Ed io raccolsi, o giovani d'Italia, questi ricordi dalle sepolture degli
uomini che morirono per voi, interrogate con fremito di riverenza e con
un amore per voi tutti che nulla può spegnere. Però che, come pietre
miliari che segnano la via al grande intento, o più veramente come le
stelle che c'insegnano, splendendo nei cieli mentre la tenebra fascia la
terra, la virtù della serena costanza nella sventura, apparvero sempre
di tempo in tempo, fra gli errori dei padri, uomini puri d'ogni falsa
scienza e d'ogni egoismo, i quali da Arnaldo e Crescenzio fino a
Bentivegna e Carlo Pisacane, raccolsero nelle grandi anime loro la voce
che la Patria manda invano da secoli a voi, e mantennero incontaminata
la tradizione del Genio Italiano: e, con essi, i martiri del pensiero
che soggiacquero, per calunnie, ingratitudine e oblio, alle torture
dell'anima, gravi quanto quelle del corpo. E ogni qual volta il Popolo
d'Italia, trasalendo sotto il suo lenzuolo di morte, protestò, dalla
Lega Lombarda e dai Vespri fino alle Cinque Giornate, in nome della
grandezza passata e della futura, fu visitato dallo spirito che visse
negli uomini dei quali io parlo.
E i giovani d'Italia, che furono innanzi a voi, avevano, or corre quasi
un terzo di secolo, raccolto quei ricordi con me. E con me avevano fatto
giuramento solenne di non obliarli[143].
Ma poi, simile a nembo di locuste su campo fecondo, s'addensò sulla
regione Subalpina una gente senza fede, senza tombe di martiri, senza
tradizione fuorchè di tempi nei quali il servaggio si era abbarbicato
alle menti, che fece suo studio e vanto deridere quei santi ricordi e
l'entusiasmo dei giovani e la solennità dei giuramenti prestati. E si
diffuse rapida su tutte le città d'Italia come lebbra su forma umana o
crittogama sulle piante.
E fu veramente ed è tuttavia la crittogama o lebbra dell'anime.
Gente di mezzo intelletto, di mezza scienza e di nessun core. E gli uni
si chiamarono _Dottrinarî_, ciò che significa uomini che millantano
dottrina e non l'hanno: gli altri, _moderati_ o fautori del _giusto
mezzo_, cioè tentennanti sempre tra la virtù e il vizio, tra la verità e
la menzogna; ed altri, _pratici_ e aborrenti dalle teorie, cioè corpi
senza anima e cadaveri galvanizzati; ed altri con altro nome. Ma tutti
si riconoscevano, siccome appartenenti alla stessa gente, dal nome
barbaro d'_opportunisti_, cioè diseredati d'iniziativa, eternamente
passivi e presti a fare solamente quand'altri ha fatto.
E rinnegarono il culto puro di Dio per adorare idoli di loro fattura,
come gli Ebrei nel deserto.
E gli uni si prostrarono davanti a un idolo che chiamarono Forza, gli
altri davanti a un altro che chiamarono _Tattica_, ed altri davanti al
pessimo fra tutti gl'idoli che ha nome _Lucro_.
E i primi escirono, strisciando siccome vermi che pullulano dal cadavere
d'un Potente, dalla sepoltura di Napoleone; i secondi escirono dalla
sepoltura profanata d'un nostro Grande frainteso, che, dopo aver patito
tortura per la libertà della Patria, l'aveva veduta morire, e assiso sul
suo cadavere s'era fatto storico delle cagioni della sua morte; gli
altri escirono ed escono dal fango dove brulicano gli insetti senza
nome, la cui vita non guarda al di là dell'ora che fugge.
E insegnarono che solo diritto è il _fatto_, e solo creatore del _fatto_
l'arsenale dove s'accumulano strumenti di guerra; e le idee essere
nulla, e i grossi battaglioni d'assoldati ogni cosa: dimenticando come
il Potente dalla doppia vita, ch'ebbe ad arsenale l'Europa e ad esercito
gli eserciti di tutte le genti d'Europa, giacesse cadavere di
prigioniero in Sant'Elena, per avere, com'ei ripeteva morente, camminato
a ritroso delle _idee_ del secolo.
Insegnarono, bestemmiando, che la virtù è nome vano, che la moralità e
la politica non sono sorelle, che il vero e l'errore sono egualmente
buoni, a seconda dei casi; e architettarono le teorie dei _delitti
utili_ e della _menzogna opportuna_, ed altre siffatte, predicando gli
uomini doversi adattare ai tempi, come se i tempi creassero gli uomini,
e non questi i tempi.
Insegnarono che i popoli possono redimersi gridando or _viva Cristo_ or
_viva Barabba_, e che il bandir oggi l'infamia e il capestro a Giuda, e
inneggiarlo _magnanimo_ e _augusto_ domani, e pianger pianto di
tenerezza per papa o re, susurrando all'orecchio degli avversi:
_lasciate fare; forti, li rovescieremo;_ e accarezzare un dì i Popoli, e
l'altro, gli oppressori dei Popoli, e prima la Polonia, poi il carnefice
della Polonia, e invocare la libera Inghilterra un giorno per maledirla
_perfida Albione_ appena giovi ad accattare il favore della Francia, è
scienza di Stato: non avvedendosi che a quel modo si perde in ultimo
l'ajuto di principi e Popoli, come gente che; non avendo fede, non ne
merita alcuna.
