I tempi sovrastano minacciosi: la marea imperiale retrocede
visibilmente. Voi lo sentite. Tutti i provvedimenti da voi adottati in
Francia, dopo il 14 gennajo; le note e le intimazioni diplomatiche che
voi, dal dì fatale, spargeste al di fuori, rivelano le ansie del
terrore. Un senso d'intensa agonia--l'angoscia di Macbeth--vi rode
l'animo, trapela da ogni vostro atto o parola. Il presentimento che
_summa dies et ineluctabile fatum_ pendon su voi, v'incalza insistente.
Il Signore di Glamis, il Signore di Cawdor e il re[118],--il
Pretendente, il Presidente e l'Usurpatore--son condannati. L'incanto è
sciolto. La coscienza dell'Umanità s'è riscossa, e guatandovi con piglio
severo, vi esamina, scruta i vostri atti, e vi chiede conto delle vostre
promesse. Da questo momento la vostra sorte è decisa. La coscienza
dell'umanità scorgerà in breve che voi non siete che una menzogna
vivente; una deforme ripetizione di un Passato spento da lungo tempo e
per sempre; una pallida ombra furtivamente emersa dalla tomba di
Sant'Elena, e non coronata dalla gloria immortale e dalla solenne
missione del potente ch'ivi riposa; una parodia di potere, atta a
negare, a dissolvere, a schiacciare per breve tempo, inetta ad
affermare, ad organizzare, a edificar cosa, in cui l'avvenire possa
adagiarsi. L'umanità chiede realità, non fantasmi; evoluzioni del
principio d'educazione, che Dio le assegna a legge di vita, non fatti
bastardi, arbitrarî, anormali, che han la vita d'un'ora. A tai fatti
essa guarda, sospesa per meraviglia, un istante; poi passa, intimando
alla importuna apparizione il ritorno nel nulla. E voi, signore, vi
affrettate a tal termine. Voi potete viver mesi, non anni.
Allorchè, illegalmente, occupaste il potere, voi prometteste, quasi ad
ammenda, di voler ridurre in pace la Francia--la Francia irrequieta,
perturbata e perturbatrice. È governo l'imprigionare, il deportare, il
soffocar la parola? È strumento di educazione il gendarme? apostolo di
moralità e di mutua fidanza la spia? Voi annunciaste al rozzo paesano di
Francia, che nuovi tempi albeggiavano, col vostro impero, per lui; che
le gravezze sotto cui geme, andrebbero l'una dopo l'altra cessando. Ne
sparve sol una? Potete voi additare un miglioramento qualsiasi della sua
condizione, un solo elemento d'imposte rimosso? Potete spiegar come
avvenga che il paesano oggidì si affratelli nella _Marianna_? Potete
negare che lo storno dei fondi--già consacrati all'industria
agricola--nei canali della speculazione aleatoria, aperti da voi, non
abbia tolto al lavoratore di che procacciare strumenti al lavoro e
migliorare la terra? Voi seduceste il traviato operajo, dichiarandovi
l'_Empereur du peuple_, un Enrico IV sotto forma diversa, inteso ad
assicurargli lavoro perenne, alte mercedi, e la _poule au pot_. Non è la
_poule au pot_ vivanda alquanto cara oggi in Francia? Non costan più
caro ancora gli affitti delle case, e parecchî fra gli oggetti più
necessarî alla vita? Apriste nuove strade; tracciaste, per fini
strategici e repressivi, nuove linee di comunicazione; distruggeste e
riedificaste. Ma la moltitudine delle classi operaje appartiene forse
tutta alla beneficata categoria dei muratori? Potete voi, a schiuder
sorgenti di lavoro e di guadagni al proletario, metter sossopra
indefinitamente Parigi, e le principali città di provincia? Potranno
questi transitorî espedienti far mai le veci della produzione regolare,
progressiva, normalmente richiesta? È forse la domanda della produzione
in condizioni soddisfacenti al presente? Non sono tre quinti degli
ebanisti, dei falegnami e degli operaî meccanici, senza impiego in
Parigi? Voi adombraste alla borghesia, facilmente soggetta a paure e a
lusinghe, sogni e speranze di raddoppiata attività industriale, sorgenti
feconde di nuovi profitti, _eldoradi_ di stimolata esportazione e di
operosità internazionale. Che avvenne di tutto ciò? La vitalità
produttrice della Francia langue incagliata: le commissioni pel
commercio diminuiscono: i capitali si celano. Voi avete, come il
selvaggio, tagliato l'albero per coglierne le frutta; avete,
intemperantemente e con mezzi artificiali, eccitato speculazioni
sfrenate, immorali, che mentono larghe promesse solo a tradirle; avete,
millantando progetti giganteschi, attratto da ogni parte della Francia a
Parigi i risparmî de' piccoli capitalisti, deviandoli dalle fonti vere e
permanenti della prosperità nazionale:--l'agricoltura, l'industria e il
commercio. Questi risparmî furono ingojati e fatti sparire da qualche
dozzina di speculatori privilegiati, sommersi in un lusso sfrenato e
improduttivo, o copertamente trasferiti--potrei citar nomi della vostra
famiglia--a salvamento in paesi stranieri. La metà de' progetti caddero,
dimenticati, nel vuoto. Alcuni degli inventori viaggiano ora, per
prudente riguardo, _à l'étranger_. Voi avete dinanzi una borghesia
malcontenta; vi stringono le angustie dell'erario, stremato dei mezzi
ordinarî, per 500 000 000 di franchi sprecati, nelle città principali di
Francia, in pubblici lavori che non rendon profitto, pel _deficit_ di
300 000 000 nel vostro ultimo bilancio, con la _Ville de Paris_ carica
di debiti, senz'altro rimedio da quello infuori di un nuovo prestito di
