IX.

Ed io raccolsi, o giovani d'Italia, questi ricordi dalle sepolture degli

uomini che morirono per voi, interrogate con fremito di riverenza e con

un amore per voi tutti che nulla può spegnere. Però che, come pietre

miliari che segnano la via al grande intento, o più veramente come le

stelle che c'insegnano, splendendo nei cieli mentre la tenebra fascia la

terra, la virtù della serena costanza nella sventura, apparvero sempre

di tempo in tempo, fra gli errori dei padri, uomini puri d'ogni falsa

scienza e d'ogni egoismo, i quali da Arnaldo e Crescenzio fino a

Bentivegna e Carlo Pisacane, raccolsero nelle grandi anime loro la voce

che la Patria manda invano da secoli a voi, e mantennero incontaminata

la tradizione del Genio Italiano: e, con essi, i martiri del pensiero

che soggiacquero, per calunnie, ingratitudine e oblio, alle torture

dell'anima, gravi quanto quelle del corpo. E ogni qual volta il Popolo

d'Italia, trasalendo sotto il suo lenzuolo di morte, protestò, dalla

Lega Lombarda e dai Vespri fino alle Cinque Giornate, in nome della

grandezza passata e della futura, fu visitato dallo spirito che visse

negli uomini dei quali io parlo.

E i giovani d'Italia, che furono innanzi a voi, avevano, or corre quasi

un terzo di secolo, raccolto quei ricordi con me. E con me avevano fatto

giuramento solenne di non obliarli[143].

Ma poi, simile a nembo di locuste su campo fecondo, s'addensò sulla

regione Subalpina una gente senza fede, senza tombe di martiri, senza

tradizione fuorchè di tempi nei quali il servaggio si era abbarbicato

alle menti, che fece suo studio e vanto deridere quei santi ricordi e

l'entusiasmo dei giovani e la solennità dei giuramenti prestati. E si

diffuse rapida su tutte le città d'Italia come lebbra su forma umana o

crittogama sulle piante.

E fu veramente ed è tuttavia la crittogama o lebbra dell'anime.

Gente di mezzo intelletto, di mezza scienza e di nessun core. E gli uni

si chiamarono _Dottrinarî_, ciò che significa uomini che millantano

dottrina e non l'hanno: gli altri, _moderati_ o fautori del _giusto

mezzo_, cioè tentennanti sempre tra la virtù e il vizio, tra la verità e

la menzogna; ed altri, _pratici_ e aborrenti dalle teorie, cioè corpi

senza anima e cadaveri galvanizzati; ed altri con altro nome. Ma tutti

si riconoscevano, siccome appartenenti alla stessa gente, dal nome

barbaro d'_opportunisti_, cioè diseredati d'iniziativa, eternamente

passivi e presti a fare solamente quand'altri ha fatto.

E rinnegarono il culto puro di Dio per adorare idoli di loro fattura,

come gli Ebrei nel deserto.

E gli uni si prostrarono davanti a un idolo che chiamarono Forza, gli

altri davanti a un altro che chiamarono _Tattica_, ed altri davanti al

pessimo fra tutti gl'idoli che ha nome _Lucro_.

E i primi escirono, strisciando siccome vermi che pullulano dal cadavere

d'un Potente, dalla sepoltura di Napoleone; i secondi escirono dalla

sepoltura profanata d'un nostro Grande frainteso, che, dopo aver patito

tortura per la libertà della Patria, l'aveva veduta morire, e assiso sul

suo cadavere s'era fatto storico delle cagioni della sua morte; gli

altri escirono ed escono dal fango dove brulicano gli insetti senza

nome, la cui vita non guarda al di là dell'ora che fugge.

E insegnarono che solo diritto è il _fatto_, e solo creatore del _fatto_

l'arsenale dove s'accumulano strumenti di guerra; e le idee essere

nulla, e i grossi battaglioni d'assoldati ogni cosa: dimenticando come

il Potente dalla doppia vita, ch'ebbe ad arsenale l'Europa e ad esercito

gli eserciti di tutte le genti d'Europa, giacesse cadavere di

prigioniero in Sant'Elena, per avere, com'ei ripeteva morente, camminato

a ritroso delle _idee_ del secolo.

Insegnarono, bestemmiando, che la virtù è nome vano, che la moralità e

la politica non sono sorelle, che il vero e l'errore sono egualmente

buoni, a seconda dei casi; e architettarono le teorie dei _delitti

utili_ e della _menzogna opportuna_, ed altre siffatte, predicando gli

uomini doversi adattare ai tempi, come se i tempi creassero gli uomini,

e non questi i tempi.

Insegnarono che i popoli possono redimersi gridando or _viva Cristo_ or

_viva Barabba_, e che il bandir oggi l'infamia e il capestro a Giuda, e

inneggiarlo _magnanimo_ e _augusto_ domani, e pianger pianto di

tenerezza per papa o re, susurrando all'orecchio degli avversi:

_lasciate fare; forti, li rovescieremo;_ e accarezzare un dì i Popoli, e

l'altro, gli oppressori dei Popoli, e prima la Polonia, poi il carnefice

della Polonia, e invocare la libera Inghilterra un giorno per maledirla

_perfida Albione_ appena giovi ad accattare il favore della Francia, è

scienza di Stato: non avvedendosi che a quel modo si perde in ultimo

l'ajuto di principi e Popoli, come gente che; non avendo fede, non ne

merita alcuna.

