XX.

Il cielo era senza stelle, cupo, d'un colore di piombo. La notte,

scendendo, aveva disteso sull'azzurro profondo un velo denso e continuo,

come lenzuolo di morte presto a calare sopra un cadavere.

Un soffio gelato passava di tempo in tempo senza rumore sulla vasta

campagna. Le lunghe e folte erbe piegavano, mute anch'esse, sotto quel

soffio. Io guardava; e mi venivano alla mente le pure splendide imagini

dell'anima vergine e le dolci speranze de' miei anni giovanili, cadute

ad una ad una sotto il soffio gelato delle delusioni e dello sconforto.

Era una tristezza nell'ora, nella terra e nel cielo e nell'immenso

silenzio, profonda, inconsolabile, muta. La vita pareva sospesa e senza

vigore per ridestarsi.

E scese lento, invadente, su tutto quanto il mio essere, come veste che

s'adatti alle forme, un senso di stanchezza suprema, un queto tedio

della vita e d'ogni cosa terrena, un illanguidimento senza nome e senza

dolore, ma peggiore di tutti dolori: come una morte dell'anima.

E pensai ai lunghi anni vissuti, senza gioja e senza carezza, nella

solitudine d'una idea, agli amici morti per la terra o morti per me,

alle illusioni sparite per sempre, all'ingratitudine degli uomini, alla

tomba di mia madre, alla quale io non avevo potuto accostarmi se non

celatamente, la notte, come uomo che tenti delitto; finch'io sentii un

bisogno di piangere, piangere, piangere, ma non poteva.

E m'assisi sopra una pietra del cammino, colla testa fra le mani,

affranto nell'anima, e come chi tenta celare a sè stesso la via percorsa

e la via da percorrere.

E mentr'io mi stava a quel modo, mi pareva di sentirmi la fronte lambita

tratto tratto come da un alito, e l'orecchio lambito da suoni fiochi

fiochi, come di voci lontane e che vengono di sotterra; e mi pareva di

conoscere quelle voci.

E rizzandomi inquieto e guardando, mi sembrava che la campagna fosse

seminata tutta di piccole croci; e accanto a ciascuna di quelle croci

sorgeva biancastra una forma d'uomo e taluna di donna. Ed erano volti,

alcuni noti, altri no; ma tutti come di fratelli e sorelle dell'anima

mia.

E gli uni avevano sulla fronte o sul petto segni sanguigni, rotondi,

come di ferita, altri come un nastro di sangue intorno al collo, altri

altro segno di morte violenta e súbita, e taluna di quelle forme non

aveva segno fuorchè d'un lento angoscioso dolore in ogni lineamento del

volto; ed erano le più tristi a vedersi.

E tutte si guardavano mestamente quasi interrogandosi l'una coll'altra.

Poi da una di quelle forme mosse un suono di voce che disse: _sempre

immemori?_

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 151 / 227 题