Non molto dopo la cameriera venne ad avvertirlo che la colazione era
pronta.
Nel salotto da pranzo lo aspettava una sorpresa. Gino gli corse
incontro.
— Babbo, ci sono anch'io.
Lucilla, pallida ma composta, s'era già messa a tavola. S'era mutato
vestito; indossava un abito grigio.
Il professore guardò alternativamente la moglie e il figliuolo.
— Come? C'è vacanza?
— No, — rispose Gino, — ma sono esonerato dagli esami, e il direttore
mi ha messo in libertà. Siamo agli sgoccioli e non si fa più nulla.
Bertalia si morse il labbro. Senza dubbio era stata lei, era stata sua
moglie a voler che Gino rimanesse a casa. Ella temeva di trovarsi a tu
per tu col marito, e finch'egli partisse pel suo Congresso, si serviva
del fanciullo come d'una difesa.
Lucilla ruppe il silenzio.
— Gino non ha detto tutto.
— Che c'è ancora?
— C'è ch'egli avrà il primo premio, — soggiunse la madre con la sua
bella voce grave di contralto.
Nei grandi occhi azzurri di lei tremolava una lacrima.
Piangeva ella di tenerezza pei successi scolastici del suo figliuolo,
o piangeva per _l'altro_?
Tirò a sè Gino e lo baciò sui capelli. Egli le gettò le braccia al
collo.
— Vieni qua, Gino, — ordinò il senatore, geloso di quelle dimostrazioni
d'affetto. — Dà un bacio anche a me.... Così.... E non insuperbire, mi
raccomando.
— No, babbo, non c'è pericolo.... Dunque me lo porti il libro
illustrato da Stoccolma?
— Da qualche posto un libro te lo porterò senza fallo.... Siedi,
adesso, e mangia.... O che il premio ti ha tolto l'appetito?
Quasi l'interrogazione fosse rivolta a lei, Lucilla che guardava
immobile dalla parte della finestra si scosse e ingoiò faticosamente
una cucchiaiata di brodo.
— Sei stata dalla sarta? — chiese Bertalia ripigliando, quasi senza
volerlo, quasi senz'accorgersene, la sua parte di giudice istruttore.
Ella accennò col capo di no.
— Come? E la nuova guarnizione?
— Ho pensato che non è indispensabile.... Quella che c'è può bastare.
Dunque ell'era risoluta, o, piuttosto, era rassegnata ad andar dai
Filiberti, benchè la sua fisonomia mostrasse chiaro lo sforzo ch'ella
faceva.
La cameriera servì le frutta, poi uscì.
Il professore, inesorabile, tornò alla carica.
— Non hai avuto nessun particolare?
Lucilla trasalì.
— Particolare di che?
— Circa a quella notizia di stamattina?
— Da chi potevo averne? — ella replicò con accento di dolorosa
maraviglia.
— Forse i Filiberti sapranno....
— Sapranno quello che sappiamo noi.
— Questa sera sentiremo, — borbottò il marito. E s'interruppe per
passare il piatto delle fragole a Gino. — O che non ti piacciono più le
fragole?
— Sì che mi piacciono. E ne ho prese.
— Dieci ne hai prese. Le ho contate.
— Oh babbo, che cosa guardi?
— Se non ha voglia non si può costringerlo, — insinuò Lucilla.
— Perchè non deve aver voglia? Sta poco bene forse?
Il fanciullo s'affrettò a rispondere:
— No, babbo.... Sto benissimo. Ma non ho fame.
— Nessuno ha fame oggi, — brontolò Corrado Bertalia, scrollando
le spalle infastidito. E invero non aveva fame nemmeno lui, benchè
affettasse di averne e si empisse macchinalmente la bocca.
Dopo una breve pausa egli disse:
— Bisognerà spedire i biglietti da visita alla madre. Mi darai il tuo.
— Te lo darò.
Ella depose sulla tavola la salvietta, e si alzò, rigida e bianca, come
una bella statua.
— Vado a preparare le tue valigie, — ell'annunziò al marito.
