Voi siete ingrato all'Inghilterra, o signore. Senza l'Inghilterra, senza
l'ajuto che, in un malaugurato momento, il Governo inglese vi porse, non
sareste più da gran tempo. Voi dovete all'Inghilterra quella specie di
adozione fra i poteri costituiti di Europa, che, solo, non avreste mai
conquistata. L'alleanza inglese ha tenuto in freno sin qui l'Italia e la
Francia. A voi piace oggi por ciò in oblìo. Alludete sovente ai vantaggi
procacciati dall'alleanza agli Inglesi, e ne parlate come di evento
concepito e creato da voi. Ambo le asserzioni sono false. E dacchè molti
Inglesi sono proni a lasciarsi ancora ingannare dall'audacia delle
vostre parole, non sarà senza frutto ch'io qui, in nome della verità,
suggelli la mia doppia protesta contr'esse.
L'alleanza anglo-francese non fu vostro concetto. Esso è concetto della
Francia e dell'Inghilterra: a voi fu forza obbedirvi. Le relazioni
amichevoli sorsero a grado a grado da naturale riazione contro le
lunghe, mortali, storiche lotte, che toccarono il colmo sotto il primo
impero; dal sentimento de' tristi effetti della contesa per ambedue le
nazioni; e dallo spirito che agita provvidenzialmente il core della
Umanità, sospingendola a universal fratellanza. Voi vi giovaste di
relazioni sì fatte pe' vostri ambiziosi disegni, pervertendole per un
tempo. Nel vostro segreto, l'Inghilterra v'è in odio. L'antagonismo alla
sua grandezza è tradizione di famiglia per voi. E il sentimento còrso
della _vendetta_ cova profondo nella gretta anima vostra. E l'aver
vissuto esule, povero, negletto in Inghilterra, lo rese più acerbo.
_Noi_ apprendiamo facilmente ad amare il rifugio della nostra vita
raminga; ma le nature sensuali ed egoiste non sentono nel beneficio che
un peso importuno. Nel 1836, dichiaraste innanzi ai Pari che «_un
principio, una causa, una sconfitta si personificavano in voi: Waterloo,
la sconfitta; voi inteso a vendicarla_». Odio alla perfida Albione, fu
la parola consegnata da voi alle caserme dopo il _colpo di stato_:
l'insolenza recente de' vostri colonnelli non è che l'eco di quella.
Guerra all'Inghilterra era allora, com'oggi, il vostro sogno impotente,
e ne farebbero, all'uopo, testimonianza le carte geografiche,
strategicamente punteggiate, nel vostro _cabinet de travail_. Ma vi
sentiste debole, isolato, biecamente guardato, però cedeste alla
necessità, seguendo le crescenti popolari tendenze, voi non creaste
l'alleanza: la firmaste con _restrizione mentale_.
L'alleanza anglo-francese, ripeto, è pensiero delle due nazioni: nè
gl'Inglesi, ora troppo sovente ingiusti alla repubblica del 1848,
dovrebbero dimenticarlo. Il moto di febbrajo fu salutato con favore, non
certamente dall'Inghilterra officiale, ma dalla maggioranza del popolo
inglese. Nè mai fu saluto con tanta gioja e gratitudine accolto come il
saluto dell'Inghilterra dai repubblicani del 1848. La tradizione
diplomatica fra le due nazioni non fu un solo istante interrotta. Lord
Normanby--mantenuto officiosamente nella sua rappresentanza durante il
primo periodo--fu accreditato officialmente dall'Inghilterra, appena
l'Assemblea ebbe sanzionato la mutazione di Stato. L'ambasciatore di
Russia, Kisseleff, offerse, sino dai primi giorni, patto di alleanza
collo Tsar contro l'Inghilterra, chiamata da questi la _comune nemica_,
e la giovine Repubblica rifiutò l'offerta. Un noto generale,
Changarnier, ora in esilio, fece indi a poco proposta di scendere a
guisa di pirata in Inghilterra, minacciando distruzione a Londra e ai
depositi della ricchezza inglese. Dichiarava bastargli, ad eseguire il
disegno, un dato numero di soldati, di navi e di battelli a vapore. La
proposta fu sdegnosamente respinta, e il generale rimandato al suo
comando militare, da cui s'era, per quell'insano proposito,
improvvisamente allontanato. Mercè tali disposizioni, una qualsiasi
opportunità, un primo segno di buon volere del Governo inglese avrebbe
senz'altro dato nascimento ad un'alleanza assai più sincera, più morale
e feconda di quella alla quale l'Inghilterra fu indotta da voi.
