Sì; l'impero si è chiarito menzogna. Voi lo formaste, o signore, ad
imagine vostra. Nessun uomo in Europa, nell'ultimo mezzo secolo, da
Talleyrand in fuori, ha mentito al pari di voi: e _in ciò_ sta il
segreto del vostro temporaneo potere. In questa nostra malferma e
scettica età, le menzogne sono agevolmente credute; senonchè non
approdano.
Voi, insieme con vostro fratello, chiamaste _causa sacra_, nel
1831[121], la insurrezione delle popolazioni romane contro il papa; dal
49 in poi voi infliggeste a quella causa l'insulto di _demagogica_.
In Arenemberg, nel 1833[122], diceste che, essendo ogni nobile anima
cacciata in esilio dai Governi, o perseguitata, andavate superbo di
appartenere alla tribù dei proscritti. Voi avete organizzato dappoi una
universale, incessante persecuzione contr'essi.
Nel 1836, allorchè, dopo l'attentato di Strasburgo, Luigi Filippo vi
bandì nell'America, vi dichiaraste conscio di esser _reo_ verso lui,
_profondamente commosso_ dalla sua _generosa clemenza_, e vincolato a
non più cospirargli contro[123]. Due anni dopo cospiravate dalla
Svizzera. Quattro anni dopo approdaste a Boulogne.
Nel 1848, vi affrettaste a Parigi, «per seguire la bandiera della
Repubblica, e darle prova di devozione»[124].
In quello stesso anno scriveste[125]:
«In presenza della sovranità nazionale non posso nè voglio reclamare
cosa alcuna oltre i diritti di cittadino francese».
Scriveste, come candidato alla presidenza in novembre[126]: «Non deve
esistere ambiguità fra me e voi. Io non sono uomo ambizioso che sogni
impero... Educato in libere terre e ammaestrato dalla sventura, rimarrò
sempre fedele ai doveri che la volontà dell'Assemblea e i vostri voti
m'impongono. Ove io fossi eletto presidente, m'impegnerei sull'onore a
cedere, dopo quattro anni, a chi mi succedesse, un potere fatto più
forte e la libertà intatta».
Scriveste come presidente in dicembre[127]: «Il giuramento da me
prestato prescrive la mia futura condotta..... Riguarderò nemici del
paese tutti coloro che tentassero di mutare con mezzi illegali ciò che
l'intera Francia ha decretato». Prima che queste parole fossero
proferite, Cavaignac aveva divisato una spedizione a Roma, solo a
tutelare la sicurezza personale del Papa. Voi biasimaste la proposta.
«Non potrei--diceste--dare mai il mio voto ad una dimostrazione
militare, nociva agli stessi interessi che è intesa a proteggere»[128].
Quattro mesi dopo le vostre truppe sbarcavano a Civitavecchia.
Dichiaraste nel 1849[129], in un proclama dettato al generale Oudinot,
che «non era vostro intento di esercitare su Roma una influenza
opprimente, nè d'imporle un governo contrario al volere del popolo». Tre
mesi appresso, Roma, il suo governo, la volontà del popolo, erano
inesorabilmente schiacciati. Indi a non molto, in agosto[130],
prometteste ottenerle «generale amnistia, amministrazione secolare,
leggi civili e liberale governo». Le vostre truppe sono ancora in Roma,
e nulla fu ottenuto, nè chiesto.
Nel 1849 concludeste il vostro primo messaggio[131], dicendo: «Saprò
meritare la fiducia della Nazione, conservando la costituzione che ho
giurata».
Nel 1850[132], proferiste solennemente questo parole: «Se nella
costituzione sono difetti e pericoli, è in potere di voi tutti il torli
via. Io solo, vincolato dal mio giuramento, mi sento in dovere di
tenermi strettamente nei limiti della medesima».
Nel 1851, pochi giorni prima del _colpo di stato_[133], voi diceste
all'esercito: «Non dimanderò altro da voi che i miei diritti
riconosciuti dalla costituzione».
E il 2 dicembre stesso, pendente ancora il risultato finale del disegno
di usurpazione, proclamaste che: «Era vostro dovere il proteggere la
repubblica»[134].
