COSTITUENTE E PATTO NAZIONALE[170]

Due morti hanno i popoli: l'_anarchia_ e l'_indifferenza_. Conseguenza

l'una e l'altra del materialismo che sopprime ogni vincolo di fede

comune, conducono ambe infallibilmente alla negazione di ogni iniziativa

e alla schiavitù. Della prima e dei suoi risultati ci porge tale esempio

la Francia, che dovrebbe, se pensassero, far rinsavire quanti imprudenti

giovani s'affaticano oggi tra noi a risuscitare le vecchie ammirazioni e

le vecchie speranze che ci indugiarono mezzo secolo sulla via. La

seconda minaccia di soffocare, in Italia, sul nascere della Nazione,

ogni coscienza di missione nel mondo, ogni virtù d'idea collettiva, ogni

culto di tradizione d'avvenire e ridurci alla condizione d'una gente che

produce e consuma, e vive di vita puramente materiale, senza

individualità morale, senza _fine_ comune da raggiungere, senza

comunione di vita operosa spirituale colle altre Nazioni di Europa.

Indifferenza negli elettori provata, generalmente parlando, dalla cifra

dei votanti nei collegi: indifferenza nei deputati provata ogni giorno

dalla difficoltà di raccogliere il numero voluto per le sedute, dalla

frequenza dei congedi chiesti e concessi, dall'affrettarsi dei

rappresentanti alle loro città sull'accostarsi dalla menoma solennità

che dia pretesto di vacanza prolungata sempre oltre i limiti voluti, dai

voti dati senza discussione o quasi intorno a questioni di grave

importanza: indifferenza negli uomini di governo che vivono

d'espedienti, senza disegno premeditato, senza tradizioni politiche,

senza quella tranquilla, tenace persistenza di concetti che dà in oggi

lento ma continuo progressivo incremento alla Russia e agli Stati Uniti,

e son paghi di superare le difficoltà della giornata senza guardare al

futuro: indifferenza nei governati che biasimano e non combattono,

presentano mali e non preparano i rimedî, pensano e non dichiarano ad

alta voce il pensiero, e sembra accettino, regnante un sistema di

semi-libertà, la vecchia formula dei tempi dispotici: _non tocca a noi_:

indifferenza nei capitalisti che hanno innanzi, in Sicilia, nel

mezzogiorno continentale, in Sardegna, nell'Agro Romano, nelle terre

incolte d'Italia, una serie di nobili imprese da compiersi con

giovamento proprio e del paese e le lasciano intentate o preda di

speculatori stranieri. I lagni contro l'esagerazione e il pessimo

assetto dei tributi prorompono da ogni lato e ad ogni ora; ma nessuno

tenta contro un intero sistema una di quelle potenti agitazioni che in

Inghilterra sorgono ordinate, pertinaci, sicure in ultima analisi di

trionfo contro ogni atto o progetto economico non consentito

dall'opinione. Le ire contro le giornaliere violazioni delle libertà

individuali, gli arbitrî degli impiegati subalterni, la tristissima

amministrazione delle leggi buone o cattive esistenti sono, più che

frequenti, continui e suonano minacciose; ma da queste ire non è mai

escito l'impianto d'una Associazione che, fornita di mezzi, s'assuma di

rivendicare l'esercizio del diritto violato chiamando davanti ai

tribunali i violatori, dall'addetto alla questura fino al ministro. Gli

assennati si stringono nelle spalle come pensando: _non gioverebbe_; e i

più frementi fra i giovani accennano a un giorno nel quale s'avrà da

rifare l'intero edifizio: perchè affronterebbero noje e pericoli per

correggere questo o quest'altro particolare?

Indifferenza alle cose dell'oggi e inerte presentimento d'inevitabili

mutamenti; è questa la condizione generale delle menti in Italia. Un non

so quale senso di _provvisorio_ in tutto ciò che è, svoglia gli animi

dal _fare_. Diresti che il paese, visitato da una grande, recente

delusione, avesse smarrito la coscienza della propria forza e dei proprî

fati e aspettasse rassegnato dai casi un incerto futuro.

Tristissima sempre, condizione siffatta di cose par quasi inesplicabile

in una gente che, come la nostra, sorgeva jeri appena a Nazione o che,

come la nostra, non visse mai nel passato di vita propria e spontanea

senza diffonderne il calore e la luce a tutta l'Europa: inesplicabile a

chi ricorda il levarsi ad impeto di marèa di questo nostro popolo, oggi

intorpidito di scetticismo, dapprima nel 1848, poi dal 1859 al 1861,

quando rifulse possibile la speranza d'unirsi in fratellanza d'azione, e

i Mille iniziavano un'epopea rotta a mezzo da un cenno di re. Non basta

a darne ragione il difetto d'educazione politica, nè il lungo servaggio,

nè l'influenza addormentatrice d'un pugno di raggiratori o d'inetti che

riuscirono a usurparsi i frutti delle opere altrui, e dai quali il

paese, se si svegliasse, si libererebbe in tre giorni. Un'altra più

profonda cagione signoreggia tutti i fatti secondarî e perpetua d'anno

in anno, anche modificate, le circostanze, la condizione di cose alla

quale accenniamo.

