III.

Non molto dopo la cameriera venne ad avvertirlo che la colazione era

pronta.

Nel salotto da pranzo lo aspettava una sorpresa. Gino gli corse

incontro.

— Babbo, ci sono anch'io.

Lucilla, pallida ma composta, s'era già messa a tavola. S'era mutato

vestito; indossava un abito grigio.

Il professore guardò alternativamente la moglie e il figliuolo.

— Come? C'è vacanza?

— No, — rispose Gino, — ma sono esonerato dagli esami, e il direttore

mi ha messo in libertà. Siamo agli sgoccioli e non si fa più nulla.

Bertalia si morse il labbro. Senza dubbio era stata lei, era stata sua

moglie a voler che Gino rimanesse a casa. Ella temeva di trovarsi a tu

per tu col marito, e finch'egli partisse pel suo Congresso, si serviva

del fanciullo come d'una difesa.

Lucilla ruppe il silenzio.

— Gino non ha detto tutto.

— Che c'è ancora?

— C'è ch'egli avrà il primo premio, — soggiunse la madre con la sua

bella voce grave di contralto.

Nei grandi occhi azzurri di lei tremolava una lacrima.

Piangeva ella di tenerezza pei successi scolastici del suo figliuolo,

o piangeva per _l'altro_?

Tirò a sè Gino e lo baciò sui capelli. Egli le gettò le braccia al

collo.

— Vieni qua, Gino, — ordinò il senatore, geloso di quelle dimostrazioni

d'affetto. — Dà un bacio anche a me.... Così.... E non insuperbire, mi

raccomando.

— No, babbo, non c'è pericolo.... Dunque me lo porti il libro

illustrato da Stoccolma?

— Da qualche posto un libro te lo porterò senza fallo.... Siedi,

adesso, e mangia.... O che il premio ti ha tolto l'appetito?

Quasi l'interrogazione fosse rivolta a lei, Lucilla che guardava

immobile dalla parte della finestra si scosse e ingoiò faticosamente

una cucchiaiata di brodo.

— Sei stata dalla sarta? — chiese Bertalia ripigliando, quasi senza

volerlo, quasi senz'accorgersene, la sua parte di giudice istruttore.

Ella accennò col capo di no.

— Come? E la nuova guarnizione?

— Ho pensato che non è indispensabile.... Quella che c'è può bastare.

Dunque ell'era risoluta, o, piuttosto, era rassegnata ad andar dai

Filiberti, benchè la sua fisonomia mostrasse chiaro lo sforzo ch'ella

faceva.

La cameriera servì le frutta, poi uscì.

Il professore, inesorabile, tornò alla carica.

— Non hai avuto nessun particolare?

Lucilla trasalì.

— Particolare di che?

— Circa a quella notizia di stamattina?

— Da chi potevo averne? — ella replicò con accento di dolorosa

maraviglia.

— Forse i Filiberti sapranno....

— Sapranno quello che sappiamo noi.

— Questa sera sentiremo, — borbottò il marito. E s'interruppe per

passare il piatto delle fragole a Gino. — O che non ti piacciono più le

fragole?

— Sì che mi piacciono. E ne ho prese.

— Dieci ne hai prese. Le ho contate.

— Oh babbo, che cosa guardi?

— Se non ha voglia non si può costringerlo, — insinuò Lucilla.

— Perchè non deve aver voglia? Sta poco bene forse?

Il fanciullo s'affrettò a rispondere:

— No, babbo.... Sto benissimo. Ma non ho fame.

— Nessuno ha fame oggi, — brontolò Corrado Bertalia, scrollando

le spalle infastidito. E invero non aveva fame nemmeno lui, benchè

affettasse di averne e si empisse macchinalmente la bocca.

Dopo una breve pausa egli disse:

— Bisognerà spedire i biglietti da visita alla madre. Mi darai il tuo.

— Te lo darò.

Ella depose sulla tavola la salvietta, e si alzò, rigida e bianca, come

una bella statua.

— Vado a preparare le tue valigie, — ell'annunziò al marito.