Insegnarono che alcuni popoli avendo, quando l'Europa intera era barbara
o semibarbara, conquistato lentamente e faticosamente, prima un grado di
civiltà, poi un altro ed un altro, tutti i popoli, comunque sorgenti a
Nazione in seno ad una Europa incivilita, devono salire quella scala da
capo, come se l'esperienza degli uni non dovesse fruttare agli altri, e
le verità scoperte da un Popolo non fossero scoperte per tutti, e il
faro acceso da una mano provvida tra le roccie marine non diffondesse
lume e consiglio ad ogni navigatore che navighi per quella via.
Insegnarono che indipendenza può conquistarsi senza Unità e senza vita
di liberi, come se lo schiavo in casa potesse mai esser libero
dall'usurpazione altrui, come se l'animale aggiogato potesse accettare
un padrone e respinger l'altro, come se importasse combattere per
scegliere tra padrone e padrone.
E insegnarono le tre Italie, le quattro Italie, le cinque Italie, e il
forte Regno del Nord, e la Confederazione con semi-libertà a
Settentrione, e tirannide a Mezzogiorno, e autocrazia al Centro--che è
il sacco del parricida--come se Dio avesse creato l'Italia a spicchî; e
dimentichi che anche quel Grande frainteso, invocato da essi come
maestro, additava, supremo rimedio a tutte le piaghe di Italia, l'Unità
Nazionale.
E questa essi chiamarono scienza, ma io la chiamo impostura di falsi
profeti e rintonaco di sepolcri.
E dacchè Cristo v'insegnava di scernere i veri e i falsi profeti dai
frutti dell'opere loro, voi dovete guardare ai fatti che quelle loro
dottrine hanno generato finora; e sono: la consegna di Milano,
l'abbandono di Roma e la pace di Villafranca.
Ma poi che la costanza non è ancora virtù di popoli, e voi seduceva il
fascino della novità, e quelle dottrine blandivano nei più l'inconscia
tendenza ad accettare le vie che pajono più facili e richiedono minore
potenza di sacrificio, io vidi gemendo tutta una generazione distaccarsi
dalle tombe de' suoi martiri e plaudire insana ai falsi profeti e
seguirne le torte vie.
Allora ogni idea di rettitudine e di dignità d'anima fu smarrita, e le
menti s'abbujarono d'ogni sorta d'errori, tanto che s'udirono, senza
nota di pubblica infamia, fra gli adepti degli idolatri, scribi di diarî
e libercoli, taluni proporre che si comprasse indipendenza dall'Austria
a prezzo della libertà d'altri Popoli, forti di sacri diritti come noi
siamo; altri che si riscattasse Venezia a danaro; altri esultare ogni
giorno all'annunzio che si commetterebbero le sorti d'Italia a un
Convegno di despoti, ed altri prostituire l'umana parola fino a
paragonare alle creazioni di Michelangelo l'uomo per il cui cenno
caddero migliaja di libere vite in Roma e Parigi;--poi, quando un popolo
spense, in modo non giusto, _una_ vita di tristo, diventarono a un
tratto ipocriti di virtù e di clemenza, dichiararono disonorata l'Italia
e lamentarono, come se il mondo andasse sossopra.
E parve una danza di streghe dell'intelletto.
E al soffio gelato di quelle codarde dottrine, io vidi inaridirsi
l'entusiasmo, incadaverire l'anime più generose, ed uomini, che avevano
insieme a me consacrato metà della vita a suscitare i giovani alla vera
fede, patteggiare, nell'altra metà, coi capi degli idolatri, ed erger
cattedra a distruggere l'opera propria; ond'io sentii nell'anima
solitaria quel dolore che labbro non può ridire.
E pochi tra voi protestarono, sterilmente dignitosi, col silenzio, ma i
più cedettero, però che poche siano sulla nostra terra quelle anime che
ritraggono della natura degli angeli, e poche quelle che rivelano natura
pervertita di demoni, ma innumerevoli le anime dei fiacchi, che seguono
la corrente ovunque essa mova e alternano di continuo fra il bene ed il
male.
Or io vi dico:
In verità, in verità, così non si fonda Nazione; così si disfanno e si
disonorano i Popoli.
Tornate ai consigli dei vostri Martiri. Prostratevi tre volte sulle loro
tombe e tre volte supplicate, commossi di pentimento, perch'essi spirino
in voi la forza della quale mancaste. Poi sorgete e, afferrato, come
Cristo, il flagello, cacciate inesorabili fino all'ultimo i trafficatori
di sofismi, di protocolli e d'_accoglienze_ mutate in _accettazioni_,
dal Tempio contaminato della coscienza italiana. E dei libri, diarî e
libercoli di che essi appestarono la nostra contrada, fate cartuccie.
Voi non avrete d'ora innanzi, se vorrete davvero redimervi, altra via
che la linea retta, altra scienza che la verità senza veli, altra
tattica che il coraggio e l'ardire, altro Dio che il Dio della Giustizia
e delle Battaglie.