Insegnarono che alcuni popoli avendo, quando l'Europa intera era barbara

o semibarbara, conquistato lentamente e faticosamente, prima un grado di

civiltà, poi un altro ed un altro, tutti i popoli, comunque sorgenti a

Nazione in seno ad una Europa incivilita, devono salire quella scala da

capo, come se l'esperienza degli uni non dovesse fruttare agli altri, e

le verità scoperte da un Popolo non fossero scoperte per tutti, e il

faro acceso da una mano provvida tra le roccie marine non diffondesse

lume e consiglio ad ogni navigatore che navighi per quella via.

Insegnarono che indipendenza può conquistarsi senza Unità e senza vita

di liberi, come se lo schiavo in casa potesse mai esser libero

dall'usurpazione altrui, come se l'animale aggiogato potesse accettare

un padrone e respinger l'altro, come se importasse combattere per

scegliere tra padrone e padrone.

E insegnarono le tre Italie, le quattro Italie, le cinque Italie, e il

forte Regno del Nord, e la Confederazione con semi-libertà a

Settentrione, e tirannide a Mezzogiorno, e autocrazia al Centro--che è

il sacco del parricida--come se Dio avesse creato l'Italia a spicchî; e

dimentichi che anche quel Grande frainteso, invocato da essi come

maestro, additava, supremo rimedio a tutte le piaghe di Italia, l'Unità

Nazionale.

E questa essi chiamarono scienza, ma io la chiamo impostura di falsi

profeti e rintonaco di sepolcri.

E dacchè Cristo v'insegnava di scernere i veri e i falsi profeti dai

frutti dell'opere loro, voi dovete guardare ai fatti che quelle loro

dottrine hanno generato finora; e sono: la consegna di Milano,

l'abbandono di Roma e la pace di Villafranca.

Ma poi che la costanza non è ancora virtù di popoli, e voi seduceva il

fascino della novità, e quelle dottrine blandivano nei più l'inconscia

tendenza ad accettare le vie che pajono più facili e richiedono minore

potenza di sacrificio, io vidi gemendo tutta una generazione distaccarsi

dalle tombe de' suoi martiri e plaudire insana ai falsi profeti e

seguirne le torte vie.

Allora ogni idea di rettitudine e di dignità d'anima fu smarrita, e le

menti s'abbujarono d'ogni sorta d'errori, tanto che s'udirono, senza

nota di pubblica infamia, fra gli adepti degli idolatri, scribi di diarî

e libercoli, taluni proporre che si comprasse indipendenza dall'Austria

a prezzo della libertà d'altri Popoli, forti di sacri diritti come noi

siamo; altri che si riscattasse Venezia a danaro; altri esultare ogni

giorno all'annunzio che si commetterebbero le sorti d'Italia a un

Convegno di despoti, ed altri prostituire l'umana parola fino a

paragonare alle creazioni di Michelangelo l'uomo per il cui cenno

caddero migliaja di libere vite in Roma e Parigi;--poi, quando un popolo

spense, in modo non giusto, _una_ vita di tristo, diventarono a un

tratto ipocriti di virtù e di clemenza, dichiararono disonorata l'Italia

e lamentarono, come se il mondo andasse sossopra.

E parve una danza di streghe dell'intelletto.

E al soffio gelato di quelle codarde dottrine, io vidi inaridirsi

l'entusiasmo, incadaverire l'anime più generose, ed uomini, che avevano

insieme a me consacrato metà della vita a suscitare i giovani alla vera

fede, patteggiare, nell'altra metà, coi capi degli idolatri, ed erger

cattedra a distruggere l'opera propria; ond'io sentii nell'anima

solitaria quel dolore che labbro non può ridire.

E pochi tra voi protestarono, sterilmente dignitosi, col silenzio, ma i

più cedettero, però che poche siano sulla nostra terra quelle anime che

ritraggono della natura degli angeli, e poche quelle che rivelano natura

pervertita di demoni, ma innumerevoli le anime dei fiacchi, che seguono

la corrente ovunque essa mova e alternano di continuo fra il bene ed il

male.

Or io vi dico:

In verità, in verità, così non si fonda Nazione; così si disfanno e si

disonorano i Popoli.

Tornate ai consigli dei vostri Martiri. Prostratevi tre volte sulle loro

tombe e tre volte supplicate, commossi di pentimento, perch'essi spirino

in voi la forza della quale mancaste. Poi sorgete e, afferrato, come

Cristo, il flagello, cacciate inesorabili fino all'ultimo i trafficatori

di sofismi, di protocolli e d'_accoglienze_ mutate in _accettazioni_,

dal Tempio contaminato della coscienza italiana. E dei libri, diarî e

libercoli di che essi appestarono la nostra contrada, fate cartuccie.

Voi non avrete d'ora innanzi, se vorrete davvero redimervi, altra via

che la linea retta, altra scienza che la verità senza veli, altra

tattica che il coraggio e l'ardire, altro Dio che il Dio della Giustizia

e delle Battaglie.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 140 / 227 题