V.

Voi nol farete; non potete farlo: voi sapete che dall'esperimento

escirebbe oggi ancora la vostra condanna, e la rovina de' vostri

disegni. Tendenti a rovesciare la repubblica in Francia e vogliosi

d'educare i vostri soldati a far fuoco sulla sua bandiera, voi non

potete sottomettervi al rischio di vederla, per voto di popolo, rialzata

fra noi. Deboli sino alla viltà nella vostra diplomazia e nondimeno

trafitti di vergogna per la parte che recitate in Europa e inquieti

sull'opinione dei vostri concittadini, voi credeste conciliare paura,

intento e apparenza di forza, cacciandovi, a far prova di azione, sopra

una piccola nascente repubblica, ed oggi v'illudete a credere che alcuni

ordini del giorno datati da Roma accarezzino l'orgoglio e le tendenze

guerresche del vostro popolo. Il vostro presidente abbisogna dei voti

della parte cattolica; e voi tutti avete, pei vostri concetti, bisogno

che il principio dall'_autorità_ per arbitrio di privilegio possa,

quando che sia, richiamarsi all'esempio d'una instituzione religiosa.

Però rimarrete. Rimarrete quanto potrete, sapendo che la forza straniera

può sola impedire una seconda rivoluzione. Rimarrete esosi agli uni ed

agli altri, trascinandovi di raggiro in raggiro, di protocollo in

protocollo, impotenti a reprimere la riazione pretesca da un lato o il

malcontento popolare dall'altro, peggiorando, non modificando la

situazione, intricando più sempre la questione diplomatica, lasciando

nei termini ove si sta la politica e suscitando la religiosa. L'Europa

saprà che voi siete non solamente tristi ma inetti, e che avete

trascinato il bel nome di Francia e l'onore dell'armi vostre nel fango

per fallire a un tempo al vostro programma pubblico ed al segreto, per

procacciarvi le maledizioni dei popoli senza ottenere riconciliazione e

fiducia dai loro oppressori.

Perchè il nome e l'onore di Francia _sono_ nel fango; non solamente per

l'iniquo fatto, ma pel modo del fatto; non solamente per la violazione

sfacciata del programma di non intervento e d'indipendenza

internazionale scritto sulla bandiera della nazione e ripetuto da tutti

i ministri del suo governo--non solamente per la codarda oppressione

esercitata dall'armi francesi unite colle napoletane, colle austriache,

colle spagnuole, a danno d'uno Stato, pressochè inerme, di popolazione

grandemente inferiore al più piccolo dei quattro Stati invadenti--non

solamente per tutte le promesse di libertà, di pace, d'ordine, ad una ad

una tradite--ma pei menomi particolari dell'impresa. Io non so d'alcun

periodo nella storia moderna, tranne forse quello dello smembramento

della Polonia, nel quale in così breve tempo si siano accumulate tante

turpezze sul nome d'una nazione che mormora la parola di libertà. Come

se la coscienza della colpa facesse smarrire a chi la commette ogni

senso di dignità e la corruttela dei promotori si trasfondesse

fatalmente negli inferiori, l'immoralità ha contrassegnato quasi ogni

atto dal primo giorno dell'occupazione fino al giorno in cui scrivo. E

mentre un ministro scendeva sì basso da inserire nella _copia_[104]

delle istruzioni date al signor Lesseps, comunicata recentemente al

consiglio di Stato, un'espressione che ne muta il senso, io vedeva e

ordinava s'imprigionassero due uffiziali venuti in qualità di

parlamentari e i quali, abusando della nostra generosa fiducia,

staccavano i piani dei nostri lavori nella città; mentre il generale

Oudinot disarmava e costituiva prigionieri in Civitavecchia, senza che

alcuna ostilità avesse avuto luogo e quando le due bandiere stavano

congiunte per opera dei Francesi sull'albero della libertà, i cacciatori

Mellara, un uffiziale superiore francese s'avviliva più tardi a

strappare colle proprie mani, nella chiesa e in mezzo alle esequie, la

coccarda italiana di sul petto al cadavere del loro colonnello. Ah! noi

potremmo perdonarvi, ministri di Francia, il male incalcolabile che non

provocati ci avete fatto, i nostri dolori, i nostri fratelli caduti o

dispersi, l'indugio stesso recato alla nostra futura emancipazione: ma

una cosa non potremo mai perdonarvi: l'avere per lunghi anni disonorato

il nome della nazione, alla quale tutti noi guardavamo come alla nazione

emancipatrice: l'avere colla menzogna, col materialismo delle promozioni

e coll'esempio dei capi corrotto i soldati di Francia a farsi carnefici

dei loro fratelli in nome del papa ch'essi disprezzano e a fianco

dell'Austria che aborrono; l'avere ridotto per essi a simbolo senza

significato, a idolo materiale da seguirsi ciecamente dovunque conduca,

una bandiera che porta i segni d'un'idea, d'una _fede_; l'aver seminato

l'odio lento e difficile a spegnersi tra due popoli che ogni cosa

spingeva ad amarsi, tra i figli di padri ch'ebbero insieme su tutti i

campi d'Europa il sacramento della gloria e dei patimenti; l'aver dato

una mentita brutale al santo presentimento della fratellanza dei popoli

e dato ai nemici del progresso e dell'umanità la gioja feroce di veder

la Francia, scesa alla parte di sgherro esecutore dei loro concetti,

ferire la nazionalità italiana di fronte e l'Ungheria a tergo per

beneplacito dell'Austria e dello Tsar.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 78 / 227 题