IV.

Come sasso che, precipitato dall'alto, rotoli a valle, raccoglie

scendendo ogni mota e sozzura che incontra sulla sua via e giunge al

fondo doppio di lurida mole, così la colpa inespiata dei padri,

trasmessa in voi di generazione in generazione, si è ingigantita di

corruttela e s'è fatta delitto mortale.

Però che i vostri padri non avevano, quando chiamavano gli stranieri,

coscienza di Patria comune: ma li chiamavano a sostenere cupidigie di

dominazioni e disegni torbidi di tirannide sui vicini. Voi millantate

intelletto ed amore di Patria, e chiamate, per codarda sfiducia e

temenza di sacrifici, gli uomini dell'altre terre a edificarvela.

Essi erano increduli e ignari; voi siete consapevoli profanatori.

E i vostri padri, quando gli stranieri invocati calpestavano di

soverchio gl'improvvidi invocatori o insolentivano sui loro averi o sui

loro affetti, sentivano a rinsuperbirsi dentro l'orgoglio e le fiere

passioni degl'Italiani, e davano loro ricordi di sangue, pei quali

suonano tuttavia tremendi i nomi di Legnano, di Palermo, di Forlì. Ma

voi sceglieste in questi ultimi tempi, fra i potenti stranieri, a

simbolo delle vostre speranze di Patria, quello appunto dalle cui mani

gronda il sangue dei migliori tra i vostri giovani di dieci anni

addietro, spenti in Roma per l'armi sue, onde si riponesse in seggio

quel Vicario del Genio del Male, il cui nome suona negazione di Patria e

di Libertà.

E lo circondaste dell'entusiasmo con cui i buoni salutano in terra il

Genio consecrato dalla Virtù; baciaste il lembo della sua veste usurpata

e intrisa di sangue di prodi e pianto di madri, e lo adoraste siccome

idolatri diseredati di Dio e d'ogni lume di Verità e di Giustizia.

Quel giorno, l'anime dei vostri martiri si velarono, per dolore e

vergogna, coll'ali; e le catene che ricingono i languenti nelle prigioni

per voi, solcarono di solco più grave le loro membra; e gli angioli

piansero in cielo; e i popoli in terra vi sospettarono indegni per

sempre d'assidervi, eguali, alla libera mensa delle Nazioni.

Però che quell'uomo, mandato in terra sì come castigo alla Francia e

perchè i popoli si ravvedano d'ogni culto idolatra d'un nome

nell'avvenire, è il peggiore fra quanti tormentano in oggi l'Europa. Il

suo Genio è la conoscenza del male: la sua parola, menzogna: la sua

forza, tradimento e disprezzo d'ogni cosa nella quale gli uomini

ripongono fede ed amore. L'anima sua si libra, come pendolo nelle mani

di Satana, fra il Calcolo e la Voluttà. L'opere sue sono di volpe e di

jena.

E la sua tomba non avrà nome, ma solo due date: 1849-1851.

E le madri l'additeranno, passando, per lunghi anni ai loro bambini come

_la tomba dello Spergiuro_.

E a voi che, dopo averlo maledetto in nome di Roma e di Parigi, lo

acclamaste, in nome dei suoi cannoni e dei suoi fucilieri d'Africa,

magnanimo e redentore, bisogneranno molte e molte opere sublimi di

grandezza e di sacrificio, perchè l'Angelo dell'Espiazione cancelli dal

libro della vostra vita quel ricordo di colpa e di disonore.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 135 / 227 题