VI.

Questa vostra nuova alleanza col Bonaparte, alla quale la vostra stampa

spianava da qualche tempo la via e che voi avete arditamente confessata

negli ultimi vostri discorsi alla Camera e più nei vostri atti,

dovrebbe, parmi, aprir gli occhî agli uomini che in buona fede sognano

tuttavia iniziatrice della emancipazione italiana la monarchia del

Piemonte. E dovrebbe aprirli sul valore del vostro senno politico. Fra i

Governi costituzionali e i dispotici, tra l'Inghilterra e l'Impero, voi

scegliete di stringervi alla tirannide dell'Impero, e vi stringete ad

essa quando appunto essa accenna a rovina.

Non so se gli uomini ai quali alludo si avvedano che l'alleanza col

Bonaparte vale inevitabilmente da parte vostra: accettazione

dell'assassinio di Roma:--negazione d'ogni unità o unificazione

italiana:--negazione di libertà per qualunque parte d'Italia

rovesciasse, sotto i vostri auspicî, il suo governo:--patto nefando di

promovere la dedizione del sud a un prefetto dell'Impero, Murat, purchè

il Bonaparte cooperi a che i dominî del re vostro s'impinguino dei

Ducati; dico dei Ducati e non d'altro, perchè le segrete millanterie sul

Lombardo-Veneto non sono per voi che artificio di chi chiede il più per

ottenere il meno più agevolmente. Nessuno può ragionevolmente supporre

che il Bonaparte, senza altro sostegno oggimai che i pretoriani e il

clero cattolico, getti disfida mortale a quest'ultimo, assalendo il

papato: nessuno, ch'ei possa mai offendere irreconciliabilmente

l'orgoglio francese, lasciando che un suo prefetto conceda a Napoli

libertà contese alla Francia: nessuno ch'ei, più corrivo di Lamartine,

v'ajuti a fondare nel nord dell'Italia un vasto e potente Regno,

minaccioso il dì dopo pei dominî ch'egli avrebbe impiantato nel sud. Gli

uomini che hanno votato con voi contro la offesa dignità del paese,

contro l'indipendenza dei giurati e della stampa, non per sola paura, ma

per conquistare alla causa italiana gli ajuti del Bonaparte, hanno

tradito, ad un'ora, Italia, logica e senno elementare politico.

Bonaparte tende a impiantare, scimmiottando Napoleone su scala pigmea,

la dinastia di Murat in Napoli. Odiatore cupo dell'Inghilterra d'antico,

riconcitato ad odio novello dalla civile condotta del popolo che ci

porge asilo, e certo di averlo dichiaratamente avverso ai suoi disegni

sul mezzogiorno d'Italia, ei cerca prepararsi una diversione contro

l'Inghilterra, stringendo un patto segreto con la Russia e suscitando

guerra in Oriente; un'altra contro l'Austria, spingendovi, quand'ei

faccia, a dimostrazioni che ne tengano a freno gli eserciti. Voi,

noncurante d'onore o di patria comune, avete accettato, in qualità di

cooperatore, il disegno, perchè ei vi ha promesso di ajutarvi ad

ampliare di zona più o meno angusta i dominî di casa Savoja. È questo il

segreto della vostra politica d'oggi. Voi lo negherete, come, giovandovi

della dimissione di un vostro collega, negaste la verità di un'altra mia

accusa, proferita, non contro voi individualmente, ma contro il vostro

governo: io lo affermo. Gli uomini che giudicheranno spassionatamente

fra voi e me, sanno che i segreti di Stato possono scoprirsi, non

documentarsi, e studieranno le prove del vero che io affermo nei menomi

atti dello Tsar di Russia, di quello di Francia e di voi.

Ministro di re costituzionale e promotore, per debito al principio che

rappresentate, d'interessi dinastici, voi cercate le vostre alleanze

esclusivamente fra i despoti. Italiano, e millantatore di concetti

emancipatori, voi tradite deliberatamente l'Italia, ripetendo la parte

di Lodovico il Moro; chiamando la tirannide straniera al di qua

dell'Alpi, e dando assenso a un nuovo dominio e ad una potente

influenza, difficile a sradicarsi, dove un Governo aborrito da tutti e

logorato da lungo tempo nell'opinione sta per cadere. Uomo di Stato e

pensatore politico, voi create al Governo inglese la necessità di

accostarsi all'Austria e condannate all'isolamento il Piemonte, il

giorno, inevitabile e non lontano, in cui sotto il colpo ardito di un

vendicatore, o sotto l'ira oggi visibilmente ridesta della Francia,

l'Impero mal sorto cadrà. Inaugurereste, se mai poteste riuscire, la più

tremenda guerra civile che mai si sia veduta in Italia. Intanto voi

mutilate, per compiacere al despota straniero, le libertà dello Stato:

inacerbite, con la persecuzione sistematica ai suoi giornali, i giusti

rancori di Genova, e stampate sulla fronte all'unico popolo italiano,

che rappresenti in faccia all'Europa il germe del nostro avvenire, la

vergogna di un'alleanza con l'uomo che uccise la libertà della propria

patria, e fece mietere in Roma il fiore dei nostri giovani. Questi sono,

mercè la vostra politica, i risultati di dieci anni di libera vita pel

Piemonte, considerato come provincia e, un tempo, come speranza

d'Italia!

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 118 / 227 题