III.

Abbiamo francamente parlato ai nostri: era un dovere e, a rischio di

spiacere a molti che militano sotto la bandiera da noi venerata,

l'abbiamo compito. Ma se a questo punto tacessimo, se non accennassimo

ai colpevoli errori della classe d'uomini rappresentata in Francia

dall'Assemblea, ma esistente per ogni dove, avremmo rimorso. Non

riparliamo dell'animo di vendetta feroce spiegato da quella classe:

vendetta e ferocia tanto più ree quanto più sono adoprate da chi è più

forte e finora vinse, mentre furono negli altri inspirate da una

riazione non giustificabile, ma intelligibile. La questione vive più in

alto del triste presente. Cerchiamo rimedî al futuro. Tentiamo via

d'accertare come si possa provvedere a che i turpi fatti di jeri non si

rinnovino domani. Pensiamo all'Italia, dov'oggi i buoni istinti e

l'apostolato dei nostri allontanano il pericolo, ma dove le cagioni

esistono e, se durasse, la noncuranza o l'ostinata resistenza a bisogni

reali e a sacre aspirazioni lo produrranno.

D'onde scese al popolo, alle classi artigiane, il materialismo? D'onde

vanne ad esso l'esempio del culto esclusivo dei beni terrestri,

l'idolatria degli _interessi_ sostituita all'adorazione dei _principî_,

delle sante idee?

Dall'incredulità e dai vizî delle corti, dalla corruzione e dalla

condotta dell'alto clero, dalle abitudini dei doviziosi, dal _fine_ che

s'è visibilmente proposto quell'ordine d'uomini che hanno scelto per sè

stessi il nome collettivo di _borghesia_ e che chiameremo _classe

media_. Questa classe, formata non solamente dei detentori di capitali e

di ogni altro elemento di produzione, ma di quanti per condizioni

propizie hanno potuto educar l'intelletto a una o ad altra funzione e

conquistare predominio negli ufficî, nell'insegnamento, nella stampa,

nelle imprese industriali, in tutto ciò che rappresenta officialmente o

quasi il paese, aveva innanzi la più bella, la più grande, la più santa

missione che potesse idearsi; stendere una mano fraterna alla classe

immediatamente inferiore e sollevarla al proprio livello; giovarsi dei

vasti mezzi posseduti da essa per educare gli ineducati, per aprire a

quei che trascinano l'esistenza nella povertà e nell'incertezza le vie

del libero lavoro e di vita più umana: schiudere insomma sulla terra ai

milioni di figli del popolo, ciò che il Cristianesimo schiuse ad essi

nel cielo, la Patria degli eguali e dei liberi. Non aveva la Religione

abolito, da diciotto secoli, la perpetuità delle classi anatemizzando il

dogma delle _due_ nature e insegnando che _tutti gli uomini sono figli

di Dio_? Non vaticinava la Storia ai discendenti degli emancipati di

sette secoli addietro che, come anteriormente al tramutamento dei

_servi_ in uomini dei Comuni gli _schiavi_ s'erano mutati in _servi_,

verrebbe tempo nel quale gli _assalariati_ si convertirebbero in

lavoranti _associati_? E non esciva da ogni tradizione politica severa e

perenne lezione che i gradi di Progresso assegnati all'Umanità si

compiono lentamente, pacificamente, per iniziativa di chi sta in alto o

colla violenza del turbine dalla ribellione di chi sta in basso?