Voi vi cacciaste di mezzo fra i due popoli, e su ciò ch'era buono e
sacro innestaste disegni egoisti e ambiziosi. Di una solenne
riconciliazione, che, sotto il vessillo della libertà, sarebbe stata
come benedizione dall'alto sul genere umano, faceste un tristo e sterile
connubio tra la libertà e la tirannide, tra la vita e la morte.
L'Inghilterra non fu per voi che strumento a brame dinastiche:
l'alleanza ponte fra voi e le Potenze diffidenti d'Europa.
Le vostre prime pratiche furono volte alla Russia. Naturali tendenze,
logica di despota, e non so che ricordi delle conferenze del Kremlino,
vi spronavano a quella parte. La Russia non accolse le offerte. Lo Tsar
sentiva di non poter fare a fidanza colla vostra parola. I vostri
agenti, quasi a legittimarvi con nozze regali, avevano tentato indarno
tutte le corti germaniche, in cerca di una sposa per voi. L'Europa
dinastica v'era chiusa; la leva della rivoluzione vietata; suicidio
l'agitarla contro le Potenze. Però pensaste all'Inghilterra. Vi
occorreva tal cosa, che vi additasse ad un tratto partecipe del
sodalizio de' poteri legittimi; vi occorreva una conferenza diplomatica,
un trattato di pace, al quale apporre, insieme con essi, la vostra
firma. Strada alla pace era la guerra; e voi la provocaste.
L'Inghilterra v'entrò, renitente, al vostro fianco, ma con animo
perfettamente sincero, e mosse il primo passo con fermo proposito di
trarne qualche pratico e permanente effetto. Ma volendo voi evitare il
risvegliarsi delle nazionali insurrezioni, e fare, ad un tempo, le prime
parti nella guerra, sacrificaste per ciò la questione _strategica_ al
vostro intento _politico_. A Riga e a Odessa preferiste la Crimea. Non
era ivi pericolo di un moto polacco: e le vostre forze di terra, in un
assedio lungamente protratto, doveano, per loro naturale superiorità,
risplendere su quelle dei vostri alleati. Oltrechè, concentrata la
guerra ad oppugnare un avamposto lungi dalle parti vitali dell'impero
nemico, v'era lasciata possibilità di negoziazioni amichevoli collo Tsar
pel futuro, ed argomento a dirgli quando che fosse: l'Inghilterra, posta
davvero alla prova, v'avrebbe colpito nel core: io vi salvai. Così,
mercè vostra, e per la condiscendenza colpevole del Governo britannico,
la guerra, traviata dal suo naturale indirizzo, si ridusse ad un
brillante duello _au prémier sang_, senz'altro risultamento, da quello
in fuori che voi avevate prefisso alla giostra. Quando, al chiudersi del
primo periodo, l'Inghilterra cominciò a intendere la necessità di una
lotta seria, e l'importanza europea della contesa, e lo Tsar consentì a
differire la esecuzione lungamente vagheggiata de' suoi disegni in
Oriente, voi vi affrettaste a soddisfarlo a qualunque patto, e senza
salde guarentigie per l'avvenire; e, come avevate trascinata la Gran
Bretagna, contro suo grado, all'esperimento dell'armi, così la forzaste
ad accettare, riluttante invano, l'inganno di una pace precaria. Fu
convocato a Parigi un congresso, il vostro fine raggiunto, la questione
d'Oriente prorogata, non sciolta: e la Polonia giace avvolta tuttavia
nel suo sudario; la Turchia si dissolve fra civili discordie, conscia
della propria impotenza; nè alcuna barriera fu inalzata a rattenere la
Russia da novelle invasioni. Lo Tsar ristaura rapidamente, in silenzio,
le forze militari dell'impero: la guerra balena da lontano: ma il vostro
nome apparve, fra nomi di sovrani da lungo tempo regnanti, appiè di un
Protocollo di Pace; e voi potreste, favorendovi i casi, susurrare allo
Tsar «Io vi salvai!» e combattere l'antica alleata al suo fianco.