Gino, che le si era aggrappato alle vesti, soggiunse:
— Anch'io, anch'io vengo ad aiutarti a far le valigie di papà....
Buondì, papà, arrivederci.
Com'erano d'accordo, madre e figliuolo, com'erano impazienti di restar
soli loro due, senza testimoni! Parevano due complici.
Tenendo per mano il fanciullo, la giovine signora era già presso
all'uscio, quando Bertalia chiamò con accento imperioso:
— Lucilla!
Ella si voltò tutta d'un pezzo, suffusa d'un lieve rossore la guancia
marmorea. Anche Gino s'era voltato, e i suoi occhi interrogavano il
babbo con trepida ansietà, tanto lo aveva stupito la insolita asprezza
della voce paterna.
Sentì Bertalia il muto rimprovero, la muta preghiera che c'erano nello
sguardo di Gino? O fu altro il pensiero che lo disarmò? Certo si è che
mutando tuono egli disse:
— Non dimenticare di metter nella valigia le decorazioni. Sai dove sono?
— Sì, nel primo cassetto a destra.
— Appunto.... All'estero non si può farne senza.
Di lì a un momento il professore richiudeva con forza dietro di sè
l'uscio dello studio, ridendo d'un suo riso nervoso ed esclamando
sarcasticamente: — Le decorazioni! le decorazioni!
Il bel marito di pasta frolla ch'egli era! E la bella figura ch'egli
faceva verso sua moglie! Dopo aver trovato l'accento solenne che doveva
preludere Dio sa a che gran scena drammatica egli finiva con quella
commedia delle decorazioni!
Ma, riflettendoci, la gran scena drammatica, se fosse successa, a
che cosa sarebbe approdata? Alla confessione da parte di Lucilla? Al
perdono da parte di lui? O a una rottura violenta, irrimediabile che
avrebbe distrutto per sempre la famiglia?
La confessione? O che bisogno ne aveva egli ormai se la tattica troppo
ingegnosa di Lucilla si ritorceva contro di lei? Una donna che ha la
coscienza netta non agisce così; provoca lei stessa le spiegazioni
che devono troncare gli equivoci, non ricorre agli espedienti che
li alimentano. Sì, certo, egli avrebbe potuto abbattere con un
soffio il castello incantato in cui ella si rifugiava, avrebbe
potuto costringerla a un colloquio a quattr'occhi. E s'ella gli si
fosse umiliata dinanzi, se pentita del suo fallo avesse implorato
misericordia in nome dei primi anni della loro unione, in nome
della morte che aveva fulminato il suo seduttore, in nome della vita
che fioriva sulle guancie di Gino, oh allora forse egli l'avrebbe
riaccolta, perdonante ed amante, fra le sue braccia.... Ma ella non era
donna da umiliarsi; o non si sarebbe lasciata strappare una sillaba,
o tirata per i capelli avrebbe assunto un'aria di sfida portando
in trionfo la sua colpa. E in tal caso che altro restava al marito
oltraggiato se non porre ad effetto l'antica minaccia e scacciarla?
Sciocco che non s'accorgeva d'avere in pugno la sua vendetta,
facile, piana, offerta da una di quelle coincidenze provvidenziali
che farebbero credere all'intervento d'una giustizia superiore
e riparatrice! Egli l'aveva in pugno e voleva assaporarla tutta,
quella sera, dai Filiberti. Là ov'ella aveva conosciuto _colui_, in
una festa che le avrebbe richiamato alla mente ogni circostanza del
primo incontro, là ell'avrebbe espiato. Che potenza di dissimulazione
le sarebbe occorsa per celare il suo turbamento, per atteggiar le
labbra al sorriso, per discorrer delle mille inezie ond'è fatta la
conversazione dei salotti, per appoggiarsi al braccio di damerini
indifferenti ed uggiosi, per lasciarsi trascinare nel turbinìo delle
danze!... E non v'ha dubbio, fra i tanti sguardi che, al solito,
si sarebbero conversi in lei, ve ne sarebbero stati di malignamente
curiosi e indiscreti, poichè i vecchi frequentatori di casa Filiberti
non potevano non aver indovinata la tresca.... Sono i mariti che non
indovinano nulla!... No, l'orgogliosa Lucilla non avrebbe curvato la
fronte sotto quegli sguardi, non avrebbe dato ad alcuno il vanto di
ridere della sua debolezza; ma s'ell'aveva veramente amato quell'uomo,
che strazio doveva essere il suo! Saperlo morto, vederlo con gli occhi
dell'anima immobile, stecchito dentro una bara, ed esser lì nelle
sale gaie e luminose ove anch'egli era passato florido di giovinezza e
riboccante di vita, che strazio, che strazio!