160 000 000 da aprirsi, non in nome vostro, chè non riuscirebbe, ma in
nome del Consiglio di città; e, a pagarne l'usura, l'allargamento delle
barriere, quindi dell'odiato _octroi_, sino alla cinta delle
fortificazioni esterne. Il rimedio peserà gravissimo sulle classi
operaje, provocandovi contro la _banlieue_, prima devota. I vostri
artificî toccano il termine. D'ora innanzi, qualunque cosa facciate per
ovviare alle difficoltà finanziarie del vostro regime, sarà un passo di
più verso la fatale caduta. Viveste sin qui col prestigio del credito,
ricorrendo ad una serie indefinita di prestiti. Or dove sono le sicurtà
del credito avvenire? Roma e Napoleone saccheggiavano il mondo: voi non
potete saccheggiar che la Francia; ai loro eserciti era dato vivere di
conquista, ai vostri è vietato. Voi potete sognar conquiste; ardirle,
arrischiarle, non mai. I dittatori romani, e vostro zio guidavano di
persona gli eserciti conquistatori: se in voi, quantunque vago di mostre
soldatesche e di uniformi dorate, sia capacità di condurre pochi
battaglioni in accordo di azione, m'è dubbio. Dichiaraste alla Francia
di combattere, solo per amore di lei, l'anarchia: dichiaraste che la
libertà--la vera, la sobria, l'ordinata libertà--troverebbe sotto il
regime dell'impero le più desiderabili e certe guarentigie; che
il bonapartismo era un'idea, una scorta al progresso, auspice un
potere forte ed accentrato; che una aristocrazia di capacità
intellettuali, devote al progresso--la sola aristocrazia veramente
divina--promoverebbe, voi patrocinante, la vita civile della Nazione.
Potete voi mostrare un solo vestigio di libertà in un paese ora caduto,
vostra mercè, non dirò al di sotto dell'Inghilterra, ma al di sotto del
Belgio, della Svizzera, del Piemonte? in un paese nel quale centinaja
d'uomini stanno oggi rinchiusi nel castello d'If, per essere deportati
in Algeria o a Lambessa, senz'ombra di processo, senza aver pur veduto
faccia di magistrato? Potete voi additarci, nella vostra Francia
imperiale, un solo periodico, una sola rivista indipendente? un solo
corpo morale che abbia facoltà di manifestare il pensiero, i voti, le
aspirazioni del paese? un solo potere autorizzato ad iniziar leggi? un
sol uomo, che i suoi concittadini possano eleggere alle vostre
pseudo-assemblee, senza ch'ei s'obblighi prima, con giuramento, a
sostenere il vostro dispotico governo? Potete citare un sol uomo
d'intelletto, che avvalori, presente ai vostri consigli, il vostro
odioso sistema?--No: a voi non è dato trovare alcun ministro, alcun
fautore, fuori del circolo dei vostri complici immediati: da Thiers a
Guizot, da Cousin a Villemain, da Michelet a Giovanni Reynaud, la
Francia intellettuale rifugge dal vostro contatto corruttore. Sono
vostri uomini un Veuillot, l'avvocato della Saint-Barthélemy e della
Inquisizione; un Garnier di Cassagnac, il partigiano della schiavitù dei
negri, ed altri sì fatti. A rinvenire un uomo che fosse degno di dare il
nome allo scritto da voi indirizzato all'Inghilterra, vi fu forza
ricorrere a tale, che apostatò dal legittimismo e dalla repubblica[119].
Vantaste, or non è molto, in faccia all'Europa, che il cuore della
Francia era vostro; che lieta, felice, tranquilla, essa vi celebrava
salvatore. Passarono pochi mesi: uno scoppio fu udito nella _Rue
Lepelletier_: e con selvaggie, paurose ordinanze di repressione, con
appelli, parte minacciosi, parte supplichevoli, all'Europa, collo
spartimento militare del paese, con una spada al sommo del Ministero
dell'interno, voi dichiarate ora, dopo sette anni d'illimitata
signoria--concentrato un numeroso esercito, prive le schiere nazionali
dei capi temuti--che non potete vivere nè governare, se la Francia non
sia convertita in una vasta Bastiglia, l'Europa in una dipendenza della
polizia imperiale. Per quanto schiacciata, la Francia _non può_
trasformarsi in una Bastiglia; l'Europa _non vuole_ ridursi per amor
vostro a divenire ministra della polizia de' vostri Côrsi. Rassegnatevi
quindi al vostro fato, e cadete.
Il vostro impero tornò in menzogna; e le menzogne non durano. Voi
pervertiste la vita economica della Francia in una trista speculazione;
la vita religiosa in ipocrisia cattolica; la vita politica in negazione
dispotica del diritto e della libertà; la vita sociale in bisogna di
gendarmi e di spie; la vita intellettuale in una lacuna. Il vostro, o
signore, non è governo:--governo è cosa sacra; significa rappresentanza,
perfezionamento dell'anima di un popolo libero, per mezzo dei migliori e
dei più capaci;--il vostro non è che il _fatto_ insano, momentaneo,
sconsacrato, di un individuo, d'un pugno di avventurieri, di pochi preti
e d'un esercito di pretoriani, congiurati a soffocare _pro tempore_, nel
loro proprio paese, anima, virtù, intelletto. E gli avventurieri
assicurano già gli avanzi del loro bottino nei fondi americani od
inglesi; i preti vi sopraffanno, presti ad abbandonarvi ove esitiate nel
retrogrado corso; i pretoriani si affrettano alla prefettura, cercando
che dica di Parigi il telegrafo, prima di abbattere il tumulto di
Châlons[120]. Tristi sintomi questi. Non sentite--sinistro indizio
d'imminente rovina--tremarvi sotto i piedi la terra?