I vantaggi dell'alleanza furono tutti côlti da voi, non uno
dall'Inghilterra. Avete, ricoverando il vostro usurpato dispotico potere
sotto le pieghe della sua libera nazionale bandiera, seminato diffidenza
e rancore contro di lei nel cuore delle oppresse nazioni. Le avete
alienato le simpatie delle razze Slave, Elleniche e Rumene della
Turchia, abbandonate al loro fato. Riusciste a distorre i suoi uomini di
stato da quella ch'esser dovrebbe loro politica nazionale--la libertà
civile, religiosa e politica per tutta Europa. Or non dovreste esser
pago? Non dovreste prudentemente astenervi dal millantar pretese alla
sua gratitudine e alle sue simpatie?
Sdegno discutere con voi intorno a ciò che esigete dall'Inghilterra
rispetto ai proscritti. Io sono esule e vostro nemico; nè mi abbasso a
ragionare su quanto io riguardo mio diritto e dovere, con un potere
tirannico. Potendo, lo abbatto. Le mie parole potrebbero essere
fraintese come volte a difendermi, ed io rifuggo dal possibile orrore.
Qualunque legge sia fatta a nostro riguardo, m'è eguale; giusta,
l'accetto; ingiusta, mi assumo di violarla, che che ne avvenga. Il
nostro è stato di guerra. Noi nol scegliemmo: ci fu e ci è tuttora
imposto. La tirannide ci ha tolto la patria; non vi è potere che ci
protegga; non sono per noi passaporti, non leggi alle quali appellarci,
nè giustizia sulla terra, se non quando possiamo imporla noi stessi. In
tutto il Continente, solo perchè repubblicani, o sostenitori della
nostra bandiera nazionale, noi siamo dichiarati _sospetti_, e come tali
imprigionati, confinati, privi di ogni possibilità di sicuro stato,
perseguitati, trattati come paria, cacciati come iloti. Accetto per la
mia parte le conseguenze della mia condizione, e non ho, io esule, da
render conto delle mie opinioni ad un uomo, ora imperatore e oppressore,
una volta esule anch'egli. Ma certo, ogni individuo nato in quest'isola
avrebbe diritto di rispondere alle vostre querele e alle vostre pretese
a un dipresso con queste parole:
«Voi foste, o signore, esule in Inghilterra. Da questa terra cospiraste
senza tregua contro un re costituzionale, a cui avevate sull'onore
promesso di non cospirare mai più; ed operaste da ultimo una discesa
armata sulle coste di Francia. Noi non vi facemmo attenzione. Perchè
muteremmo noi le nostre leggi a sorvegliare e perseguitare uomini che
tentano alla lor volta di rovesciare il vostro usurpato potere? Perchè
dovremmo noi per amor vostro abbandonare le tradizioni antiche di una
libertà individuale che fu benedizione al nostro paese, adottando misure
che implicherebbero, se realmente attuate, un intero sistema di
spionaggio, atti di polizia segreta e interpretazioni arbitrarie? Perchè
abbandoneremmo il nostro chiaro, preciso, onesto metodo di definizioni
legali, per aver ricorso a quelle formole indefinite di eccitazione e di
instigazione, che nel vostro paese promossero i _procès de tendance_,
così sovente vituperati da voi mentre eravate cospiratore non coronato?
Perchè, insomma, dovremmo noi in alcun modo proteggervi? E da che nasce
che abbisognate di protezione? Forse che la nostra Regina vi chiede
soccorso contro insidiatori ed assassinî? Voi eleggeste di porvi al di
sopra e al di fuori della legge: dovrà per ciò l'Inghilterra far leggi
speciali a pro vostro? Voi saliste al potere attraverso cadaveri: sta
forse in noi lo impedire che la memoria vivente delle vittime evochi
vendicatori? Voi spediste e spedite tuttora migliaja di uomini, non
sottoposti a giudizio, a languire e morire nei paduli di Cajenna;
possiam noi cacciar l'odio e gli effetti dell'odio dai petti dei loro
amici e parenti? Eleggeste sopprimere la libertà in ogni sua
forma:--stampa, adunanze, associazioni, parola: avete ermeticamente
chiusa ogni uscita al potente spiro di una nazione che ama
eccezionalmente la vita esterna: possiamo noi fare che la forza
compressa non iscoppii per qualche adito imprevisto, irregolare? Voi,
repubblicano ancora, mandaste un esercito a bombardare, far serva,
uccidere, schiacciare Roma repubblicana: quell'esercito d'ingiusti
invasori è là tuttavia: possiamo noi spegnere la vendetta di Roma?
