XVII.

Non dite: _il nostro Popolo non è maturo pei sacrifici e per

l'entusiasmo che si richiedono alla grande impresa_. Il Popolo è di chi

merita d'averlo con sè. E dopo i miracoli operati dal Popolo d'Italia

per solo istinto di Patria, nel 1848 per ogni dove, e nel 1849 in Roma e

Venezia, chi parla in siffatta guisa del Popolo d'Italia, in verità, è

reo di bestemmia.

E allora, non era in esso, come or dissi, che istinto e non altro di

Patria. Però che, da poche anime buone in fuori che s'erano accostate ad

esso con amore, ma gli avevano, insieme a qualche parte di Vero,

insegnato la triste e inerte rassegnazione, nessuno avea cercato

educarlo e affratellarlo in comunione d'idee con chi gli sta sopra.

Ma d'allora in poi, mentre voi guardate freddi dall'alto di un falso

sapere su ciò che chiamate tuttora, come se foste Pagani, il vulgo

profano, molte anime buone, alle quali la tradizione dell'Umanità

collettiva ha dato l'intuizione dell'avvenire, hanno stretto con amore

le mani incallite degli uomini del lavoro e hanno parlato ad essi come

fratelli, e gli uomini del lavoro le conoscono e le ricambiano d'amore e

possono sviarsi per breve tempo da esse, ma ogni qual volta le

troveranno sulla loro via, le seguiranno con profonda fiducia.

E poi che nel popolo delle vostre città la coscienza s'è aggiunta

all'istinto di Patria, e Dio, che segnò le diverse epoche della Vita

coll'emancipazione degli _schiavi_ dapprima, poi con quella dei _servi_,

vuole che sia battesimo dell'epoca nuova l'emancipazione dei poveri

_figli del lavoro_, io vi dico, non per vezzo d'adulazione alle

moltitudini, ma in puro spirito di verità, che oggi il popolo delle

vostre città è migliore di voi, che il mondo chiama letterati e

filosofi, e di me che scrivo.

Però che voi ed io possiamo avere _virtù_, ch'è lotta e fatica, laddove

nel Popolo, fanciullo dell'Umanità, vive e respira la spontaneità

dell'_innocenza_, ch'è la virtù inconscia; e mentre in voi ed in me

alloggiano forse orgoglio d'intelletto violato dalla tirannide e

vaghezza di fama, il Popolo more ignoto sulle barricate cittadine, senza

onore di tomba, senza orgoglio fuorchè della sua terra, senza speranza

fuorchè pei figli ch'ei confida commettere a fati men duri.

E mentre voi ed io, guasti dai conforti dell'esistenza o da lunghi studî

su morte pagine, andiamo calcolando sulle maggiori o minori probabilità

di vittoria nelle battaglie pel Giusto e pel Vero, e tentennando e

indugiando finchè il nemico s'avveda del colpo che vorremmo vibrargli,

il Popolo, che non conosce libro fuorchè quello della Vita e accoglie in

sè più gran parte della tradizione italiana che congiunge in uno il

_pensiero_ e l'_azione_, vibra il colpo subitamente e coglie sprovveduto

il nemico.

E se il popolo delle vostre campagne è da meno, dipende da questo che,

abbandonato interamente da voi e lontano anche da quel riflesso di

pensiero che si diffonde più o meno a tutti dai grandi centri

d'incivilimento, esso soggiace nei suoi villaggi alle inspirazioni del

birro dei corpi e del birro dell'anime. E la vita misera oltre ogni dire

lo fa più cauto nel sacrificio, però che, se per tradimento o fiacchezza

di chi guida, il nemico ritorna potente là d'onde ei partì, non può far

sì che gli uomini delle città non abbiano bisogno di pane, tetto,

vestimenta e utensili, sorgenti perenni di lavoro, mentre struggendo,

nei primi furori della vendetta, le messi e involando i buoi che

trascinan l'aratro, il nemico isterilisce le sorgenti della vita

all'uomo del contado e condanna lui e la sua famigliuola a morire. Ma

con pochi decreti che gli promettano un miglioramento nelle sue

tristissime condizioni, e con una energia d'azione che gli provi la

vostra irrevocabile determinazione e la vostra forza, voi lo avrete

pronto agli ajuti anch'esso e devoto alla causa comune.

Voi avete tutti un gran debito verso il Popolo, perchè il Popolo ha

bisogno che gli si assicuri, con più equa retribuzione al lavoro, il

pane del corpo, e, con una educazione nazionale, il pane dell'anima, e

voi gli avete finora mostrato, scritta in capo a un brano di carta, una

serie di diritti ch'ei non _può_ esercitare, e di libertà delle quali ei

non _può_ valersi: e gli avete chiesto di morire per quel brano di

carta.

E il Popolo ha bisogno di amore, e voi gli date diffidenza ed orgoglio;

il Popolo ha bisogno d'azione, e voi gli date diplomazie e andirivieni

di legulei; il Popolo ha bisogno di verità e di programmi semplici e

chiari, e voi lo trascinate per ginepraî di transazioni e artificî

politici ch'ei non intende, e lo chiamate a cacciar lo straniero

dandogli lo straniero per alleato, a emanciparsi dal Vicario del Genio

del Male prostrandovi a un tempo davanti a lui come a sorgente di verità

spirituale, a liberarsi dalla tirannide vietandogli intanto convegni

pubblici, insegnamento di giornali, oratori cari ad esso e libertà di

parola. E gl'insegnate per anni ad agitarsi e fremere e prepararsi

all'azione per poi dirgli: _sta; noi non abbiamo bisogno di te, ma

d'eserciti ordinati di principi e despoti_. Poi vi lagnate d'esso e lo

chiamate stolto e codardo, se gli accade d'esitare nel dubbio e nello

sconforto il giorno in cui il tardo senso della sua onnipotenza vi

costringe a invocarlo.

In verità voi raccogliete quello che seminaste colle vostre mani.

Ma parlate al Popolo di _libertà_ e fate, non ch'ei la veda scritta su

brani di pergamena, ma la senta nella vita d'ogni giorno e d'ogni ora;

ditegli _amore_, e mescolatevi eguali ed amorevoli fra le sue turbe:

ditegli _fede_, e mostrategli che l'avete in esso: ditegli _progresso_,

e decretate, in nome e a spese della Nazione, l'educazione dei suoi

figli: ditegli _proprietà_, e fate che scenda ad esso la proprietà del

lavoro: ditegli _verità_, e non gli date mai ipocrisie, menzogne o

reticenze gesuitiche: ditegli _Patria_, e mostrategliela, non a spicchî

e frammenti, ma Una e vasta e potente: ditegli _azione_, e ponetevi a

guida delle sue moltitudini col sorriso della vittoria sul volto e

presti a combattere, per ottenerla, con esse: siategli apostoli, capi,

fratelli; e voi trarrete dal Popolo miracoli di virtù e di potenza a

petto dei quali i miracoli di dieci anni addietro saranno come deboli

riflessi di luce a fronte della luce viva e raggiante, come incerte

promesse a fronte delle opere che adempiono.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 148 / 227 题