V.

Non sia fraintesa, o fratelli, la mia parola da voi. Io so che da quando

l'Uomo che più amò sulla Terra protese di sulla croce le braccia quasi a

stringere in amplesso tutti i viventi e proferì la parola ignota ai

secoli che lo precedettero: _perchè tutti, o Padre, siam uno in te_, Dio

decretò che la voce _straniero_, come abitatore di terra diversa,

passerebbe dalla favella degli uomini, e solo straniero sarebbe il

malvagio.

Ma se voi guarderete attenti per entro le pagine della storia, vedrete

che appunto in quel tempo cominciò a prepararsi visibile quel moto delle

razze umane che dovea conchiudersi col loro riparto ordinato sulle varie

terre d'Europa a seconda del disegno che il dito di Dio scolpiva, fin da

quando la sottrasse alle acque, sulla sua superficie.

Allora, quasi sommossa dall'eco di quella grande parola, la terra

sobbollì d'un immenso fermento. E come due Mari che si contendessero il

dominio dell'abisso, una metà del genere umano si rovesciò sull'altra

metà.

E dall'estremo settentrione, dall'oriente, da tutti i punti, come

sospinte da non so quale tempesta divina, tribù d'uomini strane e fino

allora ignote apparvero ad una ad una, sospingendosi, accavallandosi a

guisa d'onde gigantesche l'una sull'altra, avviate da un'arcana potenza

alla volta della Città dai sette Colli, nella quale l'idea di Patria

s'era incarnata da secoli.

E là s'urtavano, si mescevano, si confondevano, struggendo e

struggendosi. Era come un rotearsi d'elementi diversi per entro un caos

infinito; e gli uomini, impauriti, credevano imminente la fine del

Mondo, ma era invece la nascita d'un nuovo Mondo, che s'elaborava in

grembo a quel caos.

E dopo cento anni e più di quel rimescolamento di genti senza nome e

senza missione visibile, come un tempo la piena dell'acqua che ricopriva

il globo si concentrava, retrocedendo, in laghi, fiumi ed oceani, si

videro emergere dal turbinìo delle moltitudini i Popoli, collocati a

seconda delle loro tendenze e del disegno di Dio dentro a certi confini.

E gli uni si chiamavano Ispani e gli altri Britanni ed altri Franchi,

altri, Germani, altri Polacchi, Moscoviti o con altri nomi.

E sulla fronte a ciascuno splendeva un segno di _missione speciale_: un

segno che sulla fronte al Britanno diceva: _Industria e Colonie_; sulla

fronte al Polacco: _Iniziazione Slava_; sulla fronte al Moscovita:

_Incivilimento dell'Asia_; sulla fronte al Germano: _Pensiero_; sulla

fronte al Franco: _Azione_; e così di Popolo in Popolo.

E quel segno era la Patria: la Patria di ciascun Popolo; il battesimo,

il simbolo della sua vita inviolabile fra le Nazioni.

E come, nella lingua che si parla in cielo e della quale noi adoriamo

un'eco sotto il nome di Musica, molte note formano l'accordo--come di

molte parole, ciascuna esprimente una idea, si compone progressivamente

la formula Religiosa che rappresenta d'epoca in epoca il Verbo di Dio

sulla Terra--così l'insieme di tutte quelle missioni compite in bella e

santa armonia pel bene comune rappresenterà un giorno la Patria di

_tutti_, la Patria delle Patrie, l'UMANITÀ.

E solamente allora la parola _straniero_ passerà dalla favella degli

uomini; e l'uomo saluterà l'uomo, da qualunque parte gli si moverà

incontro, col dolce nome di fratello.

Così Dio v'insegna attraverso la Storia, ch'è l'incarnazione successiva

del suo disegno, che voi non conquisterete l'Umanità se non quando

ciascun Popolo avrà conquistata la Patria.

Però che l'_individuo_ non può sperare di tradurre in atto, da sè solo e

colle sue fiacche forze, il vasto concetto della fratellanza di tutti;

ma gli è necessario ajutarsi delle forze, del consiglio e dell'opera di

quanti hanno con lui comuni lingua, tendenze, tradizione, affetti e

agevolezza di consorzio civile.

E chi volesse tentare senza quell'ajuto l'impresa, somiglierebbe colui

che volesse smovere l'inerzia d'un immenso ostacolo con una leva senza

punto d'appoggio. La Patria è il punto d'appoggio della leva che si

libra tra l'individuo e l'Umanità.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 136 / 227 题