II.

Non era passato molto tempo dacchè il dottor Brunini aveva tenuto uno

di questi discorsetti agrodolci quando un dopo pranzo, presenti donna

Mariquita, i cinque cavalieri, due volontari e tre o quattro persone

di minor conto, l'Edith slanciò con l'aria più naturale del mondo una

notizia sbalorditiva. — Fra otto o dieci giorni sarà qui mio marito.

Era il crepuscolo e non si poteva vedere il gioco delle fisonomie.

L'emozione dei cinque fu rivelata soltanto da un leggero acciottolìo

delle chicchere da cui i valorosi giovinotti stavano sorseggiando il

caffè. Successero degli _oh_ e degli _ah_ di sorpresa.

— Sì, — ripigliò M.rs Simpson, — sbarcherà domani a Liverpool.

Dopo un breve silenzio, qualcheduno insinuò timidamente:

— M.r Simpson si tratterrà certo un pezzo a Firenze?

— Non credo, — rispose la bella Americana. — Qui non ha affari.... In

Europa starà sei mesi.

Quella sera i cinque si ritirarono più presto del solito, ma fin quasi

al mattino (per fortuna era una limpida notte d'aprile) non fecero

che girar su e giù per la città accompagnandosi a casa a vicenda

e senza trovar mai la forza di staccarsi. Erano esterrefatti. Il

marito! Sicuro, si sapeva che c'era, che aveva nome Morris, che si

scambiava dodici o tredici lettere all'anno con la moglie; ma poichè

accompagnandola la prima volta a Firenze era stato forse tre giorni

e nessuno l'aveva conosciuto, poich'ella non ne parlava che a lunghi

intervalli, per incidenza, nel modo in cui si parla d'un amico e nulla

più, poichè effettivamente i due coniugi non si vedevano da tanto

tempo, era permesso supporre che fosse avvenuta tra loro una di quelle

tacite separazioni, che la ricchezza facilita, e che, pur salvando

le apparenze e non disturbando i tribunali, lasciano la reciproca

libertà. Non c'è dubbio, fino a un certo punto la visita di M.r Simpson

era conciliabile con quest'ipotesi. Un amico può visitare un'amica.

Se però egli aveva altre mire? Se, forte de' suoi diritti, voleva

tentare un ravvicinamento? Se riusciva?... La situazione di _cavalieri

dell'immacolata,_ che anche nello stato presente delle cose eccitava la

vena satirica dei maligni, minacciava di diventare intollerabile con un

marito nell'esercizio delle sue funzioni.... E non c'era mica niente da

fare.... Al padrone di casa, al legittimo consorte non si poteva mica

usar degli sgarbi, dar dei suggerimenti di prudenza e di astinenza....

Oh Dio, se l'Edith stessa avesse invocato il soccorso de' suoi campioni

non sarebbe stato lecito esitare.... quantunque, via, si rischiasse di

mettersi in un bell'imbroglio.

M.rs Simpson non aveva la più remota idea di chieder soccorso. Invece,

nella settimana, ella si servì ripetutamente de' suoi fidi per iscopi

pacifici, facendosi aiutar da loro nel mettere in assetto le tre

stanze della palazzina ch'ella destinava a Morris. Lo chiamava Morris

_tout court_. I cinque, assistiti dai volontari, mostravano la solita

docilità. Sorvegliavano l'opera dei tappezzieri, seguivano l'Edith

nei negozi di Firenze, la consigliavano negli acquisti.... Ciriè,

specialmente, col suo buon gusto artistico, era un ausiliario prezioso,

e l'Edith non gli lesinava gli elogi.

Egli, d'indole ottimista, consolava gli amici ch'erano sempre molto

abbattuti. Se M.rs Simpson avesse voluto accogliere suo marito.... come

un marito, gli avrebbe fatto allestire le stanze vicine alle sue; non

lo avrebbe collocato all'angolo opposto dell'appartamento.... Vedrete

che non accadranno guai.

Gli altri tentennavano la testa. Sarà.... Ma come persuaderne la gente?

Uno dei volontari non resistette alla paura del ridicolo e con un

pretesto abbandonò il campo.

