Voi nol farete; non potete farlo: voi sapete che dall'esperimento
escirebbe oggi ancora la vostra condanna, e la rovina de' vostri
disegni. Tendenti a rovesciare la repubblica in Francia e vogliosi
d'educare i vostri soldati a far fuoco sulla sua bandiera, voi non
potete sottomettervi al rischio di vederla, per voto di popolo, rialzata
fra noi. Deboli sino alla viltà nella vostra diplomazia e nondimeno
trafitti di vergogna per la parte che recitate in Europa e inquieti
sull'opinione dei vostri concittadini, voi credeste conciliare paura,
intento e apparenza di forza, cacciandovi, a far prova di azione, sopra
una piccola nascente repubblica, ed oggi v'illudete a credere che alcuni
ordini del giorno datati da Roma accarezzino l'orgoglio e le tendenze
guerresche del vostro popolo. Il vostro presidente abbisogna dei voti
della parte cattolica; e voi tutti avete, pei vostri concetti, bisogno
che il principio dall'_autorità_ per arbitrio di privilegio possa,
quando che sia, richiamarsi all'esempio d'una instituzione religiosa.
Però rimarrete. Rimarrete quanto potrete, sapendo che la forza straniera
può sola impedire una seconda rivoluzione. Rimarrete esosi agli uni ed
agli altri, trascinandovi di raggiro in raggiro, di protocollo in
protocollo, impotenti a reprimere la riazione pretesca da un lato o il
malcontento popolare dall'altro, peggiorando, non modificando la
situazione, intricando più sempre la questione diplomatica, lasciando
nei termini ove si sta la politica e suscitando la religiosa. L'Europa
saprà che voi siete non solamente tristi ma inetti, e che avete
trascinato il bel nome di Francia e l'onore dell'armi vostre nel fango
per fallire a un tempo al vostro programma pubblico ed al segreto, per
procacciarvi le maledizioni dei popoli senza ottenere riconciliazione e
fiducia dai loro oppressori.
Perchè il nome e l'onore di Francia _sono_ nel fango; non solamente per
l'iniquo fatto, ma pel modo del fatto; non solamente per la violazione
sfacciata del programma di non intervento e d'indipendenza
internazionale scritto sulla bandiera della nazione e ripetuto da tutti
i ministri del suo governo--non solamente per la codarda oppressione
esercitata dall'armi francesi unite colle napoletane, colle austriache,
colle spagnuole, a danno d'uno Stato, pressochè inerme, di popolazione
grandemente inferiore al più piccolo dei quattro Stati invadenti--non
solamente per tutte le promesse di libertà, di pace, d'ordine, ad una ad
una tradite--ma pei menomi particolari dell'impresa. Io non so d'alcun
periodo nella storia moderna, tranne forse quello dello smembramento
della Polonia, nel quale in così breve tempo si siano accumulate tante
turpezze sul nome d'una nazione che mormora la parola di libertà. Come
se la coscienza della colpa facesse smarrire a chi la commette ogni
senso di dignità e la corruttela dei promotori si trasfondesse
fatalmente negli inferiori, l'immoralità ha contrassegnato quasi ogni
atto dal primo giorno dell'occupazione fino al giorno in cui scrivo. E
mentre un ministro scendeva sì basso da inserire nella _copia_[104]
delle istruzioni date al signor Lesseps, comunicata recentemente al
consiglio di Stato, un'espressione che ne muta il senso, io vedeva e
ordinava s'imprigionassero due uffiziali venuti in qualità di
parlamentari e i quali, abusando della nostra generosa fiducia,
staccavano i piani dei nostri lavori nella città; mentre il generale
Oudinot disarmava e costituiva prigionieri in Civitavecchia, senza che
alcuna ostilità avesse avuto luogo e quando le due bandiere stavano
congiunte per opera dei Francesi sull'albero della libertà, i cacciatori
Mellara, un uffiziale superiore francese s'avviliva più tardi a
strappare colle proprie mani, nella chiesa e in mezzo alle esequie, la
coccarda italiana di sul petto al cadavere del loro colonnello. Ah! noi
potremmo perdonarvi, ministri di Francia, il male incalcolabile che non
provocati ci avete fatto, i nostri dolori, i nostri fratelli caduti o
dispersi, l'indugio stesso recato alla nostra futura emancipazione: ma
una cosa non potremo mai perdonarvi: l'avere per lunghi anni disonorato
il nome della nazione, alla quale tutti noi guardavamo come alla nazione
emancipatrice: l'avere colla menzogna, col materialismo delle promozioni
e coll'esempio dei capi corrotto i soldati di Francia a farsi carnefici
dei loro fratelli in nome del papa ch'essi disprezzano e a fianco
dell'Austria che aborrono; l'avere ridotto per essi a simbolo senza
significato, a idolo materiale da seguirsi ciecamente dovunque conduca,
una bandiera che porta i segni d'un'idea, d'una _fede_; l'aver seminato
l'odio lento e difficile a spegnersi tra due popoli che ogni cosa
spingeva ad amarsi, tra i figli di padri ch'ebbero insieme su tutti i
campi d'Europa il sacramento della gloria e dei patimenti; l'aver dato
una mentita brutale al santo presentimento della fratellanza dei popoli
e dato ai nemici del progresso e dell'umanità la gioja feroce di veder
la Francia, scesa alla parte di sgherro esecutore dei loro concetti,
ferire la nazionalità italiana di fronte e l'Ungheria a tergo per
beneplacito dell'Austria e dello Tsar.