Come sasso che, precipitato dall'alto, rotoli a valle, raccoglie
scendendo ogni mota e sozzura che incontra sulla sua via e giunge al
fondo doppio di lurida mole, così la colpa inespiata dei padri,
trasmessa in voi di generazione in generazione, si è ingigantita di
corruttela e s'è fatta delitto mortale.
Però che i vostri padri non avevano, quando chiamavano gli stranieri,
coscienza di Patria comune: ma li chiamavano a sostenere cupidigie di
dominazioni e disegni torbidi di tirannide sui vicini. Voi millantate
intelletto ed amore di Patria, e chiamate, per codarda sfiducia e
temenza di sacrifici, gli uomini dell'altre terre a edificarvela.
Essi erano increduli e ignari; voi siete consapevoli profanatori.
E i vostri padri, quando gli stranieri invocati calpestavano di
soverchio gl'improvvidi invocatori o insolentivano sui loro averi o sui
loro affetti, sentivano a rinsuperbirsi dentro l'orgoglio e le fiere
passioni degl'Italiani, e davano loro ricordi di sangue, pei quali
suonano tuttavia tremendi i nomi di Legnano, di Palermo, di Forlì. Ma
voi sceglieste in questi ultimi tempi, fra i potenti stranieri, a
simbolo delle vostre speranze di Patria, quello appunto dalle cui mani
gronda il sangue dei migliori tra i vostri giovani di dieci anni
addietro, spenti in Roma per l'armi sue, onde si riponesse in seggio
quel Vicario del Genio del Male, il cui nome suona negazione di Patria e
di Libertà.
E lo circondaste dell'entusiasmo con cui i buoni salutano in terra il
Genio consecrato dalla Virtù; baciaste il lembo della sua veste usurpata
e intrisa di sangue di prodi e pianto di madri, e lo adoraste siccome
idolatri diseredati di Dio e d'ogni lume di Verità e di Giustizia.
Quel giorno, l'anime dei vostri martiri si velarono, per dolore e
vergogna, coll'ali; e le catene che ricingono i languenti nelle prigioni
per voi, solcarono di solco più grave le loro membra; e gli angioli
piansero in cielo; e i popoli in terra vi sospettarono indegni per
sempre d'assidervi, eguali, alla libera mensa delle Nazioni.
Però che quell'uomo, mandato in terra sì come castigo alla Francia e
perchè i popoli si ravvedano d'ogni culto idolatra d'un nome
nell'avvenire, è il peggiore fra quanti tormentano in oggi l'Europa. Il
suo Genio è la conoscenza del male: la sua parola, menzogna: la sua
forza, tradimento e disprezzo d'ogni cosa nella quale gli uomini
ripongono fede ed amore. L'anima sua si libra, come pendolo nelle mani
di Satana, fra il Calcolo e la Voluttà. L'opere sue sono di volpe e di
jena.
E la sua tomba non avrà nome, ma solo due date: 1849-1851.
E le madri l'additeranno, passando, per lunghi anni ai loro bambini come
_la tomba dello Spergiuro_.
E a voi che, dopo averlo maledetto in nome di Roma e di Parigi, lo
acclamaste, in nome dei suoi cannoni e dei suoi fucilieri d'Africa,
magnanimo e redentore, bisogneranno molte e molte opere sublimi di
grandezza e di sacrificio, perchè l'Angelo dell'Espiazione cancelli dal
libro della vostra vita quel ricordo di colpa e di disonore.