Dobbiamo noi convertire la nostra libera isola in un uffizio di polizia,
per sicurtà di quanti amano diventare tiranni? pel re di Napoli, pel
Papa, per lo Tsar, per voi o per Soulouque? Non balenan pugnali dove il
voto può esprimere il pensiero dell'uomo; non si avventano bombe a
carrozze di presidenti o di re, in America, nella Svizzera, in
Inghilterra, nel Belgio, in Piemonte. Non ci vengono richieste di leggi
contro le cospirazioni da quei paesi, ma solo da voi. Non è da ciò
manifesto che «v'ha del marcio nello Stato[136]» di Francia? E dobbiamo
noi gratificarvi di privilegi a mantenere la «putredine?» I cospiratori,
voi dite, vivono in Inghilterra: d'Inghilterra giungono quelli che
attentano alla vostra vita. Chi li spinge qua, se non voi? In quale
altra terra sarebbe loro dato di vivere? Da quale altra movere a voi?
Ogni anno, ogni sei mesi, i vostri gendarmi ci apportano, sotto scorta,
quanti sono malcontenti, o tenuti per tali; possiamo noi addossarci
l'incarico di strettamente sorvegliarli in segreto, di circondare
ciascun di loro di gendarmi e di spie? Possiamo noi impedire che taluni,
quali che siano le loro intenzioni, non ritornino in Francia?
«È forse da imputarsi a noi se Kelch e Deron--pure ammettendo che quanto
asserite nel vostro manifesto sia vero--ritrovan la via di Parigi?
Dovrem noi rispondere di Mazzini se di tanto in tanto gli è a grado di
traversare la vostra Francia, sebben guardata, spiata e organizzata a
guisa di un campo? Voi disponete ora di 3 milioni di franchi--2 di più
che non a' tempi di Luigi Filippo--apertamente destinati allo
spionaggio: noi non spendiamo un obolo per tale ufficio. Or non potete
difendervi da voi stesso, senza vessare, calunniare e minacciare vicini
pacifici, che non ci han nulla che fare?--Voi citate apologie del
tirannicidio, stampate in Inghilterra; e che per ciò? Dovrem noi
escludere dalle nostre scuole l'antica storia di Roma e di Grecia?
Abolire la traduzione del _Guglielmo Tell_ di Schiller, proibire, per
decreto, la ristampa di Milton? La stampa è libera tra noi: in Francia è
schiava; voi imbrigliate ogni manifestazione del pensiero ne' sudditi.
Noi non vi chiediamo però di vietare l'apologia del macello degli
Ugonotti, nè la ristampa del legato di vostro zio a Cantillon. Siatene
certo, o signore, il tirannicidio non è conseguenza di poche pagine di
ragioni teoriche, ma dell'odioso fatto della tirannide. Togliete questo
di mezzo, e sarà rimosso il pericolo contro il quale invano cercate
soccorso da fuori. Voi non potete esigere da noi che, mentre il _fatto_
esiste, ci assumiamo di prevenire le conseguenze fatali che possono
derivarne.»
Tale, o signore, è la risposta che l'Inghilterra ha virtualmente data, e
darà sempre, io spero, colla voce del suo popolo, alle vostre
illiberali, ingiuste richieste. Per queste richieste frattanto, e per le
indirette minaccie congiunte con esse, voi scendeste un grado più basso
nella vostra rovinosa carriera. Avete disperso il solo prestigio che vi
circondava tuttora, l'approvazione e l'amicizia di una libera gente. Voi
vi trovate ora, o signore, che che ne dica la diplomazia adulatrice e
bugiarda, _solo in Europa_.