Il giorno dell'arrivo di M.r Simpson, l'Edith dispensò il suo seguito

dall'accompagnarla alla stazione. Invitava però tutti quanti la sera a

bevere il tè da lei.

E quella sera la palazzina era inusatamente affollata. C'era il

console degli Stati Uniti con la sua signora e un paio di famiglie

americane dimoranti a Firenze; c'erano due compagni di viaggio di M.r

Simpson, americani pur essi. In quanto a lui, a M.r Simpson, era un

uomo sui trentacinqu'anni, alto, tarchiato, di fisonomia volgaruccia,

colorito in viso, senza baffi, col pizzo e i capelli rossicci. Un

_yankee_ puro sangue. E da _yankee_ genuino non parlava e non capiva

che la sua lingua, convinto che con essa si poteva girare il mondo.

Ora, dei cinque, il solo Federico Pescina aveva studiato l'inglese,

ma da quando s'era messo agli ordini dell'Edith lo aveva disimparato,

perch'ella discorreva sempre italiano e perchè non lasciava ai suoi

cavalieri nemmeno il tempo di leggere un libro. Comunque sia, toccò a

lui il compito di rappresentare la corporazione dinanzi a M.r Simpson,

ed egli non durò piccola fatica a intendere e a farsi intendere. M.r

Simpson trattò con grande cordialità Pescina e i colleghi, strinse a

tutti ripetutamente e vigorosamente la mano, accompagnando l'atto con

parole gentili e con risatine franche e spontanee. Dopo i convenevoli,

i cinque si tirarono in disparte. Pescina fu assalito di domande.

— Che cosa ha detto?

— Oh sì.... Fin che non si fa l'orecchio....

— Non hai capito nulla?

— Sì, ho capito che ci ringrazia dell'amicizia dimostrata a sua moglie.

— E tu?

— Io ho tentato di rispondere che per noi è un onore....

— Già, già.... E poi?...

— E poi non so.... Ha una pronuncia....

— Ma perchè ride?

— Oh bella.... Perchè è di buon umore.

— Non ha educazione.... Guarda com'è vestito.... Valeva la pena che

indossassimo il _frac_.

— Zitto.... È qui M.rs Simpson.

— Si cospira? — ella disse scherzosa.

Le cupe fisonomie dei cavalieri si rischiararono, il crocchio si aperse

per accoglierla.

L'Edith sorrise. — Non posso. — E soggiunse in francese: — _J'ai charge

d'âmes, ce soir_.

Con un leggero inchino s'allontanò, seguìta da un coro di esclamazioni

ammirative.

— È adorabile.

— È un angelo.

— È una Dea.

— Non c'è un uomo che la meriti.

— Come ha potuto prendersi quel marito?

Gino Ciriè ebbe di nuovo uno slancio di roseo ottimismo. — Giurerei che

fra loro non c'è stato niente, non c'è niente e non ci sarà mai niente.

— Uhm! — fece Galassi Gerda.

— Non giurare, — ammonì prudentemente Lucignano.

Ciriè insisteva. — Via, che quello non è il contegno di due sposi

giovani che si rivedono dopo cinque o sei anni.

