XI.

Venite meco. Seguitemi dove comincia la vasta campagna che fu, or son

tredici secoli, il convegno delle razze umane, perch'io vi ricordi dove

batte il core d'Italia.

Là scesero Goti, Ostrogoti, Eruli, Longobardi, ed altri infiniti,

barbari o quasi, a ricevere inconscî la consecrazione dell'Italica

civiltà, prima di riporsi in viaggio per le diverse contrade d'Europa; e

la polve che il viandante scote dai suoi calzari è polve di Popoli. Muta

è la vasta campagna, e sull'ampia solitudine erra un silenzio che

ingombra l'animo di tristezza, come a chi mova per camposanto. Ma chi,

nudrito di forti pensieri, purificato dalla sventura, s'arresta nella

solitudine a sera, poi che il sole ha mandato dalla lunga ondeggiante

curva dell'orizzonte l'ultimo raggio sovr'essa, sente sotto i suoi piedi

come un murmure indistinto di vita in fermento, come un brulichìo di

generazioni che aspettano il _fiat_ d'una parola potente, per nascere e

ripopolare quei luoghi che pajono fatti per un Concilio di Popoli. Ed io

intesi quel fremito e mi prostrai, però che mi pareva un suono profetico

dell'Avvenire.

Là, per la via che ricorda il nome d'uno dei forti uccisori di Cesare, e

si stende fra tufi di vulcani spenti e reliquie d'Etruschi, tra

Monterosi e la Storta, presso al lago, è Bracciano.

Sostate e spingete fin dove vale lo sguardo verso mezzogiorno, piegando

al Mediterraneo. Di mezzo all'immenso, vi sorgerà davanti allo sguardo,

come faro in oceano, un punto isolato, un segno di lontana grandezza.

Piegate il ginocchio e adorate: là batte il core d'Italia: là posa,

eternamente solenne, ROMA.

E quel punto saliente è il Campidoglio del Mondo Cristiano. E a pochi

passi sta il Campidoglio del Mondo Pagano. E quei due Mondi giacenti

aspettano un terzo Mondo, più vasto e sublime dei due, che s'elabora tra

le potenti rovine.

Ed è la Trinità della Storia, il cui Verbo è in Roma.

E i tiranni o i falsi profeti possono indugiare l'incarnazione del

Verbo, ma nessuno può far che non sia.

Però che molte città perirono sulla terra e tutte possono alla lor volta

perire; Roma, per disegno di Provvidenza indovinato dai popoli, è CITTÀ

ETERNA, come quella alla quale fu affidata la missione di diffondere al

mondo la parola d'Unità. E la sua vita si riproduce ampliandosi.

E come alla ROMA DEI CESARI, che unificò coll'Azione gran parte

d'Europa, sottentrò la ROMA DEI PAPI che unificò col Pensiero l'Europa e

l'America, così la ROMA DEL POPOLO, che sottentrerà all'altre due,

unificherà nella fede del Pensiero e dell'Azione congiunti l'Europa,

l'America e l'altre parti del mondo terrestre.

E col patto della Nuova Fede raggiante un dì sulle genti dal Panteon

dell'Umanità, che s'inalzerà, dominatore sull'uno e sull'altro, tra il

Campidoglio ed il Vaticano, sparirà nell'armonia della vita il lungo

dissidio fra terra e cielo, corpo ed anima, materia e spirito, ragione e

fede.

E queste cose avverranno quando voi intenderete che la Vita d'un popolo

è religione--quando, interrogando unicamente la vostra coscienza e la

tradizione, non dei sofisti, ma della vostra Nazione e delle altre, vi

costituirete sacerdoti, non del solo _Diritto_, ma del Dovere, e senza

transazioni codarde moverete guerra, non solamente alla potenza civile

della Menzogna, ma alla Menzogna stessa che usurpa oggi in Roma il nome

d'Autorità--quando raccoglierete il grido profetico che Roma ridesta

mandava, or son dieci anni, all'Italia, e scriverete nel vostro core e

sulla vostra bandiera: _noi non abbiamo che un solo padrone nel cielo,

ch'è Dio, e un solo interprete della sua legge in terra, ch'è il

Popolo_.

Intanto Roma è la vostra Metropoli. Voi non potete aver Patria se non in

essa e con essa. Senza Roma non v'è Italia possibile. Là sta il

Santuario della Nazione. Come i Crociati movevano al grido di

_Gerusalemme!_ voi dovete movere innanzi al grido di _Roma, Roma!_ nè

aver pace o tregua, se non quando la bandiera d'Italia sventoli

nell'orgoglio della vittoria da ciascuno dei Sette Colli.

E qualunque s'attentasse parlarvi d'una Italia senza Roma a centro, o

dettarvi leggi d'altrove, sarebbe simile a chi volesse ideare vita senza

core; e leggi e potenza sparirebbero, al primo soffio di tempesta, dalle

sue mani, come spariscono, cacciati non si sa dove dall'alito più

leggiero, quei filamenti ch'errano talvolta, senza base e centro, per

alcuni istanti nell'aria.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 142 / 227 题