La Patria è la Vita del Popolo: io dico vita del popolo e non d'altrui.
È necessario che quella vita si svolga liberamente e in tutte le sue
facoltà, senza vincoli che la incatenino, senza ostacoli di condizioni
che la isteriliscano e la condannino all'impotenza.
Adorate dunque la Libertà. A che gioverebbe aver Patria se l'individuo
non dovesse trovare in essa e nella sua forza collettiva la tutela della
propria libera vita? Come potreste servire la Patria e giovarle, se
doveste vivere a beneplacito d'altri? È forse la prigione Patria del
prigioniero?
Adorate la Libertà. Rivendicatela fin dal primo sorgere, e serbatela
gelosamente intatta, siccome pegno della vittoria, nelle battaglie che
dovete combattere per la Patria. Non vi fate mai d'altri. Abbiate capi i
migliori tra voi, padroni non mai. Però che voi non potete darvi
padroni, senza sagrificio del fine a cui tendete sorgendo. E quando voi
direte: _la patria dell'Italiano è tra l'Alpi e il Mare_, i padroni vi
diranno: _no; la Patria è tra il Mincio e il Conca_; quando griderete:
_a Roma! a Roma!_ i padroni vi grideranno: _a Milano! o a Torino!_ E
quando l'anima vostra fremerà guerra per tutti, i padroni e i servi dei
padroni, che sempre abbondano e sono gli adoratori dell'Idolo _Lucro_,
raccoglieranno Congressi di re stranieri per decidere, a seconda dei
loro fini, sulle cose vostre; e v'impediranno la guerra.
Quei che vi dicono: _voi dovete avere prima Indipendenza, poi Patria,
poi Libertà_, o sono stolti o pensano a tradirvi e a non darvi nè
Libertà, nè Patria, nè Indipendenza. Però che l'Indipendenza è
l'emancipazione dalla tirannide straniera, e la libertà è
l'emancipazione dalla tirannide domestica; or, finchè, domestica o
straniera, voi avete tirannide, come potete aver Patria? La Patria è la
casa dell'Uomo, non dello schiavo.
E quei che vi persuadono, come mezzo d'ottener vittoria sollecita,
Dittatura di re e capi d'esercito, o sono stolti, o pensano, fin dal
cominciar dell'impresa, a tradirvi. Perchè, come può agevolarsi
l'impresa di tutti affidandola a un solo non sottoposto a sindacato
d'alcuno? I vostri padri creavano talora, nei sommi pericoli, Dittatori,
ma li sceglievano tra cittadini addetti al foro, all'armi o all'aratro;
e ponevano dietro ad essi il littore del Popolo colla scure in alto, e
presto a colpire s'ei tradiva o abbandonava, prima d'aver vinto,
impresa.
La libertà vi viene da Dio; e voi non potete alienarla senza violarne la
Legge. Voi siete liberi perchè siete Uomini, e perchè dovete conto alla
Patria e a Dio dell'opere vostre. Voi dunque affermerete la vostra
Libertà, non, come i falsi profeti vi suggeriscono, in virtù di qualche
vecchia pergamena che ne faccia menzione--ciò che una pergamena vi dà
un'altra pergamena può torvelo--nè di concessioni di principi, che una
lunga storia di tradimenti v'insegna revocarsi sempre il dì dopo, o
l'altro,--ma in nome dell'irrevocabile Diritto umano. E vi leverete col
grido: _colla nostra Libertà per la Patria_.
E se, dimenticando la buona vecchia tradizione Italiana e la storia
degli ultimi cinquanta anni e le parole che Dio disse a Samuele profeta,
volete pur darvi un re, sia almeno quel re il figlio, l'eletto della
vostra Libertà e riceva, insieme al Patto che i vostri Delegati
liberamente raccolti scriveranno in Roma per la Nazione, la sua corona
da voi, e il vostro linguaggio gl'insegni ad ogni ora ch'ei l'ebbe da
voi e che potete e vorrete ritoglierla ogniqualvolta ei falserà quel
Patto, o a voi piacerà governarvi in modo più affine al Vero e più
favorevole ai fati della Patria vostra.
Gli antichi uomini dell'Arragona, quando l'Arragona era libera, dicevano
al Re ch'essi eleggevano: _noi che, singoli, vi siamo eguali, e uniti
possiamo più di voi, vi facciamo re nostro, a patto che voi manteniate i
nostri diritti e le nostre libertà. E se no_, NO.
E voi all'uomo che s'assume d'esservi re dovreste dire: _a patto che voi
poniate, senza indugio, esercito, tesori, opera e vita a servizio di
tutta quanta l'Italia, e rompiate ogni vincolo che non sia col Popolo
d'Italia, e domandiate tre volte perdono a Dio e all'Italia d'aver
lasciato che si contaminasse la Patria dall'alleanza coll'uomo che
versò, in nome della tirannide, il sangue di Roma. E se no_, NO.
Ma trascinandovi sommessi davanti a lui col turibolo dell'adulazione
servile e chiamandolo Grande, Salvatore e Generosissimo, mentre non è
secco ancora l'inchiostro che firmò la pace di Villafranca, e
benedicendogli mentr'ei vi riceve in dedizione feudale dal tiranno
straniero, e illudendovi a tradurre le _accoglienze_ in _accettazioni_,
voi non fate se non disonorare voi stessi e lui, e insegnargli che siete
pur sempre schiavi, e incitarlo a tradire il debito suo.
Però che da tempo immemorabile i violatori del Dovere e delle promesse e
dei diritti dei Popoli, escirono generati, più che da natura perversa,
dalla codarda idolatria e servile adorazione dei popoli che tradivano la
propria coscienza e la dignità dell'anima loro immortale.