Quest'era vero. Tra M.r e M.rs Simpson nessuna smorfia, nessuno sguardo

furtivo, nessuna parolina segreta. E in lei non si scorgeva ombra

d'emozione, di turbamento, d'inquietudine. Tranquilla e sicura ella

passava fra gl'invitati girando intorno i grandi occhi sereni, aprendo

spesso alla celia la bella bocca ridente, scotendo ogni tanto con una

leggiadra mossa del capo i riccioli d'oro che le ombravano la fronte

purissima. La madre faceva con lei un singolare contrasto. Seduta un

po' sdegnosa in un angolo, donna Mariquita pareva offesa ne' suoi nervi

delicati dall'aspetto volgare, dal vestire inelegante, dalle risate

sonore del genero; pareva trovarsi a disagio fra quelle Americane

ch'ella aveva trascurate per frequentare i crocchi aristocratici

fiorentini, e pensava con desiderio alle contesse e marchese che

l'accoglievano nei loro storici palazzoni, che la iniziavano ai loro

sodalizi, e il cui zelo cattolico infiammava di simpatia il suo vecchio

sangue spagnuolo. In mancanza di meglio, ella si sentiva attratta più

del solito verso gli adoratori della sua figliola, che almeno erano

gentiluomini, e avevano le mani bianche e sottili di chi non lavora

e i modi raffinati della società. Non erano mai stati eccessivamente

compiti con lei, non l'avevano tenuta nel conto ch'ella meritava; ma

donna Mariquita era la prima a riconoscere che chi avvicinava l'Edith

doveva perder la testa. Perciò mostrandosi quella sera disposta a

perdonare i peccatucci dei cinque, ella li incoraggiava a sedersele

accanto e discorreva loro con inusata affabilità. Essi sorbivano con

pazienza le sue tiritere, nella speranza di scavar terreno poi, d'esser

illuminati sui veri rapporti dei due coniugi, sulla durata probabile

del soggiorno di M.r Simpson, eccetera, eccetera. Donna Mariquita però

era molto riservata e discreta, e tutto quello che i suoi interlocutori

poterono sapere si fu che M.r Simpson sarebbe rimasto intanto a Firenze

una sola settimana, salvo a ritornarvi più tardi, dopo un giro sul

continente.

— Un giro d'affari?

— Credo, — rispose a bocca stretta la Spagnuola che non parlava

volentieri degli affari di suo genero e preferiva rammentare il suo

viaggio di nozze in Europa col defunto M.r Swallow, incaricato,

affermava lei, d'una missione confidenziale dal Presidente della

Repubblica. Nientemeno.

La riunione si sciolse a mezzanotte e i _cavalieri dell'immacolata_

dovettero naturalmente accommiatarsi anch'essi. L'Edith disse loro che

li aspettava il domani a colazione, e M.r Simpson, presa l'imbeccata

dalla moglie, confermò l'invito. — _O yes,_ — egli ripeteva, — _very

glad.... very glad indeed._ — E giù strette di mano da slogare un

braccio.

Per un'ora e più i nostri cinque campioni si aggirarono con occhi

intenti, con orecchie tese nei pressi della palazzina. Ma dalla

palazzina avvolta nel silenzio e nelle tenebre non partiva nessun segno

rivelatore.

E nulla si scoperse il domani, e nulla nei giorni seguenti. L'Edith

faceva gli onori di casa a suo marito come ogni signora bene educata

deve farli ad un ospite; verso i suoi cavalieri non aveva mutato modi

e contegno.

— Tu però, — dicevano i colleghi a Federico Pescina, — tu che sai

l'inglese, dovresti capire in quali acque si navighi.

— Ma che capire!... Intanto son fuori di esercizio.... E poi è una

benedetta lingua in cui tutti quanti si danno del _voi_.

— Curioso.

— Sicuro. _You,_ sempre _you,_ anche nell'espansioni della luna di

miele.

— Lei lo chiama Morris?

— Sì, e lui la chiama Edith.

— Se non avete altre prove! — saltava su, infastidito, Gino Ciriè.

Invece de' Passeri, d'ordinario taciturno, esprimeva i dubbi più

dolorosi. — Gli ha sorriso. — Gli ha posato una mano sulla spalla. —

Gli ha parlato piano. — È preoccupata. — È distratta....

— Oh finiscila, corvo dalle male nuove!

Del resto, benchè si sforzassero a dissimulare, la presenza di

M.r Simpson era come un incubo per tutti i cinque _cavalieri

dell'immacolata_. Alla fine della settimana egli partì, e.... l'incubo

rimase. Il marito lontano continuava a proiettare la sua ombra

sull'allegra palazzina. Già si sapeva ch'egli sarebbe tornato; non

era toccato un mobile, non era rimosso un ninnolo dalle sue tre stanze

gaie, eleganti, civettuole.... che parevano aspettarlo. E anch'ella,

anche l'Edith, lo aspettava. All'arrivo di Morris si doveva fare, in

gran compagnia, una gita a Vallombrosa.

A poco a poco nell'animo mite e mansueto dei cinque si sviluppava

il mal germe dell'odio contro l'impudente che poteva vantare e forse

esercitare dei diritti sulla bellissima donna. In principio s'erano

limitati a giudicarlo volgare; ora, almanaccandoci su, credevano

scoprire in lui ogni nefanda bruttura. Doveva essere violento,

ipocrita, ignorante, venale; doveva essersi arricchito con la frode e

con l'inganno.