Le classi medie dimenticarono il loro Dovere e dimenticarono le norme

elementari d'ogni prudenza. Traviata da una falsa filosofia e da una

politica derivata da quella e che non potea varcare al di là dei

_diritti_ dell'_io_, obliarono che ogni loro conquista s'era compiuta

coll'ajuto delle moltitudini chiamate, infiammate da promesse di

miglioramenti e di libertà. I _loro_ diritti, diritti di stampa, di

associazione, d'ammessione agli ufficî, d'elettorato e d'eleggibilità,

pei quali il popolo, ineducato e costretto a un lavoro di tutte le ore

per vivere, non potea giovarsi, erano oggimai securi: a che combattere

per gli altrui? Senza concetto di Dovere, che non può derivare se non da

una Legge suprema, nè di _fine_ comune, che non può derivare se non da

un disegno intelligente preordinato, nè di vita oltre questa, che il

freddo sterile Deismo adottato non racchiudeva, rimaneva il culto degli

agi, dei conforti, degli interessi, della materia; e vi si travolsero. E

allora si svolsero tutte le tristissime conseguenze dell'Egoismo,

gelosia di qualunque accennasse a intenzione di salire ov'esse erano,

sospetto d'ogni progresso di libertà nelle moltitudini come di mezzo a

tradurre in fatto quella intenzione, adesione non sentita, ma calcolata,

alla monarchia come a dottrina di privilegio che afforzerebbe il loro,

immobilizzazione della vita elettorale nel censo, favore dato agli

eserciti permanenti e riluttanza all'armamento della Nazione, monopolio

di legislazione e quindi i proprî interessi curati; traditi o negletti

quelli del popolo; concentramento amministrativo come barriera contro il

temuto futuro, stolto anti-scientifico terrore d'ogni disegno di

miglioramento economico nelle condizioni del popolo come se non potesse

compiersi che a danno loro e non dovesse invece accrescere la produzione

e la ricchezza comune; cento altri errori e mali ch'or non giova

numerare, ma sopra ogni cosa il problema vitale, indispensabile, unico

potremmo dire, dell'Educazione Nazionale, falsato, immiserito a

proporzioni d'una _istruzione_ che, scompagnata dall'educazione _morale_

e _patria_, è un'arme a due tagli; e questa istruzione ineguale,

anarchica, poca e inaccessibile a quanti poveri combattenti per

l'esistenza fisica non possono sottrarre il fanciullo al lavoro o

soggiacere a quelle, comunque menome, spose di vestiario o d'altro che

l'intervento alla scuola richiede. Da quel contegno delle classi medie

scende il contegno delle classi artigiane: dalla gelosia e dal sospetto

hanno imparato a sospettare e ad essere gelose dell'altrui condizione,

dal culto degli interessi materiali l'avidità, dalla ingratitudine

l'ira, dalla guerra la guerra.

Oggi ancora e di fronte al pericolo ch'essa dichiara minaccioso,

imminente, la stampa monarchica, la stampa che si millanta dell'_ordine_

e parla in nome delle classi medie, versa in Italia su questo popolo

accusato, rimproverato, il più esoso materialismo da ogni suo foglio.

Per essa, il problema Italiano si risolve in una cifra di produzione, se

bene o male ripartita non monta: un lieve progresso nell'esportazione,

un arrivo di qualche nave di più in uno o in altro dei nostri porti, un

incerto aumento di ricavato da un tributo a danno probabilmente della

classe più misera, la suscitano ad inni d'entusiasmo per le condizioni

dell'oggi; diresti che l'Italia, convertita in bottega, non dovesse più

vivere se non di ciò che si misura e si pesa, e che l'onore, la dignità,

le idee, il progresso morale, la missione da compirsi al di fuori pel

bene altrui, fossero elementi estranei alla costituzione e allo sviluppo

della Nazione. Materialismo d'_interessi_ momentanei, senza

norma alcuna di principio _morale_ che guidi, nella politica

internazionale--materialismo d'_interessi_ governativi di un giorno,

senza concetto che immedesimi popolo e capi in un _fine_

comune--materialismo nella questione del vincolo religioso, invocato fin

dove può giovare a sorreggere l'autorità politica, sprezzato e violato

ove accenna a limitarla o dirigerla, e tradotto nella vertenza col Papa,

in ipocrisia che cospira genuflettendosi--diffidenza del Pensiero

considerato pericoloso, d'ogni proposta innovatrice dichiarata _utopia_,

d'ogni incremento di libertà, d'ogni associazione che miri a

procacciarlo, d'ogni idea che schiuda o annunzii un nuovo orizzonte allo

spirito--è questo l'insegnamento che sgorga ogni giorno dalle

manifestazioni officiali o semi-officiali degli organi di ciò che _è_.

La _pratica_, che convalida pur troppo l'insegnamento, è nota

all'Italia, e noi non vogliamo insozzarne le nostre pagine.