Indi sopravvennero la improvvisa violazione di ogni promessa giurata,
l'ambiziosa volontà di un solo sostituita alla volontà legalmente
espressa della nazione, il feroce appello alla forza brutale, gli ordini
inesorabili a Saint-Arnaud; l'Assemblea parte dispersa, parte
imprigionata, i generali arrestati; la _Francia cosacca_ avventata
contro la _Francia repubblicana_; Parigi data in preda ad una soldatesca
compra, briaca, incitata, feroce; il fuoco di linea nei Boulevards
contro una popolazione inerme, inoffensiva, il macello regolarmente
praticato a mettere terrore negli animi dei futuri elettori; donne e
fanciulli massacrati nelle loro case, fucilati i prigionieri, 2652
vittime[135]: 88 rappresentanti del popolo proscritti, 100 000 uomini
posti in prigione, deportati, confinati, senza pur mostra di giudizio:
infine il trionfo, e il simulacro della elezione.
E sopra un tale sistema di menzogne, sopra edificio sì fatto di fango e
di sangue, speraste inalzare una dinastia! Credeste che la idolatria
transitoria, prestata al successo da tutti i poteri che or sono, potesse
prevalere contro il marchio di Caino, che Dio e la eterna giustizia vi
stampavano in fronte!
V'ha tal cosa, o signore, che sta sopra al successo: Dio;--tale che è
più forte del fatto: il Diritto;--tale che è più alto e più durevole
d'ogni idolatria: il Tempo. Potreste voi balzar di trono Iddio?
Cancellare il diritto? Abolire il tempo? Perchè, sin che splenda lume di
verità dall'alto alle menti, e la idea del diritto alberghi nel cuore
dell'uomo e tempo sia dato agli eventi, nè vero o falso imperatore, nè
zio privilegiato di genio, nè satanicamente astuto nipote, possono nel
secolo XIX sostituire il proprio egoismo allo inoltrarsi provvidenziale
dell'umanità; nè può un individuo, per quanto sostenuto da bajonette e
da preti, farsi innanzi e dire: «io sono la mente irresponsabile,
maggiore d'ogni esame, di 35 000 000 di uomini», senza condannarsi a
cadere, esempio agli oppressori, insegnamento profondo agli oppressi.
Dopo il passo del Rubicone è il vindice pugnale di Bruto: dopo le
Tuileries, Sant'Elena: e, nell'intervallo, una breve, irrequieta, esosa
vicenda di paure e di rimorsi: indi la storia, la coscienza universale
del genere umano, che infama in eterno il tiranno. È legge; legge certa,
ineluttabile. Voi avete trafficato sul vizio e sulla debolezza; fatto
assegnamento sul terrore e sulla codardia: misurato, con l'occhio
penetrante del gran Dissolvitore, la scorza delle corruttele, in che il
materialismo del primo impero, quindici anni di gesuitica opposizione
monarchica, l'egoismo posto sul trono durante il regno di Luigi Filippo,
e i sogni anarchici di un socialismo settario, avvilupparono il core de'
vostri concittadini, e diceste a voi stesso: son miei. Dimenticaste che,
sotto la melmosa superficie, rimaneva non doma, non tocca, la nobile e
solida madre-terra di Francia, la terra che diè vita a Giovanna d'Arco,
e agli uomini giganti della Rivoluzione. Dimenticaste che l'Europa,
anche l'Europa ufficiale, atea, adoratrice del fatto, s'inchinerebbe a
voi sol quanto fosse richiesto dal progressivo pacifico incremento del
fatto medesimo, mentre ora la forza di questo, per minaccie e pericoli,
visibilmente declina. E dimenticaste che tra voi e l'Europa materialista
stanno uomini che voi non potete nè piegare nè frangere, la cui vita è
incarnazione di un principio, che agisce, da Maratona in poi, sulla
razza europea, e i quali riusciranno da ultimo più forti di voi perchè
non ruppero mai i loro giuramenti, e non combattono, come voi fate, per
mire egoiste e malvagie ambizioni. Noi, uomini del diritto e della
libertà, conquistammo l'Inquisizione e il grande Impero. Siatene certo,
o signore, noi vinceremo voi pure.
Vi avremmo già vinto se stato non fosse per l'Inghilterra.