— Come lo provocherei volentieri — borbottava de' Passeri — se non

temessi d'insudiciar la mia lama nella trippa di quel negoziante di

porci!

Poichè, cerca di qua, cerca di là, de' Passeri aveva avuto informazioni

sicure. Una parte della immensa fortuna di M.r Simpson era investita in

uno dei grandi ammazzatoi di Chicago.

Trascorse un mese durante il quale non accadde niente di notevole.

L'Edith conduceva su per giù la solita vita, disponeva secondo il

solito del tempo e dell'opera de' suoi vassalli. E pur non era più

la medesima cosa. Ella comandava senza energia; essi ubbidivano senza

slancio. I cavalieri si ostinavano a trovar cambiata la dama; la dama

trovava cambiati i cavalieri.

— Che cere da funerale! — ella esclamava talvolta impazientita.

Un giorno s'ebbero due sintomi gravi. Galassi Cerda e Lucignano,

arrivando alla palazzina verso le undici per riferire intorno a un

incarico avuto la sera prima, s'imbatterono nel dottor Brunini che ne

usciva e chiamava il suo legno, fermo all'ombra dall'altra parte del

viale. Ora, il dottor Brunini veniva spesso a pranzo da M.rs Simpson,

veniva spesso la sera a prendere il tè, ma nel corso della giornata non

veniva mai per la ragione semplicissima che la sua cliente non aveva

mai bisogno di lui. Onde fu scusabile l'emozione dei due giovinotti. —

Dottore, lei qui?... Forse che M.rs Simpson è incomodata?

— Perchè dovrebb'essere incomodata? — replicò Brunini. — Non lo sanno

che in questa casa io son medico onorario?... Passavo pel viale, e mi

son trattenuto cinque minuti.

Salì nella carrozza che si era avvicinata, e soggiunse con l'aria

paterna e scherzevole a cui gli dava diritto l'età: — Quanti conti

bisogna rendere a questi ragazzi!

Le spiegazioni del dottore tranquillarono pel momento Lucignano e

Galassi Cerda; ma quando nell'assistere alla colazione dell'Edith la

videro contentarsi di una tazza di _consommé_ e di un'ala di pollo, lei

che aveva così buon appetito, furono ripresi da un'acuta inquietudine

che non tardarono a comunicare ai compagni.

Da allora in poi l'Edith fu scrutata attentamente, ansiosamente. E si

giungeva a conclusioni non liete.

— Brunini può dir quello che vuole... _Ella_ non istà bene.

— È pallida.

— Si stanca presto.

— Ha sospeso le passeggiate a cavallo.

— Ci nasconde qualche cosa.

Nessuno osava manifestar tutto il suo pensiero, nessuno osava alludere

esplicitamente alla catastrofe temuta. Solo de' Passeri emise una

volta un grido tragico che fece correre un brivido nelle vene de' suoi

uditori. — Siamo traditi!

E col bastoncino che aveva in mano tirò un colpo a fondo contro un

nemico invisibile.

E non c'era mica modo di chiarire la verità. Chi avesse interrogato

l'Edith sulla sua salute avrebbe corso il rischio d'esser conciato pel

dì delle feste; donna Mariquita, dopo la partenza del genero, aveva

più da fare che mai con le sue contesse e marchese dell'aristocrazia

clericale e non si mostrava che alla sfuggita; la cameriera di M.rs

Simpson era inglese ed era muta come una tomba; al dottor Brunini non

valeva la pena di rivolgersi, perchè quello poteva sempre trincerarsi

dietro il segreto professionale.

Insomma quei poveri _cavalieri dell'immacolata_ menavano una vita

impossibile. Eligio de' Passeri, il più bilioso, dichiarò di aver

perduto sei chilogrammi di peso. Ciò indusse anche gli altri a

consultar la bilancia, e, fosse combinazione o no, tutti notarono, in

maggiori o minori proporzioni, lo stesso fenomeno.

Natalìa ed altri racconti · 第 17 / 70 题