Logorata dal tempo e dal materialismo l'antica fede che prometteva

almeno le benedizioni del cielo ai condannati a patir sulla terra--senza

Educazione che guidi a fede più alta e più unificatrice dei _doveri_ e

delle _speranze_--senza alcuna di quelle grandi idee che han nome

Patria, Onore, Gloria, Libertà, Indipendenza, Missione, e hanno potere

di creare la virtù del Sacrificio nel core delle moltitudini--come mai

le aspirazioni delle classi temute non si sarebbero concentrate intorno

alla conquista dei beni materiali negati? Perchè non avrebbero dai

godimenti delle classi socialmente superiori imparato il desiderio di

godere alla volta loro? E perchè, respinte nei loro più temperati

disegni e condannate--in un mondo pel quale il dito di Dio ha stampato

per ogni dove la parola PROGRESSO--all'immobilità delle loro attuali

condizioni, non travierebbero dietro ai primi che, rivelando ad esse la

loro forza, le chiamano a conquistare colla violenza e a danno altrui

ciò che dovrebbero ottenere per altra via e senza rovina di chi ha già,

per lavoro compito nel passato, ottenuto? Gli errori abbondano nelle

loro file; ma dov'è il Potere, dov'è la classe fornita di mezzi

intellettuali o materiali che abbia educato quei milioni d'uomini al

Vero e li abbia poi condotti di grado in grado alla _pratica_ di quel

Vero? Una colpevole tendenza all'ira contro gli abbienti, alla vendetta

contro chi li offese e rise delle loro richieste, affatica, irrita le

anime loro; ma se _noi_ possiamo biasimarli e li biasimiamo, in nome di

qual dritto le classi non curanti prima, feroci contr'essi poi,

esigerebbero da essi quelle virtù ch'esse non hanno? Da oltre a

quarant'anni, la questione della quale Parigi s'è fatta in questi ultimi

mesi tristissima interprete, s'agita esplicita, più e più sempre

minacciosa in Francia, in Inghilterra e in Germania, nelle classi

artigiane; e chi pensò seriamente a risolverla? Chi provvede a

schiuderle le vie del progresso pacifico? Le classi governative, i

posseditori, nei Parlamenti o fuori, degli ufficî e dei capitali,

schernirono la _parola_ di quelle classi e ne soffocarono gli _atti_ nel

sangue. Hanno convertito ciò che avrebbe dovuto essere opera

concordemente tentata in duello: hanno detto: _v'impediremo la via colla

Forza_: le conseguenze dovevano escire inevitabili. Non giova maledire:

bisogna mutar le premesse. E affrettarsi: per quanto è più sacro,

affrettarsi.

Professori, senatori, marchesi, gazzettieri e voi tutti che,

atteggiandovi a sussiego d'economisti, degnate annunziarci per via

d'epistole laudatorie reciproche che v'occupate di _salvare_ la società

minacciata, perchè, invece di consigliare amorevolmente il malato e

lenirne l'irritazione, cominciate per oltraggiarlo? E perchè, usurpando

la definizione materialista e puramente negativa data da Bichat[164]

alla Vita, non trovate dall'alto della vostra scienza altri rimedî da

quelli infuori che sommano nella parola _resistere_? Religione, voi

dite; e lo diciamo noi pure; ma quale? Noi la cerchiamo nel futuro e

tale che dall'alto dell'_eterna_ rivelazione di Dio attraverso le nostre

facoltà e le tendenze della vita collettiva, stringa in armonia Terra e

Cielo, santifichi coll'adempimento del Dovere i _diritti_, e insegni

all'uomo che deve non _distruggere_, ma sviluppare e _perfezionare_ gli

elementi dei quali si compone la Tradizione dell'Umanità: voi

retrocedete a brancolare tra le rovine del lontano passato e vi

riannettete per tardo calcolo di paura a una religione che insegnava

rassegnazione al Male quaggiù, diceva: _al cielo, al cielo!_ perchè si

sentiva incapace di trasformare la terra, e scaglia oggi col _Sillabo_

anatema al Moto. Altri fra voi fantastica di un _Partito Conservativo_

da fondarsi con tutte le reliquie delle fazioni spente o morenti. Il

Partito Conservativo esiste: esiste da secoli: esiste nella coesione

naturale di tutti gli _interessi_ nati dal tempo e dalla possessione:

