II.

Quale è il carattere predominante nel moto d'Italia? Quale il _fine_

immediato al quale tende quel moto?

Il carattere predominante nel nostro moto è anzi tutto di _nazionalità_.

L'Italia vuole Libertà, Eguaglianza, prosperità materiale; e sa che

saranno per essa conseguenze della Rivoluzione compita; ma non è sorta

per quello. L'Italia è sorta per essere NAZIONE. Grande un tempo e

iniziatrice nel mondo per opera di Roma, grande e iniziatrice più dopo

per opera dell'ordinamento dato al Cristianesimo dal Papato, grande e

iniziatrice una terza volta per virtù di popolo e delle sue città

repubblicane, l'Italia, caduta da oltre tre secoli in impotenza e

nullità civile e politica davanti a sè stessa e all'Europa, serva

spregiata di dominazioni o influenze Austriache, Francesi e Spagnuole,

ma memore e presaga, raccolse dalle aspirazioni de' suoi Grandi di

mente, dal martirio de' suoi Grandi d'azione, dal lento continuo moto

d'assimilazione de' suoi popoli e dalla necessità d'essere forte, la

sacra parola UNITÀ, e si riscosse con un pensiero di vita collettiva

nell'anima, col grido di _Nazione_ sul labbro. Un nome, una bandiera,

una esistenza riconosciuta e onorata dai popoli, una parte e non ultima

nel lavoro europeo, una missione da compiere degna delle compite: fu

questo il voto Italiano. Per questo l'Italia acclamò, illudendosi, a Pio

IX: per questo essa gettò, ingannata, tutte le sue forze a' piedi della

Monarchia. Speranze, errori, esperimenti, inquietudini, tentativi,

aspirazioni, minaccie, tutto è, non giustificato, ma spiegato dal

predominio di quel pensiero.

È la Rivoluzione Nazionale compita?

Una Rivoluzione Nazionale non è compita se non quando, libero da ogni

straniero, il Paese ha indipendenza accertata da una linea di frontiere,

che comprendono e proteggono tutti gli elementi che tendono a ordinarsi

in unità di nazione:--se non quando sono egualmente accertate e fatte

norma di legge le tradizioni, la _fede_ comune e le tendenze, in virtù

delle quali tutto il popolo compreso per entro a quelle frontiere sente

dovere, diritto e volontà di costituirsi in _associazione_ speciale e

distinta dall'altre. Senza libere e secure frontiere, senza Patto

Nazionale, non esiste Nazione.

Noi non abbiamo nè le une, nè l'altro.

La Francia imperiale, già dominatrice dell'Alpi frapposte, occupa e

vieta all'Italia il suo centro Nazionale, ROMA. L'Austria ha il Trentino

e l'Istria. Da Nizza fino al Carnero, «che Italia chiude e i suoi

termini bagna,» la frontiera italiana è schiusa a Governi stranieri.

E quanto all'interno, l'Italia presenta il fatto anormale, mostruoso,

unico nella Storia, d'un popolo che sorge muto, che vuole esser Nazione

e non dichiara l'insieme dei principî in virtù dei quali è chiamato ad

assumerne il nome; che intende a vivere di vita una e comune, e non

esprime, solennemente e universalmente interrogato, la legge della

propria vita; che mira a costituirsi, senza Autorità costituente. La

Monarchia alla quale dobbiamo la condizione delle nostre frontiere, ha

detto all'Italia: _La tua vita è la vita, come fu definita, prima che tu

fossi, da un principe di una tua estrema provincia_. Mercè lo Statuto

sardo del 1848, l'Italia è un'appendice del Piemonte: ventidue milioni

d'Italiani son dichiarati _clienti_ di quattro.

La Rivoluzione Nazionale non è compita: e gli uomini della Monarchia che

l'hanno, fermandola a mezzo, dichiarata tale, hanno sull'anima i mali

presenti e preparano, ostinandosi, ben altrimenti gravi i futuri.

Una rivoluzione fermata a mezzo è una somma di forze che, usate come

mezzo di propulsione, schiuderebbero, contro qualunque ostacolo, innanzi

la via, ma, concentrate e rivolte in sè stesse, determinano esplosione e

rovina: è una piena d'acque che, libero il corso, purificano e

fecondano; arrestate da ostacoli artificiali, ristagnano, avvelenano,

isteriliscono. Velato l'intento del moto nazionale, arrestate

subitamente le forze che tendevano a raggiungerlo, dileguata anche

quella menzogna di _iniziativa_ che la Monarchia s'era assunta, e

vietata al Paese quella che s'assumerebbe, noi abbiamo oggi in Italia un

Governo senza concetto, senza missione, senza scopo, fuorchè quello di

prolungare la propria esistenza e resistere agli elementi che lo

minacciano:--un popolo deluso, diffidente, senza via, senza fine

determinato, agitato dagli impulsi d'una vita crescente e condannato

all'inerzia:--forze impedite nella loro direzione naturale, che si

sfogano in moti irregolari, sconnessi, sterili:--nuclei politici senza

programma possibile, costretti quindi a concentrarsi intorno a bandiere

d'individui e diventare fazioni:--elementi di ricchezza e di vita

economica virtualmente potenti, ma inceppati nella loro azione dalla

certezza d'una crisi inevitabile, dal senso che tutto è _provvisorio_

all'intorno. In condizione siffatta, gli uomini possono mutare, le cose

non possono.

L'immobilità non è vita: i popoli non furono creati per essa. Bisogna

che la Rivoluzione retroceda o si compia. Retrocedere è ipotesi

inammissibile: pochi in Italia lo desiderano e non oseranno tentarlo. È

forza dunque inoltrare. Ed è forza per questo suscitare una _iniziativa_

ch'oggi non è.

Come? Dove? Quale è l'elemento dal quale può sperarla il Paese?

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 183 / 227 题