Non sia fraintesa, o fratelli, la mia parola da voi. Io so che da quando
l'Uomo che più amò sulla Terra protese di sulla croce le braccia quasi a
stringere in amplesso tutti i viventi e proferì la parola ignota ai
secoli che lo precedettero: _perchè tutti, o Padre, siam uno in te_, Dio
decretò che la voce _straniero_, come abitatore di terra diversa,
passerebbe dalla favella degli uomini, e solo straniero sarebbe il
malvagio.
Ma se voi guarderete attenti per entro le pagine della storia, vedrete
che appunto in quel tempo cominciò a prepararsi visibile quel moto delle
razze umane che dovea conchiudersi col loro riparto ordinato sulle varie
terre d'Europa a seconda del disegno che il dito di Dio scolpiva, fin da
quando la sottrasse alle acque, sulla sua superficie.
Allora, quasi sommossa dall'eco di quella grande parola, la terra
sobbollì d'un immenso fermento. E come due Mari che si contendessero il
dominio dell'abisso, una metà del genere umano si rovesciò sull'altra
metà.
E dall'estremo settentrione, dall'oriente, da tutti i punti, come
sospinte da non so quale tempesta divina, tribù d'uomini strane e fino
allora ignote apparvero ad una ad una, sospingendosi, accavallandosi a
guisa d'onde gigantesche l'una sull'altra, avviate da un'arcana potenza
alla volta della Città dai sette Colli, nella quale l'idea di Patria
s'era incarnata da secoli.
E là s'urtavano, si mescevano, si confondevano, struggendo e
struggendosi. Era come un rotearsi d'elementi diversi per entro un caos
infinito; e gli uomini, impauriti, credevano imminente la fine del
Mondo, ma era invece la nascita d'un nuovo Mondo, che s'elaborava in
grembo a quel caos.
E dopo cento anni e più di quel rimescolamento di genti senza nome e
senza missione visibile, come un tempo la piena dell'acqua che ricopriva
il globo si concentrava, retrocedendo, in laghi, fiumi ed oceani, si
videro emergere dal turbinìo delle moltitudini i Popoli, collocati a
seconda delle loro tendenze e del disegno di Dio dentro a certi confini.
E gli uni si chiamavano Ispani e gli altri Britanni ed altri Franchi,
altri, Germani, altri Polacchi, Moscoviti o con altri nomi.
E sulla fronte a ciascuno splendeva un segno di _missione speciale_: un
segno che sulla fronte al Britanno diceva: _Industria e Colonie_; sulla
fronte al Polacco: _Iniziazione Slava_; sulla fronte al Moscovita:
_Incivilimento dell'Asia_; sulla fronte al Germano: _Pensiero_; sulla
fronte al Franco: _Azione_; e così di Popolo in Popolo.
E quel segno era la Patria: la Patria di ciascun Popolo; il battesimo,
il simbolo della sua vita inviolabile fra le Nazioni.
E come, nella lingua che si parla in cielo e della quale noi adoriamo
un'eco sotto il nome di Musica, molte note formano l'accordo--come di
molte parole, ciascuna esprimente una idea, si compone progressivamente
la formula Religiosa che rappresenta d'epoca in epoca il Verbo di Dio
sulla Terra--così l'insieme di tutte quelle missioni compite in bella e
santa armonia pel bene comune rappresenterà un giorno la Patria di
_tutti_, la Patria delle Patrie, l'UMANITÀ.
E solamente allora la parola _straniero_ passerà dalla favella degli
uomini; e l'uomo saluterà l'uomo, da qualunque parte gli si moverà
incontro, col dolce nome di fratello.
Così Dio v'insegna attraverso la Storia, ch'è l'incarnazione successiva
del suo disegno, che voi non conquisterete l'Umanità se non quando
ciascun Popolo avrà conquistata la Patria.
Però che l'_individuo_ non può sperare di tradurre in atto, da sè solo e
colle sue fiacche forze, il vasto concetto della fratellanza di tutti;
ma gli è necessario ajutarsi delle forze, del consiglio e dell'opera di
quanti hanno con lui comuni lingua, tendenze, tradizione, affetti e
agevolezza di consorzio civile.
E chi volesse tentare senza quell'ajuto l'impresa, somiglierebbe colui
che volesse smovere l'inerzia d'un immenso ostacolo con una leva senza
punto d'appoggio. La Patria è il punto d'appoggio della leva che si
libra tra l'individuo e l'Umanità.