III.

Perchè voi mancaste e mancate tuttora di _fede_: di fede in voi stessi,

nel vostro Diritto, e nella vita collettiva e nella missione della

Nazione: Dio visita in voi un'antica colpa dei Padri che finora non

cancellaste.

I Padri vostri non ebbero _coscienza_ di Patria. La vita fremente in

_ciascuno_ d'essi era tanta, che essi si diedero ad adorarne la potenza

incarnata nell'individuo: dissero _io_, non _noi_. E disertarono

l'altare del Dio di tutti per farsi idolatri, gli uni della loro Città,

gli altri della loro Compagnia, altri dell'Arte che li inspirava, altri

d'altro: dimentichi tutti della Madre comune.

E perchè ogni vita, comunque potente, incontra, se non si rinnovi al

latte della Madre comune che ha nome Patria, la debolezza tra via, alla

grandezza d'una città sorse contro nimica la grandezza d'un'altra, alla

forza d'una mano di prodi quella d'altra mano di prodi, e all'ardito

concetto dell'artefice l'impotenza dei mezzi a tradurlo in atto, i

vostri padri, invece di stringersi a concordia e cercar l'incremento

della forza di ciascuno nella forza di tutti, pensarono di vincersi gli

uni cogli altri procacciandosi l'ajuto dello straniero.

E gli uni chiamarono in ajuto d'oltr'alpe i figli della Germania ed

altri i Franchi ed altri gl'Ispani. E taluni, che si dissero Vicarî di

Dio sulla terra e furono veramente, negli ultimi seicento anni, Vicarî

del Genio del Male, fecero scienza di quel peccato, e divisarono modo

per cui due almeno di quei popoli stranieri si trovassero sempre a

fronte l'uno dell'altro sulla nostra terra, tanto che nessuno potesse

mai riunire in uno le membra sparte d'Italia, ed essi potessero

tiranneggiare securi sovra una parte o sull'altra.

E per oltre a trecento anni, divisi in parti nomate di nomi non nostri,

i fratelli scannarono i fratelli con lancie e spade straniere. Dio torse

allora il suo sguardo da noi e decretò, espiazione al fratricidio, una

servitù d'oltre a trecento anni per tutti.

Però che quelle genti straniere, stanche di combattersi, si partirono le

terre nostre come i crocefissori le vestimenta di Cristo, e s'assisero

dominatrici le une al mezzogiorno, l'altre al settentrione, ed altre sul

core d'Italia. E i primi che segnarono il patto nefando furono un

Imperatore di quella Casa maledetta in Europa che gli uomini chiamano

d'Austria, e uno di quei Vicarî del Genio del Male dei quali fu detto

poc'anzi. E lo segnarono sul cadavere d'una delle più generose nostre

città, che ultima aveva serbato in Italia la sacra scintilla della

libera vita.

Ma quella città aveva, duecento ventotto anni innanzi, condannato

all'esilio e alle pene dei malfattori l'uomo il più potente che mai si

fosse in Italia per intelletto ed amore, il quale fu il primo Apostolo

dell'Unità della Patria e padre di quanti esularono più dopo per essa.

Ora voi durate anch'oggi nella colpa dei padri; e immemori dei trecento

anni di guerra fraterna che inaffiarono il vostro terreno di sangue,

immemori dei trecento anni di muto e codardo servaggio che li seguirono,

immemori degli insegnamenti che vi diedero, da quel primo Potente in

poi, i vostri Grandi di mente e i martiri che patirono per infondervi la

coscienza della vostra forza, aspettate la Patria, in sembianza di

mendicanti, dal beneplacito dello straniero. Però Dio vi contende la

Patria, e vi condanna a trascinarvi di sogno in sogno, di delusione in

delusione, poveri Israeliti delle Nazioni, finchè, rinsaviti, non

sentiate la forza ch'è in voi, e non diciate, colla fronte levata al

cielo e colle destre impalmate sulle sepolture di quei che morirono per

insegnarvi a combattere e vincere: _col nostro sangue, coll'armi nostre,

o Signore: ecco, noi incrocicchiamo, fratelli e pentiti, in nome del

Dovere e del Diritto Italiano, le spade, perchè tu benedica dall'alto le

sante nostre battaglie_.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 134 / 227 题