XVI.

Non dite: l'Europa è più vasta della nostra contrada e può mettere in

armi un maggior numero di combattenti, e li verserà contro noi. Due

milioni d'armati in nome della tirannide non prevalgono contro un mezzo

milione d'armati per la Libertà e per la Patria, accampati su terra

loro, tra le sepolture dei loro martiri e i grandi ricordi dei loro

padri. Ma in verità io vi dico che davanti allo spettacolo d'un Popolo

fatto Principio e procedente col ferro nella destra e il Vangelo Eterno,

_libertà, vita, progresso, associazione, fratellanza delle Nazioni_,

nella sinistra, i due milioni d'Europa non moveranno contro voi, ma

contro i despoti che s'attentassero d'assalirvi.

Quando, undici anni addietro, la Francia si riscosse dal lungo sonno in

cui l'avean posta i padri dei sofisti idolatri ch'oggi pesano sui vostri

moti, una lunga tremenda corrente elettrica corse Francoforte, Berlino,

Pesth, Vienna, Milano, e pose a pericolo tutti i troni d'Europa, perchè

i Popoli, ricordando la Francia del 1789 e commossi dalla potente parola

che suonava attraverso la nuova riscossa, credettero che un principio

sorgesse e salutarono con impeto la vita che doveva discenderne a tutti.

E quel che la Francia, sorgendo, produsse allora, voi, come ogni altro

Popolo, potete, sorgendo, produrlo in oggi. Però che, non quel che i

Popoli _sono_ per numero o concentramento di forze, ma quel che i Popoli

_fanno_ è, per decreto di provvidenza, norma generatrice agli eventi; e

mentre la Monarchia di Spagna co' suoi vasti dominî sui quali non era

tramonto di sole, non lasciò segno nel mondo fuorchè di roghi e d'ossa

di vittime, i piccoli Comuni d'Italia diffusero sull'Europa un solco

immortale d'incivilimento e di libertà.

Porgete attento l'orecchio, e ditemi se non udite un cupo rumore che

viene come di sotterra, un fremito come di marea che salga, un'eco

indistinta come di lavoro che scavi le fondamenta delle Potenze

terrestri.

Guardate in volto ai padroni del mondo e ai servi dei padroni del mondo,

e ditemi se le pallide fronti e il guardo irrequieto dei primi e

l'affaccendarsi convulso di qua, di là, di su, di giù per le vie

dell'inferno che chiamano Diplomazia, non accennino a presentimento di

rovina, a terrore d'ineluttabili fati.

Essi tremano nell'anima loro, come per freddo di morte imminente, perchè

sentono il fremito di quella terza vita d'Italia, ch'io v'annunziava

poc'anzi e che, quando si manifesti nel mondo, sperderà la turba di

Fantasmi e Menzogne colla quale essi sviano i Popoli dalla vera via.

E contemplate, studiando, l'Europa al lume, non delle lanterne cieche

degli angusti sistemi e delle false dottrine, ma della fiaccola ardente

della verità; poi ditemi, se nel culto invadente della materia, nello

scherno versato sulle vecchie credenze, nell'anelito a nuove tuttora

ignote, nel pazzo e breve affollarsi dei molti intorno ad ogni più

strano concetto, nel silenzio paziente dei pochi, nel contrasto fra il

martirio degli uni e l'indifferenza degli altri, nelle filosofie

congegnate a mosaico, nell'inaspettato riapparire di vecchie Potenze che

il mondo credeva spente per sempre, nel disfacimento visibile d'antichi

Imperi che il mondo credeva immortali, nell'agitarsi sovra ogni terra

dei milioni che lavoravano finora muti, inconscî, pei pochi, e nel

dolore senza nome che invade l'anime giovani, e nelle gioje profetiche

che illuminano subitamente l'anime stanche, non ravvisiate i segni della

morte d'un Mondo e del faticoso accostarsi alla vita, d'un altro.

Io vi dico che, come quando morivano gli Dei Pagani e nasceva Cristo,

l'Europa è oggi assetata d'una nuova vita e d'un nuovo Cielo e d'una

nuova Terra; e ch'essa si verserà, come a santa Crociata, sull'orme del

primo Popolo dal quale escirà, sopportata da forti fatti, una voce

banditrice d'adorazione all'eterno Vero, all'eterna Giustizia, e

d'anatema alla Potenza che opprime e alla Menzogna che mentisce o

prostituisce la vita.

Siate voi quella voce e quell'esempio vivente. Voi lo potete. E l'Europa

coronerà la vostra Patria d'una corona d'amore sulla quale Dio scriverà:

_guai a chi la tocca!_

Ma finchè l'Europa vi vedrà agitati pur trepidi sempre, frementi pur

prostrati davanti agli idoli, e apostoli o accettatori ipocriti di

menzogna e chiedenti a principi o a convegni di stranieri la terra ch'è

vostra, essa dirà: _non è un popolo che si desta, ma un infermo che muta

lato_; e i dubbî piccoli fatti, che si compiranno nella vostra contrada,

non saranno argomento se non di ciarle diplomatiche a raggiratori, o di

speculazioni devote all'idolo _Lucro_ in quell'antro di rapina che, con

vocabolo gallico, chiamano Borsa.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 147 / 227 题