XIII.

V'hanno detto che l'unico vostro grido deve essere in oggi: _fuori lo

straniero! viva l'Indipendenza!_ Ma io vi dico che non otterrete Patria

se non quando il vostro grido sarà: _fuori la tirannide! viva l'Unità

Nazionale!_ Quel grido di _fuori lo straniero_ non è che un'eco misera

del grido _fuori il barbaro!_ che nei secoli addietro ogni papa o

principe, a cui stava in animo d'occupare un qualche lembo della vostra

terra, mandava, sorridendo celatamente di scherno, ai poveri popoli

illusi. E fu trovato di sofisti idolatri, che intesero a sviarvi dal

vero sogno e serbarvi, allettandovi dietro a un fantasma

d'emancipazione, facile preda a ogni dominazione di principi e

cortigiani.

V'hanno detto che voi siete servi dell'Austria e che prima di provvedere

alle vostre sorti d'uomini e di cittadini, v'è d'uopo attendere a

liberarvene. Ma io vi dico, ed altri vi ha detto, che voi siete servi

dei vostri servi; servi del re che tiene le belle e forti regioni del

Mezzogiorno: servi del Vicario del Genio del Male: servi di meschine

trepide ambizioni dinastiche: servi di prelati, di cortigiani,

faccendieri e sofisti, che immiseriscono le vostro guerre, incatenano

colle vecchie tradizioni e colle gerarchie d'anticamera il genio dei

vostri militi, intorpidiscono le vostre facoltà e ammorzano il vostro

entusiasmo con polvere e fango di protocolli: servi di governucci

diseredati egualmente di pensiero e di azione, i quali regolano il

vostro moto nazionale colle forme d'una vecchia danza di corte, e, con

un popolo fremente innanzi, dissertano sull'_accogliere_ o

sull'_accettare_, e sopra ogni sillaba venuta da Biarritz o da altro

ricettacolo di Despota traditore, come i Greci del Basso-Impero

dissertavano, morente la Patria, sulla luce che veniva o non veniva

dall'ombelico.

Emancipatevi, in nome della Libertà, da tutti costoro--da quei che

mandano deputazioni a regnanti stranieri per chieder loro permesso di

vivere liberi--da quei che smembrano la Causa d'Italia, restringendo ad

una o ad altra zona della vostra terra i diritti trepidamente

enunziati--da quei che spendono la vostra polvere da cannone, non contro

il nemico, ma per celebrare i benefizî e le glorie d'una _annessione_

ch'è favola--da quei che vi dicono: _sperate nell'uomo di Villafranca,

nello Tsar, nel Convegno futuro dei Principi_, invece di dirvi: _sperate

in voi stessi, nelle vostre bajonette, nel diritto Italiano e nel Dio di

Giustizia_--da quei che dicono a chi parla d'insorgere: _sostate sino al

finir delle Conferenze in Zurigo o sino al cominciare delle Conferenze

in Bruxelles_--da quei che v'hanno detto: _durate immobili_, mentre si

vendeva a Venezia o si scannava in Perugia--da quei che vi vietano,

mentre ogni giorno che corre frutta proscrizione ai nostri e ordinamento

di forza al nemico, di varcar la Cattolica--da quei che si dicono

chiamati a governare una impresa di libertà, e, perchè non s'impaurisca

il dispotismo straniero, vi vietano libertà di parola, di pubblici

convegni, di stampa. Ruggite e sperdeteli. Non avrete allora da temer

l'Austria.

Voi sperdeste l'Austria dieci anni addietro colla campana a stormo e

colle barricate d'una provincia, e non si rifece potente--lo diceste

tutti in quel tempo--se non per le colpe degli stessi sofisti e

faccendieri di corte che oggi rigovernano le cose vostre. Perchè non la

sperderebbero la campana a stormo e le barricate di tutta Italia?

Non è la forza, prima nel Diritto e nei fermi propositi, poscia nel

numero? Or come dunque osano i sofisti dirvi che siete troppo deboli per

pensare ad altro che a cacciar l'Austria, e limitano intanto il vostro

numero e le vostre forze, confinandovi per entro al recinto di poche

provincie e contendendovi la vasta, la forte, l'onnipotente Italia?

Libertà! Libertà! Siate liberi come l'aria delle vostre Alpi: liberi

come le brezze dei vostri mari: liberi per seguir capi i quali osino e

sappian guidarvi: liberi per combattere: liberi per suscitare, coll'armi

e con tutti i mezzi che Dio vi ha profusi, l'Italia tutta ad insorgere:

liberi d'infervorarvi a vicenda coi convegni fraterni e di chiamare lo

spirito di Dio sulle turbe raccolte: liberi di vivere e morir per la

patria, non per un frammento di Regno o per una Italia a mosaico, col

marchio di servitù su Napoli, Palermo, Venezia e Roma.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 144 / 227 题