Gino, che le si era aggrappato alle vesti, soggiunse:

— Anch'io, anch'io vengo ad aiutarti a far le valigie di papà....

Buondì, papà, arrivederci.

Com'erano d'accordo, madre e figliuolo, com'erano impazienti di restar

soli loro due, senza testimoni! Parevano due complici.

Tenendo per mano il fanciullo, la giovine signora era già presso

all'uscio, quando Bertalia chiamò con accento imperioso:

— Lucilla!

Ella si voltò tutta d'un pezzo, suffusa d'un lieve rossore la guancia

marmorea. Anche Gino s'era voltato, e i suoi occhi interrogavano il

babbo con trepida ansietà, tanto lo aveva stupito la insolita asprezza

della voce paterna.

Sentì Bertalia il muto rimprovero, la muta preghiera che c'erano nello

sguardo di Gino? O fu altro il pensiero che lo disarmò? Certo si è che

mutando tuono egli disse:

— Non dimenticare di metter nella valigia le decorazioni. Sai dove sono?

— Sì, nel primo cassetto a destra.

— Appunto.... All'estero non si può farne senza.

Di lì a un momento il professore richiudeva con forza dietro di sè

l'uscio dello studio, ridendo d'un suo riso nervoso ed esclamando

sarcasticamente: — Le decorazioni! le decorazioni!

Il bel marito di pasta frolla ch'egli era! E la bella figura ch'egli

faceva verso sua moglie! Dopo aver trovato l'accento solenne che doveva

preludere Dio sa a che gran scena drammatica egli finiva con quella

commedia delle decorazioni!

Ma, riflettendoci, la gran scena drammatica, se fosse successa, a

che cosa sarebbe approdata? Alla confessione da parte di Lucilla? Al

perdono da parte di lui? O a una rottura violenta, irrimediabile che

avrebbe distrutto per sempre la famiglia?

La confessione? O che bisogno ne aveva egli ormai se la tattica troppo

ingegnosa di Lucilla si ritorceva contro di lei? Una donna che ha la

coscienza netta non agisce così; provoca lei stessa le spiegazioni

che devono troncare gli equivoci, non ricorre agli espedienti che

li alimentano. Sì, certo, egli avrebbe potuto abbattere con un

soffio il castello incantato in cui ella si rifugiava, avrebbe

potuto costringerla a un colloquio a quattr'occhi. E s'ella gli si

fosse umiliata dinanzi, se pentita del suo fallo avesse implorato

misericordia in nome dei primi anni della loro unione, in nome

della morte che aveva fulminato il suo seduttore, in nome della vita

che fioriva sulle guancie di Gino, oh allora forse egli l'avrebbe

riaccolta, perdonante ed amante, fra le sue braccia.... Ma ella non era

donna da umiliarsi; o non si sarebbe lasciata strappare una sillaba,

o tirata per i capelli avrebbe assunto un'aria di sfida portando

in trionfo la sua colpa. E in tal caso che altro restava al marito

oltraggiato se non porre ad effetto l'antica minaccia e scacciarla?

Sciocco che non s'accorgeva d'avere in pugno la sua vendetta,

facile, piana, offerta da una di quelle coincidenze provvidenziali

che farebbero credere all'intervento d'una giustizia superiore

e riparatrice! Egli l'aveva in pugno e voleva assaporarla tutta,

quella sera, dai Filiberti. Là ov'ella aveva conosciuto _colui_, in

una festa che le avrebbe richiamato alla mente ogni circostanza del

primo incontro, là ell'avrebbe espiato. Che potenza di dissimulazione

le sarebbe occorsa per celare il suo turbamento, per atteggiar le

labbra al sorriso, per discorrer delle mille inezie ond'è fatta la

conversazione dei salotti, per appoggiarsi al braccio di damerini

indifferenti ed uggiosi, per lasciarsi trascinare nel turbinìo delle

danze!... E non v'ha dubbio, fra i tanti sguardi che, al solito,

si sarebbero conversi in lei, ve ne sarebbero stati di malignamente

curiosi e indiscreti, poichè i vecchi frequentatori di casa Filiberti

non potevano non aver indovinata la tresca.... Sono i mariti che non

indovinano nulla!... No, l'orgogliosa Lucilla non avrebbe curvato la

fronte sotto quegli sguardi, non avrebbe dato ad alcuno il vanto di

ridere della sua debolezza; ma s'ell'aveva veramente amato quell'uomo,

che strazio doveva essere il suo! Saperlo morto, vederlo con gli occhi

dell'anima immobile, stecchito dentro una bara, ed esser lì nelle

sale gaie e luminose ove anch'egli era passato florido di giovinezza e

riboccante di vita, che strazio, che strazio!