esiste forte d'ordini, di vasta rete d'ufficî, di tesoro, d'esercito; e

non ha potuto impedire alla marea di salire. Sarà più forte se

riuscirete a ingrossarlo d'alcuni retrogradi che non seppero difendere,

quando occorreva, i loro padroni? E quanto a _reprimere_, sì, lo

_potete_; lo potete per un po' di tempo ancora; ma lo _dovete_? Vi basta

l'animo di combattere senza rimorso battaglie periodiche, di mantenere

ordinata con sagrificî continui, crescenti, la guerra civile nella

vostra terra, d'insanguinarvi a ogni tanto le mani nel sangue d'uomini

che illusi, traviati, son pure vostri fratelli? E a qual pro? Non

riescirete lungamente, e dovete saperlo. O siete ciechi di tanto da non

vedere l'inesorabile progressione seguìta in questa guerra tra chi

chiede e chi nega? Paragonate le eroiche sommosse del chiostro di

Saint-Mery col moto del 1848 e le ribellioni di Lione ai giorni di Luigi

Filippo coll'ultima insurrezione del Comune in Parigi. Le vostre sono

vittorie di Pirro. Voi potete spegner _nemici_; ma il Nemico è

immortale. Il Nemico è un'IDEA.

Voi sollevate imprudentemente il grido selvaggio: _i barbari sono alle

porte della nostra città_. Quel grido non è vostro: non esce, la Dio

mercè, da concetto italiano. Voi lo usurpaste a Guizot. Ma ricordatevi

almeno che l'averlo proferito non salvò Guizot, nè la dinastia ch'egli

proteggeva, nè quell'_ordinamento della borghesia_ ch'ei sognava e che

rovinò sotto la brutale violenza del Bonaparte. E ricordatevi che i

Barbari del V secolo vinsero. A respingerli, bisognava rifare i

decaduti, immemori, scettici, corrotti Romani.

Questi che voi oggi chiamate Barbari rappresentano sviata, guasta,

sformata per colpa vostra in gran parte, una Idea: il salire

inevitabile, provvidenziale, degli uomini del Lavoro. Perchè lo

dimenticate? Voi balbettate a ogni ora la sacra parola PROGRESSO; ma

cos'è questa Legge divina che noi scrivemmo d'antico sulla nostra

bandiera se non l'avvicinarsi di passo in passo all'_unità_ della

famiglia di Dio? Non è questo moto ascendente degli Operaî, nelle sue

radici, una fase, indicata dai tempi, di quel Progresso? Non dovreste

benedirlo come adempimento del disegno divino nel mondo? Voi siete

studiosi e forse dotti di Storia; ma non v'insegna la Storia che

un'Epoca dell'Umanità o una Nazione non sorge se non coll'affacciarsi

d'un _nuovo_ elemento alla vita sociale? Perchè non sentite il bisogno e

il dovere d'ajutare a sorgere questo elemento? Perchè volete

_conservare_ l'inferiorità di milioni d'uomini, figli come voi di Dio,

nati con voi nella stessa terra e chiamati allo stesso _fine? Noi

abbiamo,_ scriveva dì sono, meravigliando dell'ingratitudine popolare,

un gazzettiere dei vostri, _fondato le Casse di Risparmio pei

malcontenti_. È derisione? È follìa? Casse di risparmio per chi si lagna

di non poter risparmiare? Casse di risparmio per risolvere un problema

d'_eguaglianza_, di libertà non mentita, d'associazione, d'unità morale

da ordinarsi nello Stato? E voi, professori, senatori e marchesi, che

dichiarate, esagerando, urgente il problema e gigantesco il pericolo,

date e chiedete lodi e patenti di _salvatori_ al gazzettiere che intende

a risolvere l'uno e scongiurar l'altro con rimedî siffatti?

Ciò che le Classi Operaje in Italia vogliono--ciò che noi pure, credenti

in Dio, nella santità della Famiglia, nella Proprietà individuale, nella

Patria, e avversi alle stolte teoriche del Comune di Parigi e alle

tendenze, come ci sono note, dell'_Internazionale_, vogliamo per esse--è

questo:

In un Popolo che sorge a Unità di Nazione, Unità per la quale essi hanno

largamente versato il proprio sangue, gli Operaî vogliono sorgere essi

pure e aver parte di cittadini, d'uomini liberi su terra libera, in

quell'Unità, migliorando le loro condizioni morali, intellettuali

e--dacchè quel miglioramento esige tempo e mezzi ch'oggi mancano ad

essi--economiche:

