XIV.

D'onde vengono, ove vanno quegli uomini che hanno sembianza di prodi, e

nondimeno portano come un segno di sconfitta sulla pallida fronte e

movono verso il mar di Liguria, tristi come vittime consecrate? Perchè

trasaliscono muti alle parole _Eljen a' Magyar_, mormorate sommessamente

al loro orecchio, come da chi si sente involontariamente colpevole?

Sono figli della Drava e dei Carpati: Ungheresi ch'erano pochi mesi

addietro nelle file nemiche.

Soldati e prodi, essi s'apprestavano al debito loro nella battaglia; ma

quando si videro a fronte la bella bandiera dai tre colori, e udirono il

grido _all'armi!_ d'Italia, sentirono un brivido nell'ossa, come s'essi

movessero a guerra fraterna, e calarono l'armi e s'arresero.

Ricordarono le libere pugne di dieci anni prima contro l'oppressore

della loro terra, e che in quel tempo anche in Italia si combatteva

quell'oppressore, ch'è oppressore di tutte le terre ove pone piede.

Ricordarono le glorie dei padri combattenti la minaccia dell'invasore

Ottomano, e Venezia che combatteva anch'essa le battaglie Cristiane

quando le combattevano i padri. Ricordarono i vestigi dell'antica

civiltà Italica diffusi per le loro terre, e i patti di fratellanza

stretti nell'esilio fra uomini immedesimati nelle comuni sventure e

nelle comuni speranze.

E ciascuno di loro disse all'altro: _là, dove si combatte per

l'emancipazione d'un Popolo, è sacra l'emancipazione di tutti: ogni uomo

della libera Italia sarà un fratello per noi, e moveremo uniti in nome

della loro e della nostra Nazione_. E cessero l'armi per ripigliarle

sotto più giusta bandiera il dì dopo.

Ed ora movono lentamente, tristamente, smarriti dell'anima, incerti

nella fede, verso quelle terre d'Austria dove sognavano di non tornare

che vincitori, a incontrarvi gli scherni e la persecuzione

dell'oppressore.

Però che dov'essi credevano trovare un popolo di fratelli, e combattere

uniti le battaglie della Patria, trovarono una gente aggirata da

idolatri e sofisti, combattente senza saperlo, per un frammento di

Regno, e reggitori di rivoluzioni tremanti davanti al cipiglio dello

straniero e ministri commessi di corte che dissero loro: _tornate; noi

v'abbiamo ottenuto_ PERDONO _dall'Austria_.

Ed io mi sento il rossore su per le guancie, scrivendo; e voi tutti

dovreste arrossire, leggendo.

Addio, poveri illusi figli della Drava e dei Carpati. Voi faceste atto

solenne di fede; e veniste fra noi per insegnarci come l'Austria sia

debole, e come quel fantasma di potenza, in nome del quale i traviatori

del nostro moto ci chiedono di rinunziare alla libertà, all'unità, a

tutto ch'è caro ad un popolo, sfumerà come neve tocca dal sole, quando

tra noi una bandiera di popolo porterà scritto: _per la nostra libertà e

per la vostra_. Ma gli uomini, ch'or reggono e traviano il nostro moto,

non possono intendere la santità della vostra fede e non vogliono

raccogliere l'insegnamento. Non ci maledite: gemete per voi e per noi.

Il Popolo d'Italia è ora cieco, non vile.

Ma il Popolo d'Italia sorgerà, come Lazzaro, dal sepolcro d'inerzia ove

giace, dopo brevi giorni di sonno. E fin dalla prima ora del risorgere,

esso ricorderà il patto d'alleanza che voi gli offriste e i suoi forti

si trasmetteranno di fila in fila la parola della battaglia:

Roma--Pesth.

E a quel grido, da Pesth a Praga, da Praga a Zagreb, da Zagreb a

Lemberg, da Lemberg a Cattaro, sorgeranno nemici all'Austria e diranno:

_noi pure, noi pure!_ E il nome del vecchio Impero sparirà nella

tempesta d'un giorno.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 145 / 227 题