Pareva talora a Bertalia che il castigo fosse fin troppo crudele; ma
il pensiero ch'egli non lo aveva nè meditato nè preparato imponeva
silenzio ai suoi scrupoli. E, del rimanente, non era giusto ch'egli
facesse soffrire Lucilla se soffriva tanto per cagione di lei? Non era
giusto?
— Sì, — rispondeva la sua passione di marito offeso; — no, — rispondeva
la sua coscienza di filosofo.
Nella difficoltà di conciliare le due risposte, egli tentò di
rimettersi al lavoro. Finì di correggere il suo discorso, scrisse un
paio di lettere, riesaminò i temi del Congresso alla cui discussione
si proponeva di partecipare, prese alcune note nel suo taccuino. Ma
non aveva nè lucidezza di mente, nè forza d'applicazione; non poteva
star tranquillo sulla sedia cinque minuti. Ebbene, sarebbe uscito per
impostar le sue lettere: avrebbe fatto quattro passi, respirato un po'
d'aria libera.
In quella entrò Gino, non gaio e baldanzoso come la mattina, ma con la
serietà d'un ragazzo precoce.
Il professore si sforzò di sorridere:
— Che desidera Vossignoria?
— La mamma mi ha incaricato di portarti questo biglietto da visita.
Bertalia si ricordò:
— Ah, va bene.... No, non andartene. Aspetta un momento.
Il fanciullo rimase, fermo, in mezzo alla stanza guardando dalla parte
dell'uscio.
Corrado Bertalia intanto univa il proprio biglietto a quello di sua
moglie, li metteva tutti e due entro una busta e scriveva un indirizzo:
_Gentile Signora_
_Caterina Frangipane vedova Bagnasco._
_Napoli_, ecc., ecc.
Scrivendo, egli chiese a Gino:
— Le mie valigie son fatte?
— Sì, ma sono ancora aperte. Anzi la mamma domanda se porti via qualche
libro.
— Quelli che porto ci saranno nella borsa da viaggio.... A ogni modo
si può chiudere all'ultimo momento.... Aspetta. Pare che il terreno ti
bruci sotto i piedi.... Dove vai?
— Vado di là.... nell'anticamera della mamma.
— Dov'è la mamma?
— È nella sua camera.
— È indisposta?
— No, ma era molto stanca e s'è buttata sul letto per riposare.
— In tal caso, se dorme, tu non le fai compagnia.... Puoi venir fuori
con me, invece.
Il fanciullo accennò timidamente col capo di no.
— No? Perchè no?
— Ho promesso alla mamma, — soggiunse Gino, e gli luccicavano gli
occhi, — di restar lì fin ch'ella dorme.
— Ma è assurdo.... Chi dorme non ha bisogno d'altro che di non essere
disturbato.
— Appunto.... E io sto nell'anticamera perchè nessuno la disturbi.
— Di questo s'incarica la cameriera.... Glielo diremo.... Vieni, vieni.
— Abbi pazienza, babbo, lasciami a casa, — supplicò Gino. — Se la mamma
si sveglia e non mi trova....
— La gran disgrazia!... Saprà che sei uscito col tuo papà e che torni
presto.
— Ma ho promesso, — replicò il figliuolo piagnucolando.
Il professore aggrottò le ciglia:
— Va, allora.
Gino esitava tra il desiderio di andarsene davvero e il timore d'aver
disgustato suo padre.
Bertalia ripetè l'ordine accompagnandolo con un gesto imperioso:
— Va dalla mamma.