Perchè voi mancaste e mancate tuttora di _fede_: di fede in voi stessi,
nel vostro Diritto, e nella vita collettiva e nella missione della
Nazione: Dio visita in voi un'antica colpa dei Padri che finora non
cancellaste.
I Padri vostri non ebbero _coscienza_ di Patria. La vita fremente in
_ciascuno_ d'essi era tanta, che essi si diedero ad adorarne la potenza
incarnata nell'individuo: dissero _io_, non _noi_. E disertarono
l'altare del Dio di tutti per farsi idolatri, gli uni della loro Città,
gli altri della loro Compagnia, altri dell'Arte che li inspirava, altri
d'altro: dimentichi tutti della Madre comune.
E perchè ogni vita, comunque potente, incontra, se non si rinnovi al
latte della Madre comune che ha nome Patria, la debolezza tra via, alla
grandezza d'una città sorse contro nimica la grandezza d'un'altra, alla
forza d'una mano di prodi quella d'altra mano di prodi, e all'ardito
concetto dell'artefice l'impotenza dei mezzi a tradurlo in atto, i
vostri padri, invece di stringersi a concordia e cercar l'incremento
della forza di ciascuno nella forza di tutti, pensarono di vincersi gli
uni cogli altri procacciandosi l'ajuto dello straniero.
E gli uni chiamarono in ajuto d'oltr'alpe i figli della Germania ed
altri i Franchi ed altri gl'Ispani. E taluni, che si dissero Vicarî di
Dio sulla terra e furono veramente, negli ultimi seicento anni, Vicarî
del Genio del Male, fecero scienza di quel peccato, e divisarono modo
per cui due almeno di quei popoli stranieri si trovassero sempre a
fronte l'uno dell'altro sulla nostra terra, tanto che nessuno potesse
mai riunire in uno le membra sparte d'Italia, ed essi potessero
tiranneggiare securi sovra una parte o sull'altra.
E per oltre a trecento anni, divisi in parti nomate di nomi non nostri,
i fratelli scannarono i fratelli con lancie e spade straniere. Dio torse
allora il suo sguardo da noi e decretò, espiazione al fratricidio, una
servitù d'oltre a trecento anni per tutti.
Però che quelle genti straniere, stanche di combattersi, si partirono le
terre nostre come i crocefissori le vestimenta di Cristo, e s'assisero
dominatrici le une al mezzogiorno, l'altre al settentrione, ed altre sul
core d'Italia. E i primi che segnarono il patto nefando furono un
Imperatore di quella Casa maledetta in Europa che gli uomini chiamano
d'Austria, e uno di quei Vicarî del Genio del Male dei quali fu detto
poc'anzi. E lo segnarono sul cadavere d'una delle più generose nostre
città, che ultima aveva serbato in Italia la sacra scintilla della
libera vita.
Ma quella città aveva, duecento ventotto anni innanzi, condannato
all'esilio e alle pene dei malfattori l'uomo il più potente che mai si
fosse in Italia per intelletto ed amore, il quale fu il primo Apostolo
dell'Unità della Patria e padre di quanti esularono più dopo per essa.
Ora voi durate anch'oggi nella colpa dei padri; e immemori dei trecento
anni di guerra fraterna che inaffiarono il vostro terreno di sangue,
immemori dei trecento anni di muto e codardo servaggio che li seguirono,
immemori degli insegnamenti che vi diedero, da quel primo Potente in
poi, i vostri Grandi di mente e i martiri che patirono per infondervi la
coscienza della vostra forza, aspettate la Patria, in sembianza di
mendicanti, dal beneplacito dello straniero. Però Dio vi contende la
Patria, e vi condanna a trascinarvi di sogno in sogno, di delusione in
delusione, poveri Israeliti delle Nazioni, finchè, rinsaviti, non
sentiate la forza ch'è in voi, e non diciate, colla fronte levata al
cielo e colle destre impalmate sulle sepolture di quei che morirono per
insegnarvi a combattere e vincere: _col nostro sangue, coll'armi nostre,
o Signore: ecco, noi incrocicchiamo, fratelli e pentiti, in nome del
Dovere e del Diritto Italiano, le spade, perchè tu benedica dall'alto le
sante nostre battaglie_.