora fuori la signora.
— Non importa, — egli rispose arrossendo come un fanciullo. — Cerco un
libro che deve esser di là.
Entrò nel salottino ove sua moglie passava la maggior parte della
giornata lavorando, suonando, leggendo. Ivi ella riceveva i suoi
intimi, ivi, più d'una volta, il professore aveva trovato Riccardo
Bagnasco. E la stanzetta serbava, visibili, i ricordi di lui. Fra varie
fotografie che si spiegavano come a ventaglio da un portaritratti
di _peluche_ appeso alla parete, c'era anche quella del capitano,
in divisa, con scrittovi un nome e una data: _Riccardo Bagnasco —
19 aprile 1890_. In un palchettino accanto al pianoforte verticale,
quasi a farlo apposta, balzava prima all'occhio, tra altri quaderni
di musica, una sonata di Beethoven ch'_egli_ preferiva. Di fronte,
nello scaffale di noce, spiccavano, per l'elegantissime legature,
alcuni volumi ch'egli, il capitano, aveva regalato a Lucilla, edizioni
splendidamente illustrate d'autori celebri italiani e stranieri.
Corrado Bertalia prese a caso uno di quei volumi. Era il _Faust_ di
Goethe. Certo, egli pensava sfogliandolo, i _loro_ sguardi sono corsi
insieme su queste pagine, forse le _loro_ teste chine sul libro si
sono toccate, e il _loro_ alito s'è confuso, e la sottile ebbrezza
dell'amore li ha involti.... Ma oggi il libro non ridice ciò che udì e
ciò che vide.
Il professore lo rimise a posto e sedette sconfidato davanti alla
scrivania di Lucilla, con gli occhi ostinatamente fissi sopra una
cartella dalla coperta di cuoio nero e dal monogramma d'argento ch'era
posata appunto sul piano inclinato della scrivania. Dopo qualche
esitazione egli l'aperse; era vuota. Ma i fogli di carta sugante
che v'erano inseriti portavano i segni di caratteri impressi, segni
confusi, intrecciantisi, sovrapponentisi, tra i quali si sarebbe
smarrito il paleografo più consumato. Una cosa sola essi provavano: che
quei fogli avevano assorbito l'inchiostro di molte lettere e sapevano
il segreto di Lucilla: lo sapevano e lo custodivano.
Bertalia chiuse dispettosamente la cartella e rise della propria
ingenuità. Che raccoglieva egli dal suo spionaggio? Indizi, pallidi
indizi, nessuna prova.... Le prove, se c'erano, si trovavano in
quei cassetti chiusi, la cui serratura avrebbe ceduto a un piccolo
sforzo.... Ma era possibile che egli scendesse sì basso?
Vergognandosi dell'ignobile tentazione, egli abbandonò la stanza come
un ladro che teme di esser côlto sul fatto. Era tempo, perchè proprio
allora una forte scampanellata annunziava l'arrivo della padrona di
casa.