XII.

La Patria è la Vita del Popolo: io dico vita del popolo e non d'altrui.

È necessario che quella vita si svolga liberamente e in tutte le sue

facoltà, senza vincoli che la incatenino, senza ostacoli di condizioni

che la isteriliscano e la condannino all'impotenza.

Adorate dunque la Libertà. A che gioverebbe aver Patria se l'individuo

non dovesse trovare in essa e nella sua forza collettiva la tutela della

propria libera vita? Come potreste servire la Patria e giovarle, se

doveste vivere a beneplacito d'altri? È forse la prigione Patria del

prigioniero?

Adorate la Libertà. Rivendicatela fin dal primo sorgere, e serbatela

gelosamente intatta, siccome pegno della vittoria, nelle battaglie che

dovete combattere per la Patria. Non vi fate mai d'altri. Abbiate capi i

migliori tra voi, padroni non mai. Però che voi non potete darvi

padroni, senza sagrificio del fine a cui tendete sorgendo. E quando voi

direte: _la patria dell'Italiano è tra l'Alpi e il Mare_, i padroni vi

diranno: _no; la Patria è tra il Mincio e il Conca_; quando griderete:

_a Roma! a Roma!_ i padroni vi grideranno: _a Milano! o a Torino!_ E

quando l'anima vostra fremerà guerra per tutti, i padroni e i servi dei

padroni, che sempre abbondano e sono gli adoratori dell'Idolo _Lucro_,

raccoglieranno Congressi di re stranieri per decidere, a seconda dei

loro fini, sulle cose vostre; e v'impediranno la guerra.

Quei che vi dicono: _voi dovete avere prima Indipendenza, poi Patria,

poi Libertà_, o sono stolti o pensano a tradirvi e a non darvi nè

Libertà, nè Patria, nè Indipendenza. Però che l'Indipendenza è

l'emancipazione dalla tirannide straniera, e la libertà è

l'emancipazione dalla tirannide domestica; or, finchè, domestica o

straniera, voi avete tirannide, come potete aver Patria? La Patria è la

casa dell'Uomo, non dello schiavo.

E quei che vi persuadono, come mezzo d'ottener vittoria sollecita,

Dittatura di re e capi d'esercito, o sono stolti, o pensano, fin dal

cominciar dell'impresa, a tradirvi. Perchè, come può agevolarsi

l'impresa di tutti affidandola a un solo non sottoposto a sindacato

d'alcuno? I vostri padri creavano talora, nei sommi pericoli, Dittatori,

ma li sceglievano tra cittadini addetti al foro, all'armi o all'aratro;

e ponevano dietro ad essi il littore del Popolo colla scure in alto, e

presto a colpire s'ei tradiva o abbandonava, prima d'aver vinto,

impresa.

La libertà vi viene da Dio; e voi non potete alienarla senza violarne la

Legge. Voi siete liberi perchè siete Uomini, e perchè dovete conto alla

Patria e a Dio dell'opere vostre. Voi dunque affermerete la vostra

Libertà, non, come i falsi profeti vi suggeriscono, in virtù di qualche

vecchia pergamena che ne faccia menzione--ciò che una pergamena vi dà

un'altra pergamena può torvelo--nè di concessioni di principi, che una

lunga storia di tradimenti v'insegna revocarsi sempre il dì dopo, o

l'altro,--ma in nome dell'irrevocabile Diritto umano. E vi leverete col

grido: _colla nostra Libertà per la Patria_.

E se, dimenticando la buona vecchia tradizione Italiana e la storia

degli ultimi cinquanta anni e le parole che Dio disse a Samuele profeta,

volete pur darvi un re, sia almeno quel re il figlio, l'eletto della

vostra Libertà e riceva, insieme al Patto che i vostri Delegati

liberamente raccolti scriveranno in Roma per la Nazione, la sua corona

da voi, e il vostro linguaggio gl'insegni ad ogni ora ch'ei l'ebbe da

voi e che potete e vorrete ritoglierla ogniqualvolta ei falserà quel

Patto, o a voi piacerà governarvi in modo più affine al Vero e più

favorevole ai fati della Patria vostra.

Gli antichi uomini dell'Arragona, quando l'Arragona era libera, dicevano

al Re ch'essi eleggevano: _noi che, singoli, vi siamo eguali, e uniti

possiamo più di voi, vi facciamo re nostro, a patto che voi manteniate i

nostri diritti e le nostre libertà. E se no_, NO.

E voi all'uomo che s'assume d'esservi re dovreste dire: _a patto che voi

poniate, senza indugio, esercito, tesori, opera e vita a servizio di

tutta quanta l'Italia, e rompiate ogni vincolo che non sia col Popolo

d'Italia, e domandiate tre volte perdono a Dio e all'Italia d'aver

lasciato che si contaminasse la Patria dall'alleanza coll'uomo che

versò, in nome della tirannide, il sangue di Roma. E se no_, NO.

Ma trascinandovi sommessi davanti a lui col turibolo dell'adulazione

servile e chiamandolo Grande, Salvatore e Generosissimo, mentre non è

secco ancora l'inchiostro che firmò la pace di Villafranca, e

benedicendogli mentr'ei vi riceve in dedizione feudale dal tiranno

straniero, e illudendovi a tradurre le _accoglienze_ in _accettazioni_,

voi non fate se non disonorare voi stessi e lui, e insegnargli che siete

pur sempre schiavi, e incitarlo a tradire il debito suo.

Però che da tempo immemorabile i violatori del Dovere e delle promesse e

dei diritti dei Popoli, escirono generati, più che da natura perversa,

dalla codarda idolatria e servile adorazione dei popoli che tradivano la

propria coscienza e la dignità dell'anima loro immortale.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 143 / 227 题