Pareva talora a Bertalia che il castigo fosse fin troppo crudele; ma

il pensiero ch'egli non lo aveva nè meditato nè preparato imponeva

silenzio ai suoi scrupoli. E, del rimanente, non era giusto ch'egli

facesse soffrire Lucilla se soffriva tanto per cagione di lei? Non era

giusto?

— Sì, — rispondeva la sua passione di marito offeso; — no, — rispondeva

la sua coscienza di filosofo.

Nella difficoltà di conciliare le due risposte, egli tentò di

rimettersi al lavoro. Finì di correggere il suo discorso, scrisse un

paio di lettere, riesaminò i temi del Congresso alla cui discussione

si proponeva di partecipare, prese alcune note nel suo taccuino. Ma

non aveva nè lucidezza di mente, nè forza d'applicazione; non poteva

star tranquillo sulla sedia cinque minuti. Ebbene, sarebbe uscito per

impostar le sue lettere: avrebbe fatto quattro passi, respirato un po'

d'aria libera.

In quella entrò Gino, non gaio e baldanzoso come la mattina, ma con la

serietà d'un ragazzo precoce.

Il professore si sforzò di sorridere:

— Che desidera Vossignoria?

— La mamma mi ha incaricato di portarti questo biglietto da visita.

Bertalia si ricordò:

— Ah, va bene.... No, non andartene. Aspetta un momento.

Il fanciullo rimase, fermo, in mezzo alla stanza guardando dalla parte

dell'uscio.

Corrado Bertalia intanto univa il proprio biglietto a quello di sua

moglie, li metteva tutti e due entro una busta e scriveva un indirizzo:

_Gentile Signora_

_Caterina Frangipane vedova Bagnasco._

_Napoli_, ecc., ecc.

Scrivendo, egli chiese a Gino:

— Le mie valigie son fatte?

— Sì, ma sono ancora aperte. Anzi la mamma domanda se porti via qualche

libro.

— Quelli che porto ci saranno nella borsa da viaggio.... A ogni modo

si può chiudere all'ultimo momento.... Aspetta. Pare che il terreno ti

bruci sotto i piedi.... Dove vai?

— Vado di là.... nell'anticamera della mamma.

— Dov'è la mamma?

— È nella sua camera.

— È indisposta?

— No, ma era molto stanca e s'è buttata sul letto per riposare.

— In tal caso, se dorme, tu non le fai compagnia.... Puoi venir fuori

con me, invece.

Il fanciullo accennò timidamente col capo di no.

— No? Perchè no?

— Ho promesso alla mamma, — soggiunse Gino, e gli luccicavano gli

occhi, — di restar lì fin ch'ella dorme.

— Ma è assurdo.... Chi dorme non ha bisogno d'altro che di non essere

disturbato.

— Appunto.... E io sto nell'anticamera perchè nessuno la disturbi.

— Di questo s'incarica la cameriera.... Glielo diremo.... Vieni, vieni.

— Abbi pazienza, babbo, lasciami a casa, — supplicò Gino. — Se la mamma

si sveglia e non mi trova....

— La gran disgrazia!... Saprà che sei uscito col tuo papà e che torni

presto.

— Ma ho promesso, — replicò il figliuolo piagnucolando.

Il professore aggrottò le ciglia:

— Va, allora.

Gino esitava tra il desiderio di andarsene davvero e il timore d'aver

disgustato suo padre.

Bertalia ripetè l'ordine accompagnandolo con un gesto imperioso:

— Va dalla mamma.

Natalìa ed altri racconti · 第 64 / 70 题