Ed altre voci risposero con accento di profondo dolore: _sempre!_

E un suono di lungo gemito si diffuse per la vasta campagna. Quelle

anime, che avevano sorriso sul patibolo e fra le torture, gemevano

sull'oblio dei loro fratelli viventi.

Allora si levò una voce e disse: Morimmo per la Verità o per l'Errore?

La volontà del nostro Padre ch'è nei cieli ci raccolse qui, perchè da

noi esca il segnale della terza Vita della Nazione, quando i fratelli

nostri avranno raccolto gl'insegnamenti che noi scrivemmo ad essi col

nostro sangue. E i mesi passano, e gli anni passano, e nuove anime di

martiri s'aggiungono ogni giorno alle nostre senza che l'ora

d'emancipazione sorga per noi.

E un'altra voce disse, mentre il guardo accennava a molte di quelle

forme: che manca ad essi? noi cademmo vittime volontarie dello

straniero, per insegnar loro che chi vuole redimersi non deve sperare

salute fuorchè dalle proprie braccia e dalle armi proprie. Perchè fidano

anch'oggi a conciliaboli e decisioni di stranieri le proprie sorti?

E surse una terza voce: noi lasciammo le dolci sponde dell'Adriatico e

ci recammo, come il Padre c'inspirava, a morire sulle terre dell'estrema

Calabria, per insegnar loro che ogni uomo d'Italia è mallevadore per

tutti, e che ogni zona del nostro terreno è zona della Patria comune.

Perchè s'accampano oggi ciascuno sul lembo di terra che ha conquistato,

e tutti non curanti dei fratelli che soffrono a pochi passi da loro?

E una quarta voce s'alzò: E noi morimmo per insegnar loro che la fede

senza l'opere è un'inganno agli uomini e a Dio, e che _l'azione_ è il

migliore ammaestramento che possa darsi ad un Popolo. Perchè dunque lo

spirito di vita si manifesta sulle migliaja, e i milioni rimangono

inerti contemplatori?

E una quinta voce proferì sdegnosa: E noi affrontammo, deliberatamente

solenni, la morte e l'infamia dai più, per insegnar loro che, fra la

prepotenza della tirannide e la servitù incatenata dei molti, un sol

ferro può ristabilir l'eguaglianza, se scintilli fra le mani di chi

sprezzi davvero la vita e non conosca giudici fuorchè Dio e la propria

coscienza. Perchè dunque si querelano sempre fanciullescamente della

prepotenza d'un solo despota?

E una sesta forma, femminile, che non aveva segno di morte violenta, ma

l'impronta d'un dolore di Niobe sullo scarno volto, fece come chi vuol

movere parola, ma non potè, e soltanto accennò, con un guardo di

rimprovero che pareva abbracciar terra e cielo, a quattro o cinque forme

di giovani che le stavano intorno.

E dopo un silenzio, tutte quelle forme proruppero in un lamento: Dov'è

la Patria promessa ai nostri figli da coloro che ci videro morire e

giurarono vendicarci? Dov'è la tomba che dovea raccogliere l'ossa nostre

su terra libera e sotto la bella bandiera per la quale ponemmo la vita?

Perchè sfumarono le promesse dei vostri cari? A che dirci grandi se il

nostro esempio non è raccolto? A che la parola d'amore gittata

pomposamente alla nostra memoria, se il pensiero, il voto, il palpito

dell'anima nostra è obliato, profanato, travolto? Morimmo per la Verità

o per l'Errore?

E un tremito prese tutte quelle ombre. Ed io mi coprii per vergogna e

dolore la faccia.

Quando riguardai, non vidi più cosa alcuna fuorchè il cielo senza stelle

e la vasta deserta campagna e le lunghe e folte erbe che piegavano al

soffio gelato. Ma spesso, tra i sogni, vedo tuttavia riaffacciarmisi la

dolente visione.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 152 / 227 题