Non dite: _il nostro Popolo non è maturo pei sacrifici e per
l'entusiasmo che si richiedono alla grande impresa_. Il Popolo è di chi
merita d'averlo con sè. E dopo i miracoli operati dal Popolo d'Italia
per solo istinto di Patria, nel 1848 per ogni dove, e nel 1849 in Roma e
Venezia, chi parla in siffatta guisa del Popolo d'Italia, in verità, è
reo di bestemmia.
E allora, non era in esso, come or dissi, che istinto e non altro di
Patria. Però che, da poche anime buone in fuori che s'erano accostate ad
esso con amore, ma gli avevano, insieme a qualche parte di Vero,
insegnato la triste e inerte rassegnazione, nessuno avea cercato
educarlo e affratellarlo in comunione d'idee con chi gli sta sopra.
Ma d'allora in poi, mentre voi guardate freddi dall'alto di un falso
sapere su ciò che chiamate tuttora, come se foste Pagani, il vulgo
profano, molte anime buone, alle quali la tradizione dell'Umanità
collettiva ha dato l'intuizione dell'avvenire, hanno stretto con amore
le mani incallite degli uomini del lavoro e hanno parlato ad essi come
fratelli, e gli uomini del lavoro le conoscono e le ricambiano d'amore e
possono sviarsi per breve tempo da esse, ma ogni qual volta le
troveranno sulla loro via, le seguiranno con profonda fiducia.
E poi che nel popolo delle vostre città la coscienza s'è aggiunta
all'istinto di Patria, e Dio, che segnò le diverse epoche della Vita
coll'emancipazione degli _schiavi_ dapprima, poi con quella dei _servi_,
vuole che sia battesimo dell'epoca nuova l'emancipazione dei poveri
_figli del lavoro_, io vi dico, non per vezzo d'adulazione alle
moltitudini, ma in puro spirito di verità, che oggi il popolo delle
vostre città è migliore di voi, che il mondo chiama letterati e
filosofi, e di me che scrivo.
Però che voi ed io possiamo avere _virtù_, ch'è lotta e fatica, laddove
nel Popolo, fanciullo dell'Umanità, vive e respira la spontaneità
dell'_innocenza_, ch'è la virtù inconscia; e mentre in voi ed in me
alloggiano forse orgoglio d'intelletto violato dalla tirannide e
vaghezza di fama, il Popolo more ignoto sulle barricate cittadine, senza
onore di tomba, senza orgoglio fuorchè della sua terra, senza speranza
fuorchè pei figli ch'ei confida commettere a fati men duri.
E mentre voi ed io, guasti dai conforti dell'esistenza o da lunghi studî
su morte pagine, andiamo calcolando sulle maggiori o minori probabilità
di vittoria nelle battaglie pel Giusto e pel Vero, e tentennando e
indugiando finchè il nemico s'avveda del colpo che vorremmo vibrargli,
il Popolo, che non conosce libro fuorchè quello della Vita e accoglie in
sè più gran parte della tradizione italiana che congiunge in uno il
_pensiero_ e l'_azione_, vibra il colpo subitamente e coglie sprovveduto
il nemico.
E se il popolo delle vostre campagne è da meno, dipende da questo che,
abbandonato interamente da voi e lontano anche da quel riflesso di
pensiero che si diffonde più o meno a tutti dai grandi centri
d'incivilimento, esso soggiace nei suoi villaggi alle inspirazioni del
birro dei corpi e del birro dell'anime. E la vita misera oltre ogni dire
lo fa più cauto nel sacrificio, però che, se per tradimento o fiacchezza
di chi guida, il nemico ritorna potente là d'onde ei partì, non può far
sì che gli uomini delle città non abbiano bisogno di pane, tetto,
vestimenta e utensili, sorgenti perenni di lavoro, mentre struggendo,
nei primi furori della vendetta, le messi e involando i buoi che
trascinan l'aratro, il nemico isterilisce le sorgenti della vita
all'uomo del contado e condanna lui e la sua famigliuola a morire. Ma
con pochi decreti che gli promettano un miglioramento nelle sue
tristissime condizioni, e con una energia d'azione che gli provi la
vostra irrevocabile determinazione e la vostra forza, voi lo avrete
pronto agli ajuti anch'esso e devoto alla causa comune.
Voi avete tutti un gran debito verso il Popolo, perchè il Popolo ha
bisogno che gli si assicuri, con più equa retribuzione al lavoro, il
pane del corpo, e, con una educazione nazionale, il pane dell'anima, e
voi gli avete finora mostrato, scritta in capo a un brano di carta, una
serie di diritti ch'ei non _può_ esercitare, e di libertà delle quali ei
non _può_ valersi: e gli avete chiesto di morire per quel brano di
carta.
E il Popolo ha bisogno di amore, e voi gli date diffidenza ed orgoglio;
il Popolo ha bisogno d'azione, e voi gli date diplomazie e andirivieni
di legulei; il Popolo ha bisogno di verità e di programmi semplici e
chiari, e voi lo trascinate per ginepraî di transazioni e artificî
politici ch'ei non intende, e lo chiamate a cacciar lo straniero
dandogli lo straniero per alleato, a emanciparsi dal Vicario del Genio
del Male prostrandovi a un tempo davanti a lui come a sorgente di verità
spirituale, a liberarsi dalla tirannide vietandogli intanto convegni
pubblici, insegnamento di giornali, oratori cari ad esso e libertà di
parola. E gl'insegnate per anni ad agitarsi e fremere e prepararsi
all'azione per poi dirgli: _sta; noi non abbiamo bisogno di te, ma
d'eserciti ordinati di principi e despoti_. Poi vi lagnate d'esso e lo
chiamate stolto e codardo, se gli accade d'esitare nel dubbio e nello
sconforto il giorno in cui il tardo senso della sua onnipotenza vi
costringe a invocarlo.
In verità voi raccogliete quello che seminaste colle vostre mani.
Ma parlate al Popolo di _libertà_ e fate, non ch'ei la veda scritta su
brani di pergamena, ma la senta nella vita d'ogni giorno e d'ogni ora;
ditegli _amore_, e mescolatevi eguali ed amorevoli fra le sue turbe:
ditegli _fede_, e mostrategli che l'avete in esso: ditegli _progresso_,
e decretate, in nome e a spese della Nazione, l'educazione dei suoi
figli: ditegli _proprietà_, e fate che scenda ad esso la proprietà del
lavoro: ditegli _verità_, e non gli date mai ipocrisie, menzogne o
reticenze gesuitiche: ditegli _Patria_, e mostrategliela, non a spicchî
e frammenti, ma Una e vasta e potente: ditegli _azione_, e ponetevi a
guida delle sue moltitudini col sorriso della vittoria sul volto e
presti a combattere, per ottenerla, con esse: siategli apostoli, capi,
fratelli; e voi trarrete dal Popolo miracoli di virtù e di potenza a
petto dei quali i miracoli di dieci anni addietro saranno come deboli
riflessi di luce a fronte della luce viva e raggiante, come incerte
promesse a fronte delle opere che adempiono.