Vogliono una Educazione Nazionale, uno Stato che ad essi e a _tutti_

comunichi, come pegno d'eguaglianza morale e di progresso futuro, il

programma, la tradizione, i principî universalmente accettati e il

_fine_ del paese in cui sono chiamati a vivere e ad agire--e che agevoli

l'insegnamento speciale necessario al genere di lavoro che scelgono:

Vogliono il _voto_, un ordinamento politico nel quale essi possano per

mezzo dei _loro_ rappresentanti esprimere bisogni, tendenze, desiderî

oggi commessi a uomini d'altre classi e con interessi diversi:

Vogliono un ordinamento di Milizia Nazionale che li chiami, occorrendo,

tutti a combattere per l'integrità, l'indipendenza, l'onore, la missione

della propria terra e che li ammaestri a compire questo sacro dovere, ma

senza pericoli per la libertà del paese e col menomo dispendio del tempo

sottratto alla vita di famiglia e alla produzione:

Vogliono un ordinamento di libertà amministrativa che, senza nuocere

menomamente all'Unità morale e politica della Nazione, affidi agli

eletti dal voto universale del Comune la gestione degli interessi

economici e degli Ufficî del Comune medesimo, la tutela della sicurezza

pubblica locale, la scelta dei più tra gli ufficiali preposti

all'esecuzione delle leggi nazionali:

Vogliono un sistema di tributi che, lasciando inviolabile da ogni

diretta o indiretta sottrazione il puro _necessario_ alla vita, graviti

equamente su ciò che varca quel limite:

E vogliono pacificamente, gradatamente, sostituire all'ordinamento

attuale del lavoro retribuito con _salario_ dai detentori di capitali

quello del lavoro _associato_: unire, in altri termini, nelle mani

d'associazioni libere e volontarie, industriali e agricole, _capitale_ e

_lavoro_.

Questo vogliono e avranno le Classi Operaje: sono aspirazioni fondate

sulla giustizia, additate dalla progressione storica della vita

collettiva dell'Umanità, attuabili senza spogliazioni o brutali

violazioni di diritti legittimamente acquistati, promettitrici

d'incremento alla produzione e di meno anarchico assetto alla vita

economica, giovevoli quindi a ogni classe di cittadini; e quando da

quasi mezzo secolo queste aspirazioni sprezzate, neglette, combattute,

invigoriscono tuttavia d'anno in anno e numerano oggi non migliaja, ma

milioni d'uomini affratellati in esse, i tempi sono evidentemente maturi

perchè, entro un tempo non remoto, trionfino.

Soltanto--e parliamo non ai professori, senatori e marchesi

inaccessibili probabilmente ai nostri consigli, ma ai numerosi uomini

delle classi medie che non sono vincolati a sistemi o interessi

privilegiati, che possiedono perchè hanno lavorato e lavorano, che

vorrebbero il bene; ma, soverchiamente diffidenti d'ogni mutamento,

paventano per ogni dove guai che sta in essi d'evitare--soltanto, se

quest'elemento popolare chiamato irrevocabilmente a salire non troverà

nei già saliti fuorchè resistenze cieche, repressioni feroci e oltraggi

dagli uni, noncuranza, scherno, diffidenza e disamore dagli altri,

evocherete i pericoli che temete: quell'elemento inoltrerà non come

fiume fecondatore, ma come torrente che straripa, inonda e affoga: quel

popolo abbandonato, rejetto, accoglierà facilmente la parola d'ira e

vendetta, le idee puramente _negative_ e sovvertitrici che abbondano

oggi in Europa: avrete imitazioni di Comuni parigini, _Internazionale_ e

flagello periodico di guerra civile.

Amare, concedere le prime richieste or ora accennate, giovare

all'ultima, affratellarvi, a temperarlo, col moto: questa è oggi la

parte vostra.

Ma _potete_, nelle condizioni in cui siete, compirla? Potete collocarvi,

pacificatori efficaci, tra l'elemento temuto e chi è costretto a tentar

di reprimerlo, nè cura se andiate voi pure sommersi? È la prima

questione che ciascuno di voi dovrebbe, nella propria mente, risolvere.

Per noi, è da lunghi anni risolta.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 206 / 227 题