I.

Il 16 maggio 1791, in Francia, nella discussione sulla facoltà di

rieleggere i deputati, Duport, uno dei migliori dell'Assemblea,

dichiarava, insistendo, che la _Rivoluzione era compita_. Quell'idea,

adottata per norma di legislazione dall'Assemblea, fu sorgente a quanto

accadde più dopo. Resistenza a quei che s'adopravano a _continuare_

l'opera _iniziata_, irritazione di questi, diffidenza reciproca, guerra

di parti e _terrore_, tutto giaceva latente in quella errata imprudente

parola e si svolse, per legge di logica, inevitabilmente. Una _idea_ era

a capo d'eventi, che s'attribuirono e s'attribuiscono ancora dagli

ingegni educati nella scuola storica di Voltaire a piccole cagioni, a

piccoli errori commessi, a piccole gare tra individuo e individuo.

Lo stesso errore si commette oggi e da più anni in Italia: genera le

conseguenze di resistenza, di diffidenza e di irritazione visibili ad

ogni uomo, e che s'attribuiscono dagli ingegni superficiali a mene

d'individui irrequieti, a piccoli errori d'uno o d'altro ministro:

genererà ben altro, se dura.

L'Italia OFFICIALE--Governo, Parlamento e Stampa governativa o

parlamentare--dichiara che la Rivoluzione Italiana è compita: noi,

viventi al di fuori di quella sfera, affermiamo il contrario. In questo

dissenso sta il secreto della crisi perenne, che affatica e minaccia di

perder l'Italia.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 182 / 227 题