X.

Non vi sono cinque Italie, quattro Italie, tre Italie. Non vi è che una

ITALIA. I tiranni stranieri e domestici l'hanno tenuta e la tengono

tuttavia serva e smembrata, perchè i tiranni non hanno patria; ma

qualunque tra voi intendesse a smembrarla redenta, o accettasse, senza

lotta di sangue, ch'altri la smembrasse, sarebbe reo di matricidio e non

meriterebbe perdono in terra nè in cielo.

La Patria è una come la Vita. La Patria è la Vita del Popolo.

Dio ve la diede; gli uomini non possono a modo loro rifarla. Gli uomini

possono, tiranneggiando, impedirle per breve tempo ancora di sorgere; ma

non possono far ch'essa sorga libera, oppur diversa da quel ch'essa è.

Dio che, creandola, sorrise sovr'essa, le assegnò per confine le due più

sublimi cose ch'ei ponesse in Europa, simboli dell'eterna Forza e

dell'eterno Moto, l'Alpi ed il Mare. Sia tre volte maledetto da voi e da

quanti verranno dopo voi qualunque presumesse di segnarle confini

diversi.

Dalla cerchia immensa dell'Alpi, simile alla colonna di vertebre che

costituisce l'unità della forma umana, scende una catena mirabile di

continue giogaje, che si stende sin dove il mare la bagna e più oltre

nella divelta Sicilia.

E il mare la recinge quasi d'abbraccio amoroso ovunque l'Alpi non la

ricingono; quel mare che i padri dei padri chiamavano _Mare nostro_.

E come gemme cadute dal suo diadema stanno disseminate intorno ad essa,

in quel mare, Corsica, Sardegna, Sicilia, ed altre minori isole, dove

natura di suolo e ossatura di monti e lingua e palpito d'anime parlan

d'Italia.

Per entro a quei confini tutte le genti passeggiarono l'una dopo l'altra

conquistatrici e persecutrici feroci; e non valsero a spegnere quel nome

santo d'Italia, nè l'intima energia della razza che prima la popolò;

l'elemento Italico, più potente di tutte, logorò religioni, favelle,

tendenze dei conquistatori, e sovrappose ad esse l'impronta della Vita

Italiana.

Per entro a quei confini tremende guerre fraterne insanguinarono per

secoli ogni palmo di terra. E mentre i pedanti scribi di diarî e

libercoli edificavano poc'anzi, su quelle guerre, sistemi a dichiarare

utopia l'unità della nostra vita, ecco i popoli sorgono e gridano:

_siamo fratelli_, e anelano confondersi in uno, e si danno, colla foga

imprudente del desiderio, ad un principe, solo perchè sperano ch'ei si

faccia simbolo vivente di quella Unità.

In verità, colui che nega l'Unità della Patria non intende la Parola di

Dio, nè quella degli uomini.

Voi dovete vivere e morire in quella Unità, però che in essa stanno per

voi la Forza e la Pace, il segreto della vostra missione e la potenza

per adempirla. Qualunque tra voi sorge a libertà, sappia ch'ei sorge per

tutti. Incarni ciascuno in sè i dolori, le speranze, le memorie, il

palpito d'avvenire di quanti respirano l'alito che si ricambia dall'Alpi

al Mare e dal Mare alle Alpi. Fra l'Alpi e il Mare non sono che

fratelli. E la maledizione di Caino aspetta qualunque dimentichi che,

mentre un solo dei suoi fratelli geme nell'abjezione della servitù e non

posa tranquillo e lieto d'amore sotto la sacra bandiera dei tre colori,

ei non può aver Patria, nè merita averla.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 141 / 227 题