Giovani Volontarî Italiani, benedette siano l'armi vostre! Benedette le
Madri che s'incinsero in voi! Benedette le fanciulle del vostro amore,
che compressero sotto un pensiero di patria i palpiti del core per
salutare d'un sorriso di conforto la vostra partenza!
Però che in voi vivono le due virtù del Popolo, l'azione e la fede; e,
come il Popolo, abbracciaste il sacrificio siccome un fratello, senza
calcolo di premio o di rinomanza, fuorchè di tutti. Sante sono le vostre
bajonette, perchè portano sulla punta una idea: l'Unità della Patria;
sante l'anime vostre, perchè portano in sè, come Dio in santuario, il
più puro fra tutti gli affetti, l'affetto alla libertà della Patria.
Fra voi splendono, come ricordi d'una gloria mietuta, come bandiera
d'onore di mezzo a un esercito, uomini che diedero combattendo, da Roma
e Venezia, il programma dell'Italia futura. E su voi tutti splende la
serena maestà dell'intrepido Capo, il cui nome è fascino d'entusiasmo
alla gioventù d'Italia e di terrore al nemico. Ma sulla fronte a
ciascuno di voi sta un segno che vi dice capaci d'emular quei ricordi e
d'esser degni del Capo. In voi respira, volente, potente, la Patria. Il
vostro campo è un Pontida Italiano. Voi siete un Poema vivente, che
ricongiunge la coscienza dell'oggi colla tradizione di quasi sette
secoli addietro.
Ma perchè sostate, o giovani Volontarî, sulla bella via? Perchè, come
Poema troncato a mezzo dalla morte del Genio che lo dettava, l'impresa
che iniziaste giace, colpita di subita inerzia, a mezzo il suo corso? È
libera ed una l'Italia, o giovani? O segnaste voi pure, collo straniero,
i patti di Villafranca?
Voi accorreste dove suonava il nome di Patria, col nome d'Italia sul
labbro, coi colori Italiani sul petto.
Sono i limiti della Patria Sant'Arcangelo e il Mincio?
Non è terra d'Italia quella che si stende a mezzogiorno e a settentrione
di quei confini?
Ciascuno di voi portò seco un giuramento solenne: _dall'Alpi al Mare_.
Non è Venezia al di qua delle Alpi? Non bagna il nostro mare le spiaggie
frementi della Sicilia?
E Roma? Roma dove vive l'unità della Patria? Roma che è core, tempio,
palladio della Nazione? La cancellate voi dalla Carta d'Italia? O lo
straniero che vi signoreggia è meno straniero perchè veste una assisa
francese tinta in rosso dal sangue dei vostri?
A due passi dalle vostre vedette il bastone dei mercenarî Svizzeri e dei
birri papali scende sul dorso d'uomini che vi sono fratelli. Più in là,
in mezzo ai desolati dominî del Vicario del Genio del Male, sorge un
Castello che chiude da dieci anni centinaja d'uomini, che vi
prepararono, congiurando, combattendo, la via. Più in là stanno le
prigioni di Roma. E più in là, nelle atroci segrete napoletane, negli
scavi delle isole disseminate sui vostri confini meridionali, vivono,
d'una vita di chi domani morrà, apostoli della vostra Causa, volontarî
della stessa Bandiera, che vi precorsero nell'impresa. Volgete addietro
lo sguardo; là tra le lagune agonizza di lenta, tremenda agonia la Roma
dell'Adriatico, Venezia, che v'insegnò indipendenza fin da quando gli
uomini del Nord cominciarono a correre le vostre contrade; Venezia che
tenne ultima in alto, dieci anni addietro, il vessillo della libertà e
dell'onore d'Italia; Venezia alla quale venti volte giuraste che i
vostri fati non si scompagnerebbero mai da' suoi.
Giuraste ad essa, alla Patria, a Dio; e nelle parole di quel giuramento
cingeste l'armi. Perchè sostate? Perchè tradite il debito cresciuto in
voi colla forza, e obbedite come se foste assoldati dalla tirannide e
non apostoli armati d'una Fede suprema, alla paura degli inetti che
travolgono la Patria appiè d'un Convegno di re stranieri?
Il tempo rode le rivoluzioni dei Popoli: il tempo è lima che consuma
l'entusiasmo dell'anime. Non v'avvedete voi che sul tempo calcolano i
vostri padroni, perchè lo sconforto aggeli e isterilisca gli elementi di
forza che vi stanno innanzi? Non v'avvedete che ogni mese, ogni giorno
d'indugio scema d'un raggio la stella di vittoria che splendeva sulle
vostre colonne armate e affascinava a seguirvi le moltitudini?
Giovani Volontarî, perchè sostate? Voi siete un Esercito Liberatore o
una Menzogna vivente: siete gli Araldi della Nazione o strumenti miseri
e inconscî d'una angusta ambizione di principe, d'un disegno preordinato
di dominazione straniera. Voi siete oggi custodi della vita e della
morte del vostro Popolo. Chi oserà sorgere fra gli inermi, se voi,
forti, armati, ordinati, non osate varcare una linea segnata
dall'inchiostro d'un commesso di diplomazia e d'un faccendiere di corte?
Affrettatevi intorno ai Capi e dite loro: _è Capo chi guida: guidateci.
Noi ci sacrammo Cavalieri d'Italia, non di Toscana, Parma o Romagna. I
fati della Patria pendono dai suoi figli in armi, non dai protocolli di
Parigi o Zurigo. Ovunque gemono e fremono fratelli nostri, là sta il
campo delle nostre battaglie. Movete, o moviamo_.
E siano benedette l'armi vostre, giovani Volontarî Italiani! Benedette
le madri che s'incinsero in voi! Benedette le fanciulle del vostro
amore, che compressero sotto un pensiero di Patria i palpiti del core,
per salutare d'un sorriso di conforto la vostra partenza!