Abbiamo fin dal nostro programma indicato questa cagione; ma dacchè

stampa e partiti fanno a gara per obliarla, è pur forza a noi di

ripeterla e insistervi.

L'Italia non è costituita. La Nazione esiste di nome soltanto, senza

espressione ordinata della propria vita. La leva che crea e mantiene la

virtù _iniziatrice_ nei popoli non ha punto d'appoggio nel paese. Ogni

elemento è quindi _passivo_: soggiace: ripete fatalmente una serie

d'atti in una direzione circolare; non trova in sè potenza per

progredire.

Lasciamo da banda i vizî del nostro sorgere; l'azione straniera

accoppiata, con pensiero diverso, alla nostra, e le vergogne che ne

seguirono e pesano tuttora, a intorpidirla, sulla nostra coscienza di

popolo. Ma non è il carattere predominante del nostro moto radicalmente

falsato e in aperta, diretta contraddizione col metodo invariabilmente

additato dalla storia, dacchè storia fu, come condizione essenziale

d'ogni moto nazionale? Quando, dopo una impresa comune contro chi le

manteneva smembrate, popolazioni appartenenti alla stessa zona

geografica si levano coll'intento dichiarato di stringersi a vincolo di

_Nazione_, esse affermano col fatto la coscienza attinta dall'identica

origine, dalle tradizioni del passato, dalle conformi tendenze d'un

_fine_ comune, d'una via comune da corrersi, d'un metodo comune

d'associazione da ordinarsi per tutte. Ma quella _coscienza_ ha bisogno

d'essere definita. Ed è necessario definire pubblicamente, solennemente,

per tutti _quale_ sia il _fine nazionale_, quale la migliore forma di

associazione che può, salvi i perenni diritti del Progresso, guidare i

cittadini della nuova Nazione a raggiungerlo.

Bisogna, in altri termini, che la Nazione interroghi la propria vita e

le dia espressione di legge perchè sia norma alle opere nel paese e base

riconosciuta di contatto cogli altri popoli.

Questa pubblica, solenne espressione è il PATTO NAZIONALE. Senza esso

non esiste Nazione.

Quale autorità può dettarlo?

Una sola: la Nazione medesima.

È necessario a questo esame della propria vita comune e della propria

vocazione l'intervento di tutti gli elementi che compongono la Nazione.

L'esclusione di un solo elemento costituirebbe a suo danno ingiustizia e

tirannide.

Il paese che intende a formar Nazione elegge con voto universale i

migliori tra i suoi a rappresentarlo e dettare il Patto, l'insieme dei

_principî_ che ne costituiscono la vita comune e dei quali tutte le

leggi future dovranno essere progressivamente l'applicazione.

Assemblea siffatta, che noi chiameremmo volontieri Concilio nazionale,

ha nome universalmente adottato di COSTITUENTE.

Senza COSTITUENTE e PATTO NAZIONALE non esiste Nazione fuorchè di nome.

L'Italia non ebbe la prima e non ha il secondo.

Le popolazioni italiane, fatte libere per le armi altrui o per virtù

propria, furono interrogate se volessero unirsi o rimanersi divise, e la

risposta non poteva esser dubbia. Non fu chiesto ad esse in nome di che,

con quali principî, sotto quali forme d'associazione, con qual fine.

Alla Costituente fu sostituito un Parlamento di pochi privilegiati per

censo ed altro, continuazione di quello ch'era espressione incompiuta

delle provincie sabaude quando l'Italia non era. Al Patto nazionale fu

sostituito uno Statuto dato precipitosamente, per volontà regia e per

paura d'insurrezione, a quelle provincie, dodici anni prima che l'Italia

fosse. La Nazione non fu mai convocata a dichiarare la propria fede, le

proprie volontà, le proprie tendenze. I suoi deputati giurano alla

monarchia e al vecchio Statuto. L'Italia vive oggi come nel 1848 di vita

_piemontese_, se buona o cattiva, sviata, perpetuata o migliorata non

monta. La storia non offre un solo esempio d'una rivoluzione nazionale

compita, tradita a quel modo.

E nondimeno, il principio d'una Costituente e d'un Patto fu affermato,

sin dal 1848, dagli istinti dei popoli sollevati e da solenni promesse

regie.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 217 / 227 题